41° New York City Marathon - 20° Posto Assoluto - 1° Europeo

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Un Sogno Ad Occhi Aperti...
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sabato 4 febbraio 2012

Anno 2001 - Le Mezze Maratone e la Chiusura con la Delta Palermo

E Vittoria Fu! Quando iniziai a correre sul serio non avrei mai pensato...
Alle volte i sogni si avverano... proprio nella tua Città...
(seconda parte).

Durante quell'estate del 2001 iniziavo a velocizzarmi un pò di più ed i risultati si vedevano:
13 giugno - 5 x 1000m - 2'53" - 2'55"- 2'59" - 2'57" - 2'58" + 5 x 500 - 1'27" - 1'27" - 1'27" - 1'26" - 1'25".

Soffrivo tanto i lavori di velocità più che oggi, ma qualcosa iniziava a muoversi dato che facevo l'abitudine al "sub 3'00"/Km".

Il caldo anche sin da giovane era il mio peggiore avversario e puntualmente i risultati in Pista scadevano nonostante i tentativi ripetuti, così in gare ravvicinate raccolsi poco o nulla di quanto seminato:

23 giugno - 5.000m a Palermo - 15'26"
26 giugno - 5.000m a Palermo - 15'31" (ma tentai inutilmente pagando con negli ultimi 2K corsi in 3'11" e 3'19").

A quel punto, esaurite le cartucce in Pista, quello fu proprio il primo anno di "caccia alle corse su strada" che portò ai primi ricordi ed alle prime esperienze di vera competizione.

Ricorderò Menfi (Ag) squadrata e piatta cercando di correre più forte possibile quando i vari Daidone, Lazzara, Interrante, Duca, Mazzara mi davano più di un minuto e anche due; S. Filippo del Mela quando ancora era un "garone" Elite di richiamo per le forze armate militari; Novara di Sicilia che in poco tempo era diventata una "classicissima" tanto dura quanto partecipata ad alti livelli e nella quale Duca faceva sempre una gran figura.
Se non sbaglio, in quell'edizione si finì tardissimo e, con una doccia gelata tonificante per il mese di agosto, ce ne tornammo in tarda nottata alle nostre case.
Novara di Sicilia non si corre più, purtroppo, da quando è scomparsa una delle menti organizzative di questa splendida manifestazione...

A fine agosto, una nuova manifestazione avrebbe attratto i tanti podisti siciliani grazie allo spirito organizzativo che negli anni è cresciuto fino a farla diventare una grande classica su strada Internazionale: la mia prima Napola - Mokarta la corsi nel 2001 piazzandomi tra le prime posizioni e di li in poi con la modestia che ancora oggi contraddistingue gli organizzatori di passi avanti se ne sono fatti!

In quell'estate migliorerò parecchio in salita, i continui PB in allenamento lo testimonieranno e di conseguenza girare in Pista diventerà sempre più agevole ottenendo buone medie dai 400m o 500m.
Anni luce distante rispetto ai vari "mostri" che erano capaci di 60"-62" ripetuti nei 400m, ma ogni passo avanti per me era una grande soddisfazione.

Agosto mi regalò il migliore allenamento estivo, con un 5 x 1.000m (R.4') in 2'53" - 2'54" - 2'54" - 2'52" - 2'53" e, durante l'apparizione classica annuale nel 1.500m, piazzai il mio PB in 4'12".

L'esperienza in Pista si concluse con un 3.000m serale il 20 settembre con un sorprendente 8'49" e nuovo PB.
Suonava strano per come fossi stato capace di correre veloce in una distanza a detta di tutti "non mia", ma non mi rendevo ancora conto che quel primo risultato nei 3.000m era solo l'inizio di una lunga serie di sorprese sulla distanza che, dopo la Maratona, mi ha regalato maggiori soddisfazioni!

Le corse su strada toccavano il loro culmine a settembre e iniziavo a prenderci gusto: Misterbianco e Scicli il clou del mese con una prima follia agonistica (di una lunghissima serie) il 23 settembre quando, reduci dalla trasferta catanese del giorno prima (il 22), andammo a correre in due gare consecutivamente.
Sambuca di Sicilia e S. Giuseppe Jato, a distanza di poche ore l'una dall'altra: quando per correre servono solamente un paio di scarpe e... un cambio in più che proprio quel giorno non c'era e mi dovetti adeguare con qualche brutta T-Shirt messa a caso in borsa!

L'anno si chiudeva come ormai di tradizione con le classiche autunnali: le due Mezze Maratone a distanza di poco tempo a Palermo: questa volta le avrei corse da discreto protagonista, inaspettatamente.

Il 28 ottobre fu la volta della Palermo d'Inverno: in una corsa dai contenuti ancora per quell'anno spettacolari, realizzai un ovvio PB in 1h09'00" sfruttando l'assiduo lavoro velocizzante estivo e la discesa di Mondello presa d'assalto nel finale.
Contentissimo, lo era anche il mio presidente che... al solito si era rifiutato di "sperperare" soldi nell'iscrizione!
Fu cosa buona l'ennesima dimostrazione di poco attaccamento nei miei riguardi visto che mi trovai costretto a chiedere un pettorale al buon Nandone che di lì a poco sarebbe diventato mio nuovo Presidente...

Stesso copione per l'evento - Mezza Maratona di Palermo dell'8 dicembre quando ancora si correva per l'Immacolata: non fu difficile ottenere il pettorale dopo il buon risultato del mese precedente.
La gara della "Half" non assunse contenuti particolarmente alti e mi trovai in competizione sin dal via.
La Svolta avvenne proprio a Piazza Castelnuovo, nel cuore della Città, quando raggiunsi l'atleta in testa e lo superai con altro passo.
Giunsi al traguardo leggermente piovigginante vittorioso in 1h08'58" felice di aver trionfato nella mia Città!
Decisamente fu l'epilogo più bello vissuto in gioventù ed un sogno nel cassetto realizzato...

L'anno si era chiuso bene sportivamente ma meno bene nei riguardi di quella società.
Un duro colpo che mi insegnò a crescere ed a distinguere le cose meno belle di questo sport.

Volevo fortemente la maglia del CUS Palermo che mi venne nuovamente rifiutata perchè preferivano che restassi ancora in una Società che mi trattava come un ragazzino e che non credeva in me.
Insistetti tanto ma a quell'epoca era troppo selettivo l'ingresso in giallo-rosso-nero...

L'arrivo della Palermo D'Inverno...
Che giornata splendente!
La prima ferma amicizia con Francesco Duca, dopo le tante belle corse su strada estive mi aveva aperto gli occhi verso l'esistenza di Società di Atletica rivolte esclusivamente alla Strada ed alle Maratone.
L'SBM Palermo era a questi tempi molto competitiva perchè annoverava nelle sue fila quasi tutti i migliori fondisti Siciliani di quell'epoca ed anche atleti stranieri.
L'idea di entrare in una squadra così importante e giocarmi un posto dei 6 messi a disposizione per partecipare alle prove nazionali era eccitante quanto stimolante e la presi seriamente in considerazione.
I recenti risultati nella Mezza avevano portato un certo interesse nei miei riguardi e così presi la decisione che non fu affatto priva di dolore...

Quando decisi di cambiare Società e lasciare la Delta Palermo (e per la prima volta presi una decisione con la mia testa), venni liquidato da uno di loro (è facile capire chi sia stato) con delle asprissime parole che dette ad un ventenne non erano proprio il massimo: "Te ne vai per quattro soldi, la Società ha investito tanto su di te e così saresti riconoscente... Da ora sarai sempre costretto a correre per campare e dovrai farlo anche quando sarai infortunato... Quando ti troverai con il c..o per terra ripenserai a queste parole, per me te puoi andare via, ad atleti migliori di te ho dato un calcio in c..o per comportamenti simili..."
Tornai a casa ferito da chi reputavo una persona da rispettare ma prima di farlo passai presso la sede della Società per firmare il passaggio.

Anche questo episodio fu importante e mi insegnò ad essere finalmente indipendente e libero di prendere delle decisioni; l'evoluzione ai giorni nostri che mi vede gestire nel miglior modo possibile tutto quello che mi ruota attorno, artefice di buona parte degli ingressi nella mia attuale Società.

Era il 2002, altre decisioni importanti da prendere, e pochi mesi più avanti sarebbe stato C.S. Marina Militare...

mercoledì 25 gennaio 2012

Anno 2001 - La svolta dopo l'esperienza Delta Palermo (Prima Parte)

Sono tanto legato a questa vecchia foto...
Iniziavo a far sul serio e dietro colui che diverrà
il mio Grandissimo Amico oltre che esempio...
Quest'anno segnerà una marcata svolta in me stesso, e niente male all'età di appena 22 anni!

L'anno era incominciato un poco alla rinfusa, senza più la guida tecnica del mio primo allenatore e maestro di "disciplina atletica" che tanto aveva formato il mio carattere.
Renato... lo conoscono tutti i Race Walkers delle mie parti...

Per diverse settimane continuavo ad allenarmi seguendo grosso modo i suoi insegnamenti ma non riuscivo a sentimi a mio agio senza un traghettatore che mi indirizzasse verso la giusta via.
La Winners Palermo non aveva più bisogno di me, o meglio: i dirigenti di società alleate tra loro chiesero in prestito alla dirigenza CUS Palermo (che gestiva in tutto la Winners Pa) diversi atleti e... senza interpellarmi venni affiliato alla già morente Delta Palermo.
Questa società nel recente passato gestiva atleti di tutte le discipline Track and Field ma negli ultimi tempi l'interesse del Presidente era scemato relegandola a società di sole corse.

Giovane e immaturo com'ero mi presi tranquillamente il trasferimento confortato dal solo fatto che almeno qualche altro mio coetaneo che si allenava più o meno regolarmente ci fosse in questa squadra tanto da comporre un team per fare le prime trasferte nazionali e così avvenne...
Purtroppo i guai erano solo all'inizio e presto mi resi conto che quella fu l'esperienza atletica più bassa della mia pur giovane vita atletica.

Senza ancora alcuna personalità (o almeno in fase formativa) venni dirottato automaticamente verso una guida tecnica che rimarrà nelle mie memorie come la più penosa di sempre: mai seguito di persona (per svariati motivi che non narro in questo ambiente) e sempre a fare gli stessi ripetitivi compitini tutto l'anno.

Io stesso, che poco più avanti grazie al Coach mi scoprirò fantasioso nelle tecniche allenanti, arriverò a stento a sopportare tale andazzo sentendomi decine di volte durante l'anno trascurato e abbandonato, cercando di imparare a gestire me stesso nel migliore dei modi dato che la mia voce non era mai ascoltata.
Mi resi conto che stare allo Stadio dopo gli allenamenti era una clamorosa perdita di tempo per gli altri miei impegni e pian piano cambiai le mie abitudini a quelle attuali.

Spesso cercavo di rendere meno piatto l'allenamento inventandomi i primi percorsi difficili da affrontare con il carattere di sempre, ma con meno "follìa suicida" che aveva caratterizzato i primi anni di allenamento.
Fortunatamente non mi aspettavano più allenamenti estenuanti ma semplici lavori più concreti e velocizzanti, solo che... erano sempre e solamente gli stessi!
Una piacevole parentesi episodica renderà più bello e gradevole un 2001 ricco comunque di miglioramenti importanti e fondamentali per il mio futuro.

Ci resti male... quando vieni ripreso a suon di rimproveri a voce alta dal tuo Presidente!
Quando correvi forte era tutto positivo ma quando c'era di promuovere il tuo atleta o di spendere dei soldi per le scarpe da Running... quante lamentele e pure belle forti!
La cortesia non era di casa in questa società, ma probabilmente questo comportamento esclusivamente applicato a me stesso, era dovuto alla mia giovane età ed al mio carattere ancora fin troppo timido e assecondante...

Ma in atletica si parla in termini di risultati e così, nonostante le emergenze, tirai fuori molto del mio carattere agonista e la mia continua voglia di affermarmi.

Gli allenamenti invernali erano caratterizzati da un buon potenziamento fatto di salite (lunghe o ripetute) e di lunghi o ripetute sulla sabbia con attacco finale della Salita di Mondello.
A quei tempi gli uomini del CUS Palermo (con dentro tanti Campioni) trionfavano nei Cross lavorando tantissimo sulla Spiaggia di Mondello e di conseguenza la voglia di emularli era un pò fattore comune per tutti.
Il bigiornaliero diventerà consuetudine tutto l'anno (con le dovute pause e nei termini dei soliti 10-11 allenamenti settimanali) e ammetto che da giovane riuscivo a svegliarmi maggiormente che adesso ;-)

La stagione dei Cross finalmente segnerà una piccola svolta in me: nelle due prove dei Societari svolte a Regalbuto (EN) mi piazzerò nelle due prove al 4° ed al 6° posto assoluto e considerando che a quei tempi c'era ancora tanta gente che correva forte iniziai a destare l'attenzione e la simpatia di tutti.
Infatti, quell'elemento silente e sconosciuto come me che comunque si allenava "come un mulo" tutti i giorni allo Stadio, iniziava a fare risultato e addirittura nella prima di queste due prove per una buona parte della gara mi trovai in testa nettamente avanti a tutti pagando a caro prezzo (e irriso da molti) nel finale.
Ma era solo l'inizio di questa mia favola atletica...

La Società ci manderà tutti successivamente alla prima indimenticabile trasferta nazionale, attesa dopo tanti anni di allenamento: I Campionati Italiani di Società di Cross a Caserta!
Indimenticabile... scenario irripetibile dentro la Reggia di Caserta e quei grandi giardini immensi!
Ricordo i primi incroci con atleti siciliani che stravolgeranno (in positivo) la mia vita sportiva, quale un Francesco Duca in cattive condizioni quell'anno e relegatosi poco più avanti a me, piazzatomi all'87° posto (lui che è un asso dei cross, sempre e regolarmente tra le prime 30 posizioni)...

Ma non c'è anno senza amarezze e la prima la coglierò una settimana più avanti, il 18 febbraio ai Campionati Regionali Individuali a Biancavilla (CT) battuto nel finale dopo aver fatto il vuoto per gran parte della corsa.
Recuperato, riassorbito e sorpassato... un 2° posto che mi fece tornare silente per tutto il viaggio di ritorno in pullmann...
La trasferta dei Nazionali individuali me la guadagnai lo stesso ed alla Cinque Mulini, ricoperta di nevischio e fango, tra un mulino e un altro, tra un dosso e un fosso, portai termine la durissima prova al 35° posto tra gli italiani (che è pessimo ad un C. Italiano da sempre poco frequentato): i Cross da sempre non facevano per me!

Un inizio di stagione così mi rendeva il ragazzo più contento del Mondo: prime lunghe traferte, primi viaggi in Aereo, iniziavo a capire timidamente come girava questo Mondo che volevo scoprire...

Gli allenamenti successivi, come detto fotocopia per tutto l'anno mi vedevano a far salite di 10 x 200m (R. discesa) e 1.000m in pista (tra i 2'50" e 2'55" fisso) oppure combinazioni di ripetute di 2.000m e 1.000m, le classiche ripetute di 400m e 500m e i medi tra gli 8K e 12K.
Cose che anche un neofita dell'atletica dopo un anno di allenamenti conosce e capisce...
Io ci mettevo del mio e l'impegno costante tutti i giorni, nonostante la boria di questi lavori; migliorerò i miei PB grazie al mio solito carattere e probabilmente una diminuzione di lavori altamente stressanti quell'anno beneficiò il mio pur giovane organismo...

Il Vivicittà dell' 8 aprile, infatti, mi vedrà posizionato ad un discreto 6° posto, entusiasta di entrare a far parte dei "protagonisti" e, ancora una volta, contento di scambiare quattro chiacchere con Francesco Duca, l'atleta che "viene da lontano" come lo immaginavo inizialmente...
Tutto aprile segnò miglioramenti generali e lo si notava per come giravo in pista:
17 aprile - 10 x 1.000m (R.2') finalmente tutti sotto i 3'00" di media.
19 aprile - 8 x 500m tra 1'22" e 1'25" (R. 300m suppless)
23 aprile - 1.000m dopo le salite in 2'47" e PB per molti anni...

I tanti allenamenti culminarono la preparazione con un 10.000m in 32'15" corso in una pista diroccata come quella si Siracusa: decisamente un PB da ricordare.

Le prime apparizioni nelle corse su strada avvennero proprio in questo anno, nel 2001 come alla Trecastagni Star.
Ma la pista aveva maggiore priorità e tentai per diverse volte la strada dei 5.000m opera ancora incompiuta per me:
Catania - 19 maggio - C.Reg.Soc. - 5.000m - 15'25" - PB
Catania - 19 maggio - C.Reg.Soc. - 3.000m - 9'08" - PB
Altra doppietta di gare, questa volta "in casa":
Palermo - 02 giugno - 5.000m - 15'16" - PB
Palermo - 02 giugno - 3.000m - 8'58" - PB

Purtroppo, a fronte di tanti allenamenti sui 1.000m e multipli di esso, la velocità stentava a venir fuori e, guardando l'agenda di quell'anno, difficilmente scendevo sotto i 30" nei 200m...

Sicuramente non potevo che destare l'attenzione su queste caratteristiche dedite alle lunghe, forse lunghissime distanze da parte dei tecnici che mi vedevano proiettato sulla Maratona.
A quell'età, però non volevo, imparando dai grandi atleti che giravano tanto in pista e poco su strada.
Volevo ancora far meglio sulle distanze più brevi e rimandare chissà a quando l'esordio sulla 42K.

Ai primi di marzo, però, avvenne una piccola svolta, un episodio che mi segnò nel carattere e mi aprì una breccia verso la distanza che a breve sarebbe stata mia...
La nota Campionessa Italiana Agata Balsamo, atleta matura e specialista sulle brevi distanze, dopo una carriera improntata maggiormente su Pista e Cross, decise (con malavoglia a dire il vero) di debuttare in Maratona.
Fu un immenso piacere ricevere l'onore di accompagnarla nei lavori lunghi più difficili e scortarla a passo costante lungo il Giro dell'Addaura e correre per lei tanti, tanti chilometri.
Penso che proprio in questi appuntamenti imparai e scoprii di essere un discreto Pace-Maker capace di tenere costante l'andatura (di 3'30" circa) per tanti chilometri e l'idea di correre una Maratona iniziava a non dispiacermi più di tanto...
Laddove Agata mi avrebbe probabilmente "legnato" in pista (atleta capace di 15'14" nei 5000m), si trovava in netta difficoltà sulle lunghe distanze che non digeriva affatto: un bel ricordo incitarla a non mollare e aiutarla negli ultimi chilometri di lavori estenuanti per lei...
Anche i lunghissimi non li digeriva, eppure, il 29 aprile 2001 alla Maratona di S.Antonio a Padova, riuscì a chiuderla in un interessante 2h 36' 57" che completò con onore la sua lunghissima carriera ricca di vittorie.
Avrei potuto accompagnarla anche in gara ma scelsi di non farlo... forse avrei dovuto col senno di poi...

Cara Agata, la divisa della Nazionale Italiana che mi hai donato in quel periodo è custodita come un premio tra i più belli ricevuti in vita mia...

Si entra in giugno e iniziano le corse su strada.
Corleone (nella foto di archivio), un ricordo simbolico importante della mia vita: un giovane Francesco Duca dietro a inseguirmi (con un fisico più smagrito di adesso e addosso gli occhiali da vista) e poco dopo raggiungermi e staccarmi, chiusi al 7° posto con tanto di caduta e una voglia di correre sempre più forte.

(fine parte prima...)

giovedì 12 gennaio 2012

Anno 2000 - I Tempi del Winners Palermo

Ancora nulla nel mio archivio per questo 2000...
Foto di repertorio con Francesco Duca
Piedimonte Etneo (CT) - Gara "defunta"
L'anno del Millennium Bug, lo ricordo ancora :-)
Restai a festeggiare l'entrata del Nuovo Millennio a casa dei miei amici tutta la notte intera e di ritorno a casa, scelsi di andare ad allenarmi invece che dormire.
Iniziò così un anno nel quale crebbi bene a livello tecnico e di risultati ma nel contempo finalmente mi affacciavo sul Mondo che girava attorno a me con un sorriso, una parola, un cenno di presenza nei riguardi del prossimo.
Da sempre tanto chiuso (vedi puntate precedenti) ai limiti dell'intrattabile non per scelta ma per carattere, iniziavo forse grazie anche ai primi riscontri positivi importanti a farmi conoscere presentandomi sempre più spesso alle gare che contavano.

La maglia della Winners Palermo, forse sarà il ricordo migliore che ho della mia prima vita atletica, quella che poi si metterà su un binario di maggiore indipendenza e professionalità una volta approdato in Violettaclub.
Non ci credevo per l'entusiasmo, lo ricordo bene, quanto la presi bene la notizia che questa prestigiosa "costola" del CUS Palermo aveva accettato il mio ingresso nel panorama del mezzofondo.
I piccoli ma importanti progressi dell'anno precedente e la chiusura ormai imminente della mia precedente società, l'ACSI Matteotti Palermo (gloriosa un tempo ma decadente ai miei tempi...) avevano convinto i vertici della società Cussina di allora (che sono quelli attuali...) di darmi questa Chance.
Il loro problema era dovuto al fatto che non fossi presente sempre ed agli orari prestabiliti del Team nè tantomeno sapevano quali fossero i miei allenamenti visto che per natura preferivo un tecnico che mi insegnasse l'atletica che restare in un "branco" e fare gli allenamenti di tutti.
Tra l'università e gli studi mi allenavo quando capitava (come accade oggi) ma sempre e rigorosamente con disciplina ed applicazione.

Tanto entusiasmo era "normale" in quanto ventenne ed in quanto preso per la prima volta in considerazione.
Ai tempi la Winners Palermo era considerata un trampolino di lancio per l'atletica di vertice, quella dei Gruppi Sportivi Militari (credo il sogno di noi tutti mezzofondisti di quella classe d'età) o al limite di essere promossi come "degni del CUS Palermo", la Società di Vertice cui sognavo di entrare da ragazzino.
Ma di questo sogno... ne parlerò alle prossime puntate ;-)

Nella mente i sogni realizzati dai ragazzi della Winners quali Lorenzo Perrone (FF.GG), Paqualino Zammataro (C.S Carabinieri), Giovanni Catastimeni (C.S. Aeronautica di leva), Marcello Marcianò (C.S. Aeronautica di leva), Alessandro Lo Cicero (Grandissimo talento, diverse volte in Nazionale giovanile), Rosario Daidone (Colonna portante del CUS Palermo per moltissimi anni avvenire), e tanti ragazzi che ormai hanno abbandonato l'atletica (come molti di questi sopra citati).
Ma era davvero difficile raggiungere, sfiorare tutti questi "Mostri" fatti apposta per correre: titoli nazionali e medaglie europee o convocazioni azzurre già stavano nel Palmarès di tanti di questi atleti o di altri ragazzi di altre società che vedergli addosso la T-Shirt con la scritta "Italia" ti faceva venire l'invidia e tanta sana voglia di allenarmi.
Laddove io non correvo nemmeno i 16'00" nei 5.000m, c'era gente che ripeteva i 14' e spiccioli continuamente ma non mi abbattevo perchè la voglia di faticare c'era e tanta, forse anche troppa...

I sacrifici erano tanti, tantissimi, troppi e si sfiorava l'esagerazione.
Il mio primo allenatore mi ha insegnato tanto ma era alle volte troppo esigente.
Questo sarà l'ultimo anno cui sarò seguito, prima di affrontare un anno assolutamente buio (il 2001) come guida tecnica.
Ricordo vive le estati a far ripetute in salita forse eccessive per un ragazzo che desiderava eccellere nel mezzofondo: magari adatte ad un fisico più preparato da maratoneta come lo sono adesso ma sarei stato messo lo stesso a dura prova.
Ma nulla mi fermava: sotto la pioggia più battente ero presente a far ripetute, lavori di ogni specie tanto da renderli indimenticabili e quando non avevi l'abbigliamento più adatto al running viste le comunque precarie difficoltà economiche, ti adattavi ad ogni tipo di disagio.

A breve sarebbe giunta la fine delle T-Shirt di cotone, quelle appiccicose d'estate e fredde d'inverno...
Dentro di me curavo e sviluppavo la passione di un esperto e tecnico di scarpe e abbigliamento per il Running ma non lavoravo e non me la sentivo di gravare sul bilancio familiare per una semplice passione.
A quell'epoca mi spostavo ancora quasi esclusivamente in bicicletta...
I primi acquisti... vestire da Runner iniziava ad essere un elemento importante nello sport che praticavo...

Palermo diventava sempre più il "mio campo da gioco", sempre più ampio :-)
Primi medi in Via dell'Olimpo, ma con partenza da Via Marinai Alliata: pendenze e difficoltà varie su un percorso comunque semipiatto predecessore dell'ormai mitico giro dello ZEN - Via dell'Olimpo ideato dal mio attuale Coach e curato da me negli anni a seguire, Cantiere di tutte le mie soddisfazioni in Maratona.
Quando non c'era la Villetta Case Rocca (quella adiacente allo Stadio, ai tempi un brutto campaccio pieno di sterpaglie e chiuso al pubblico), i medi più leggeri si correvano al Piazzale dei Matrimoni sullo sterrato (che ora è impraticabile o quasi per incuria) da 1.500m.
Quanti lavori pesanti, anche infangati sotto l'acqua, alle volte 9 giri o di più...
Ne ho passato pomeriggi migliorando in continuazione i tempi e le medie al giro :-)
I primi Medi in Progressione li ho fatti lì, capendo un meccanismo che mi imponeva finali violenti e massimali: anche quelli saranno mesi di crescita e maturità.

Non mancavano le lunghe salite e i record che si susseguivano quando ero chiamato in causa nel raggiungere il Santuario di S. Rosalia.
Ricordo un'estate torrida ma capace di migliorarmi lo stesso sul percorso su strada asfaltata di Monte Pellegrino: 31'43" (prima partivo dalla biforcazione) ed una T-Shirt di cotone da strizzare come non mai!
In quegli anni tra l'altro, Palermo viveva "l'acchianata" in difficoltà in quanto il Monte Sacro era stato invaso da crolli di costoni di roccia parecchio pericolosi che invadevano la strada.
Per tanti mesi, prima della definitiva messa in sicurezza, era vietato l'accesso alle auto e a chiunque si avvicinasse... aggiravo i pochi ostacoli e mi allenavo in solitudine!

Appartenere ad un gruppo di Veri Atleti richiamava in me, come sopra detto, tanta voglia di emergere e finalmente nelle apparizioni ai Cross Regionali riuscii a farmi valere con un discreto piazzamento.
Se non ricordo male, i Grandi mi "piazzarono" nel Cross Corto 4K a me meno congeniale e tirai come un dannato in mezzo alla mischia di "dannati.
Terminai staccato ma competitivo.
Era la fine di un incubo, da quella "prima volta" tinta di fango e umiliazione...

La "scalata" al miglioramento come sempre era irta di insidie e difficoltà...
Ricordo una mattinata così storta come quella di una Mezza Maratona di Partinico (PA) nella quale ci sarebbe stato da raccontare un ritiro dall'atletica: 1h 14' 50" ma che più scarso di così non si poteva...
Ma al solito non mi abbattevo e nonostante un Vivicittà di quell'anno nelle retrovie, 12K in 40'47" battuto anche dalla formidabile Agata Balsamo (ma prima del suo ritiro sarò suo amico, sua spalla in allenamento :-), la stagione in Pista mi regalerà qualche bella soddisfazione.

L'inizio in Pista non fu dei migliori, un 33'05" sui 10.000m il 30 aprile a Palermo e doppiato tante volte dai "Big".
Ma gli allenamenti procedevano al meglio ed iniziavo un'evoluzione atletica non indifferente che mi portò quel 3 giugno al PB della stagione sui 5.000m in 15'31".
Era finalmente un segnale positivo del tanto lavoro svolto!

Era ormai estate e finalmente c'era anche più tempo per allenarsi: il 2000 fu il primo anno che iniziavo a fare i doppi allenamenti con le prime difficoltà adattative!
Ma la Pista ti restituiva con successo i sacrifici:

Lavoro di 3000m - 2000m - 1000m in 9'40" - 6'18" - 3'00"
Lavoro di 8 x 1000m alla media di 3'01"
Lavoro di 3 x 2000m alla media di 6'40"
I primi 1.000m in 2'52" - 2'53".

Tutto questo portò a continuare a far gare in pista ed a cercarne: più difficile senza Internet o telefoni cellulari, dovevi rivolgerti al "passaparola".
Altri 5.000m li corsi ma ottenni un 15'52" il 12 luglio e un 15'39" il 16 luglio; successivamente realizzai un confortante quanto solitario (ero l'unico partecipante) 3.000m in 9'08".
Ultima gara in settembre, un 1.500m (il "vizietto" stava crescendo in me :-) in 4'15" e PB.
Degno di nota, in uno degli ultimi allenamenti in Pista e parecchio in spinta data l'ultima gara corsa, un significativo 65".3 che più di così non avevo fatto mai!

Era novembre e la strada richiamava nuovamente con le "tradizionali" per me mezze maratone.
Seguivo l'esempio di atleti locali più affermati di me proseguendo la stagione naturalmente su quel campo, da sempre mio.
Le prime telefonate agli organizzatori, in totale timidezza, senza sapere cosa poter dire per ottenere un pettorale di partecipazione, è l'inizio di un lunghissimo percorso che oggi mi vede gestire totalmente le mie gare e la mia immagine.
Parlavo come sempre con i pochi risultati alla mano, cercavo di farmi un nome anche quando non ne avevo, e i mezzi a disposizione erano limitati, cioè un telefono fisso a cornetta o raramente un contatto tramite telefono cellulare (per i privilegiati che già lo possedevano).
Non esisteva l'e-mail e internet era roba da smanettoni (a modem 56k) o da mostra alle Fiere: indimenticabile l'emozione di provare a navigare su un browser e scoprire un "mondo" tutto nuovo potenzialmente infinito, dietro i colori falsati e luminescenti dei primi portatili che supportavano le schede di rete ;-)

Ma messe le scarpette ai piedi, fui primo ospite della Palermo D'Inverno del mitico Nando che chiusi il 05 novembre in 1h 11' 24" (e nuovo felice PB) sulla spinta di una discesa di Mondello che portava all'arrivo del Charleston.
Ma un mese dopo sarà Bis e la conclusione di un anno carico di emozioni ed in fase di crescita nel quale chiuderò arretrato in classifica, pur battendomi, alla Mezza Maratona della Maratona di Palermo del 03 dicembre in 1h 11' 27".

Il 2001 sarà un anno difficile ma le forti delusioni ti portano a reagire e conseguentemente scoprii in me stesso questo importante potenziale ;-)

lunedì 14 marzo 2011

Anno 1999, ancora più su!

Anno 1999.

Venti anni suonati, e come me le suonava l'Università!
Si, quella è stata una delle mie più grandi sconfitte.
Stessa applicazione di sempre, estati intere a studiare per poi essere "mandato" miseramente dopo un insignificante errore al compito che lo invalidava del tutto o una serie di domande di Analisi I o Geometria che rimarranno fino alla fine dei miei giorni uno dei tanti "misteri mistici" che mi portavano a fare scena muta...
Eppure quel libro lo sapevo praticamente a memoria, eppure ero preciso come sempre; ma da quel diploma di perito elettronico che presi già iniziando a correre fu un concatenarsi di difficoltà sempre più crescenti.

Ricordo le corse da un'aula all'altra per seguire la lezione successiva distanti circa 500m che... purtroppo perdevo con qualche collega di corso incaricato di occupare 2-3 file di banchi per il suo team di geniacci...
Lui mi malediceva perchè arrivava con il fiatone, io mi divertivo un mondo!
Eppure... ripensandoci, faceva tutto questo per negarmi un posto sulla 20ina che ne occupava... che assurdità!
...ti vorrei vedere ora se mi arriveresti davanti!

Mah, acqua passata ormai, specie da quando ho scoperto che ci sono delusioni maggiori di queste...
Ma in quel periodo si studiava e ci si allenava ed in quell'estate del 1999 iniziai ad avvicinarmi anche al doppio allenamento.

Mi alzavo presto la mattina, come faccio tutt'ora, per respirare aria pura e vedere la Città svegliarsi al sorgere del sole... i mesi di aprile-maggio i più belli per mitezza, i mesi di luglio-agosto i più freschi per tamponare gli oltre 35°C del pomeriggio...

Ma gare su strada poco o niente...
Il mio primo allenatore mi instradò verso l'apprendimento di differenti tipi di allenamento, lui professore di matematica alle volte tracciava anche il grafico ideale delle reazioni organiche a quell'allenamento in pista, era tutto affascinante, bello, entusiasmante!
Non avendo acquisito sicurezza in me stesso non mi avventavo a prendere l'auto per andare a gareggiare fuori, dovrò ancora imparare il mestiere del "manager di me stesso" acquisito nel corso di tanti anni e imparato da atleti più grandi di me.

Mi limitavo, quindi, alle gare su pista istituzionali e tanti PB vennero conquistati insieme a molte barriere cronometriche abbattute più volte.

Mi allenavo quasi sempre da solo, ma iniziavo a sperimentare varie ambientazioni allenanti.
I lavori più frequenti... quelli di costruzione muscolare e un primo approccio leggero in palestra verso la fine dell'anno più che altro per curare gli addominali e i dorsali.

Quell'anno i lavori più gettonati erano le ripetute in salita, ma d'estate... erano davvero assurdi!
Riuscire a fare 20 x 400m di salite a "Dallas" (zona quartiere pallavicino) era forgiante per il carattere quanto allucinante e... lo ammetto, erano lavori eccessivi per durezza (senza contare che in effetti non porta a niente tutta questa mole di lavoro).
Lavori - fotocopia sempre in quello stesso scenario come le ripetute di 300m e quello strappetto duro di 100m a fine salita fatto... ma quante migliaia di volte ad oggi?

Monte Pellegrino - strada asfaltata divenne mia amica già da allora, specialmente d'estate, in tutte le salse: partendo dal bivio salita-discesa affrontavo metà strada, poi tutta fino al Santuario di S. Rosalia che ogni volta mi vedeva soddisfatto nell'aver fatto una visita alla mia Santa Protettrice.
La parte più bella, unita alla difficile gestione, è proprio il finale di questa salita, quando dopo l'ultima curva inizia quel rettilineo non troppo pendente che sul lato sinistro fa vedere uno scorcio di Palermo mozzafiato...
Gli ultimi 500m sono addirittura in leggera discesa e (se hai gambe) ti getti in picchiata come un falco.
Più avanti mi inerpicai sul duro tratto "scala vecchia" verticale in molti tratti.
La prima volta fu assurdo: non essendo a conoscenza dell'effettiva distanza tutta quella fatica mi sembrò infinita.
Oggi so a memoria ogni curva per quante volte l'ho corsa ed il PB resta sempre un buon 17'01", uno di quei Personali da abbattere prima o poi!

Uno degli allenamenti che rimpiango perchè non lo svolgo più per scelta tecnica è il lavoro su sabbia nella spiaggia di Mondello.
In quell'anno scoprii anche questo: il volto di Palermo Beach d'inverno è assai differente da quello estivo pieno di turisti, rumore ed anche sporcizia.
La spiaggia appare incantevole senza la deturpazione di barriere e cabine e l'acqua, non più contaminata, cristallina.
Correre di fianco a quegli scenari, seppur di solo lungo (circa 20') o di ripetute mi manca non poco.
E' pur vero che si tratta di un lavoro rischioso per caviglie e ginocchia ma mi divertivo tanto!
A fine allenamento andavano scrollate le scarpe dalla sabbia e via per un 3K di salita verso il Parco della Favorita che aiutava a trasformare il lavoro effettuato.
La... Discesa di Mondello che anche quando la affronti in salita sempre discesa resta nell'immaginario di noi palermitani :-)
E... posso tranquillamente affermare che ci sapevo fare sulla sabbia!
Poi, vai a capire perchè nei cross faccio così pena(!)

Ed è per questo che pian piano la corsa ha preso parte di me stesso.
Non si trattava di correre e basta... semplicemente, ma di vivere emozioni differenti con allenamenti differenti su percorsi differenti e magari in scenari particolarmente suggestivi a seconda delle condizioni climatiche.
Mondello investita da una tormenta d'acqua o "l'acchianata" in pieno acquazzone sono ricordi vivi nella mia memoria di giovane ventenne.

Come detto, mentre i miei coetanei o gente più esperta di me con molti "capelli bianchi" si cimentava nelle diverse corse su strada, io ero lì a provare l'impossibile in pista dopo i tanti sacrifici di quei mesi.
Trasformare quelle giornate in un crono decente era la mia unica volontà e le motivazioni erano parecchio spinte... quel carattere che esco sempre fuori ad ogni gara, ancora oggi.

Diverse volte capitò di presentarmi come unico partecipante ad una sessione di 5.000m che non voleva correre nessuno e... partire lo stesso!

Così in quel 1999 gli eventi chiave furono i seguenti:

- Un lavoro di 3.000 - 2.000m - 1.000m in 10'50" - 6'50" - 3'15"

- Vivicittà 11 aprile '99 - 12 Km - 42'03"

- 10.000m in pista - 24 aprile - 34'20"

- A maggio un PB sui 2.000m in pista in allenamento: 6'26"

- 5.000m in pista - 22 maggio (cds regionali) - 16'22" - PB

- 3.000m in pista - 23 maggio (cds regionali) - 9'26" - PB

- A luglio in un 10 x 400m realizzai 67".8 - PB significativo in quanto meccanicamente e tecnicamente non ero capace di riuscire a far meglio di questo...

- Monte Pellegrino Scala Vecchia - 24 luglio - 18'47" - PB

- 10.000m in pista (il secondo dell'anno) - 31 luglio - 34'33"

- 5.000m in pista - 22 settembre - 16'08" - PB

- 3.000m in pista - 26 settembre - 9'17" - PB

Grazie a questi ultimi risultati discreti gli assoluti di buon livello assieme ai "grandi" e inarrivabili atleti iniziarono a rivolgermi qualche parola che ricambiai volentieri anche perchè iniziavano a vedermi sempre più spesso in giro...
Era la lenta e progressiva apertura mentale che mi sbloccò e cambiò in me il mio carattere.
I primi Veri Amici di oggi li incontrai in quell'anno, per strada o su pista durante gli allenamenti e scambiare le prime parole in gruppo mi aiutarono a scrollarmi di dosso quell'identità che era affermata solamente come studente.
Pian piano le posizioni in gara iniziavano ad essere meno severe ma l'anno al solito si chiuse con la Mezza Maratona di Palermo.

Dopo tanta pista passai qualche altro mese per preparare questa distanza con tanti, duri lavori mirati.
Come sempre concludevo le gare con finale appesantito, stringendo i denti e con gambe pesanti come non mai.
E quel rettilineo finale di via Maqueda verso l'arrivo posto a Piazza Politeama ormai a me noto, mi vide nefasto protagonista di un sorpasso sempre ricordato quando mi incontro con lui.
Antonino Mannino, uno degli amatori più gentili e cortesi mai conosciuti ha avuto in se per tanti anni una tempra da grande combattente; nonostante i capelli ingrigiti e l'età attorno i 40 anni (circa a quell'epoca), riuscì a passarmi con grande enfasi beffandomi nel finale una posizione attorno ai primi 20 posti...
Come ci rimasi male e quanto se ne parlò in quella settimana ma, nonostante tutto, realizzai il mio ultimo PB dell'anno di 1h 12' 09".

Oggi è sempre un piacere incontrare al mattino Nino (Universitas Palermo) che corre ancora e molto forte, un vero gentleman della Corsa, un altro esempio di longevità atletica, lavoratore e padre di famiglia.

Chi mi vedeva come maratoneta in un futuro prossimo di certo non si sbagliava anche perchè quell'assetto "seduto" ed il passo radente che mi contraddistinguevano non portava che a questa conclusione.
Non ci pensavo minimamente di esordire così giovane ma sarà più avanti l'approdo in Marina a portarmi addosso quella piacevole "follia" che è la 42,195 Km.

(Altra foto di repertorio non in linea con l'anno narrato: i CdS regionali 2001 a Regalbuto (EN), la società sportiva la racconterò quando sarà il momento, dopo lo sparo avanti e di molto, per due giri interi prima di scoppiare...)

mercoledì 23 febbraio 2011

Ricordi di un diciottenne

Rileggendo l'agenda con la quale ho iniziato a registrarmi tutti gli allenamenti svolti giorno dopo giorno, è stato un excursus di vecchi ricordi legati non solo alla fatica delle corse.

Il mio non è un voltarmi indietro; non sono solito a farlo e se l'avessi fatto l'estate scorsa la New York City Marathon nemmeno l'avrei corsa.
Piuttosto è un bel modo di raccontare come il mio punto di vista del Running in me sia cambiato nel corso degli anni.

Dopo i primi mesi di allenamenti regolari, il diciottenne incerto che era in me iniziò ad avvertire l'esigenza di registrarsi i progressi dei lavori e provare tutti i giorni di migliorarli.
Era l'anno 1998, avevo 19 anni.

Si... tutti i santi giorni volevo fare meglio di quanto fatto precedentemente.
Ero presissimo dagli allenamenti e dalla voglia di fare, superiore di qualunque tipo di sofferenza, fosse anche un infortunio.
Gli "altri"... inarrivabili, quelli correvano dalle categorie giovanili; mi ero affacciato timidamente all'agonismo da junior, dubbioso delle mie reali capacità.
Se non fosse stato per il mio primo allenatore, meglio chiarmarlo "mentore", colui che mi ha insegnato la disciplina e la mentalità umile e paziente, non avrei preso fiducia in me stesso in quell'agosto del 1997...

Mi allenavo sporadicamente allo Stadio delle Palme, ragazzo chiuso, introverso, giungevo allo Stadio e mi sparavo i miei 10 giri nell'anello esterno quasi fosse una gara.
Niente maglie tecniche, pantaloncini corti e maglietta di cotone, un orologio a lancette...

Il mio primo cronometro da polso, un Casio da 10 piccole memorie costò 114.000 lire, ma verrà qualche mese dopo; ancora oggi è funzionante.
Non avevo molti soldi all'epoca, mi veniva difficile chiedere del denaro ai miei genitori per la corsa; i primi tempi non me la sentivo.
Eppure ciò che posso dare atto alla mia famiglia è stata sempre la libertà di azione affidatami, non compensata da un istradamento verso nessun tipo di attività.
Mi sono scoperto, motivato e aiutato da solo in pratica!

Conseguentemente dopo poco tempo avvenne la prima visita al negozio tecnico, ma anche qui scelsi una scarpa da "beginner"...
Abituato alla classica "scarpa da tennis" il modello da Running seppur di basso livello mi sembrò un'altra categoria.
Di li a poco arrivò anche la A1 su consiglio del primo allenatore; la scelta cadde su una scarpa al 50% che non voleva nessuno... i soldi non erano molti!
La usai la prima volta alla prima mezza maratona corsa, l'8 dicembre a Palermo... una tragedia per i piedi per quante ferite presi quella mattina, una gioia il mio arrivo al traguardo in 1h 21' 20" circa.

Da sempre ero attratto dalle scarpe sportive, l'amore per la scarpa da corsa e la sua tecnologia applicata venne poco dopo, e di lì verso tutto il panorama allargato al running.

Non avrei potuto farmi un regalo migliore da diciottenne che il Tesserino Fidal, davvero!
Non sono mai stato avvezzo alle grandi feste e nè la chiesi a 18 anni, ma quel tesserino in mano pochi mesi dopo i primi allenamenti me lo ricordo nitidamente!

La mia prima società sportiva fu l'ACSI Matteotti Palermo, una società in declino verticale nei riguardi dell'atletica ma dal glorioso passato.
Completo di gara Rosso acceso di cotone... una disgrazia ogni volta lavarlo :-)

Se qualcuno mi avesse detto che 10 anni dopo avrei avuto così tanto dalla corsa mi sarei sentito preso pesantemente in giro... nemmeno io stesso capivo cosa stessi facendo; l'unica direzione che perseguivo era la gioia di un miglioramento derivante dal sacrificio, di qualunque peso esso avrebbe dovuto essere.

Ricordo che correvo spesso con delle magliette di cotone... color bianco ed ora per quante ce ne stanno in casa collezionate ad ogni gara sono costretto a donarle a chi ne ha più di bisogno, come i ragazzini delle scuole.

I grandi Campioni li vedevo da lontano, loro si che erano dei grandi atleti!
Ricordo ancora un Berradi a bordo pista salutarmi la prima volta al mattino, mentre correvo con grossa fatica delle ripetute di 400m; lui ancora era un atleta del CUS Palermo e fresco Campione Europeo U23 dei 10.000m.
Nei pomeriggi estivi mi limitavo ad accodarmi al gruppone folto di quei tempi, capitanato da Berradi, Daidone o Battocletti (ma nemmeno lo conobbi in tempo, dopo pochi mesi avrebbe lasciato la guida tecnica di Polizzi), silenzioso non per scelta ma per carattere...

Il primo mille in pista... temevo di entrare in pista, avevo rispetto dei tesserati a tale livello che dovetti chiedere il permesso!
Lo ricordo ancora per intero quel mille che fu un test.
E venne un 3'14" che dava le dimensioni delle mie reali capacità, lontanissime dei miei coetanei "di grido".

In poco tempo, però, mi abituai subito alle metodiche di allenamento ed in quel 1998 i progressi furono contraddistinti da:

- Inizi estate - Una serie di 8 x 1000m alla media di 3'20"

- 29 giugno il mio primo 2'59"... ho la foto nella mente degli attimi immediatamente dopo l'arrivo... esultante come fossi in gara!

- 04 luglio il primo 5.000m serio in pista (già mi allenavo da quasi un anno): 16'57" e Personal Best :-)

- 13 settembre fu la volta del 10.000m in pista - 35'49" e nuovo PB con i "grandi" a doppiarmi diverse volte.

- 06 ottobre - Primo arrivo in vetta a Monte Pellegrino fino alle Antenne Rai su strada (ai tempi era chiusa la strada alle auto per crolli di costoni di roccia) - 44'10" - PB

- 18 ottobre - Mezza Maratona Palermo d'Inverno - 1h 18' 17" ... gli altri italiani forti la correvano in 1h 06'...

- 08 dicembre - Mezza Maratona di Palermo - 1h 15' 20" - PB, felicissimo ma la competizione davanti era agguerrita e irraggiungibile!

Inutile dire che gli "amatori d'elite" mi punzecchiavano e poco più avanti anche i "galletti assoluti Fidal" della mia età si divertivano ad irridere la mia silenziosa e fin troppo eccessiva applicazione.
E' finita che molti di loro più avanti diventeranno compagni di allenamento e (pochi altri) amici che ancora oggi rivedo ma che sono usciti fuori da questo sport.

Ma il ricordo che mi lascerà maggiore impatto di quei primi tempi fu il mio primo Campionato Regionale di Cross svoltosi a Palermo nel gennaio del 1998.
Praticamente si trattava di un sub-Campionato Italiano Juniores per quanti protagonisti fossero concentrati nel Campo ad Ostacoli del Parco della Favorita.
Luca Scozzari (non corre più), Giovanni Catastimeni (non corre più), Pasqualino Zammataro (non corre più), Daniele Piraino (non corre più), Giuseppe Marino (non corre più), Hicham Berradi (non corre più), Lorenzo Cannata (Professionista in Aeronautica) e... forse altri che non mi vengono in mente!
Ero anche fin troppo ottimista per i pochi mesi che correvo seriamente ed ovvio che nessuno mi conoscesse affatto!
Tutto l'ottimismo sparì in un sol Colpo di Pistola...
Praticamente un trauma post-adolescenziale: quasi tutti gli altri scattarono come delle molle lasciandomi quasi "sul posto" ed io a rincorrere me stesso.
Non credo di essere arrivato ultimo ma c'ero quasi, ad anni luce dagli altri ragazzi che correvano a mille.
Nessuno in famiglia che si offrii di accompagnarmi, solo e sconsolato tornai a casa consapevole di quanto fossi indietro rispetto alla gente della mia età che correva per davvero, ragazzi apparentemente normali ma che in realtà avevano un enorme potenziale dentro.
Un duro colpo che mi portai dentro per molto tempo ma che mi portava ogni giorno motivazioni per fare meglio, perchè "se gli altri correvano così forte potevo e dovevo fare di più e meglio", questo era ciò che mi ripetevo...

Ogni tanto ripenso a questi primi periodi e questo mi aiuta a ricordarmi chi ero veramente pochi anni fa; in fondo quella parte di me stesso umile lavoratrice è rimasta la stessa, entusiasta di correre come se fosse il primo giorno di tredici anni fa solo per scoprire cosa mi riserverà ogni giornata con le scarpe da corsa ai piedi...

(Foto di repertorio... più antiche non ne posseggo: Palermo Half Marathon del 2000 in maglia Winners Palermo, quando ancora ero in possesso del CUS..., le scarpe erano le prime A1 acquistate)

mercoledì 24 marzo 2010

Amici di una Vita, Sempre Bello Ritrovarsi!

E' stato bello, davvero indimenticabile, è stato come rivivere in un attimo tanti episodi, vissuti con i bei ricordi di un anno lontano da casa, il 2002 :-)

Era capitato di incrociarci, ma in mezzo all'enorme folla dei Campionati Italiani di Volpiano non è mai facile soffermarsi per salutarsi o meglio ancora, per farci una foto insieme!

Ed alterne sfortune ci hanno privato nei mesi vissuti insieme o negli anni successivi, di trovarci "face to face" in gara.

Nello, visto da molto ma molto in basso per me in quei tempi...

Il mio ingresso in Marina, come raccontato ampiamente, non saprei come definirlo se non da "miracolato".
Venni preso sulla fiducia da un'annata precedente dove avevo fatto progressi a dir poco incredibili se penso alla guida tecnica che NON avevo (brrr..... aberrante!)
...meno male che mi raccolse il Coach due anni dopo :-D

Nello, talento brillante, attaccante nato.
Io, un mulo e basta con tecnica tutta da costruire da Zero da far "sbarcare" in Maratona...

Poche le occasioni nella quali riuscimmo a gareggiare insieme quel 2002, ma lui nettamente superiore a me...
Vederlo in azione in quella Pista del Campo Montagna, quanto andava forte!

Eppure, sempre affiatati, sempre a scambiarci un sorriso nei tiepidi giorni d'estate...
Lui con la testa ai 3.000m e ai 1.500m, io con un piede nella fossa... (ops... Maratona ;-)
Che rimpianti, non poterci essere nuovamente con le doti acquisite oggi!
Molte cose sono cambiate, dentro me stesso, gli anni mi hanno spero migliorato sotto ogni aspetto, e questo grazie ai viaggi, alle sconfitte più che alle poche vittorie conquistate.
In ogni campo, da quello Atletico, a quello della Vita...

Mi piacerebbe ritrovare la gente di La Spezia...

Non importa se per ora sei ai box caro amico mio, importa che continui a scommettere su di te in modo da poterti togliere grandi soddisfazioni anche su strada.
E perchè no, incrociarci in qualche grande manifestazione come anni fa, per farmi rivivere ancora una volta, in un attimo, i tanti giorni piovosi in Liguria.

Per noi che abbiamo corso una delle più impegnative gare del Mondo, il Challenge Stellina, con la grossa differenza che il Vero risultato l'avevi portato a casa Tu, Nello, il tempo sembra non fermarsi mai, a quella splendida foto, di tanti anni fa.
Siamo cambiati tanto dentro, ma fuori non è cambiata una virgola, che bello!

Insieme, ancora per un attimo, ancora una volta :-)

venerdì 11 dicembre 2009

Centro Sportivo Marina Militare: Ultimo Atto, la Maratona (4a parte)

Agosto 2002

Durante la preparazione per il Challenge Stellina in realtà da poco erano iniziati i lavori per la Maratona di Venezia, tanto attesa dai vertici del Centro Sportivo.

La prima volta in assoluto, non si scorda mai.
Nonostante fossimo in pieno agosto, dalle parti di La Spezia il clima non era poi così impossibile per prepararsi: la mattina c'era una brezza leggera e afa non ne ho percepita mai.
Le zanzare, al solito, a dare tanta compagnia :-P

Il primo lunghissimo da 1h 55' non lo dimenticherò mai: sembrava non finire più, considerando che oltre l'1h45' non ero MAI andato.
Avevo solamente 22 anni allora, lo corsi la domenica mattina e gli ultimi 10' furono indimenticabili quanto mi sentii a disagio...
Li corsi in compagnia ma davo veramente i numeri...
A pensarci oggi mi viene di riderci su :-)

I primi medi e fartlek chilometrici mi insegnarono molte cose: passando per un anno (il precedente) sotto le mani di un incompetente non avevo idea di cosa potesse significare correre tali distanze, ma dentro tenevo sempre l'attitudine.
Ricordo benissimo i fartlek N x 500m (R.500m) sull'anello da circa 2 Km corsi sempre allo sfinimento, i fartlek da 3000m-2000m-1000m posti in serie diverse e verso la fine della preparazione il doppio medio da 10 Km la mattina e il pomeriggio con il secondo più forte del primo.

Come prima preparazione non fu affatto male, tutto filò liscio senza sconforto o infortuni seri (faceva sempre male l'esterno ginocchio sinistro...) e il mio tecnico, A.L. che mi seguì a fondo, non profetizzava alcunchè ma sentivo che era ottimista.

Come già detto, l'evento Venice Marathon 2002 fu l'ultimo evento in cui la Marina Militare presentò una squadra al completo: quell'anno la Maratona valeva anche come Campionato Mondiale Militare e l'ambientazione era il massimo per la Forza Armata che andavo a rappresentare.
Guest Star Vito Sardella, da sempre il mio idolo di Maratona.

Ottobre 2002

Partimmo con una ridotta spedizione dal Centro Sportivo in Ducato Verde Militare, diretti verso l'Arsenale Militare di Venezia. Lì dormii per una notte indimenticabile.
Non sapevo come comportarmi, riconoscevo che quell'anno volato via da atleta era stato davvero negativo (basti pensare solamente ai m.5000 attorno i 15'50") e negli spogliatoi gli altri atleti non è che erano rimasti molto entusiasti di quello che ero riuscito a fare, a parte coprire le gare...
Sapevo tutto questo e con la tensione in corpo non riuscii a dormire più di tanto...

La mattina seguente mi trovai a riscaldarmi con i grandi campioni.
Non sapevo assolutamente come comportarmi per schierarmi tra le prime fila, quindi scelsi di riscaldarmi con i grossi nomi, solo che loro correvano fortissimo!
Dovetti adattarmi, ma alla fine mi ritrovai ben messo alla partenza.
Il cuore batteva fortissimo, pur avendo corso tante gare, pur sapendo che la partenza non significa tanto.
Ma era l'esordio, cosa potevo pretendere, la freddezza che oggi mi contraddistingue?
Forse era meglio quando ero più inesperto da questo punto di vista...
A.L. era presente, a seguirmi in bici, da lontano per darmi una parola di conforto.
Cosa volevo di più?

Venezia è una grandissima manifestazione. La tensione derivava dall'immensa folla di gente, dagli elicotteri che mi volavano sopra la testa, dall'attesa prima del via che non terminava più.

Ma sono uno che impara in fretta ;-)

Finalmente lo sparo da Stra, dritti per i velocissimi primi chilometri.
Qualche K di euforia lo ebbi, credo che corsi sotto i 3'20"/Km i primi due, già temevo il peggio.
Riuscii facilmente ad individuare il mio gruppo, quello delle donne (Beh, l'obiettivo erano le 2h30', quindi facile a trovare il gruppo!).
Vito lo vedevo da lontano andare via agilmente...

Strade leggermente bagnate, umide, autunnali, ma niente affatto fastidiose.
I primi K scorrevano lunghi e il panorama era eccezionale, come la scorrevolezza della strada.
Prime inquadrature televisive e tranquillamente a mio agio.

Il gruppetto tra l'altro era parecchio assortito e non temevo di rimanere solo.
Le donne me le ero scelte bene: Anne Kosgei (KEN) e un'etiope.
Di donne italiane nemmeno l'ombra.

Rilassato correvo tranquillamente verso la Mezza Maratona, passaggio attorno all'1h14'
La parte difficile di Venice Marathon inizia nella seconda parte.
Pochi K più avanti e i piedi non rispondevano più adeguatamente...
Era il K 25 e dopo aver fatto elastico un paio di volte, sforzandomi di rientrare, non ce la feci più... I piedi mi tradirono.
Le donne e il suo gruppetto se ne andarono via.

Di lì in avanti rimasi da solo o quasi, all'incirca superato Mestre.
Non ricordo bene come ci arrivai al K 32, ma come ben molti sanno venne il momento di attraversare il Ponte della Libertà.
5K Lunghissimi, temutissimi e... poco visibili!
La nebbia faceva si che si vedesse poco oltre.
Era sconfortante non riuscire a vedere avversari o l'avvicinarsi della fine.
Il mio carissimo amico Matteo lo aveva descritto come un epico momento in cui avere le energie in corpo era fondamentale, e invece...

Iniziai a correre poco sotto i 4'00"/Km incitato dalla corsia opposta da A.L. in bici.
Non avevo molto, ma non mi persi mai d'animo, anche quando mi passarono alcuni podisti più in palla di me.
La fine del lungo ponte culminava con un accesso al cavalcavia da valicare, senza piedi, e una successiva lunga discesa, senza gambe e piedi...

Pochi K dopo, attraversando alcuni binari di ferrovia portavano al mitico ingresso ai Ponti: come un'apparizione mistica vidi una lunga folla che mi incitava e richiamai le ultime forze rimaste.
I Ponti non li affrontavo con così poi tanta lena: a salire non andavo, a scendere non andavo...

Era ormai l'ultimo K, non sò quanti ponti avevo corso nè quanti ne mancavano ma improvvisamente la gente ai bordi delle transenne aumentò il tono degli incitamenti: "Brava, forza, Brava!!!!"
Alchè girandomi, "tappetta" com'era mi trovai alle spalle una Anne Kosgei, seconda in quel momento tra le donne, che mi aveva ripreso proprio all'ultimo...
Il sorpasso fu inevitabile. Le gambe non si alzavano più...

Erano gli ultimi ponti, Piazza San Marco si avvicinava, la voce dello Speaker anche e rimanevano gli ultimi due ponti da attraversare quando...
Sopraggiunge da dietro Sebastiano Mazzara: C.S. Esercito, grandissimo talento, mio corregionale e soprattutto avversario di Forza Armata quel giorno!
Non ci fu verso.
Provai a reagire alla sua rimonta ma alla discesa dell'ultimo ponte mi passò lasciandomi sul posto con le mie gambe che nel tentativo inutile di volata subivano solo coltellate...

Il rettilineo finale più lungo e più sofferto, ma finalmente all'arrivo!
Esordio in 2h30'17"

Contento e Stremato :-)

Vito aveva fatto un garone, 10° ass. con un gran tempo attorno le 2h16'
Il mio idolo non aveva sbagliato colpo, stravedevo per lui (e tutt'ora :-)

Il C.S. Marina Militare si piazzò bene, se non ricordo male 3° posto alla fine.
Gran bella soddisfazione :-)

In fondo in fondo ero felice, una così bella manifestazione mi aveva coinvolto fino alla fine e l'emozione provata nel tagliare quel traguardo era diversa da una corsa su strada classica.
Non avevo ancora ben capito, ma la maratona mi aveva lasciato delle sensazioni piacevoli.

Tornato a pezzi all'Arsenale e ancora più a pezzi tornato in zona arrivo, notai con assoluta sorpresa come fosse variopinto il mondo della Maratona con tantissima gente che ancora doveva arrivare ed io, che mi ero messo a posto, pur claudicante ragionavo sui primi effetti di tale impresa.

Al ritorno a La Spezia, con mia sorpresa, fui accolto dai ragazzi del Team con felicitazioni, anche se non la ritenni un'impresa così epica.
Ero comunque contento di aver lasciato finalmente una traccia valida, proprio all'ultimo tentativo.

Un mese più avanti si concluse per me l'esperienza-militare e conseguentemente quella al Gruppo Sportivo.
Non c'erano molte possibilità di rimanere dentro e chi già lo era apparteneva al Team che conquistò la Serie A Argento con il lavoro di anni prima.

Il 2002 fu forse l'ultimo anno di agonismo serio voluto dalla forza armata Marina Militare verso l'atletica.
Purtroppo....

Tornando a Palermo ritrovavo la vita di un tempo e una nuova guida tecnica, il Coach, che mi prese in fiducia, anche se ero l'ultimo (in tutti i sensi) di un folto gruppetto di atleti che allenava.
Credeva nella maratona più di me, ma questo è un altro racconto, questo fu l'anno 2003.

martedì 7 luglio 2009

Centro Sportivo Marina Militare: Su Per Le Alte Vette Montane (parte 3)

Agosto 2002

Era piena estate.

Credo sia stata quella l'unica volta in vita mia nella quale ho vissuto i mesi più caldi dell'anno con temperature più miti: la mattina si avvertiva sempre una leggera e fresca brezza mentre a sera si poteva tranquillamente chiaccherare o farsi una passeggiata senza doversi asciugare in continuazione.
Palermo resta comunque "The Best Of".

La zanzara: famiglia di insetti dell'ordine dei Ditteri. La zanzara comune: Culex Pipiens (fonte wikizionario).

... solo che in quei mesi estivi mi ero fatto una cultura di tutti i tipi di razze e dimensioni delle zanzare!
Erano piccole, grosse, striate (di giallo :-P), nere, e soprattutto... assetate di sangue!

Purtroppo i fiumiciattoli e gli acquitrini circostanti il Centro Sportivo erano una fabbrica naturale di zanzare che prolificavano invadendo qualsiasi posto, specie quelli chiusi.
Quasi tutte le sere se ne dovevano uccidere decine e decine per avere un minimo di pace.

Ecco perchè, pur essendo maggiormente monotono, preferivo svolgere il servizio di guardia ai piani della palazzina dormitorio che al Centro Sportivo, almeno lì si potevano tenere a bada quelle belve!

Rassegnate le dimissioni da corridore su pista, io e Nello ci preparavamo ad affrontare la prima prova importante per la squadra di fondisti: Il Challenge Stellina in Val di Susa (TO).

Questa gara, di livello internazionale, rappresenta da sempre una tra le corse "clou" del circuito di gare in montagna, con la prerogativa (ottima per me) che si sale esclusivamente per 14,5 Km senza i temuti e pericolosissimi tratti in discesa.

Corse su strada non ne svolsi molte quell'anno, dato che in Sicilia non ci scendevo quasi mai, ma sentivo che la condizione cresceva gradualmente.
L'unica corsa su strada
svolta su mia insistenza nei pressi della Liguria avvenne a Massa, non molto lontano da La Spezia, nella quale su un percorso di una decina di K misi a segno una delle mie migliori prestazioni di tutto l'anno, giungendo vicino Nello e poco oltre il 10° posto in una notturna.
Ricordo alla partenza di essere stato bruciato da un sacco di gente, anche da energumeni (credo fossero triathleti dall'abbigliamento).
...Penso che oggi difficilmente accadrebbe una cosa simile :-)

La strada, sempre lei!

A La Spezia non ci si imbatteva in lunghe salite continue, ricordo un tratto di circa 8K ma niente di particolarmente difficile, mentre invece un percorso ondulato su Strada Statale rendeva certi lunghi o medi particolarmente impegnativi.

Quell'unica volta che mi trovai a Palermo in prossimità della gara mi dedicai a lavori di salita, in particolare andavo a sfruttare la lunga Salita della Scala Vecchia di Montepellegrino che anticamente (e ancora oggi) portava i fedeli in vetta al santuario attraversando la Montagna con una "acchianata" parecchio ripida.

Noi runners la sfruttiamo quando si vuole un lavoro durissimo e impegnativo per glutei e quadricipiti a lunga durata. In circa 17' (il mio personale è di 17'01" del 2003 contro il record di 16'40" circa) ti spacchi di fatica e ti spolmoni per la felicità e il benessere di correre e di arrivare in una natura ancora incontaminata.

Quello che pensano i fedeli che procedono lentamente al santuario non lo so... non riesco neanche io stesso a pensare quando devo affrontare quei muri verticali!

Il Week-end di gara: 24-25 agosto 2002.

Al sabato giungemmo a Susa (TO): quello è un'altro mondo, mai avevo visto simili scenari, un paesino immerso nelle più verdi e alte montagne, un palermitano in mezzo agli alpini, quelli originali.
La cerimonia di presentazione delle squadre militari mi fece conoscere diversi giovani atleti italiani oggi tra i migliori elementi della nostra malata atletica.
Ricordo un lungo del sabato assurdamente strano, senza poter capire dove poter trovare un rettilineo in mezzo a tanta strada in salita, umida dalla nebbia e in mezzo a diversi ruscelli.

Era estate e... faceva freddo :-)

La cosa ancor più bella è stata che il Coach Antonio, artefice di questa spedizione era a casa sua a prendersi il sole in spiaggia, delegando l'avventura di accompagnatore ufficiale al mitologico Capo Wolfs :-) appassionato sportivo più del "sacro pallone" che dell'atletica (ma pur sempre competente) e primo tra i fondatori del C.S. Marina Militare Atletica.

Anche lui una persona che mai dimenticherò.

Alla domenica, durante il riscaldamento, perso il conto di quanti stranieri ci fossero a partecipare a questo evento (compreso il N.1 della specialità, Jonathan Wyatt), mi schierai alla partenza.
Inizialmente si percorrevano poco più di 1.000m su asfalto per poi dirigersi verso gli ardui pendii. Io non lo sapevo...
Dopo lo sparo mi ritrovai a correre forte, ricordo un passaggio affannato 3'10" circa (questo sapevo fare ai tempi!) per lanciarmi con assoluta incoscienza verso l'inizio della salita: ero tra i primissimi in classifica, poichè ne vedevo pochi davanti.

Mi! Quale errore commisi!

In pochi attimi mi ritrovai in piena sofferenza.
La strada di montagna improvvisamente si strinse ed io col mio procedere già affanato intralciavo gli atleti più esperti che con mestiere mi passavano uno alla volta.

In pochi Km (2-3 non di più) volti a me ben noti mi dissero "ciao" con le suole delle scarpe e tra questi ci stava Nello, inaspettatamente reattivo e tonico nell'affrontare quelle salite.
A tutti gli effetti la mia seppur difficile preparazione si rivelò un vero e proprio buco nell'acqua dato che dopo poche decine di minuti correre non era proprio più possibile...

La strada era talmente inerpicata e ricca di rocce e scaloni (tipica di una arrampicata montana) che le mie gambe non erano per niente capaci di correre: pochi balzi, poi era inevitabile camminare aiutandomi sempre più spesso con le mani.

Mancavano "solamente" più di 10 Km...
Mi chiedo se oggi con le capacità che posseggo sarei in grado di fare una figura migliore su questa specialità off-limits...
Forse forse un eco-trail aiuterebbe a scordarmi di questi incubi del passato :-P

I concorrenti continuavano a passarmi senza poter far nulla per affiancami: più di quello non sapevo fare, le gambe bruciavano e l'unica soluzione era camminare a passo svelto.
Ovviamente gli atleti di testa zompettano allegramente su questi terreni.

Dopo una fugace scivolata-rotolamento e un brevissimo tratto di strada dritta con leggera discesina (indimenticabile momento di lucidità) nel quale non riuscivo nemmeno a buttarmi come facevano gli altri, ricominciava la salita sempre più difficile, la vetta sempre più vicina.

Gli ultimi K erano immersi in una leggera nebbia e l'aria freddina rendeva il paesaggio erboso e verticale unico. Guardavo in alto per scrutare gli avversari, pensavo alle calde distese sabbiose estive nelle quali si trovava il mio Coach Antonio... Lo maledicevo X-).

L'arrivo ormai era vicino, finalmente una strada meno pendente mi permise di correre e di arrivare al traguardo da runners anzichè da walker...
L'atmosfera, stranissima, con le mucche e i prati erbosi davano un senso di pace e sacralità all'arrivo.

Vinse Wyatt, come da pronostico in 1h15'09", primo italiano e 2° ass. fu Gaiardo in 1h18'25".

Nello, autore di una prova maiuscola (30° ass. in 1h33'06") per non essere uno specialista, e il Capo mi aspettavano: arrivare al traguardo era la dimostrazione di solidità del mio nuovo carattere.

Eccomi arrivare, dopo un'eternità, 49° ass. in 1h40'41" (su oltre 160 arrivati) ma erano visibilmente contenti lo stesso di me, al contrario di quanto potessi pensare.

Ci eravamo piazzati come squadra militare al 3° posto, una grande sorpresa!
Con il trofeo in mano, la fatica era spazzata via, con un semplice sorriso.
Il pranzo del dopo-gara, i primi scambi di battute con gli altri atleti, ricordo tutto con estrema lucidità.

Ritornando a La Spezia e nei mesi, negli anni successivi, mi sono reso conto di come l'unione di un gruppo di persone lascia ricordi indelebili, quelli sono i segnali di un'amicizia sincera.

lunedì 27 aprile 2009

Centro Sportivo Marina Militare: Il periodo adattativo (parte 2)

Febbraio 2002.

Il C.A.R. (chiamiamolo pure "addestramento" con molto coraggio) di Taranto era giunto a termine: non ricordo un mese più triste di questo passato in quella caserma nella mia vita.

Ma era finito, eravamo appena all'inizio e la prova più dura, d'impatto, superata.

Ricordo marginalmente l'avvenuta proclamazione. Neanche la mia famiglia era venuta a vedermi, non la ritenni utile, un'esperienza da ricordare dopo quello che avevo passato.

Sono stato sempre maledettamente concreto in quello che faccio, pensavo soltanto a non sfigurare al mio imminente approdo al Centro Sportivo - FINE.
Da Taranto a La Spezia partii con maggiore serenità, un pò disorientato. Ero uno degli ultimi a scendere da quel treno, un lunghissimo viaggio e un altro mondo nuovo e inesplorato.

Ero ancora un pulcino che usciva dal guscio; il mio mondo, la mia vita erano legate agli usi e alle abitudini di Palermo e quasi mai ero andato fuori Città, mai avevo provato a sfruttare ogni singolo attimo di una trasferta sportiva. Il mio carattere, chiuso, ma in lento e progressivo cambiamento stava iniziando a cambiare.

Per questo l'esperienza-militare l'avevo presa positivamente.

La citta di La Spezia, polo militare dell'interforze Marina, era abitata esclusivamente o quasi da Militari in carriera con famiglie al seguito.
L'aria che si respirava era influenzata da queste persone e da un ambiente, quello del servizio militare di leva, non proprio prestato all'ottimismo.
Ci volle poco tempo per capire che l'intercalare del linguaggio di molti cittadini era purtroppo votato a quell'intercalare tipico di chi prende "male" la leva militare...
Mi faceva proprio male alle orecchie, e soprassedendo, mi rivolgevo per lo più a chi non aveva questa bruttissima abitudine.
La Città, uno dei capoluoghi di provincia ligure, era una cittadina tranquilla, dalle strade percorribili, piatta quasi per intero, con le regole di vita del Nord Italia: massimo rispetto alla guida, per i pedoni, gente tranquilla che mai alzava la voce e rigorosamente chiusa in casa dopo le 20:30. Insomma, non proprio come Palermo...

Mi sono trovato bene, in fondo. Si poteva sfruttare una VERA pista ciclabile per correre (ma gli Architetti e ingegneri palermitani del Comune quali droghe hanno assunto per realizzare questo scempio in città chiamato "pista ciclabile"?)

Il Centro Sportivo "A. Montagna" è un centro militare vero e proprio gestito dallo Staff del C.S. Marina Militare ma nobilmente aperto ai giovani civili che ogni giorno venivano ad allenarsi.
Dotato di una discreta pista di atletica dove usualmente lo Spezia Calcio veniva ad allenarsi (ci rispettavamo reciprocamente), ve ne era una seconda più piccola da 200m sulla quale molta gioventù si esercitava tra velocità ed ostacoli.

Mi sa che qualche attuale professionista ligure dei giorni nostri sia cresciuta in questo centro (ma non me ne ricordo)!
Il mini-parco attorno al Centro era abbastanza elegante, si poteva tranquillamente correre il cinquantino di lungo la mattina dopo la colazione, per correre di più si usciva in strada e si realizzava un giro di circa 20' attorno alla Città.
Sto ripensando a tutte le curve di quelle strade: se dovessi tornarci credo che le emozioni sarebbero davvero intense!

Per le ripetute stradali si utilizzava un anello parecchio insidioso attorno al Centro Sportivo stesso di circa 2 Km segnato a intervalli di 500m (tipico :-).
Quante volte avrò girato là: indimenticabile quel percorso che proponeva una salita insidiosa iniziale e proseguiva con un lungo tratto di discesa leggera per poi terminare in un lungo rettilineo ombreggiato da alberi. La mia maratona l'ho preparata tutta lì!

Ma di questo ne parlerò più avanti, ovviamente.

Nella mia vita non ho mai cercato raccomandazione alcuna per riuscire nelle poche cose fatte; per certo ciò che ho raggiunto è stato frutto della mia onesta applicazione.

Salutavo Palermo quell'anno con un primo accenno alla mia nuova personalità.

Avevo infatti cambiato società sportiva quell'anno cambiando radicalmente ambiente, a 23 anni soltanto.
Ero passato, di mia ferma volontà, alla "Pol. SBM Palermo" del buon National Nando.

In quel periodo questa era l'unica vera società in Sicilia interessata alle corse di lunga durata, dai cross a tutte le prove su pista e strada e l'opportunità di entrarne a far parte era l'occasione per trovare ulteriori motivazioni al mio lavoro.

Tra l'altro annoverava tutti i più forti atleti fondisti in Sicilia non militari; alcuni di loro sono attualmente in attività, e la possibilità concreta di non trovare posto in squadra in certe occasioni per me era uno stimolo a fare meglio.

L'anno 2001, il precedente, il mio tesserino Fidal diceva "Pol. Delta Palermo", una piccola società conglobata con la Sfera-CUS Palermo: in quell'anno furono presi accordi tra le società per distribuire gli atleti tra diverse società sportive, senza chiedere parere all'atleta.
Per me che stare in Pol. Winners Palermo (anno 2000) (succursale CUS fucina di grossi talenti, ormai defunta) era già tanto, quel passaggio alla Delta Pa senza neanche chiedermelo mi suonò male.

Più che altro dovetti sobbarcarmi un anno di "bile" con un tipo che ancora fa attività allo Stadio ma che di allenatore ne vedo ben poco (forse... polemizzatore!), e di un presidente a dir poco despotico e paziente ancor meno...

Insomma, il 2001-2002 fu proprio l'inizio del "breakdown" caratteriale, della presa coscienza della mia autonomia ed indipendenza.

Con non poche polemiche interne e le ultime parole a me rivolte di quella sottospecie di allenatore: "Io ti do un calcio in c..o come ho fatto con altri in passato, per me te ne puoi andare via!" misi la mia firma per la SBM sancendo la mia effettiva libertà da assurdi vincoli.

Non è possibile che per correre con serenità bisogna stare appresso alle chiacchere da Stadio!

I dirigenti massimi del CUS Palermo, non dissero assolutamente nulla in merito alla mia volontà, per loro non potevo essere atleta da CUS Palermo nè diventare un buon fondista. Solo attività su pista o se non mi andava di sottostare al loro volere potevo andare via...

Evidentemente non se ne facevano nulla di un atleta versatile come me...

Che questa mia testimonianza sia di sprone ai giovani che sempre più spesso vengono confusi dai fumi più o meno spessi emanati dalle società sportive! Sentite voi stessi e abbiate il coraggio di cambiare se lo sentite dentro forte!

I Societari Nazionali di Cross di quell'anno (tanto per cambiare) andarono male con la SBM Palermo, ma ebbi la possibilità di conoscere Antonio, colui che divenne il mio Coach per quell'anno in Marina.

Il mio approdo al Centro Sportivo non è che fu annunciato da fiati di trombe, ma dentro di me era scattata una consapevolezza dato che potevo lavorare duramente se volevo minimamente affermarmi.

La concorrenza interna era spietata: diversi mezzofondisti con tempi rilevanti erano per certo uno stimolo, ma non ero affatto sprovveduto.

Purtroppo tutta una serie di infortuni vari aveva messo K.O la squadra intera di corridori e l'anno non iniziava nel migliore dei modi per un Team che doveva confermare la Serie A Argento.

Tra i vari atleti (ricordo proprio tutti) legai particolarmente con Nello, un promettente atleta già militare di professione in Marina (come altri componenti del gruppo): al mio arrivo lo trovai ritto con le stampelle, infortunatosi per un banale incidente domestico...

Lanciatori di Peso (Andrea ;-), Giavellotto (Marco ;-), velocisti, ostacolisti, saltatori, mezzofondisti veloci (Michele, Fausto e Paolo ;-), lo spogliatoio era il luogo di quotidiano incontro e scambio di veloci battute.
Ma io sempre con i miei lunghi allenamenti.

Il Coach Antonio lavorò per me con una certa dedizione, evidenziando da subito i miei lati negativi e correggendo per quanto possibile. La scuola Sicilia di atletica era diversa in molti aspetti, ci misi tempo per adattarmi.
Penso che i risultati dell'anno seguente, il 2003, furono ottenuti anche grazie al buon lavoro svolto in Marina.

I primi approcci non furono esaltanti. In pista non andavo neanche a spinta, andavo costantemente più lento rispetto agli ultimi mesi da "civile" e non esisteva mai un giorno esaltante.

Ovviamente la vita militare non era tutta una vacanza: a turno bisognava fare le guardie al Centro Sportivo o ai piani della Camerata (sita nel Maricentro poco lontano), l'alimentazione non era curatissima e ad orari tassativi (non avevamo affatto privilegi noi sportivi rispetto alla massa di picciotti che andavano e venivano di mese in mese dal maricentro), ostacolando a varie riprese il normale svolgimento degli allenamenti e come al solito bisognava fare sempre e comunque da se!

Quanti panni ho lavato ;-)
Inoltre, mai un militare con l'ombrello! Solo che... pioveva sempre :-(

Entro i primi caldi primaverili riuscii a correre con Nello ripresosi dall'infortunio, ottimo interprete dei 3.000m. Bei momenti; ricordo in estate ormai avanzata un bell'allenamento in salita culminato con un 1.000m mortale che riusci (lui!!!) a correre attorno i 2'40" (io, poco sotto i 3'00"). Tutti a torso nudo, all'americana.
In quei momenti di serenità non mi mancava molto casa.
Era questo ciò che sognavo di fare nei mesi da pro, e ogni tanto è accaduto.

Non mi sono mai infortunato, solo qualche piccolo fastidio muscolare ogni tanto.

La stagione in pista culminò con un 5.000m organizzato all'interno del Meeting per gli atleti in Marina (open per tutti i militari in servizio) nel quale conobbi meglio colui che da sempre è stato il mio mito vivente di Maratona: VITO.

Vito quel giorno partì e arrivò da solo vincendo agilmente sotto i 15'00".
Io continuai quel trend non proprio esaltante chiudendo attorno i 15'50"...

Corsi anche ad un meeting in Campania, ad Avellino, fotocopiando lo stesso risultato di La Spezia.
Purtroppo (e meno male che sia così) questa è l'atletica: rigide equazioni matematiche determinate dalla base degli allenamenti svolti.
A Genova ne corsi molte di gare in pista, ma il copione era sempre lo stesso. Mai primato personale, mai una gara degna di nota.
Eppure il Coach Antonio credeva sempre in me, lui vedeva in me qualcosa di buono.

Le gare estive su strada mi avevano ridato un pò di fiducia. Come sempre la strada è stata spesso mia amica, alcune erano state corse come interforze con rappresentativa (nostra) al seguito. Belle esperienze, indimenticabili con la bianca maglia della Marina.

Ormai agosto si avvicinava, molti atleti in Centro pensavano al mare, al riposo, per me invece iniziavano gli allenamenti in vista del Challenge Stellina, un'esperienza irripetibile, un modo diverso di vivere la corsa.

sabato 14 marzo 2009

Centro Sportivo Marina Militare: Il mio approdo (parte 1)

Correva l'anno 2002

Un anno memorabile sotto molti aspetti.

Avevo da poco compiuto 22 anni quando ad inizio anno, decisi (per mia fortuna, poi, data la successione di eventi) di andare ad espletare il Servizio Militare di Leva.

Erano altri tempi...
La gente andava più forte, anche a livello amatoriale, a Palermo e ormai da parecchio tempo gareggiavo. La mentalità da "faticatore" era dentro di me radicata ormai.

Correre con tanti campioni mi aveva aiutato nella normale crescita atletica. Correre tutti i giorni anche e solamente il lungo con loro e a quei ritmi a volte "folli" mi è servito ad acquisire la mentalità che ho adesso.

Come tutti i ragazzi di questa fascia d'età, dai 18 ai 25 anni, l'ambizione era quella di entrare a far parte di un gruppo sportivo militare per poter provare a fare il professionista dell'atletica per un pò di tempo.
Non erano i tempi giusti, ahimè! E nemmeno per immaginare lontanamente una cosa del genere.

I limiti di ammissione erano più selettivi (e già erano più accessibili rispetto agli anni '80) e da poco stavo iniziando a dimostrare con qualche risultato i frutti di un costante e silenzioso lavoro svolto.

Uscito dall'Istituto Tecnico Industriale con un buon 60/60 a 18 anni, con tanta voglia di studiare ma con lo sport come stile di vita (correvo da assoluto da circa un anno), dopo diversi intoppi adattativi all'Università (che purtroppo rappresenta il seguito formativo dei Licei...) un brutto giorno venne la mazzata che mi portò ad una ferma riflessione:
Lezione di Fisica 1 - Il Prof.: "Ma io l'ho vista correre in Favorita!!"
...
Davanti a tutti i colleghi di corso e in piena lezione mentre passeggiava lungo la pedana.

Lo ricordo benissimo ancora oggi...
Poi all'esame, dopo avermi "mandato" più volte per vari motivi, in estate nel tentativo di superare l'esame a fine colloquio mi disse:
"Lei non può pensare di diventare ingegnere se non vuole stare sulla sedia a studiare seriamente - Le dò 18..."

Presi quel voto, uscii ferito mortalmente da quel colpo basso, punito solamente perchè mi aveva visto correre...

Da quel momento in poi pensai che la vita non era così equa e andai dritto allo scopo.

Cosa serve nella vita?
Il lavoro!
E cosa c'è di impedimento?
Il Servizio di leva (ero destinato a farlo per forza)!

Un anno dopo decisi di andare a svolgere il mio dovere da cittadino italiano.

L'anno 2001 era stato un perido di discreta crescita. I problemi di lentezza in pista persistevano e perenni, ma il motore 15'20" - 15'30" di ritmo lo faceva.

Poi a fine anno la fortuna di aver corso due mezze maratone ravvicinate in 1h08'58" (tempi identici!), di cui una era la Vittoria alla Mezza Maratona di Palermo (ne parlerò, chissà, più avanti).

La leva, senza appoggi, senza alcun aiuto, la svolsi per la Marina Militare cui ero stato assegnato.
Il periodo 2001-2002 fu per il C.S. Marina Militare il periodo di picco più alto mai raggiunto nella sua storia atletica. La squadra giunse in serie "A Argento" con un punteggio di tutto rispetto, grazie al lavoro realizzato da uno staff di Capi competenti e appassionati di atletica: si riuscì a creare dal nulla un gruppo di ragazzi volenterosi in un'arma non proprio interessata a questo sport.
Si erano create le basi per attrarre ragazzi a caccia di un sogno.

Durante il primo mese, nel Centro di Reclutamento a Taranto, tentai più volte di contattare il Capo A. L. (oggi mio ammiratore, allenatore di quel tempo e amico per sempre) riuscendo finalmente, ad avere il privilegio di poter approdare così lontano da casa: a La Spezia, in Liguria.

Per me fu il primo grande trauma.
La vita era durissima nel mese svolto a Taranto, ma ero talmente motivato e conscio di dovermi giocare poche chances che riuscì a fare le seguenti cose:

1 - Allenarmi dopo il servizio svolto tutte le sere dentro la caserma (e mica c'erano indumenti tecnici allora!). Ricordo come i commilitoni, gente "acculturata" mi lanciavano qualsiasi cosa dalle finestre. Ricordo il lavaggio degli indumenti a mano, nel lavandino ed ad asciugare nelle stufette...
2 - Superare il trauma, difficile, durissimo, di lasciare Casa. Ma le gambe non giravano più come prima... Ricordo un 10x400m in una pista di asfalto nerissimo da solo, senza anima viva intorno a me in un centro militare ricreativo lì vicino.
3 - Riuscire ad avere due permessi per poter correre i Societari Regionali di Cross per la mia ex "SBM Palermo" (con relativo stupore da parte degli altri commilitoni).
4 - Riuscire, a non perdermi il privilegio di partecipare al Trofeo S.Agata di quell'anno, partendo da solo la notte prima da Taranto e diretto a Catania tra Pullmans e Treni vari. La corsa era nel fine settimana, in congedo, un'avventura in piena regola, ma riuscii a correre :-)

E ricordo che a quei tempi il telefono cellulare era un'emergenza, non quotidianità...

Dopo invii di Fax, richieste e tentativi, finalmente riuscii a parlare con il Capo A. L. su un mio ingresso in Squadra e lui mi disse al telefono:
"Ti prendo, purchè mi corri il Challenge Stellina in Agosto e la Maratona di Venezia, importantissima per l'immagine della Marina Militare su cui evento stiamo allestendo una squadra".

Con queste poche parole, acchiappai l'occasione al volo, anche se mi avesse detto "Devi corrermi un mese nel Sahara" avrei accettato, pur di non finire per in un sottomarino :-(

E così, pochi giorni dopo, in Treno, giunsi a La Spezia, la mia dimora per i restanti 9 mesi di quel 2002 che ricordo ancora con tanta nostalgia.

Mi intimoriva iniziare l'avventura-Maratona così giovane, ma ormai ero dentro,

Enter The Matrix,

e da quel momento sarà per sempre mia la Maratona!

NEW YORK CITY MARATHON 2010 (Foto Podisti.net)

NEW YORK CITY MARATHON 2010 (Foto Podisti.net)
PRONTI A PARTIRE...