41° New York City Marathon - 20° Posto Assoluto - 1° Europeo

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Un Sogno Ad Occhi Aperti...
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martedì 5 giugno 2018

Inseguendo un Sogno - La 0 - 3000m

Sullo sfondo, ad una certa altezza, si intravede il Castello Utveggio,
patrimonio della nostra storia
Palermo - Mese di maggio 2018.

In questo mese non ho corso nessuna gara, nessun altro impegno mi separa dalla costruzione di questo evento e non credo riuscirò a simulare fino al giorno della gara l'intera grandezza dell'impresa, ovverosia partire da quota sul livello del mare ed arrivare fino alla vetta del più alto vulcano d'Europa.

E' una pazzia?
Credo di no, forse parzialmente lo è se non si corre con serietà da molti anni, fatto sta che con avventure podistiche così importanti è bene preparare ogni dettaglio a puntino, senza tralasciare sia lo stile di vita che l'allenamento più importante, quello mentale.
Dalle passate edizioni, non ho potuto che notare un sano entusiasmo e tanti occhi emozionati all'arrivo in vetta, descritto come qualcosa di ineguagliabile mai corso prima.
Il peccato "mortale" è che come sempre non avrò il tempo per preparare bene l'evento e dovrò per forza inventarmi allenamenti molto intensi per il più lungo tempo possibile.

Man mano che sono passate le settimane, ho affrontato parecchie volte i versanti di Monte Pellegrino, sia su strada asfaltata che nella parte più ripida, ogni volta fosse possibile e persino durante il lungo, riuscendo a completare uscite molto impegnative, anche se la parte più difficile sta nel correre davvero a lungo ed in salite a volte spezzafiato.

Se consideriamo che i migliori tempi fatti registrare negli anni passati oscillano al di sotto delle 4 ore di corsa continua in salita, per i 43 Km interi del percorso, tanto fa riflettere sul come questa sia una prova più mentale che fisica, o meglio coniuga entrambe le prerogative.
Bisogna prediligere il passo costante più che una condotta aggressiva ed in queste settimane ho capito come si debba riuscire a raggiungere il compromesso tra il salire senza cali di ritmo ed il gestire il calo di forze che coincide con quello di energie per lo più.

Si consumerà più energia in salita, quindi sarà d'obbligo alimentarsi con regolarità e rifornirsi di liquidi, considerato che per oltre metà gara si correrà con una temperatura abbastanza elevata.
A tal proposito, nelle prime settimane di maggio a Palermo le temperature si sono mantenute miti e ventilate (seppur con ampio tasso di umidità) e quindi correre è stato per lo più meno faticoso del solito.
Ciò mi ha agevolato nei lunghi allenamenti, ma non ho concluso il volume chilometrico che avrei desiderato raggiungere.

Ho calcolato che, chilometro più, chilometro meno, devo correre consecutivamente per tre volte la tratta su strada, più tre volte la tratta dei fedeli "Scala Vecchia" di Monte Pellegrino a Palermo.
Poche le giornate di Relax, per un mese o poco più
passato su queste pendenze
Un'enormità, e già quando ho svolto alcuni allenamenti specifici come le due salite di Scala Vecchia consecutive, ho patito parecchio la difficoltà del correre a lungo in salita.

Mi sono reso conto che chiudere per ben tre volte la salita di Scala Vecchia è un'impresa parecchio ardua e non aggiungo la tratta conclusiva che porta alle Antenne posizionate sul punto più alto della montagna perchè mi da fastidio correre per decine di minuti a contatto con potenti fonti elettromagnetiche, fonte di potenziali danni alla salute dell'uomo.
Quindi i miei sforzi si sono sempre conclusi in corrispondenza della discesa verso il Santuario e potevo ritenermi più che soddisfatto degli allenamenti.

Man mano che sono passati i tentavi, mi sono abituato facilmente a scalare due volte Scala Vecchia, il che è diventata una consuetudine, ma è necessario andare oltre con un allenamento più intensivo sotto il profilo della durata dello sforzo, ovvero affrontare entrambi i versanti stradali del Monte.

Al contrario di quanto si possa pensare, anche se ufficialmente è chiusa la strada, il versante che da su Mondello, è sempre più frequentato da ciclisti, motociclisti e qualche automobilista dato che gli sbarramenti sono stati nei mesi rimossi volontariamente dalla gente che non li accettava (immagino).
In parole povere, tutti possono salire dal versante di Mondello anche se ufficialmente non sarebbe consentito, ma con i dovuti accorgimenti si può correre tranquillamente anche lì (di norma si evita quando c'è maltempo per rischio di frane).
Sprint in salita con le mie Mizuno Wave Rider!

Nelle ultime settimane ho anche dovuto fronteggiare pesanti cali di rendimento quando mi sono sentito a corto di energie fisiche: ho notato crolli repentini quando ho avuto necessità di dormire per ricaricare le forze, ma con la famiglia spesso non si può ed il disagio te lo porti appresso per giorni interi.
E' capitato di dover correre a ritmo di jogging per un paio di giorni e magari al quarto, affrontare la salita di Monte Pellegrino come un leone a buon ritmo e fino alla fine, come è capitato giorno 23 maggio.
Mi ha affiancato un giovane in bicicletta (penso più di me), era tardo pomeriggio, ideale per chi si vuole allenare.
Ovviamente non sono mancati i complimenti, ma quando si fatica i complimenti ci sono per tutti.
Stavo bene e dato che il ritmo del giovane in bici era leggermente superiore al mio, decido di iniziare ad incrementare.
Era appena iniziata la salita e questo episodio fa scoccare la scintilla: inzierò a correre con grande impegno come se fosse una cronoscalata ed arrivo al santuario con ottima spinta e staccando l'episodico compagno che in realtà ha atteso il suo secondo in bicicletta che andava più piano.
E pensare che poche ore prima non riuscivo quasi ad andare a 5'/Km sul piano!

Così va la vita, così vanno le corse, ciò che conta maggiormente è non arrendersi mai perchè ogni giorno di allenamento è sempre molto importante e comunque può andare male un mese intero di allenamenti ma il giorno della Gara è l'unico che deve andare bene.
Molto spesso quando credi in te stesso, va così: settimane scarse ma un solo giorno buono.

Dettaglio della vista della Città, un qualcosa di indescrivibile!
Avessi più tempo potrei affrontare salite sparse per la Sicilia o affrontare uscite di Trail impegnative, preparatorie per affrontare l'evento nel miglior modo possibile.
Cercarmi un gruppo di allenamento comporta appuntamenti, tempistiche morte e relax che oggi non posso più permettermi di gestire.
D'altronde correre a Palermo è più che sufficiente per me in questa fase della vita e sempre più entusiasmante ed affascinante.
Tra l'altro in questi ultimi anni ho "elasticizzato" sempre di più la mia mente adattandomi in modo molto flessibile alle location dove mi trovo giornalmente per affrontare i miei allenamenti.

Spiegandomi meglio, se in estate dovessi trovarmi a Mondello, potrei affrontare saggiamente delle ripetute di 400m su strada alberata o dentro il Parco della Favorita su sterrato, se raggiungere la Pista di Atletica risultasse difficoltoso.
Il concetto fondamentale è uno solo: mai stressarsi e mai allenarsi in condizioni psicofisiche penose.
Correre con caldo atroce, unicamente su asfalto o su percorsi pesantentemente trafficati poco si sposano con il mio concetto di Running che assolutamente è poco urban, anche a costo di esiliarmi per mesi interi.
Individuare i posti migliori dove correre nel tempo è diventata la mia priorità, anche se non rinnego i bellissimi momenti passati in gruppo con ragazzi nel tempo sempre più giovani di me.

Sono cresciuto da ragazzo a vivere dei sabati pomeriggio fantastici trascorsi correndo prima, allenandomi poi e godendo di una cena serena ed un riposo serale.
I weekend migliori, che sono stati irripetibili e che non posso vivere più ma che in fondo si avvicinano al concetto che più mi appartiene.

Le rampe che portano a Mezzarancio, storico punto di congiunzione con
Scala Vecchia
Nelle ultime settimane, invece, il caldo si è fatto sentire: pesante, umido e afoso.
Penso che alla partenza della gara, prevista al mattino per le ore 08:00, tutto questo non ci sarà e che man mano che si dovesse salire di quota, mi ritroverò un'aria fresca a ventilata, forse anche freddo.
Allenarmi con il sole che ti brucia il viso ti rallenta così tanto, ti fa sentire arsura alla gola, ma ti prepara al peggio nel modo migliore!

Non credo potrò mai ambire alla vittoria finale, non sono uno specialista delle Ultra o delle Corse in Montagna, nonostante la preparazione mirata ai percorsi vertical.
Quest'anno nella start list figura uno specialista degli Ultra Trail da quattordici ore e delle pendenze impossibili, oltre che un recente ottimo risultato alla Milano Marathon persino migliore del mio.
Se aggiungiamo un vero asso delle salite quale è Vito Massimo Catania ed altri outsiders, posso tranquillamente ambire al mio vero target: scendere sotto le 4 ore e portare la medaglia alla mia famiglia!

La chiesetta posta a Mezzarancio, nonsolo Santuario di S. Rosalia!
Non ho corso come volevo, non ho fatto tutto quello che desideravo correre, probabilmente l'avrei fatto facilmente se avessi trovato un compagno con cui condividere cotanta fatica.
Mi sento pronto così, con una solidità nelle gambe discreta, una garanzia sicura fino ai 33 Km nei quali dovrò soltanto scherzare e conoscere dei luoghi raggiungibili per davvero solo in cartolina.

Dopo sarà difficile, potrò spezzarmi in due per proseguire, spero di non smettere mai di correre, ma sicuramente non dovrò fermarmi mai.
Comunque vada, questa sarà l'ultima impresa che affronterò prima di dedicarmi maggiormente alla famiglia e pensare per un pò a distanze più brevi.
E' l'ora di coglierla, fisicamente preparato e senza alcun dolore che possa limitarmi.

Raggiungere la pace, il silenzio, la solitudine, un puntino insignificante se lo guardi dalla Vetta di quel Vulcano così imponente, che non vedo l'ora di conoscere...

sabato 17 giugno 2017

Cosa è Cambiato in 10 anni

Adidas, vuoi uno stile un pò urban? Beh... non ci riesco molto ma almeno
qui ci sono ottimi contrasti di luce e ombre ;-)
Maggio 2017.

Per il decimo anno di fila, da metà anno del 2008 al 2017, mi pregio di ringraziare Adidas Running ed Adidas Sport Eyewear per l'infinità di avventure, gare, racconti e migliaia di chilometri di sofferenza!

Sono una persona fortunata, perchè l'approccio con il brand tedesco, Leader nello sport, oltre che nel running, è avvenuto quasi per fortuna, grazie all'aiuto di un grande Campione di questo Sport, che pubblicamente ringrazio.
Fu lui il tramite per presentarmi all'Azienda ed iniziare la collaborazione.
Approfondendo tale aspetto, posto che sia chiaro il grande divario nei risultati e nel prestigio che intercorre tra me ed il Campione trentino (ed anche un pò siculo... sicuramente gli appassionati avranno capito chi è la persona!), ma a quei tempi, l'impegno, il carisma e l'amore per lo sport che pratichi, oltre alla continuità di gare e risultati, avevano un'enorme importanza per le Aziende.
Nel caso di Adidas, che annovera a se i migliori Campioni a livello Mondiale per ogni specialità sportiva, e mostra grande cura nei dettagli per ogni sport olimpico, producendo materiali di altissima qualità e specialistici, avere un Testimonial locale a quei tempi era comunque cosa importante, tant'è che in quel lontano 2008 era nato un progetto di supportare circa 20 atleti di buon livello, uno per Regione d'Italia.

A quei tempi comunicare non era molto facile: Facebook, Twitter ed i Blog di varia forma e natura erano ancora concetti lontani ed astratti rispetto alla rivista, ai giornali ed alla carta stampata che ancora deteneva il predominio.
Nel mio caso, a quei tempi aprii questo Blog che continua ad essere costantemente aggiornato dato che sono uno dei pochi che crede ancora nelle parole e nella verità dei racconti di vita sportiva e nel contempo capii che si trattava di un utile mezzo per promuovere i prodotti che mi offriva in uso e prova il mio sponsor.

Negli anni e fino ad oggi, ho continuato a raccontare la mia vita sportiva che ultimamente ha subìto un calo, con prestazioni alcune volte dure da definire solamente insufficienti.
Adidas Supernova 2017 - Presto in recensione
Da sempre un fautore dello sport pulito e del sacrificio applicato all'allenamento, considerato che lavoro a tempo pieno (e per fortuna) da molti anni, so bene che significa preparare in modo ottimale una maratona o un'altra distanza e sono ben cosciente che quando non puoi dedicarti nella maniera corretta, i risultati ne risentono.

Ma oggi sono cresciuto e sono anche un papà :-)

Fattore determinante per la mia permanenza in Adidas, dunque, è stato indubbiamente il costante impegno e la voglia di condividere le emozioni sportive vissute, grazie anche ad una location quotidiana di allenamenti spettacolare quale è la mia Città, Palermo.

Da un certo punto in avanti, infatti, i social network dall'impatto veloce e sintetico, quali Twitter, Instagram e Facebook, hanno iniziato a prendere il sopravvento: è molto più facile comunicare con poche righe ed una bella fotografia agli appassionati tuoi follower, rispetto a dei pesanti e laboriosi Capitoli del libro sportivo della tua vita!

Comprese entrambe le cose, ho cercato di evolvermi anch'io senza mai abbandonare l'importanza che il blog ha sul pubblico, continuando a raccontare e descrivere metodologie di allenamento e tempi cronometrici, contrapposti ai risultati in gara.
Credo che oggi, nel bene o nel male, in tanti prendano spunto dai miei allenamenti e di questo ve ne sono grato!
Ovviamente ci sono anche i detrattori che al primo tentennamento non lesinano critiche, ma ci sta, nella vita virtuale così come in quella reale!

Oggi trovo comunque alcune difficoltà nel cercare la "foto perfetta", anche perchè non voglio mai essere banale nel pubblicare me stesso su social, e cerco di ispirare per davvero la gente a correre.
Le foto delle gare ovviamente rendono al massimo l'impegno e lo sforzo, ma essendo per lo più da solo durante la quotidianità (non per scelta ahimè), devo cercare di ritagliarmi dello spazio e del tempo per dedicarmi alla cura fotografica di un buon allenamento.
In questi anni, infatti, ho cercato di rappresentare Palermo nei suoi luoghi più affascinanti ed alle volte remoti, per esprimere l'essenza e l'importanza del Running anche all'occhio di chi guarda.

Da qualche mese a questa parte, ahimè, alcuni meccanismi nei Social Network hanno rotto gli equilibri, infrangendo, secondo me, i sani principi dell'essere atleta e di rappresentare lo sport, con un minimo risultato.

Sto parlando dei famigerati Hashtag, che mal digerisco ma che devo comunque utilizzare ai fini della comunicazione.
Grazie agli Hashtag, alcune aziende di settori affini al Running, hanno capito che possono manovrare l'interesse del pubblico utilizzando l'entusiasmo fornito da gente che non lesina di pubblicare qualsiasi cosa che riporti la "parola magica" che indirizzi al prodotto di riferimento.

Grazie allo sfruttamento di questi follower incalliti, che magari pubblicano continuativamente due-tre foto al giorno (magari ripetute ciclicamente o "vintage", cioè vecchie di diversi anni e riattualizzate, o che hanno uno scarso impatto visivo perchè realizzate in casa o sul divano del proprio salotto), ci si è resi conto che l'importante non è essere, ma apparire :-(

Fortunatamente, ed è meglio sottolinearlo, Adidas, Adidas Sport Eyewear, Compressport ed Agisko non credono in questo tipo di azioni e non perseguono alcun tipo di iniziativa del genere al fine di promuovere i loro prodotti di altissima qualità.

Continuando a chiarire la questione, tutto è nato a metà dello scorso anno, quando è spuntato un concorso che permetteva di correre la New York City Marathon 2016 (la Maratona più importante al Mondo) tutto spesato, legato ad un prodotto, semplicemente selezionando il vincitore che pubblicava più foto con l'hashtag di quel prodotto ed i likes che ne avrebbe ricavato un ritorno in termini pubblicitari.
Location dal mio punto di vista... Mondello Beach!
E' anche vero che la seconda fase di tale concorso prevedeva di raccogliere un punteggio in base ai chilometri totalizzati su un dispositivo GPS donato nella stessa fase, ma questo parametro era facilmente "scavalcabile".
Morale della vicenda, chi ha vinto, non ha fatto altro che riempire la sua pagina di foto alle volte di scarsissimo interesse.
Per carità... ognuno può fare ciò che vuole sulla propria pagina, ma se l'obiettivo da centrare è attrarre il potenziale utente finale, secondo me si ottiene l'esatto opposto.

Dal mio punto di vista, quel prodotto in questione, ha portato a New York un comunissimo runner che si è classificato nella media di un comune podista allenato.
Tale pubblicità è stata a mio parere così fastidiosa da non volerne sentire parlare più in futuro.
Oggi, a distanza di tempo, permango nella mia convizione: non ho più acquistato quel prodotto.

Successivamente, un altro noto brand ha offerto la New York City Marathon 2017 ad un gruppo di persone che hanno vinto tale concorso semplicemente con una votazione on-line, quindi senza basarsi in alcun modo ad una pre-selezione per capire le qualità atletiche di tali persone.
Tutto, farcito continuativamente dello stesso hashtag della casa madre che ha sfondato sul noto Social Network...

E la storia continua, con altri noti brand nel settore sportivo che stanno sfornando iniziative sempre più esagerate per colpire il pubblico con il Cavallo di Troia dei tempi moderni: l'Hashtag!

Non faccio altro che reagire male, perchè quando si eccede, si ottiene l'esatto contrario di una pubblicità positiva.

Tutto questo per raccontare quanto in peggio si stia evolvendo il concetto di sponsorizzazione o meglio ancora, di "testimonial" nel campo dello sport, ormai legato indissolubilmente e quasi esclusivamente al panorama dei Social Network di facile consumo.

Quindi, quasi tutti i brand ormai utilizzano il meccanismo dei Likes o degli Hashtag per lanciare concorsi con premi in palio, con meccanismi alle volte macchinosi, con la conseguenza di veder pubblicate migliaia di foto inutili e di scarsa ispirazione con l'unico fine di poter leggere l'Hashtag miracoloso...

Adidas ovviamente non può stare a guardare ma agisce nel mondo Social in modo differente.
Accantonate le sponsorizzazioni di eventi (ormai ridotte all'essenziale, magari utili a lanciare un settore dello sport, come la Corsa in Montagna per esempio, con l'evento Resegup per la rinnovata linea Outdoor e Trail Running, Terrex), da tempo si è concentrata sul concetto di benessere applicato alla corsa con il Runbase che ha sede in Milano.

Il Runbase ha lanciato tutta una serie di iniziative e tendenze che fondamentalmente hanno ispirato i Running Club moderni, con uno staff di gente competente o professionisti del mondo del Running, che siano Atleti stessi, Preparatori Atletici, Coach di indubbia esperienza e dal grande Palmares, Nutrizionisti, massaggiatori e altro.
Qui il mondo virtuale c'entra ma corre al pari passo della vita reale vissuta e non ci sono premi in palio se non il tuo benessere personale...

L'Hashtag #whyirunmilano è ben congegnato, tant'è che il mio preferito, modificato a tema, #whyirunpalermo che significa poco o nulla per l'Azienda, mi rappresenta in tutto e per tutto nei miei allenamenti quotidiani.

Runbase di recente ha deciso di portare il suo entourage nei vari quartieri di Milano tramite un Bus, creando delle vere e proprie sedute di Running per chi non può recarsi fisicamente dalle parti del Parco Sempione.
Oppure recentemente l'evento creato in collaborazione con l'Università di Milano ha permesso di unire lo spirito sportivo con la cittadella del sapere, organizzando anche una vera e propria gara podistica.

Tutto ciò rappresenta la pubblicità dei tempi moderni che viaggia istantaneamente in rete attraverso le foto e gli Hashtag e che crea del reale movimento e sfrutta l'immagine dei Social Hero ai quali ispirarsi.

Innegabile, quindi, che i tempi stanno cambiando e, dopo questi anni di grandi battaglie e continue gare ed allenamenti, mi sento di voler dare ai giovani atleti del futuro alcuni consigli su come approcciarsi ad una sponsorizzazione (una sorta di guida, seppur in contro-tendenza).

La nuova partnership
1 - Pensate ad allenarvi prima di passare tanto tempo ed ore sui Social Network che non va messo al primo posto della vostra vita ma tra gli ultimi. Ovviamente lo Studio è al primo posto perchè vi aprirà le porte nella vita e nello sport che praticate.
Una mente brillante fa un Atleta brillante.

2 - Prediligete la qualità dei vostri risultati e pubblicate delle belle foto, che facciano davvero venir voglia di correre o di far fatica e non cadete mai nel banale.

3 - Chiedere è cortesia e sapere utilizzare bene la posta elettronica è ormai fondamentale per avere un approccio positivo con le Aziende.

4 - Diventare Testimonial o addirittura Atleta di un'Azienda sportiva non sarà mai facile, ma se riusciste ad entrarvi dalla porta secondaria (ovvero tramite questi famigerati concorsi su Social) e conoscete bene il vostro valore, date sempre priorità alla comunicazione ed informate l'Azienda dei vostri progressi, risultati, allegando foto ed immagini di spessore.
Siate sintetici e di impatto, è un modo per dire che siete costantemente presenti a rappresentare al meglio il Brand.

5 - La vita non è facile, sin dalla nascita, e non vi regalerà mai niente: ogni cosa che otterrete ricordate bene che è sudata con l'onesto impegno e siate riconoscenti all'Azienda anche per un solo paio di scarpe che eventualmente vi darà.

6 - Non rivolgetevi ad intermediari, di norma sono delle persone che vogliono farvi perdere tempo (e lo dico per esperienza): quando vi troverete dalle parti di un expo Maratona con gli espositori di varie Aziende, chiedete gentilmente un contatto e chiedete direttamente voi stessi il supporto: se lo otterrete la soddisfazione sarà doppia e non dovrete dire "grazie" a nessuno.
Altresì rivolgersi ad un intermediario (che magari sostiene di essere in contatto con l'Azienda sportiva) avrà probabilmente altri interessi diversi dai tuoi e così tanti altri pensieri per la testa che decisamente non sarai tu la sua priorità.
Il tempo che potreste perdere è tanto, più di quanto immaginiate, andando dietro a presunti intermediari.
Ed il tempo è prezioso, più del denaro stesso...

7 - La vita reale sta sempre al di sopra di ogni altra cosa e continuo a sostenere che il veicolo pubblicitario migliore sono le gare podistiche piene di partecipanti e persone che accorrono all'evento.
La vita virtuale può anche avere più visite alla tua pagina ma non ha lo stesso impatto.
Le Aziende serie riconoscono ancora oggi questo importante mezzo promozionale.

8 - Siate sempre sinceri quando parlate del prodotto, vi sarà riconosciuto nel tempo, in più vi da una maggiore consapevolezza e credibilità.

9 - Il motore che alimenta il vostro entusiasmo è la Passione: se sono 20 anni che corro tutti i giorni senza mai stancarmi e da 10 corro per Adidas, vuol dire che hai trasmesso ispirazione positiva al Brand e l'Azienda riconosce la tua stessa passione.

10 - Non vendetevi per un paio di scarpe messe in palio in un concorso senza nessuna regola, per nessun motivo: la dignità di Atleta e persona verrà prima di ogni opportunità, le gare più belle e le esperienze più memorabili sono quelle ottenute con spontaneità e quando sarà il momento giusto arriverà l'opportunità che aspettate da tempo.

L'attualità oggi corre sul Social, magari tra qualche anno nuovi equilibri saranno rotti e non sarà facile stare al passo con i tempi...

L'umiltà e la piena consapevolezza di se stessi resta sempre l'arma vincente.

giovedì 31 dicembre 2015

Trail Fest a Bosco della Ficuzza!

Il podio assoluto, con un Grande V.M. Catania
per un'edizione dagli alti livelli!
Palermo, fino anno 2015.

E' stato un anno di difficile interpretazione, resta salda la fiducia in me stesso, ho trovato affetto sportivo ed una affermata amicizia in quelle poche persone che hanno conosciuto me stesso in ogni mia angolazione (del carattere).
Angoli che alle volte sono da smussare ma che, nella ferma rigidità del mio essere mi aiutano e mi accompagnano nell'impresa di resistere ad ogni corsa...

Dicembre rappresenta come ogni anno un punto di transizione, di riflessione, di ripartenza, verso una nuova scommessa che rappresenta una sorta di crescita sia personale che di squadra...
Il nuovo che avanza si vedrà fra qualche settimana, ma è tempo (finalmente) di raccontare l'ultima esperienza vissuta, quella tradizionalmente calcata dal freddo e dal fango, dalla foschia e dall'aria fresca, lontano dalla modernità, lontano dall'asfalto... l'ultima prova del Circuito Ecotrail Sicilia a Bosco della Ficuzza (PA).

Torno per l'ennesima volta e spero che prima o poi giungerà la vittoria tanto agognata da aggiungere alle soddisfazioni personali raggiunte in anni di dedizione a questo Sport.
Il Trail ti completa, saperlo correre è una soddisfazione che non ha pari, riuscire a scendere in quelle semi-ripide discese fangose come un discesista sa fare, cogliendo l'attimo, senza esitare, ti sfiora come un brivido sulla pelle e sono gioie che con la monotonia della pista o della strada non puoi cogliere.
Finalmente so come si fa, o meglio, ho cacciato via da me stesso i fantasmi del timore di cadere senza motivo e di ruzzolare nel fango... alcuni nel dopo-gara hanno criticato questo Trail di 23K circa, definendolo "troppo veloce e poco emozionante" ma per un agonista come me che ha tirato per tutta la corsa allo spasimo, soffrendo e ansimando nelle lunghe salite e digrignando i denti nelle scorrevoli ed a volte infide discese, vien da pensare che queste persone non interpretano il Trail alla stessa maniera di chi si trova avanti a lottare, fino alla fine.
Ne esci pervaso da emozioni ma le gambe ti scoppiano, sanguinano e lacrimano...

Così, con poco Trail nelle gambe ed i principi della "preparazione invernale" iniziata ai primi di dicembre, ho affrontato forse con meno impeto la partenza di una gara che mi ha visto nettamente in testa almeno nelle battute iniziali.

Nel contesto di un clima molto mite ma tanto umido, ho deciso di partire con abiti leggeri, soltanto la maglia tecnica a manica lunga, peraltro leggera.
Quest'anno record di partecipanti per numeri in continuo crescendo!
Alla fine, mi ridurrò una pietà tra umidità e fango.

Non saprei se è un periodo particolare oppure ho capito che almeno in un Trail impegnativo è meglio dosare le forze, ma in questa edizione avevo pensato di non gettarmi a capofitto nella lunga discesa d'asfalto che ti si presenta subito dopo il via, lasciato alle spalle l'imponente Palazzina di Caccia borbonica.
C'era chi ci aveva pensato al posto mio, il più giovane ed entusiasta Salvatore Pillitteri (vecchia conoscenza della Pista ed a suo tempo discreto siepista) che ha messo perentoriamente in fila indiana tutti i partecipanti con la sua netta iniziativa.

A fatica riesco a mettermi al comando con lui e poco dietro il netto favorito, Vito Massimo Catania.
Già sapevo quando ci avrebbe lasciati con il suo incedere in salita potente e regale, forse "sprecato" per restare rinchiuso negli ambiti Trail isolani...

La trazzera iniziale dura tanti chilometri, quasi cinque e sale sempre, tanto che non è facile per nessuno di noi trovare rilassatezza.
Restiamo in tre, compatti, gli altri sembrano essere già abbastanza lontani da non impensierire più nessuno e, con sorpresa, anche Pillitteri si stacca prima dell'inizio dei tratti Trail seri facendo pensare che quell'azione iniziale fosse realmente più "suicida" che meditata.

E, come volevasi dimostrare, Vito Massimo inizia la sua leggera progressione nel primo settore vertical della corsa, che a mio giudizio è il più difficile tecnicamente di tutta la gara.
Con irrisoria facilità sparisce tra le radure e continua a correre laddove inizio a cedere alle pendenze, camminando a passo svelto e ritmato.
La prima salita dura tanto e sembra non finire mai, Vito Massimo sparisce e riapparirà solo al traguardo... un fenomeno del Trail!

Da questo momento in avanti la gara sarà tutta in solitaria con il mio avversario diretto lontano parecchio da non potermi impensierire, per molto tempo.
Nelle successive discese non noto esitazione, cerco di scendere con scrupolo e intelligenza, senza cercare di fermarmi o interrompere la danza ritmica a volte tra rocce scoscese, altre volte tra stretti rivoli di terra scavati dal fango.
E' un arrivo felicemente... distruttivo!
La scelta più intelligente è sempre quella di cercare la strada più larga e laterale (che è in genere anche quella meno scivolosa) e laddove non fosse possibile evitare i tratti rischiosi, è meglio affrontarli con saggia decisione affondando il piede interamente nel terreno: solo così sarà possibile restare in piedi!

E' una tecnica che mi ripeto sempre ad ogni corsa off - road, ma non è altro che la sostanza di tutto nel running, saper usare bene i piedi!

La prima metà di gara è sofferta, è un continuo salire e solo in queste discese puoi rifiatare ad alta velocità.
Oltretutto è la parte di bosco che apprezzano in molti, perchè è ricca di ambientazioni differenti che regalano scorci paesaggistici incantevoli.
Ci si sente davvero trasportati lontano dalla grigia civiltà!

La lunga serpentina di fango è un divertimento nella serietà della gara, è sempre bene allungare il passo e saltare i fossi per non sporcarti, ma dopo qualche chilometro appare inevitabile colorare interamente di ocra le tue scarpe variopinte di vivaci tonalità verdi per intuire che almeno quest'anno il percorso appare più appesantito dell'anno precedente.
Non capisco come mai ciò sia accaduto vista la siccità invernale in Sicilia, ma nel tentare di affrontare un tratto in salita dove rischi di lasciarvi le scarpe se la terra fangosa ed "adesiva" le vuole trattenere, torni a memoria che questo episodio nei tuoi ricordi non c'è...

Nel 2014 era stato abbastanza facile correre, questa volta un leggero alibi per l'appesantimento dei tempi c'è stato...

Considerato che Vito Massimo abbia pressochè concluso con lo stesso tempo, egli ha completato un'autentica impresa (in solitaria), ma nel mio caso, le cose non sono andate esattamente così, nessun miracolo...
La seconda parte di gara, diventa per così dire "monotona" perchè ti fa affrontare nuovamente una salita Trail e successivamente inizia un tratto di lunga trazzera in salita che sembra un'autostrada per quanto è larga ed accogliente.
Bisogna avere le gambe per correre, ma una volta che le tue scarpe sono tutte appesantite dal fango e dall'acqua fredda assorbita, con oltre un'ora di gara dura sulle gambe, non vien tanta voglia di insistere e lottare, ma devi farlo, per il tuo onore anche perchè il tuo avversario è più vicino di quanto sembri...

L'avversario, giustamente convinto che fosse Salvo Pillitteri, si materializzava dall'alto di pendenze che avevo appena finito di completare, calcolandole con un distacco rassicurante, ma non avevo fatto i conti sia con il VERO avversario che con le discese che per alcuni sono delle vere e proprie discese libere.

Infatti, terminato il lunghissimo tratto di percorso in salita, iniziava quello in discesa ma i piedi erano così stanchi (oltre la mente) che non volevano offendersi ulteriormente, così quella discesa molto lunga e rischiosa, l'ho affrontata con meno mordente.
Chi ha detto che Babbo Natale sia grasso e goffo? ;-)

Tutto filava liscio fino all'ultima lunga discesa - Trail leggermente fangosa e scivolosa che sapevo durasse tanto.
Del mio avversario non c'era traccia, eppure era rimontante...
La lunga corsa sta per aver fine e l'agognato traguardo sembrava vicino più che mai quando avviene rapidamente il sorpasso ed il mio avversario trova (giustamente) la meglio su di me chee non cerco in nessun modo scorrettezze, lasciandolo passare.

In verità, al termine della discesa, superato il cancello che la delimita, mi lancio verso di lui con tutta la rabbia agonistica in corpo, su del saldo asfalto, ma le gambe mi chiedono pietà e lascio la mia fatica al bosco con un buon terzo posto :-)

Soddisfatto, comunque con un discreto tempo (che non sapevo quantomeno sfiorare nemmeno negli anni podisticamente migliori di questo) dopo alcuni minuti vengo a scoprire che l'ignoto avversario che mi ha soffiato la seconda posizione è un giovane 23enne dell'Universitas, Lorenzo Abbate, decisamente più bravo sui sentieri fangosi che su pista (con tutto il rispetto che merita!).
Con un esordio così era giusto avere il sorriso in bocca e che ben vengano i giovani audaci che vogliano sperimentare corse diverse dalla strada!

L'anno si chiude così, in salute, con un Good Race Team che cresce, sempre presente, sempre in forma e che mi ha fatto sentire parte di un gruppo che fonda le basi dello stare bene tra le persone che, ancor prima di mettersi un pettorale, provano stima reciproca ed un grande rispetto.

Sarà bello ripartire con nuove sfide e con tanto entusiasmo: si cresce, si va avanti ma posso dire grazie con il cuore a quelle poche persone che sono state sempre con me negli anni, tra alti e bassi.

Un buon 2016 sportivo a tutti!

giovedì 26 novembre 2015

Maratona di Palermo, il traguardo più sofferto, la gioia più grande!

La Foto più Bella, l'arrivo è giunto, grazie Adriana!
Palermo, 15 novembre.

Questa volta il racconto non inizia con le solite "storie da allenamento", stavolta la gara vera inizia proprio dalla mia Città, colei che mi ha cresciuto in tutto e per tutto, Palermo.

Ricordo ancora gli esordi quando correre in Città era diverso, quando c'erano tanti protagonisti in più ed altri che hanno fatto la storia del podismo siciliano magari sono tutt'ora sulla linea di partenza di quest'ultima edizione ma quindici anni fa, primeggiavano...
Farò la stessa fine anch'io, è normale con il passare dell'età, ma dopo questa lunga ed estenuante domenica non posso che essere felice per aver colto un'occasione che capita raramente nella vita.

E' vero, un tempo le Maratone erano più ricche di atleti stranieri, anche la mezza maratona (gara a contorno della principale manifestazione) era più partecipata ed il livello qualitativo era più alto in assoluto ma, che sia la Maratona di New York (basti vedere i tempi dei primi venti all'arrivo di quest'anno) o che sia l'ultima delle Maratone italiane, ormai il livello assoluto si è affievolito, non di poco.

E di certo la Maratona di Palermo non è l'ultima, anzi con questi numeri (oltre 2.000 partecipanti in assoluto e ben 400 alla 42,195K) si piazza tra le migliori Italiane, là dove merita di stare.
Il fenomeno del running si è allargato a vasta scala, ecco il perchè di così tanti partecipanti, ma la "colpa" degli scarsi risultati non può essere attributo soltanto all'aria od al cibo pesante della Città (battuta ironica), sono le nuove generazioni che non hanno tanta voglia di muoversi, e di correre.

La scelta dell'organizzazione, quindi, di lasciar concorrere alla vittoria finale gli unici atleti locali accorsi quella domenica 15 non appare dunque discutibile, ma sono pronto a scommettere che ci saranno centinaia di veri runners degli anni passati che avrebbero potuto farcela anch'essi se avessero avuto anche loro questa chance.
E non se la sarebbero fatta scappare.

Ottimo secondo posto del "centista" Buccafusca!
E' noto che la condizione degli ultimi tempi non era la migliore in assoluto.
I riscontri in allenamento non erano poi così tanto negativi e nell'ultimo mese ero riuscito a lavorare fin troppo bene da tornare a toccare i 9-10 allenamenti settimanali.
Tutto questo non è mai tanto facile e non serve uno schiocco di dita per tornare subito il miglior me stesso di sempre, ovvero un discreto podista.
Purtroppo maledire tutti i piccoli acciacchi che mi hanno frenato diverse volte nella sempre più estenuante calda estate siciliana non serve ad un gran che, ma saper trovare le forze per rialzarsi dopo ogni caduta è sempre stato il mio volere primario.

Gli allenamenti, come raccontato, non avanzavano in maniera decisa e spedita e l'umidità che pervade la Città mi ha spesso messo in seria difficoltà come quando avevo affrontato tutta la Salita di Monte Pellegrino due sabati prima di prendere il via alla Maratona che si è rivelata la più importante degli ultimi anni.
L'umidità crescente, un misto tra aria fresca che investe i sempre caldi raggi solari, mi ha costretto più volte a correre con le T-Shirt in tessuto sintetico misto - lana, che almeno proteggono dalle vampate di freddo sulla pelle, ma è inevitabile sudare ovunque, persino fin giù nelle scarpe, ancora, a novembre... :-(

La decisione, presa ormai con ferma saggezza, di puntare tutto il possibile sulla Maratona di Palermo, la maturai la settimana prima, con grande intesa tra l'organizzazione tutta: tale responsabilità mi diede una grande carica, conscio che non sarebbe stata una passeggiata, con un percorso tutto rinnovato, ma arduo come mai avrei potuto immaginare se non correndo.
Io, l'anello Rosso e Monte Pellegrino sullo Sfondo
Non avrei voluto continuare con un altro mese nel quale non mi sarei potuto preparare come avrei dovuto, magari prendere un volo a fine dicembre ed "imbroccare" un altro presunto fallimento in Italia, no, questo non avrei potuto sopportarlo!

La settimana che portava al Grande evento passò con tanta tranquillità, l'allenamento di rifinitura, un classico 10 x 600m (R.1'30") svolto il martedì 17, restituì belle sensazioni e lasciai che il resto dei giorni di avvicinamento alla Maratona facessero il loro quieto e silente decorso.
Il sabato all'expo dentro lo Stadio Vito Schifani, avvenne con vari incontri: gente sicura del mio assoluto risultato, grandi nomi noti come l'intramontabile Gelindo Bordin, l'amica "Rossa" fotografa, gli amici del gruppo di fotografi soci UIF, gli affetti e tanti tanti amici lì a chiedermi come sarebbe stata la corsa.
Era una grande incognita: per la prima volta dopo tantissimi anni veniva reintrodotto il "giro unico" a rendere più completa, cittadina ed intrigante la corsa, con un'incognita: quella Salita di Mondello nelle ultime fasi della gara presente come un Gigante insormontabile, dall'alto della sua enorme statura di quasi ben 3.000m!
L'idea del giro unico è stata decisamente accolta benevolmente da tutti i podisti, locali e stranieri e non a caso il numero complessivo di partecipanti è raddoppiato rispetto alle passate edizioni.
Sempre di poca gente si tratta, per quel che merita la Città e la manifestazione tutta, ma quei pochi sono aumentati ed hanno potuto raccontare di un'impresa tagliando il traguardo di una Maratona bella e accattivante paesaggisticamente parlando come poche al Mondo.

Stavolta non mi va di parlare dei soliti disagi tra gli automobilisti rincarati a torto dalle testate giornalistiche locali che, invece di invitare (e magari allertare) la Cittadinanza a partecipare all'imminente evento che dovrebbe coinvolgere tutti, a beneficio dei tanti esercenti commerciali, la butta sempre sull'ormai stucchevole notizia dei problemi per il traffico veicolare.
Questa gente non ha evidentemente mai viaggiato in vita sua nè tantomeno ama i propri concittadini che possono trarne beneficio da questa manifestazione, potenzialmente grande volano per l'economia turistica della Città di Palermo.

Durante il riscaldamento, nubi fisse all'orizzonte che incupivano l'ambiente quanto bastasse a non far uscire del tutto i già presenti raggi solari.
Umidità a livelli elevatissimi, ma si sapeva già.
Il Podio maschile della Maratona
Ero già molto concentrato e temevo la gara tutta, lunga e imprevedibile.

Il "Via" è il solito spettacolo di podisti che sfilano lungo i 400m dell'anello dello Stadio delle Palme "Vito Schifani" per poi immettersi immediatamente nel cuore del Parco della Favorita.
Mi aspettavo di scegliere il ritmo migliore tra i pretendenti al piazzamento sulla Mezza Maratona, ma dopo circa un paio di chilometri dei tanti in leggera discesa che portavano al Centro Storico della Città, mi trovo in compagnia a tre e successivamente solo in due a dettare un ritmo assestato sui 3'30"/Km circa.

Là avanti Alessio Terrasi fa di tutto per staccare il diretto avversario, Mohammed Idrissi, ma al termine dei 21K sarà il marocchino a trionfare.
Subito dietro, a controllare la mia gara ed a godermi la Città e tutto il pubblico festante, io insieme al mio compagno d'avventura che mi tenevo stretto per non restare troppo presto da solo.
La prima irta salita avveniva in quel dei Quattro Canti, passando a fianco della Cattedrale e subito dopo dentro il Palazzo della Regione, due passaggi semplicemente fantastici ma molto difficili.

La mia corsa, in totale controllo, presentava il primo serio cambiamento al percorso incanalando i podisti nella via di ritorno attraverso una strada parallela a quella appena attraversata, evitando quindi in modo intelligente la folla dei sopraggiungenti podisti che inevitabilmente sarebbe venuta addosso con le solite conseguenze disastrose.
In poco tempo ed in totale relax, tornavamo in zona "Teatro Politeama" ed affrontavamo l'intera strada di ritorno in costante e leggera salita.

Il mio compagno d'avventura non mollava ma ogni tanto perdeva qualche passo dietro di me.
L'ingresso dentro al Parco della Favorita lo conosco bene, è ricco di saliscendi e di insidie ed ero pronto ad affrontarlo con la giusta intelligenza, ma al primo giro di boa notai con una certa apprensione che il mio diretto avversario, Vito Massimo Catania, non era poi così distante.

Fino a quel momento non avevo pensato a lui e mi ero goduto il percorso, anzi sapevo esattamente quando avrei dovuto provare ad attaccare, anche se non sapevo che già stavo correndo più lento del previsto: ero così terribilmente bagnato dall'umidità ed avevo già costantemente bevuto ad ogni rifornimento, il che non giocava a mio vantaggio.

Suggestivo il passaggio dentro il
Palazzo della Regione
A quel punto provo ad incrementare un po il ritmo e resto da solo, scalando le piccole salitelle del Parco con maggiore impegno.
La parola impegno, in Maratona, è una cosa seria: se ti impegni troppo presto sai già che dovrai fare i conti con la parte finale della gara.

In realtà la strada scorre via con facilità e slancio, il passaggio alla Palazzina Cinese ed a Villa Niscemi immersa dentro il Parco è semplice così come l'ingresso allo Stadio delle Palme, semplice ed essenziale ma pieno di carica: tutto il pubblico mi incitava e mi sosteneva!

E' il momento di fare nuovamente il punto della situazione e con un semplice colpo d'occhio, Vito Massimo Catania era lì, issato a 300m esatti di distacco.
Nonostante il modesto forcing non ero riuscito ad ottenere significativi risultati, ma era già tempo di tornare dentro il Parco e spingere in discesa.
La discesa dura poco perchè il percorso, una volta approssimarsi all'uscita del Parco, con un intelligente giro di boa, ti faceva reimmettere sul percorso calcato dalla Mezza Maratona trovando tutti gli altri partecipanti che si apprestavano a concludere la loro gara.

Questa compagnia non mi dispiaceva e mi invitava a spingere di più quando, nuovamente, era il lungo ed arduo rettilineo della Favorita a presentare il suo conto.
Stavolta ricordo di iniziare ad ansimare un pò, il passo era ancora fluido ma non desideravo altro che raggiungere la lunga discesa che avrebbe portato sul lido di Mondello (dopo diverse deviazioni) ed al termine dei continui sorpassi, sopraggiunge il silenzio: era ora di scendere e di accendere la gara, il momento tanto temuto!

La discesa dura sempre troppo poco ma il cartello dei "-10K" all'arrivo giunge al termine di essa: purtroppo una deviazione al percorso inserita all'ultimo minuto rende tutto  meno gradevole perchè piazzata in salita (l'inizio della salita di Monte Ercta, la strada in salita che porta a Monte Pellegrino lato Mondello) e spacca le gambe di tutti, compreso quelle del sottoscritto.
Era un rapido giro di boa ma la mente si piega al volere di quella pendenza e Vito Massimo, apparentemente rilassato, era sempre lì a debita distanza.

Sarebbe stata decisamente un'idea migliore allungare il percorso al termine della gara, consentendo ai podisti di percorrere un intero giro di Pista - passerella prima dell'arrivo vero e proprio.
Mondello, fase di ritorno, le moto di vedetta mi "spingono" oltre le difficoltà
Con quei 400m in più ricavati sull'anello dello Stadio si sarebbe evitata questa dura deviazione, rendendo più scorrevole il percorso.

In verità avevo spinto il più possibile in discesa ma ormai i piedi mostravano i primi segni di cedimento: era nulla in confronto a ciò che sarebbe accaduto di lì a poco.
Il percorso si rivela più lungo del previsto ed è davvero arduo giungere sul lungomare che per fortuna, arriva dopo l'aver toccato l'ultimo club nautico baciato sul Golfo di Mondello.
Era il momento di correre sul serio e di rilassarsi ove possibile: per due lunghi chilometri era tutta costa, splendida e calma costa con poca gente in spiaggia o a Piazza Valdesi ad incitare i propri beniamini.

Anche lì, come in diversi punti del percorso "strategici" presente un punto ristoro organizzato grazie all'aiuto delle principali Società podistiche della Città, sempre ben forniti ed organizzati, una carica di motivazioni non indifferente!

Purtroppo la strada del ritorno era la stessa e identica di quella dell'andata, lunga e inarrivabile e già vacillavo.
Il "Gigante" era sempre più vicino, la temibile Salita di Mondello che nella mia vita l'avrò corsa in mille modi centinaia di volte, ma non in gara giunta al 35°K.
Provo a reagire, prendo l'ultimo gel di maltodestrine e mi butto a testa in giù.
La conosco come le mie tasche ma non avanzo, ormai i piedi mi hanno abbandonato al mio destino ed è una terribile agonia.
Le carte cambiano volto in pochi chilometri.

E' il momento di massima crisi e si legge nel volto...
Sono tenuto da sottili fili quali la mia determinazione, le moto della Direzione Corsa, fin troppe e fin troppo rumorose e dalle voci di incitamento di amici che ormai seguivano il mio lento incedere in salita dalla corsia opposta.
Tutta questa "spinta psicologica" mi faceva andare oltre le mie attuali capacità e pensavo a quando sarebbe arrivato il mio diretto avversario, magari più fresco di me e con il sorriso sulle labbra a sorpassarmi, sportivo ma beffardo.
Ma tutto questo non accade ed in "vetta" alla salita mi aspettano altri amici ad incitarmi.

"Out of Order", non rispondo più a nessuno, non guardo più in faccia a nessuno, solo pochi gesti, qualche mugugno ma non parlo più, non ho più forze.

Finalmente giunge la lunga discesa verso la Palazzina Cinese ma dura poco, i piedi sono così deboli che devo scartare le asperità del terreno con la testa, mi da tutto fastidio ormai, ma la testa funziona, e sono meno tre.

La lunga salita di Villa Niscemi mi spegne, definitivamente, ma penso che sarebbe stata l'ultima della giornata, prima della pace, forse della gloria.
Temo la beffa, da un secondo all'altro e mi preparo a gettarmi in discesa, girando a destra quando...

"Gira a sinistra, prima devi andare lì" mi diceva la Direzione di Corsa.
Questa deviazione ulteriore non la conoscevo, era troppo piccola in Mappa, una pugnalata alle gambe.
"Non ce la faccio più", smorfia di dolore in viso, non accetto questa pendenza non annunciata e quasi resto fermo sul posto.
A pochi metri vi era il punto di ristoro del Good Race Team Palermo, la mia squadra, il mio Presidente era lì ad urlare con tutte le sue forze, a spingermi oltre.

Interviste del Post - Gara
E come tante volte nelle mie gare, mi spingo oltre.
Reagisco, svolto la boa e aspetto la Beffa, ma la Beffa tarda ad arrivare e non ha il volto di Vito Massimo, poi fermatosi a metà salita di Mondello per sopraggiunta crisi.
Mi getto in discesa, manca meno di due chilometri e adesso la musica cambia.
Torno a correre, il ritmo è superiore ai 4'10"/Km ma non è così da buttar via.

Finalmente vedo lo Stadio, inizio ad immaginare la Vittoria e corro con la disperazione verso i primi spettatori che attendono da troppo tempo il mio arrivo.

C'è la bandiera francese ad aspettarmi all'ingresso allo Stadio, in ricordo di tragici fatti accaduti poche ore prima che avevano coinvolto la Capitale francese, la afferro ed ormai mancano circa 200m.

Me li godo tutti, lo Stadio esplode a festa, quella bandiera è pesante ma la porto con grande orgoglio e finalmente taglio, esausto, il traguardo a braccia alzate.

VINCO LA MARATONA DI PALERMO!!!
Il crono finale importa poco, è di 2h44'03" ma la gioia è immensa per quanto è stata difficile questa domenica.
Chiaramente non preparato a dovere, ho avuto abilità e fortuna nel mantenere la posizione sin dal Via, gestendo le mille difficoltà.
Fossi stato da solo in corsa, probabilmente avrei ceduto psicologicamente ma questa è stata una vittoria raccolta di più con le forze mentali prima ancora che con quelle fisiche.

L'anno agonistico, dopo alcune delusioni, mi regala una grande soddisfazione ed entrare a far parte dell'albo d'oro della Maratona della mia Città non ha prezzo.

Adesso si volta pagina, mesi di allenamento e duro lavoro mi aspettano ma con una nuova marcia in più!

(Grazie Sicilia Running per il servizio e le foto, oltre che Adriana, Toti, Manuela per le foto)

mercoledì 7 ottobre 2015

Perchè Berlino è la Regina delle Maratone In Europa

Così voglio ricordare questa Berlin Marathon, urlante e festante
(e la gente attorno a me attonita nello sforzo)
Berlin Marathon, da un differente punto di vista... 27 settembre.

Berlino è una Metropoli tra le più importanti d'Europa, sicuramente da visitare perchè offre tanta cultura e vive di molti tristi ricordi del secolo scorso.
Alle volte vorresti scappar via dai luoghi che rievocano pagine di storia che mai avremmo voluto leggere, noi che siamo venuti al mondo molto tempo dopo, ma è corretto venir lì e documentarti dei fatti realmente accaduti.
Ogni giorno vedevo scolaresche intere girare i musei e imparare qualcosa di nuovo, non scritto sui libri di storia.

Le generazioni attuali e future in Germania vivono serene, si sente, mentre le persone più grandi hanno ancora dentro i loro animi un ultimo ventennio passato a conquistare la vetta economica del Vecchio Continente.

Metropolitana spartana ma efficiente, puntualità "tedesca", larghi vialoni e nemmeno troppo alti palazzi che non ti fanno rievocare lo skyline newyorkese, aperti alla multiculturalità ma soprattutto... alla multipla scelta di mezzi di locomozione.
A Berlino in tantissimi si muovono in bicicletta e per me osservare i tanti mezzi a due ruote ecologici (tutti rigorosamente con luci segnaletiche accese avanti e dietro) è da sempre un vezzo: i giovanissimi sfrecciavano lungo la striscia di marciapiede riservata ai ciclisti e dopo un breve periodo di adattamento mi resi conto che il maggiore pericolo veniva più dai ciclisti che dagli automobilisti!
Peccato che le biciclette fossero quasi tutte prevalentemente nere o grige, in tutte le tonalità...

La Berlin Marathon, presentata semplicemente come la Maratona dei Record, qui il tentativo lo provano ogni anno e spesso si sfiora l'impresa portando il vincitore a realizzare sempre qualcosa ai limiti dell'umano.
E per ottenere tutto questo la formula è molto semplice: gara veloce, prevalentemente pianeggiante (ho contato credo due miseri cavalcavia in tutta la 42K), clima gradevolmente fresco avvinghiati dai vialoni alberati e, soprattutto, tanta ed agguerrita competizione.

La vigilia della Maratona sorge su un clima di festa.
Il Muro di Berlino, fa parte della storia,
la triste storia addolcita da mille colori
Già da qualche giorno in Città da turista, il mio compito era di correre come Pacer delle 3 ore di tempo finale, un incarico di tutto relax motivato da ragioni di Sponsor (che mi ha omaggiato soltanto dell'iscrizione) che ho accettato ben volentieri visto che ancora ero molto indietro nella preparazione a causa di molteplici impegni e, principalmente, del clima caldo sempre più difficile da gestire a Palermo.
Una mattina passata a visitare l'Expo Maratona può anche bastare, spazi di alto livello come una Major Marathon deve possedere, con tutte le novità del settore nel campo del Running: si trattava di un'area espositiva nata su un vecchio hangar di aeroporto.
Tanta, tantissima gente già presente sin dall'apertura dell'Expo e moltissimo entusiasmo dipinto sui volti variopinti della gente: come previsto gli economicamente ricchi popoli dell'Oriente avevano preso d'assalto la Città in poche ore.

Al mattino del sabato, come detto, mi trovo inconsapevolmente presente alla Breakfast Run, pre-gara per divertimento gratuitamente offerta dall'Organizzazione per sciogliere la tensione che verrà il giorno dopo.
Una volta scoperto il deliziosissimo Parco dove è situato il Palazzo Reale, avevo deciso di correre il fondo lento lì, partendo ovviamente dall'Hotel.
Senza saper leggere (il tedesco ovviamente), non ero conscio di dove si sarebbe tenuto il raduno e caso volle che incontrassi anche gli amici dell'Alto Adige!

Porta di Brandeburgo, I'll be back!
Una 5K di tutto relax, che alla fine portava all'Olympia Stadion: ha fatto un piacevole effetto calcare quella insolita pista blu, così moderna immersa in un contesto di storicità pazzesca!
Ero entusiasta e senza (ancora una volta) capir qualcosa, mi ero reso conto troppo tardi che l'allegra corsetta terminava lì e grazie ad un passaggio dei miei amici potei tornare in Hotel.

Avrete capito quanto fossi tranquillo e disinteressato, il che ha lati positivi, ma non si può negare quanto fosse grande la curiosità di rivivere momenti di altissima atletica, immerso in un fiume di oltre 40.000 persone, festanti, intente ad inseguire un sogno.

Questa volta il sogno avrei dovuto aiutare io a raggiungerlo e la forte eccitazione che mi aveva portato a questo gesto altruistico, è stata ripagata con un'esperienza a larghi tratti bella, comunque da raccontare.

Posto a circa 50m dalla Start Line, il gruppo di maratoneti attorno a me non spingeva nè si agitava e tantomeno allo sparo ci sono stati strattoni o spintoni per partire: altri 30 secondi di orologio e partiva ufficialmente la mia gara "differente".
Un clima così rilassato è surreale, ma siamo in Nord Europa, la gente lì è civile ed educata...

Posto lì, con tutto attorno centinaia di gente che ti sfrecciavano o ti correvano accanto, è stata euforia: urla, entusiasmo alle stelle, clima di festa.
Ma dopo qualche chilometro, assestati gli animi, nella mia piena tranquillità, inziai a calarmi nel ruolo di metronomo umano e capii che correre "nella pancia del gruppo" è difficile per chi non è abituato come me.
Era un continuo sorpassarsi, gente che ti avanzava e dopo poco arretrava, che trovavi a fine gara sempre accanto a te senza nemmeno rendertene conto, immersi in un contesto dove il tifo era caldo ma non eccitante come ricordavo nelle Major.
Bastava ed avanzava per spingerti oltre... ma questa volta per loro ci stavo io.

Un paio di podisti avevano capito l'importanza del Pacer e si erano incollati a me, erano diventati i miei nuovi amici, non avversari.
Questa in fondo è la differenza sostanziale dal "gareggiare" rispetto ad "offrire un servizio alla corsa".
Se puoi fare qualcosa per loro, se puoi dargli un incitamento, se puoi prendere da bere o fornirgli un gel, lo fai senza pensare al peso del cronometro, per me, quel giorno leggero leggero.

Gruppo normalissimo di Pacers, felici, puntuali ed affidabili!
L'esperienza dell'area rifornimenti è stata un qualcosa di inenarrabile: abituato ad avere sempre pochi atleti attorno a me, educati a mettersi in fila e prendere al volo da bere, qui era un caos di bicchieri per terra e pericolosi zig-zag per afferrare l'ultimo bicchiere di plastica colmo d'acqua disponibile: amici runners, siete stoici a competere in mezzo a tanta folla, quasi dei combattenti per la conquista del metallo pregiato, la medaglia di finisher!

Il ritmo notavo che era rilassato e provavo comunque ad osservare il panorama che viaggiava intorno a me rapidamente, immersi in una giornata splendente ma fresca fino alla fine.

Avanti a me un serpentone di gente lunghissimo, dietro chissà cos'altro, tantissima gente fino alla fine... ed ero appena il riferimento delle Tre Ore, impensabile alla vigilia.
A fine corsa, stimavo di trovarmi in una posizione attorno alla 700ma posizione, mentre invece sarà quasi il doppio la conta finale, con oltre 50 atleti attorno le 2h20' di tempo finale!

Incredibile, questa è Berlino, una certezza per i tanti che si cimentano ed è la migliore posizione in cui ti possa trovare per migliorare il tuo Personale, perchè se non lo vuoi fare tu ci pensano tutti i tuoi avversari che ti trascinano fin oltre il traguardo, oltre il pubblico sempre e comunque festante.

Era la Mezza Maratona ed urlavo l'avvenuto passaggio con enorme entusiasmo, alzando le braccia al cielo, festante, come un bimbo; era il 30°K e rammentavo agli eroi del giorno che la vera gara iniziava lì e li spronavo, era il 35°K e promettevo loro che non li avrei mai mollato, fino alla fine.

Fantastico, in tanti mi hanno ringraziato, con quello sguardo che solo chi ha terminato la Maratona sa regalarti!

L'arrivo tanto atteso è da emozionarsi, il pubblico a 500m dalla fine è in continua festa e viaggi sulle ali dell'emozione, quando oltrepassi la Porta di Brandeburgo tra te e l'arrivo ci sono ormai poche centinaia di metri: dovrò tornare a Berlino soltanto per vivere l'emozione di spingere con tutte le energie rimanenti fin sull'arrivo e dire: ce l'ho fatta!

La differenza tra una maratona "normale" ed una Major:
tantissima gente che ti coinvolge!
Questo arrivo è stato divertente, un concentrato di felicità, ma non ti realizza e non ti lascia tutta una serie di ricordi intensi che solo spingendoti al limite, solo rischiando di non farcela puoi portare con te.
La Maratona infatti è questo, la felicità nel tuo cuore è pari alla fatica nelle gambe ed alla sofferenza nella tua mente, ma solo una volta ottenuta la medaglia al collo, ad ogni occasione!

Torno quindi a casa sicuramente con una medaglia fantastica, con un'esperienza nuovamente entusiasmante e con la speranza che da questo momento in avanti le cose vadano sempre meglio e senza intoppi: ormai ho capito che insistere a questa età e in questo sport non fa bene e da troppi anni le caldissime estati mi hanno sempre regalato infiammazioni tendinee più o meno serie: dal prossimo anno farò di tutto per essere al via della Maratona di Berlino ma per riuscire nell'impresa dovrò lasciare Palermo per qualche settimana...

Sarà dura, ogni qualvolta che visito un posto nuovo rifletto a quanto sia triste aver lasciato ai barbàri miei concittadini le chiavi della mia Città, splendida perla del Mediterraneo con un potenziale infinito ma ormai allo sbando...

sabato 27 giugno 2015

Il Solitario

Il Solitario di solito non frequenta l'ambiente dello Stadio, semmai lo sfiora correndo il più leggero possibile attorno all'anello e presto va, il saluto è per tutti ma la chiacchera non fa per lui.

Negli ultimi tempi il Solitario ha dovuto lottare con avverse vicissitudini, spesso fermo per infortuni, ha faticato per riprendersi ma i troppi impegni lo hanno privato di appuntamenti ad orari che ormai sono ricordi di ventenne quando di lavoro non ce n'era, ancora...

Il Solitario adora correre da solo il lungo lento, imposta il ritmo sin da subito, preferisce correre in progressione o prendersi una pausa se stanco dall'allenamento estenuante del giorno precedente, spesso contornato da ripetute a doppia cifra o doppio chilometraggio.
Il lungo molto spesso è il suo cavallo di battaglia, il termometro del suo stato di forma e capita spesso di correrlo più forte che in compagnia, appunto, in solitario, a briglie sciolte.

Il Solitario va dove gli pare, passa da casa a Mondello e da Mondello a casa con una tale facilità che i posti che conosce più assiduamente sono i percorsi del Parco della Favorita che, insieme allo Stadio, rappresentano il suo rifugio dallo stress.
Non è facile respirare aria pura, lo è di più al mattino, ma ad ogni ora poter correre è un regalo destinato dall'alto dei cieli.

Il Solitario non capisce il significato della mondanità e dello svago giovanile inteso come relax, che per il 99,9999% delle persone rappresenta il radunarsi per i viottoli del Centro storico della Città e parlottare tutti appiccicati unitamente ad un rumore assordante di musica, magari all'impiedi e sorseggiando un cocktail.
La restante parte di quella percentuale ed unico nel suo genere, appartiene a chi, come il Solitario, se ne scapperebbe e di corsa da questi posti, tanto per cambiare, ed ovviamente non capisce il senso di tutto ciò.
Relax per lui è ben altro, ma stranamente collegato alla fatica.
Ma solo un Runner può ben capire...

Il Solitario può essere critico con se stesso, può lamentarsi con se stesso ed essere sempre insoddisfatto.
E' nella sua indole pretendere di più, qualcosa, ma in fondo sa bene quanto vale e quanti ricordi gli hanno donato quelle scarpe multicolori che indossa, rigorosamente a Tre Strisce, fedeli compagne d'avventure in ogni dove.

Il Solitario odia pregare il prossimo, alle volte è schivo, forse troppo ed è per questo che non ha ottenuto di più.
Avrebbe potuto essere coinvolgente, creare una fila di pretendenti in bicicletta che seguissero i suoi allenamenti, sarebbe stato essenziale, ma a dir la verità al Solitario non piace chiedere favori.
Poche biciclette al suo fianco ed un unico, inimitabile motorino ronzante, quello del Coach.

Il Solitario se lo vedi in compagnia è perchè ama condividere la propria passione con gli altri e, perchè no, dare al prossimo una possibilità di ritoccare un suo Personale.
Il Solitario ha aiutato molte persone negli ultimi anni a migliorare tanti Primati Personali e lui invece non è riuscito per svariati motivi, ma non per questo è meno felice, anzi lo è di più.

Il Solitario ha fatto la sua gavetta, ha incontrato mille mila persone grazie al Running, sport molto Social, ha cambiato il suo carattere che resta sempre schivo ma più aperto di un tempo.
Eppure la gente importante davvero continua a contarla sulla punta delle dita di una mano... facciamo due!

Il Solitario deve tanto al suo sport, parabola di vita, di lotta continua, di apprezzamento di ogni singolo secondo che passa, che aiuta a tenere alto il morale e lotta contro le iniquità che la Società impone.
Non è uno stile di vita, è un modo sano di interpretarla la vita.
Il tasto di "Reset" lo preme correndo e lo preme tutti i giorni.

Il Solitario un bel giorno ha incontrato una persona importante.
Da oggi Filippo tanto Solitario non lo sarà più...

giovedì 16 aprile 2015

15° Milano Marathon, a Volte le Lacrime Non sono di Gioia

In Copertina, foto Certomà, ancora mi fa emozionare vederla...
Milano, 10-11-12 aprile

La bellissima cavalcata verso l'atto finale della Maratona di Milano, di fatto si è conclusa in questi ultimi giorni che andrò a narrare; dopo aver pensato a tutte le sfumature di questa lunga ed estenuante avventura, finita in tragedia, non trovo i motivi per i quali non avrei dovuto prendere il via.
Forse... nemmeno se avessi saputo il verdetto finale avrei rinunciato a darmi una chance, caparbio e cocciuto quanto sono in questo settore, ciò vuol dire che in fondo quel traguardo me lo sono cercato nonostante ad un certo punto (forse) non lo volessi più...

Mi è costato una montagna di lavoro, sudore e fatica tutto ciò; un tradimento per nulla annunciato della mia Città dal clima tanto stabile quanto caldo, quasi perennemente, tranne che nelle ultime settimane, dove c'è stato un repentino calo delle temperature con brusche gelate, per giunta in pieno allenamento.
Non c'è nulla che frena un runner determinato, figurarsi una pioggia gelida in piena primavera, quando ormai correre negli ultimi giorni ha un significato diverso, laddove la parola "impegno" svanisce fino al sancire dell'Evento.

Quel che potrò raccontare di qui in avanti potrà sembrare antipatico, delirante, forse esagerato, per cui nessuno è obbligato ad andare avanti nella lettura, e non sarà nè autocommiserazione, nè un tentativo di giustificare quel che è il verdetto universale per antonomasia: la Classifica Ufficiale.

Clima anomalo a Palermo, un quasi maggio così freddo a stento posso ricordarlo, eppure ha mietuto parecchie vittime, me compreso, ma subdolamente, senza nemmeno lasciare una traccia evidente.
Era giovedì e mi risvegliavo con un aggressivo mal di gola, inizio a porre rimedio con i semplici medicinali da banco, la preoccupazione saliva alla ribalta, uscivo a correre, cattive sensazioni...
"Eppure c'è ancora tempo" mi ripetevo imperterrito, consapevole di una sicurezza nei miei mezzi, specie dopo la buona prova alla Belluno - Feltre 30K, in costante crescita.
Gli ultimi facili specifici avevano restituito buone sensazioni, quel che era impensabile sarebbe dovuto ancora venire, da lontano...

Già a Milano paradossalmente faceva più caldo di Palermo e la Città regalava un piacevole tepore che lasciava immaginare una domenica - maratona climaticamente perfetta.
Ormai si trattava di scaricare del tutto la gara e correndo (molto piano) non avvertivo grossi cedimenti, tra molti sternuti e continui rimedi per alleviare i fastidi alla gola, forse ormai in via di guarigione.

Erano i primi 10K, Giovanni Certomà regala un gran scatto e provavo
a non darmi per vinto...
Era sabato e si lasciava spazio allo Sponsor, al divertimento, alla presentazione dei Top Atleti, alla prestigiosa presenza di Haile "l'Imperatore" Gebrselassie, all'Inaugurazione del centro benessere per Runners - Il Runbase Adidas di Corso Sempione ed alle chiaccherate con molti amici ed esperti del settore.
Ormai il malessere era placato, mi sentivo "abbastanza bene" per essere uno che ogni tanto sternutiva di qua e di la...
Nel pre-gara, il tempo vola via, e si faceva sera, mi facevo più taciturno del solito, più pensieroso, calato nel clima-gara dell'indomani...

La sentivo importante questa Maratona: occhi addosso ovunque, seppur molto friendly, ma poco mi interessava: la gara quando scatta il via diventa tua e nessuno può interferire sul suo avanzare: errori, malesseri, dolori, espressioni, pensieri, sono tutti interiorizzati e nessun fattore esterno può frapporsi al tuo avanzare!
Così, da molto tempo non mi trovavo dentro un'organizzazione, quella milanese, realizzata così bene, con una logistica snella ed efficiente, anche grazie alla Metropolitana sempre comoda da utilizzare e ben funzionale: apprezzo molto la Metro milanese e fra un po saprete perchè...

Le bottiglie "PIPPO" pre-gara erano state consegnate nel seguente modo: rifornimenti ai 10K - 20K - 30K - 35K perchè più di tanto non avverto il bisogno; nel taschino dello short anche un gel alle maltodestrine in forma gelatinosa della Multipower, gradevole al palato anche sotto sforzo.
Tutto perfetto e l'adrenalina che sale...

Pochi avversari ma validi, il Brand Adidas con i riflettori puntati addosso (me lo sentivo interiormente così, in fondo correre la Maratona di Milano era stata un'idea tutta nostra) e la tensione a poche ore dal via che saliva sempre più alta in un modo così speciale riservato a pochi eventi importanti durante l'anno.
Ormai eravamo schierati, mancava poco e sarebbe partita la gara... Via!!!

Ancora G. Certomà, sicuramente concentrato, non era giornata di saluti
al pubblico, scusate!
Il gruppo degli africani va subito avanti, poche macchie bianche la in mezzo, in un sol chilometro speri tanto che qualcuno si stacchi da quei ritmi proibitivi e tiro, tiro avanti sentendomi non tanto sciolto...
Mi trovo in mezzo, poco dietro il gruppo delle donne, ma con me uno slovacco si pone avanti.
Ovviamente provo a mantenere un ritmo che mi rilassi, cosa che dovrebbe accadere per i primi 15 Km almeno, ma già era circa il 3°K ed il Pacer delle donne era a noi due vicinissimo...

Decido pacatamente di pormi con questo gruppo e proseguire, al momento era impossibile capire che sensazioni avessi...
Una prima grossa difficoltà la avverto incredibilmente al rifornimento dei 5K, dove le sempre imbranate atlete africane rallentano di molto per afferrare la bottiglia d'acqua e provocano l'allungamento della fila...

Provo a reagire ricucendo il buco, ma sento che "fa troppo male" questa azione.
Non capivo bene cosa accadesse, ma era già il momento di entrare in zona Duomo di Milano.
Questo tratto, ricco di curve strette, cambi di direzione, basole e rotaie del Tram, rendevano difficoltosi gli appoggi e quindi correre, ma nel contesto di ciò avvertivo anche uno strano ed eccessivo fastidio nello stare in mezzo al gruppo folto.

Incitamenti, rumori, questo ritmo stranamente "tirato" per il mio malessere mi stavano provocando grosso disagio e prima del Km 10, il mio fisico mi impone di staccarmi.
Sarà un distacco netto, senza poter riuscire a ricucire il gap e dentro di me, avvertito il silenzio, provo pace...
Il tutto è molto strano, anche perchè gli incitamenti ti fanno correre forte, stare in gruppo aumenta la voglia di resistere, ancora mi chiedevo quanto forte stessero andando le donne, così forte da staccarmi.
Non riuscivo a far calcoli in quel momento, mi attaccavo ad una sola speranza: quell'atleta donna del Kenia, con le gambe meno esili del pacchetto di testa, che si era staccata e che, ad una 200ina di metri, era a vista.

Il sorpasso all'atleta donna etiope sancisce la fine delle mie forze, era il
Km 23 circa (foto G. Certomà)
Mi pongo al suo inseguimento, finalmente ho un motivo in più per proseguire con questa corsa, Milano si fa viva con il bel pubblico ad ogni angolo della strada e pian piano ci allontaniamo dal centro Città...

La keniana non demorde, tira forte quanto tiro io, sento di essere al 90% delle mie capacità e inizio ad ammettere che quel che sto facendo è importante lo stesso, che fino a due giorni fa avevo un mal di gola feroce, che quell'atleta la davanti si deve andare a riprendere...

Strade dritte, rettilinee e qualche cavalcavia bello profondo da superare: siamo ormai in pochi a correre la gara e tutto attorno la lontana periferia di Milano baciata dal sole senza sapere grosso modo dove mi trovassi, ma ormai le atlete erano due a vista e quella keniana correva a prendere la sua acerrima avversaria etiope.
Assistevo alla scena imperterrito e finalmente, avevo un verdetto quando passavo a fianco dell'ippodromo di Milano, un posto che rievocava bei ricordi (nella scorsa City Trail): il passaggio alla Mezza Maratona in 1h14'00".

Beh, non c'è che dire, stavo male e non c'era altra spiegazione per capire tale ritmo che pian piano calava.
La keniana si allontanava, l'etiope si avvicinava, e con slancio la sorpasso; era l'ultimo slancio...

Inizia a quel punto una rincorsa verso l'interiorità, visto che il 30° (il prossimo obiettivo) era molto lontano e provo a correre in modo costante quando invece, provo un primo senso di vuoto...
Perdo il ritmo che stavo imponendo e la mia corsa subisce un brusco rallentamento, dietro di me la concorrente etiope mi insegue alla stessa, lenta, velocità...

Inizio a provare sofferenza, correre non è più un piacere (come poteva sembrare fino a quel momento) e medito il ritiro, ma ricordo la mappa del percorso e mi rendo conto quanto mi trovassi lontano dal centro Città in quel momento.
Sono senza via di scampo!

Podisti.net immortala il giusto attimo sulla
finish line
Devo continuare a correre, ma ormai inizio a sentirmi abbattuto, sconfortato, ma sempre lucido, mai un giramento di testa e mi volto per guardarmi attorno a me e cercare un modo per ritirarmi, una fermata della Metropolitana, per esempio...
Non ne avvisterò mai una purtroppo...

Dal 20K al 25K inizia quindi questa brutta metamorfosi e poco alla volta tanti concorrenti mi sorpassano, alcuni chiedendomi di reagire...
Ho un malanno addosso che mi sta mangiando dentro le forze... sono attonito e mi sto rendendo conto di ciò nel momento peggiore della corsa...

Il 30K arriva, anche presto e siamo lontani, lontanissimi, ormai si va a circa 4'10"/Km e chiedo aiuto, forse a me stesso, di non fermarmi, perchè non saprei come tornare una volta messa l'ancora al suolo...
Proseguo, sempre più lentamente, ben due donne italiane mi sorpassano, la prima di slancio, la seconda anche lei un po spenta come me, ma in un chilometro sparisce anch'ella dalla scena...

Non so come raggiungo il 35K e forse lo devo a due amici che mi hanno fatto prendere la decisione di fermarmi sul più... brutto: Marco ed Andrea, che ringrazio di cuore...
Siete stati come angeli custodi per me!
O forse siete stati la mia salvezza, il mio calvario peggiore, fatto sta che quella bottiglietta, l'ultima della giornata, la afferro con rabbia e la mando giù immediatamente.
Iniziava a far caldo e quello era l'ultimo dei miei pensieri, abituato a ben peggio a Palermo...

Il tempo di agonizzare ancora un'altra volta nella salita sul bel ponte pedonale di Milano, ed ormai si rientra in Corso Sempione, così lungo, così sofferto...
Chiedo aiuto (a me stesso, a chi?), mi ripeto che non ce la faccio più e vado avanti, vuoto come un bicchiere d'acqua nel deserto, il passo non è pesante ma lento ed inizio ad avvertire dei brutti indurimenti muscolari da sovraccarico.
Il passo è ormai lentissimo, vado a 4'30"/Km ed oltre e realizzo già da tempo l'umiliazione dell'arrivo...

Dentro il Parco Sempione il lungagnone slovacco si materializza davanti a me, aveva fatto la mia stessa fine e peggiore della mia, ma lui era detonato con rassegnazione e scavato in viso, assente; io avevo un malanno... ancora oggi mi chiedo chi dei due possa aver sofferto dentro di più...

Mi tocco più volte la canottiera, strano sentire ruvida al tatto la leggerissima casacca Adizero così morbida e liscia... è una sensazione tattile che non dimenticherò più, un marker di questa gara che magari riapparirà quando ripeterò lo stesso gesto nelle altre gare che andrò a fare più avanti: i polpastrelli così sorpresi si interrogavano su tale ruvidità che sembrava sorprendente...

E' la fine, sto per arrivare, la gente è festante, mi incita, mi fa i complimenti anticipati, io vedo una linea nera da oltrepassare, a testa bassa e sguardo spento.
Chiudo per un attimo gli occhi, mi passa davanti la maratona intera e mesi di lavoro, e scoppio in lacrime...

Ho trovato tanto conforto negli amici nel dopo gara...
Milano cara, tornerò presto!
Lo sfogo dura il tempo di trovare l'immediato conforto da parte di alcune persone cui ringrazio apertamente, nel frattempo il fisico trova sollievo da tale martoriata sofferenza cui l'ho sottoposto e trovo finalmente un posto dove potermi sedere...
Nessun dolore muscolare importante, solo un gran senso di vuoto, di spossatezza.
Mi tolgo la canottiera, è ancora ruvida, mi tocco le braccia e le gambe e realizzo che sono pieno di sale come mai non mi era capitato...
Il calore della giornata e l'aver corso così piano avevano fatto evaporare il sudore lasciandomi tanto ma tanto sale addosso, meno male che gli occhiali da sole abbiano nascosto e trattenuto il vero volto della mia sofferenza...

Torno in alloggio, cerco una doccia ed un riposo, sono lento, sono "slowly" e non trovo modo per riprendermi prima dell'indomani...

Mi sveglio alle 08:00, mi sento meglio, riposato, pochi dolori muscolari, il sole splende su Milano...
Mi muovo bene, ho ritrovato le forze, mi riposerò per quel giorno, niente corsa, ma dentro stava nascendo una nuova energia, linfa vitale per un runner che non si arrende mai...

Un ringraziamento speciale, infine agli eroi milanesi:

Felipe, spalla a spalla con Emanuele, un bellissimo 3h09' ed il rischio di aver provato il passaggio dell'1h30', il Muro lo abbatterete presto!

Danilo, ha stupito tutti, pure me, complimenti vivissimi per il suo nuovo PB a Milano: 3h14'31" ed il lavoro paga!

Antonio, il tuo orgoglio ti ha fatto concludere la Maratona, ma sono convinto che farai presto un gran tempo! - 4h20'

Maria, un Forfait annunciato ma correre con un dolore persistente non era la scelta saggia, Milano la conquisterai un'altra volta!

(Infine per Giovanni, Antonio e Roberto, un sincero grazie per i vostri fantastici momenti in foto...)

NEW YORK CITY MARATHON 2010 (Foto Podisti.net)

NEW YORK CITY MARATHON 2010 (Foto Podisti.net)
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