41° New York City Marathon - 20° Posto Assoluto - 1° Europeo

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Un Sogno Ad Occhi Aperti...
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mercoledì 5 febbraio 2020

Mizuno Wave Sky 3 - Si Volta Pagina con XPOP

A primo impatto non puoi che pensare: "...però è molto bella!"
In un periodo molto fiorente di novità nel mondo del Running, iniziato circa dieci anni fa quando era stata lanciato un nuovo concetto di intersuola reattiva dal mio ex sponsor tecnico, tutte le Aziende pian piano hanno cercato di trarre beneficio da questa rivoluzione che effettivamente riporta un reale ritorno energetico.

Scaduta la licenza di uso (all'epoca) esclusivo per il Brand tedesco, quasi tutti i principali Brands legati al Running hanno pian piano rivoluzionato i loro modelli storici introducendo unicamente le loro intersuole reattive e resistenti ai chilometri sicuramente di più dell'EVA degli anni 1990 - 2000.

Mizuno ha atteso l'anno 2019 per cambiare e non stravolgere il suo concetto di identità della scarpa legato principalmente al Wave, l'inimitabile inserto termoplastico elastico e reattivo che rende le scarpe uniche in fluidità nella corsa.

La Wave Sky 3, con l'introduzione della mescola ultra reattiva denominata XPOP a sandwich tra le intersuole U4ic e U4icX, ha inoltre modificato il design del Wave come di seguito sarà analizzato.

Il risultato è sorpredente e se il principale obiettivo era quello di alleggerire e rendere più reattiva la scarpa super ammortizzante della gamma Mizuno, senza stravolgere la sua fascia di utenza.

Già, perchè il concetto Wave Sky  è pensato per i corridori da lunghe distanze durante gli allenamenti giornalieri o di supporto ai neofiti della corsa con qualche difetto di appoggio che magari corrono eccessivamente di tallone o avampiede o runners in sovrappeso che cercano protezione e stabilità ad ogni passo, anche quello più incerto.

TOMAIA

Rinnovata in tutto e per tutto rispetto alla precedente versione, finalmente questa Mizuno Wave Sky 3 si presenta alla concorrenza con una tomaia leggera, iper traspirante, tutta in un unico pezzo e senza cuciture superflue.
Allineata alla moderna tendenza del mercato, con gli inserti sulla punta ormai "nascosti" all'interno della tomaia in materiale termoplastico, risulta come ormai è prassi indistruttibile anche se messa sotto pressione da centinaia di chilometri.
La tomaia l'ho molto apprezzata: morbida, high tech e tanto traspirante, ma non finisce qui.

Parte retrostante più "leggera" rispetto a Wave Sky 2
Il concetto di "Aerohug" presente nella Wave Sky 2 permetteva un avvolgimento della scarpa al collo piede, come un morbido abbraccio (da me interpretato).
Morbido in verità lo era e pure tanto e, pur senza opprimere eccessivamente il piede, la prima versione dell'Aerohug a mio parere è risultata fin troppo avvolgente.
Aerohug ritorna in questa nuova versione ben alleggerito, rivisto e finalmente ci siamo: la scarpa di impatto appare immediatamente leggera e più morbida.
L'elemento migliore appare infatti la linguetta davvero ben strutturata, leggera e molto soffice.

Finalmente tutto è stato ben dimensionato per una utenza, ricordiamolo, pensata anche per chi è in sovrappeso e vuole iniziare a correre con la massima protezione.

Io che sono un runner leggero, la trovo veramente comodissima in un campo, quello delle tomaie, dove Mizuno non mi ha mai deluso ed anzi ha tirato fuori novità sempre migliorate.

INTERSUOLA E NUOVO SISTEMA FOAM WAVE

Il concetto tradionale del Wave, tanto collaudato e continuamente migliorato, con la nuova Wave Sky 3 subìsce uno stavolgimento sostituendo la storica piattaforma rigida ed elastica in Pebax, con un polimero denominato "Mizuno Foam Wave", che cambia radicalmente l'impostazione di sovrapposizione di più polimeri plastici, evidente sia lateralmente che sotto la scarpa, lungo la suola.

Il sandwich di più polimeri plastici stavolta, a partire dal contatto con il piede verso la suola, è il seguente: U4ic, Foam Wave, XPOP, U4icX.

XPOP presente a tutta lunghezza e qui
visibile nella parte inferiore dal colore giallo
La rivoluzione vera e propria, che nel complesso migliora nettamente la risposta della scarpa (collocata in un ambito di peso superiore alla media) è determinata dal polimero XPOP, molto reattivo e di lunga durata, inframmezzato tra il tallone e l'arco plantare del piede.

Al confronto con il modello precedente di Wave Sky che aveva la tipica impostazione del Wave in Pebax a tutta lunghezza fino alla punta del piede e che rendeva la scarpa più alta, la nuova Sky 3 da maggiore sensazione di leggerezza, ammortizza più velocemente gli impatti al terreno e sparisce quella sensazione di annullamento degli urti con conseguente e immediato ritorno elastico, in alcuni casi un pò secco.

Con il nuovo sistema Foam Wave e XPOP, ho avvertito una minore ammortizzazione, ma la corsa è diventata più agile e fluida, più simile a modelli leggeri come Wave Rider o Wave Ultima (questa tra le mie scarpe giornaliere preferite).
E' evidente che i tecnici giapponesi hanno dovuto trovare un compromesso rinunciando ai vantaggi di una intersuola più alta e protettiva, ma di certo la protezione resta nel complesso elevatissima e la stabilità altrettanto, permettendo ad atleti veloci come me di commettere qualche errore di appoggio senza la ben che minima conseguenza.

Puoi poggiare male, magari di tallone per qualche passo in modo eccessivo, la nuova Sky non ti farà pagare lo sbaglio, anzi è ben stabile e reattiva da riportare l'andatura alla tua consueta.

Di conseguenza, la Mizuno Wave Sky 3 diventa una scarpa completamente nuova rispetto a ciò che era stato calzato prima.

Aggiungo, infine, che con l'inserimento a catalogo del recente modello denominato "Wave Skyrise", Mizuno dimostra di puntare fortemente a questo nuovo concetto presentando una scarpa di molto simile all'ammiraglia Wave Sky 3, importando tutte le principali novità su un modello comunque più alleggerito e pensato per una platea di runners più leggeri.
Anche la storica "Wave Horizon 4" (Stabile per iperpronatori) cambia pelle allineandosi al concetto di Foam Wave.

Ovviamente le intersuole ormai tradizionali, U4ic a primo impatto, e U4icX come ultimo strato collocato prima della suola che restituisce reattività ed ulteriore elasticità, dimostrano di lavorare tutti insieme all'unisono in maniera efficace.
E' evidente che il lavoro del team di biomeccanici giapponese ha lavorato parecchio tempo alla soluzione alternativa del Wave in materiale termoplastico in Pebax, ottenendo un risultato conforme alla filosofia "Smooth Running" ovverosia, Corsa Fluida.


SUOLA E PARTE INFERIORE ALLA SCARPA

Nuovo design della suola in gomma X10, molto durevole
Ovviamente il tanto lavoro profuso per modificare la struttura storica delle scarpe da Running Mizuno culmina con un design della parte inferiore che abbandona l'incavo del "Wave - Concept" unico nel panorama delle scarpe da corsa.
Apprezzando i molteplici vantaggi, il primo tra tutti di non accumulare lo sporco del fango appiccicoso o di non trovarsi incastrato in mezzo alla parte mediale della scarpa qualche sassolino, laddove si voglia andare a correre al parco cittadino vicino casa, la suola si presenta con un design del tutto rinnovato che si allinea alle scarpe di maggiore protezione della concorrenza.

Il tutto viene offerto in modo semplice ed efficace, mostrando esattamente dove si trova, ovvero esteso per tutta la lunghezza della calzatura, il polimero XPOP.
Di fatto, viene mostrata la "finestrella" aperta in zona mediale e lungo l'incavo longitudinale studiato per aumetare la flessibilità della scarpa, ma l'elemento dal colore giallo acceso è collocato medialmente per l'intera intersuola.

Di conseguenza, Mizuno si discosta dalla scelta proposta da diversi Brands di proporre l'intersuola di nuova concezione iper reattiva (rispetto al tradizionale EVA) come unica scelta, preferendo il mix già ampiamente spiegato di polimeri plastici, coniugando innovazione e tradizione insieme.

La suola, come sempre, garantisce una lunghissima durata con l'ultima versione dell'X10 della ormai nota gomma al carbonio che durerà più della calzatura stessa.
In questo modello era prevedibile trovare uno strato di X10 più spesso della media, pensato per i runners più pesanti.

CONCLUSIONI FINALI E TEST SU STRADA

La complessità dell'intersuola con il nuovo Foam Wave
In questi mesi dal ricevimento della scarpa, ho potuto utilizzarla in molteplici prove ed ovviamente non mi sono limitato alle sole uscite di fondo lento con ampio chilometraggio.
Mi sono spinto oltre collaudandola durante le sedute più intense come le ripetute in salita o i fartlek (per esempio 2 minuti forte ed 1 minuto di recupero con corsa lenta ripetuti più volte, spesso in salita), trovandola sorprendentemente più reattiva e "collaborativa" del previsto.

Durante un allenamento di ripetute di salite brevi (10 x 250m ripidi - recupero in discesa per ripartire) ha saputo restituire una buona spinta elastica permettendomi, in una evidente giornata "positiva" per me, di correre su ottimi standard al cronometro.

Del resto, allenamenti di questo tipo, così stressanti e veloci non potrebbero essere svolti o risulterebbero parecchio frustranti se utilizzi una scarpa troppo morbida o "molleggiante".
Ciò che lamentavo in passato correndo con una scarpa dall'intersuola iper reattiva di ultima generazione in unico pezzo, era di avvertire un forte senso di instabilità che si ripercuoteva nelle articolazioni (ginocchia, caviglia e persino bandelletta ileo - tibiale oltre che nervo sciatico).
La scelta di applicare un mix di intersuole diverse ha sicuramente azzerato questo problema di iper reattività legato all'intersuola nata dal colosso tedesco della chimica prima del 2010.

In realtà, anche se la prendi per mano, la soppesi e la osservi bene, l'evidenza è innegabile: è una scarpa dalla pianta ampia, che restituisce un senso di sicurezza per chi la calzerà, ma non ti immagini che sia comunque agile.

Può, quindi, un "lottatore di Sumo" essere rapido ed agile?
Beh, la risposta è si, perchè nella realtà il mix creato per l'intersuola restituisce ad ogni passo brillantezza e reattività, che compensano il peso comunque maggiore della media delle scarpe da Running della categoria "Massima Ammortizzazione" e non ci sono dubbi sul fatto che così com'è strutturata può durare tranquillamente oltre i 1.000 Km e ben oltre la media di durata della gran parte delle attuali scarpe da Running presenti sul mercato.

Quindi, ogni volta che ho voluto cambiare passo, ha sempre reagito con prontezza, laddove la Wave Sky 2 non riusciva.
Ideale per coprire lunghissime distanze, oltre i 30 Km e non trovarsi le gambe imballate o doloranti nel caso in cui si calzino scarpe troppo leggere per il proprio peso o il proprio passo (vedi una Wave Rider 23 o peggio ancora una Intermedia come Wave Shadow).

Non a caso negli ultimi mesi ho trovato la Wave Sky 3 la compagna ideale delle uscite mattutine quando il corpo è ancora addormentato e potrebbe rispondere male con un infortunio inaspettato.
Correndo molto di più su asfalto, ho potuto sfruttare le immense doti di protezione e qualche volta metterla ai piedi per prove più veloci come può essere un medio da quaranta minuti (con venti minuti di riscaldamento) oppure il sopra citato fartlek, oppure il fondo lento con progressione finale.

Sicuramente la rivoluzione della prima versione del nuovo Foam Wave è avviata, il pregio è aver trovato già subito un ottimo compromesso in termini di reattività e assorbimento degli impatti, e poco importa se si è ridotto leggermente il potere di ammortizzazione e dispersione a terra degli impatti.
Resta evidente che il Wave tradizionale non è stato affatto abbandonato ma tutt'ora è applicato in diversi storici modelli (Wave Rider in testa).

Mizuno Wave Sky 3 - Un importante cambiamento nei materiali pur mantenendo inalterata la tradizione tecnologica!

(Ringrazio Mizuno Italia ed il negozio Tecnica Sport Palermo per l'opportunità di recensire questa scarpa).

venerdì 21 settembre 2018

Mizuno Wave Sky 2 - Un Grande Balzo in Avanti

Assolutamente la Mizuno più tecnica della linea Running!
Mizuno, con l'introduzione della Wave Sky lo scorso anno, aveva lanciato un messaggio: non sappiamo fare la "solita" scarpa con il Wave sul tallone e poco altro in avampiede, se non la mescola reattiva di ultima generazione U4ic.
Le novità non possono soltanto suscitare un effetto di sopresa, curiosità, ma devono essere funzionali con l'effettivo utilizzo che si farà della propria scarpa: ovvero correre il più protetti possibile il più a lungo possibile.

Da questa idea credo nasca il concetto di Wave Sky, ovvero un modello di scarpa di che irrompa nel settore delle Super - Ammortizzate che si colloca dopo le più snelle Wave Rider e Wave Ultima e che doni la concretezza di scarpa da Running "all conditions" che una futuristica Wave Creation non può dare.

TOMAIA:

I dettagli della Tomaia, tecnicissima, con Aerohug sul collo piede dal
collarino all'allacciatura
Mizuno ha lavorato parecchio per migliorare l'aspetto della propria scarpa e renderla, come
tradizione, comodissima e molto soffice, distaccandosi ancora oggi dalla tendenza sempre più diffusa delle tomaie "seamless total knitted" (anche se sono presenti in catalogo due versioni knitted della Wave Rider e della stessa Wave Sky), assemblando un insieme di tomaie tecniche molto morbide che donino solidità e concretezza al piede.
Fiore all'occhiello per questa seconda versione è l'Aerohug, uno strato aggiuntivo molto complesso e multistrato, morbido ed elastico, collocato a livello dell'arco plantare che "abbraccia" per intero la pianta del piede in modo soffice ma deciso.
Personalmente non ho trovato altro che la consueta morbida e comoda tomaia, con la sola differenza che stavolta il piede lo sento più protetto, molto al sicuro.
Il disegno della tomaia scelta per alloggiare il retro - piede e zona tallonare, è spinto verso il massimo comfort, con ampia imbottitura molto soffice ed ideale per chi soffre a livello tendineo.

La linguetta più morbida e soffice fa parte del sistema avvolgente Aerohug e tutto l'insieme comporta ovviamente un appesantimento generale della scarpa rispetto agli altri modelli neutri più snelli, ma quelle poche decine di grammi in più si traducono in una sensazione eccellente di protezione che si sente nettamente in corsa.

Come di consueto, Mizuno adotta colori brillanti che donano originalità alla scarpa, con accostamenti cromatici accesi (in questo caso il Blu Royal e l'Orange) che vanno controcorrente rispetto ad altri Brand concorrenti come Adidas o Nike che da qualche anno hanno adottato uno stile con colori decisamente più soffusi e neutri.

INTERSUOLA

Andiamo alla vera rivoluzione per il Wave - concetto di Mizuno.
Dettaglio del Wave inframmezzato ad U4ic e U4icX
Negli ultimi anni e nei modelli di punta Mizuno ha collocato il sistema Wave neutro sul tallone per donare una migliore stabilità, ammortizzazione e reattività generale alla scarpa, in mezzo alle doppie mescole U4ic (più reattiva) e U4icX (più ammortizzata).
In avampiede, a completamento della spinta, generalmente la scelta è ricaduta sulla più tradizionale mescola U4ic.

Oggi, con il nuovo modello Wave Sky 2, Mizuno svolta in termini di ammortizzazione assoluta, ridisegnando l'intersuola e ponendo uno strato di U4icX molto leggero ed ammortizzante lungo tutta la pianta del piede, ampia e ben confortevole.
Il CloudWave L-Shaped a tutta lunghezza fin sui metatarsi, disegnato per ottenere ritorno di spinta, massima ammortizzazione e grande leggerezza, è qualcosa che fin'ora non avevamo mai visto in una Mizuno da lunghe distanze.
Infine, il primo contatto al piede è garantito dalla più concreta e reattiva intersuola U4ic più leggera del 30% rispetto alla precedente, denominata AP+.

Inoltre i molteplici incavi tra i tre diversi strati, come appare evidente, sono progettati di modo tale che una volta assemblati, lascino dello spazio per maggiorare ed uniformare l'effetto ammortizzante su tutta la pianta del piede.
La struttura delle due intersuole, che ricalca interamente il disegno del Wave, consente di adattarsi dinamicamente ai cambiamenti del terreno ed a rendere più fluida la falcata.
Dettaglio del Wave a tutta lunghezza
In effetti, rispetto alla Wave Ultima, con questa Wave Sky le asperità del terreno durante le uscite di corsa al Parco, non si sentono minimamente.

La scarpa in questo modo appare solida ma nello stesso tempo non si appesantisce eccessivamente: per le uscite di fondo lento rigenerante a ritmi più moderati del solito, le Wave Sky 2 sono divenute la mia scelta primaria.

A completamento di tutto il sistema, contribuisce (e non di poco) la tradizionale soletta che Mizuno utilizza per tutti i modelli premium, sia da allenamento che da gara.
Se da un lato tale soletta è estremamente soffice, regalando dell'altro comfort alla scarpa, purtroppo ho notato con un certo disagio durante gli allenamenti estivi che essa assorbe troppa umidità, diventando pesante quando si suda eccessivamente.
Il peso della soletta a quel punto diventa talmente determinante che rende la corsa più difficile.

In gara, infatti, con le mie Wave Shadow, confesso di averle sostituite con altre solette più leggere e meno inclini ad assorbire umidità.
Cambiando la soletta su queste Wave Sky 2, l'assetto cambia comunque ed ho sentito la scarpa meno morbida oltre che il piede non a perfetto agio.
Ogni cosa deve stare bene al proprio posto, ma è il chiaro segnale che non sto parlando di una scarpa - materasso ma di una calzatura ben realizzata e comunque sempre reattiva.

SUOLA

Tanti intagli, grande flessibilità, agilizza la
scarpa più pesante della gamma
Se l'intersuola parecchio complessa ed innovativa della Wave Sky 2 è la vera protagonista, come ho già sopra scritto gli elementi di una scarpa così complessa devono lavorare in sintonia fra di loro per ottenere un grande risultato.

La fludità di corsa è da sempre un aspetto che Mizuno prende molto sul serio, continuando con la sua tradizionale e semplicistica Smooth Ride Philosophy.
I tanti intagli laterali donano grande flessibilità alla scarpa, rendendola molto dinamica anche durante un cambio di ritmo, mentre la suola in gomma ad alta resistenza all'abrasione X10, garantisce davvero un alto chilometraggio.
Nel corso degli anni Mizuno ha parecchio rivoluzionato il suo sistema di intersuola con il Wave e la resistenza della suola, riuscendo a far funzionare nel modo migliore un materiale molto rigido ma elastico, il Pebax del Wave, con i morbidi materiali dello U4ic e della suola, senza risentirne in termini di schiacciamento al passare dei chilometri.

CONSIDERAZIONI FINALI

La Wave Sky è una scarpa adatta a tutti, ma si deve saper collocare a seconda delle uscite.
Di certo, una volta scoperta ed utilizzata la terrei sempre pronta all'uso specialmente se devo correre per tanti chilometri il prossimo inverno, se devo affrontare un allenamento stanco dalle stressanti ripetute del giorno prima o voglio godermi una giornata di relax senza pensare per forza a scendere sotto i 4'00"/Km.

Le grosse differenze rispetto alla Wave Ultima 9 è il comfort iniziale, durante i primi chilometri,
quando i tendini devono "risvegliarsi" dall'inattività, magari immediatamente al mattino.
In quella prima fase la protezione di questa scarpa aiuta a prevenire un possibile infortunio che negli anni pregressi mi capitava proprio nei primi minuti di corsa lenta.
Wave Sky 2 - Un taglio netto con il passato
Di contro non è certo facile correre forte con la Wave Sky 2 perchè non è molto leggera, tant'è che l'ho utilizzata durante un fatlek (con forti cambi di ritmo e recupero attivo) e durante un Circuit Training e nel finale mi ha messo in forte difficoltà (per via dell'umidità man mano accumulata).

E' di sicuro una scarpa ideale per climi miti, con caldo moderato poichè una volta testata qui in Sicilia con un tasso di umidità accentuato, ad ogni uscita si è sempre appesantita di molto rendendo la corsa più goffa e pesante nel finale di allenamento.
La scarpa mantiene intatta le sue carattestiche e soprattutto resta sempre stabile, ma se imbarca acqua o umidità, quelle poche decine di grammi in più diventano macigni specialmente superati i 15 Km di corsa lenta.

Sostengo da sempre il concetto che una scarpa da running deve essere primariamente stabile e non troppo ammortizzata, ed infine il più possibile leggera per le uscite quotidiane.
Ma man mano ci si fa prendere dalla passione, ovviamente un solo paio di scarpe da running non basta perchè a quel punto si mettono in mezzo le ripetute e le gare.

Se le Wave Rider (oggi alla 22° edizione), ad esempio, sono delle ottime scarpe da ripetute ed allenamenti veloci (e gare per lunghe distanze su strada a partire dalla mezza maratona), questa nuova Wave Sky 2 ha tutte le carte in regola per essere presente ai piedi quando è necessario: per preparare una maratona serve un carico chilometrico importante ed avere qualche grammo in più ai piedi non solo consente di incorrere in un minor rischio infortuni, ma di tenere ben allenata la propria struttura che, una volta calzata la scarpa più leggera, ti consentirà di volare.

Per chi è alle prime armi, forse questa Wave Sky 2 è anche "troppo" per quanto è bella: di certo è rivolta a chi non vuole farsi male dopo le prime uscite ma vuole allenarsi stabilmente ed andare oltre: con la scarpa corretta, stabile e ben ammortizzata si può curare molto bene la tecnica di corsa ed eseguire vari esercizi posturali fondamentali, quali gli Skip, la corsa calciata, gli affondi, il 1/2 squat, ecc.

Insomma, per chi cerca una scarpa da running versatile, innovativa, confortevole e durevole, trova nella Wave Sky 2, il meglio che Mizuno possa offrire.

venerdì 22 giugno 2018

Mizuno Wave Rider 21 - Semplicemente Propulsive!

Lasciatemelo dire, Mizuno mi sta soprendendo piacevolmente.

Con l'estate, il caldo sempre più soffocante, il problema principale è trovare una scarpa leggera e dinamica che non si carichi eccessivamente di sudore, capace di spingere forte nelle uscite brevi, quelle fino ai sessanta minuti estivi.
Ed il problema non è semplice perchè una scarpa dalla massima ammortizzazione spesso diviene molto pesante quando le temperature si fanno elevate.
Fortunatamente da qualche anno a questa parte, i Top Brands hanno compreso quanto sia importante avere un modello che associ una buona protezione agli impatti sul terreno oltre che una esaltante reattività, prerogativa che solo una scarpa molto leggera può avere.

Gli ibridi della categoria A3 - Massima Ammortizzazione che "somigliano" ad una A2 - Intermedia nel mercato sono pochi e molto spesso una rarità quando la formula è vincente, ma nel contempo sono molto apprezzati dai runner veloci, volenterosi e ambiziosi.
Spesso si associa questo modello al "cavallo di battaglia" del Brand e per Mizuno, scelta più che azzeccata, non può che essere un nome solo: Wave Rider.

La Mizuno Wave Rider 21 è sicuramente l'icona del Wave - Concetto per Mizuno.
La ventunesima edizione riassume a se tutta la lunghissima storia del modello, nato quasi come un concept design, con intersuola altissima e massiccia direi, fino a snellirsi eccessivamente negli anni 2010, quelli del minimalismo esasperato fino a non riscuotere più il consueto successo.

Ma dagli errori si impara e ci si migliora ed oggi, dopo averla provata ininterrottamente per un mese intero, posso tranquillamente affermare che, per le mie esigenze che prevedono allenamenti giornalieri, Mizuno ha fatto centro!
Quando non puoi calzare una Intermedia tutti i giorni (a meno che non sei un runner etiope che pesa 50 Kg!), ma hai voglia di correre agile e leggero senza aver ripercussioni sulle articolazioni, sai che puoi contare sulle Wave Rider 21.

TOMAIA.

Tomaia semplice, leggera e di impatto
La tomaia della Wave Rider 21, proposta in questa Osaka Special Edition che consiglio vivamente, è presentata con un contrasto molto elegante dal forte impatto, tra il nero brillante della tomaia made in Japan ed il logo Runbird giallo fluorescente.
I colori dell'arcobaleno, proposti in modo discreto internamente nella tomaia e lateralmente nell'intersuola, danno il tocco elegante che caratterizzano fortemente la filosofia della Città Orientale: abbracciare tutte le Nazioni e le Culture diverse con tutti i colori del Mondo.

Considerato che anche l'occhio vuole la sua parte, la comodità non è da meno ed è una delle scarpe più belle da indossare (per il piede intendo) che ho mai calzato: Mizuno la chiama "Dynamotion Fit".
Non sono parole di circostanza ma dati di fatto, tant'è che la costruzione tradizionalista della scarpa non presenta cuciture interne, ma come già spiegato nella recensione della Wave Ultima 9, ha il pregio di tenere il piede ben protetto sulla punta, irrobustendo una zona parecchio sollecitata dalle dita del piede.
Il collarino che protegge il collo piede è molto soffice, come richiede una scarpa A3, ma tutto il resto attorno alla zona retrostante è saggiamente alleggerito: insieme ai soffici lacci il piede resterà ben saldo alla scarpa dall'inizio alla fine della corsa.
Merito, infine, della conchiglia tallonare che avvolge uniformemente la zona retrostante.
Il feeling è accentuato grazie alla eccellente traspirabilità della tomaia tutta che è semplice quanto efficace: è l'ideale per i climi molto caldi e umidi!

L'armonia della corsa è garantita dalla stabilità irraggiungibile da altre calzature per merito del sistema Wave che rende al meglio a ritmi sostenuti, lasciando a proprio agio il piede che è libero di spingere quanto vuole.
La scarpa comoda è prerogativa per Mizuno, con la Wave Rider 21 è sintetizzata in poco più di 300 grammi (per la misura media maschile).

INTERSUOLA.

Dettaglio del sistema Wave sul tallone, in mezzo U4ic e U4icX
La Wave Rider 21 è tanto semplice quanto ben progettata.
Basta osservarla attentamente per notare la sua forma affusolata che predilige la performance.
Trovare un compromesso tra una scarpa protettiva ed una veloce non è semplice, requisito fondamentale è escludere tutti i fronzoli lasciando lavorare gli elementi principali caratteristici del marchio, ovvero le intersuole U4iC, U4icX ed il sistema Cloud Wave alleggerito inframmezzato.

La differenza sostanziale rispetto ad una scarpa più protettiva (ma adatta a tutti, sia i runner veloci che quelli più lenti) quale la Wave Ultima 9, è l'avampiede più affusolato.

Come è noto, per ottenere una corsa corretta è importante utilizzare tutto il piede: quando si vedono immagini di gente che corre di solo avampiede o poggia solamente di tallone, si sta commettendo un grave errore di impostanzione della corsa.
La Wave Rider 21, grazie al rigido sistema Wave ed al disegno della suola molto semplice quanto fluido,  è pensata per correre correttamente poggiando per bene il piede sul terreno.

Se per la Wave Ultima ho mostrato un design della suola molto semplice quanto efficace, per la Wave Rider questo aspetto è ancora più semplificato, puntando tutto sui grossi intagli laterali (nei punti di maggiore torsione dell'avampiede e dei metatarsi, e dal lungo intaglio mediale che rende la scarpa flessibilissima.

Il ritorno elastico della Rider 21 piegandola completamente su se stessa è eccezionale.
Se staticamente si comporta così bene, balzando molto in alto, figuriamoci cosa accade durante l'armoniosa azione di corsa!
Il contributo del Sistema Wave comporta una
fondamentale resistenza alla torsione mediale
oltre alla dispersione delle vibrazioni
Tanta rigidità torsionale non si acquisisce solo con la singola schiuma iniettata, ma è la risultante della combinazione dei tre strati così riassunti:

1° strato - Intersuola in U4iC (preponderante) molto reattiva per il primo impatto del piede al terreno.
2° strato - Sistema (Cloud) Wave alleggerito per consentire la massima stabilità tallonare/mediale, dispersione dell'impatto a terra attraverso le onde e conseguente ritorno energetico della spinta
3° strato - Intersuola in U4icX più soffice soltanto nella zona retrostante per garantire il massimo dell'ammortizzazione nel momento di maggiore impatto (e di stress) del piede al terreno.

Se Mizuno era anche da me considerata come una scarpa dall'ottimo potenziale ma universalmente molto dura, con l'avvento delle nuove Intersuole, in special modo dello U4icX, si sono risolti finalmente due grossi difetti: lo schiacciamento eccessivo in corrispondenza del Wave (la nuova schiuma nell'intersuola ha una memoria allo schiacciamento migliorata e resta pressochè identica per centinaia di chilometri) ed un comfort in fase di atterraggio parecchio migliorato.

Di per se la Wave Rider 21 non sarà la scarpa morbida per lunghi chilometraggi o per runner pesantissimi (anche per via della calzata comoda ma pur sempre filante), ma il drop ridotto tra tallone ed avampiede, oltre che lo spessore dell'intersuola ottimizzato per il compromesso tra velocità e protezione, la rendono perfetta per le uscite dinamiche senza sacrificare il requisito fondamentale per una scarpa da Running, ovvero la giusta ammortizzazione.

SUOLA.


SmoothRide, concetto che semplifica il design della suola
Come già anticipato, il disegno della Wave Rider 21, pensato per la strada asfaltata, è di per se molto semplificato.
La diretta conseguenza è una corsa definita come "Smooth Ride", molto veloce e filante, cosa che ho avvertito maggiormente in questo modello più che con la Wave Ultima 9 che una impostazione più comoda e ammortizzata.

La Wave Rider 21 ti invita a spingere sempre e senza sosta, a poggiare velocemente il piede senza balzare e, grazie alla gomma utilizzata per la suola, la X10 ad alta resistenza all'abrasione, ma dall'ottimo grip, è facile passare da un ritmo blando a correre vicino i 3'00"/Km senza troppo disagio.

In fondo stiamo parlando di una "Quasi Intermedia" che ho indossato molto spesso nei lunghi allenamenti in salita dove è fondamentale non perdere il ritmo.

CONCLUSIONI.

Mizuno ha puntato molto su questo modello, Wave Rider 21, ed il percorso di ottimizzazione di un modello ibrido di impostazione neutra pensato per associare dinamismo (allenamenti veloci per molti runners o ritmi gara intensi fino alla Maratona) ad una buona protezione al fine di non incorrere in spiacevoli inconvenienti quali crampi muscolari, non è stato facile.

Mi è stato spiegato che c'è stato molto lavoro dietro il concepimento di questo capolavoro di equilibrio, con un solo semplice appunto: la filosofia di Mizuno è incentrata sul rendere ogni persona un atleta migliore (e quindi una persona migliore), pensiero che sposo appieno.

L'alta tecnicità di questa scarpa non scende a compromessi ed ovviamente l'utilizzo della piastra Wave in pebax molto rigida garantisce il massimo della stabilità senza trascurare l'ammortizzazione che comunque non è eccezionale in questo specifico modello: la Rider 21 non è pensata per correre piano o fare jogging.
Un compromesso che si può tranquillamente accettare, dato che la scarpa è molto più morbida di una qualsiasi intermedia, permette un alloggiamento del piede molto tranquillo e spinge (quasi) tanto quanto una A2.
In pratica ha le prestazioni di una Intermedia da usare in gara ma una volta calzate pensi di correre con una Massima Ammortizzazione per quanto è comoda.

Ideali per correre in salita o fare ripetute a ritmi sostenuti
E' rivolta a corridori con appoggio neutro veloci, ambiziosi che si allenano prevalentemente su strada o che preferiscono portarsi con se un'unica scarpa da corsa durante un lungo viaggio, capace di rendere bene su ogni tipo di allenamento: dalle ripetute in salita, a quelle su pista, medi più intensi oppure un lungo (non tanto lento) di 16 - 20 Km.

Per sfondare il muro delle 3 ore in maratona non c'è di meglio, ma anche chi ci va molto vicino saprà trovarla un'arma in più... vincente!

Mizuno Wave Rider 21, l'applicazione di stile e materiali all'avanguardia, un concentrato delle migliori tecnologie dell'azienda di Osaka riassunte in circa 300 grammi... Da Provare!

venerdì 15 giugno 2018

Supermaratona dell'Etna - Da 0 a 3000m - Indescrivibili Emozioni

Il fatidico arrivo - E ringrazio Maurizio Crispi
che ha saputo immortalare in momento
Marina di Cottone (CT) - Sabato 09 giugno.

Inizia tutto alle 05:30 del mattino, il punto di partenza è vicino anche se bisogna pensare anche alla famiglia che si passerà una giornata a mare.
Il clima è ancora freddino così come l'acqua, ma il cielo è sereno seppur leggermente ventoso.
Il lido, praticamente sgombro, sarà uno spasso per il resto della mia famiglia che mi lascerà.

Ci dirigiamo verso il punto di partenza, il lido attaccato alla strada provinciale che porta verso l'ingresso autostradale distante pochi chilometri.
Quella strada l'avevo percorsa in auto il giorno prima per il ritiro del pettorale, il numero cinque, a Linguaglossa, altro punto focale e di passaggio della corsa.
Quelle pendenze e tutte quelle curve mi sembravano irte.
Domando: "Quant'è l'altitudine qui?" La risposta è: "solo 700m circa".
Mi aspettava un'impresa dal sapore dell'ignoto...

Faceva caldo, maledettamente caldo alle 08:00, orario di inizio gara, il sole era già alto e i corridori presenti da più parti d'Italia e d'Europa (ma quasi la metà dei circa 500 partenti - numero chiuso -  Palermitani!) scherzavano e ridevano con molta allegria.
Io ero solo teso, avevo timore, dovevo sfiorare delicatamente l'asfalto e non dovevo disidratarmi.
Avevo paura e smitizzavo sorridendo agli amici e conoscenti lì presenti.

Il via è con i piedi sulla sabbia e parto con molta calma, senza cercare le posizioni di testa.
Quelle arriveranno poco dopo, ad un ritmo che definivo molto blando.

Pensare che per i primi 3 chilometri si correva sul piano e addirittura in discesa!
Subito dopo, iniziavano le prime dure rampe che, affrontate a quel ritmo, intorno i 5'00"/Km, sembravano uno scherzo.
Ci trovavamo su delle strade secondarie non trafficate e potevo correre dove volevo.
Questo lungo strappo durerà abbastanza tanto da spingere un pò troppo in avanti i battiti cardiaci.

Partenza, da Marina di Cottone
Beh, stavolta avevo scelto di indossare la fascia cardio pur non utilizzandola mai in allenamento o in altre gare.
In questo caso è stata utilissima perchè quando i battiti aumentavano da "zona rossa" (circa oltre i 160) abbassavo il ritmo basandomi sul concetto che più lavora il cuore, il muscolo principale che pompa ossigeno ai muscoli, più esaurirò le forze prima.

Qui, invece, dovevo dosare al meglio le forze e finalmente ho trovato utile la fascia cardio, che sa dirti con esattezza quando stai esagerando (e non dovresti).
Ahimè, invece, già dovevo fare i conti con le prime grosse sudate ed ogni volta che c'era possibilità afferravo una bottiglietta di acqua che consumavo lentamente, quasi per intero.
Faceva caldissimo e sapevo che tutto questo mi avrebbe ridotto l'autonomia, il più grosso handicap con cui dovevo combattere.

Eppure, quella bellissima strada asfaltata invita a correre, a correre più forte.
Così, senza volerlo visto che andavo più piano di certe giornate "no" che avevo in allenamento, mi ritrovo a correre da solo ed a staccare uno ad uno gli avversari.

A quel punto, decido di correre per i fatti miei e comunque non da solo visto che ero scortato dalla moto di testa e dai mezzi ufficiali di gara.
Un'organizzazione perfetta, dove tutto è studiato a puntino, quella della 0 - 3.000m!

Primi chilometri su strada lisci, qui a Linguaglossa
Inzio a mangiare qualcosa oltre i 10 Km, mangio una banana intera quando la strada è meno pendente ma accade molto raramente.
Quelle pendenze che mi sembravano molto dure in auto, le lascio alle mie spalle con evidente facilità sotto i 5'00"/Km , alle volte anche 4'30"/Km.

Mi sento bene, non forzo mai e controllo costantemente la barra del cardio che ho sull'orologio GPS, ben più importante del ritmo che tenevo.
Raggiungo prima Piedimonte Etneo, successivamente Linguaglossa a 14 Km circa con una rilassatezza senza pari.
Ero già molto sudato, mi idratavo costantemente persino bagnandomi la testa.
Da dietro già avevo dato distacchi di alcuni minuti.

Evviva la strada, da lì in avanti non avevo idea di cosa mi aspettasse.
Il percorso tuttavia era  molto semplice: esiste una sola strada così diretta per raggiungere le pendici dell'Etna ed era la statale che forse qualche anno fa percorrevo in auto.
Avevo ricordi offuscati, ma sotto gli occhiali da sole la vista non lo era, anzi, mi riparava dal sole caldo che non smetteva di nuocere.

In compagnia del motociclista, sentivo il rombo della motocicletta da cross borbottare per chilometri e chilometri.
Ogni tanto passavano i supporters dei podisti o delle staffette previste in gara.
Niente, ero concentrato tanto che alle volte mi dava molto fastidio essere affiancato da qualcuno.
Mi sa che fossero i primi segnali di un cedimento.

Aver lasciato i centri abitati da così tanti chilometri mi lasciava solo ed inerme al destino.
Più tardi raggiungevo con la costanza e la saggezza, il chilometro 23, ne mancavano solo 10 all'inizio della gara vera, del momento tanto atteso da più di un mese.
Mi facevo forza e continuavo a bere, a ristorarmi, a prendere un primo gel (con la bocca impastata nonostante avessi bevuto attimi prima), sotto quel sole smorzato ogni tanto dai freschi alberi e dall'aria che pian piano si rinfrescava.
Piano Provenzana Km 33

Un'ora e mezza fa ero con il mare a due passi, adesso il mare lo vedevo da lontano e dall'alto di quei tornanti, un panorama mozzafiato che non ti faceva capire dove ti potevano portare quelle strade.

A colpi di 5'30"/Km avanzavo senza più tanto scherzare ed alle volte mi sorpassavano ciclisti che si allenavano su quelle strade o motociclisti con le Harley strombazzanti che si dirigevano verso le baite montane, probabilmente.

Degli avversari nessuna traccia, adesso dovevo badare a me stesso.
Mancava poco all'arrivo a Piano Provenzana posto a quota 1.800m, e verso il chilometro 30 in un tratto molto più veloce e scorrevole, ascolto il consiglio dell'uomo sulla motocicletta che mi invita a bere (per l'ennesima volta) ed a mangiare una banana perchè di lì a poco avrei affrontato un muro verticale prima di trovarmi dinanzi a Sua Maestà l'Etna.

Finalmente l'aria era davvero fresca, piacevole ventilata, ma non per questo non ero accaldato, tant'è che sotto la testa il sole picchiava come all'inizio.
Pensavo di trovarmi di fronte ad un sentiero molto stretto per affrontare quel fatidico "muro" descritto dal motociclista, e invece mi trovo davanti ad un bivio larghissimo che dava su un "belvedere" che si prestava ad essere il "balcone" da cui guardare sicuramente un magnifico panorama (che mai vedrò perchè impegnato in corsa).

Quel muro arriverà, eccome se arriverà!
Tanto che decido, una volta trovatomi solo e perso, di fermarmi a camminare, per la prima volta.
Era il segnale che il sole, il sudore ed i chilometri affrontati in salita, poco alla volta mi avevano picchettato.
Quella pendenza per me diventava killer, quando con delle gambe fresche l'avrei affrontata di slancio ma non senza difficoltà.
In quel preciso istante, il mio diretto inseguitore, un ragazzo dalla canotta giallo fluo, mi sorpassa e va avanti senza fare una piega, senza avvertire il colpo.
Dico dentro di me che quello sarà il vincitore finale, perchè stava ancora troppo bene e continuava a correre facilmente...

Quel tempo a camminare lo passo alimentandomi e rifrescandomi.
Poco dopo riprendo a correre.
Accanto a me, in quell'ultimo chilometro asfaltato, due in Mountain Bike arrancavano peggio di me e non mi lasciavano solo...

Piano Provenzana è giunto, in appena 2 ore e 43 minuti, credo sia il mio limite fisiologico allo sforzo visti gli allenamenti (onesti ma incompleti) passati su e giù per Monte Pellegrino.

Un chilometro a Piano Provenzana, un muro che interrompe la corsa,
maledettamente bello
Afferrata l'ultima bottiglietta e messo piede sul paesaggio lunare, inizio molto male, camminando.
Quelle pendenze le conoscevo già: tolto l'aspetto della terra lavica, poco più consistente della sabbia ma molto, molto più affascinante, erano quelle del tratto dei fedeli di Scala Vecchia a Montepellegrino, solo con aria più rarefatta e gambe praticamente sfinite.

Ancora faceva caldo, e continuavo a bagnarmi e in quelle prime battute non volevo darmi per vinto.
Superata la fase iniziale dove mi demoralizzavo molto all'idea di camminare "solamente", alzavo la testa già a lungo chinata per spingere di gambe, e riprovavo a correre.
Niente, inutile, valeva la pena camminare perchè la spinta durava troppo poco.

In poco tempo vengo superato da altri partecipanti, di cui alcuni mai visti nel gruppo lasciato a inizio gara e altri facenti parte delle staffette.
In quel momento sono confuso e penso soltanto ad avanzare; ogni tanto do l'occhio verso il basso per vedere se qualcuno rimontava... accadeva sempre.

Dopo una ventina di minuti circa, tra tentare di correre e camminare energeticamente, mi accorgo che il rapporto era di 8'30"/Km su 13'00"/Km circa.
Ciò significa che ogni chilometro stavo perdendo un abisso... impietoso.

Beh, in quel momento capivi quanto sarebbe stato importante allenarmi molto di più, a lungo e affrontando la salita finale magari dopo le 2 ore e mezza di corsa.
Tempo che non avevo a mia disposizione e che non potevo mai inventarmi, senza contare le enormi esigenze di recupero muscolare e di riposo che non potevo mai avere.
In quel frangente capivo che dovevo allenarmi di più, più alungo e con le gambe doloranti.
Tutto il resto delle ripetute era stato ben svolto, mancava maledettamente la tenuta, la durata ed il fresco che non c'è stato mai...

In quei momenti quando stai solo a camminare nel silenzio pensi a tante cose: alla famiglia lontana, agli avversari sempre più vicini, alle posizioni che potrai ancora perdere e ti metti con la schiena dritta, dai motivazioni a te stesso e vai avanti.
Sono davvero stanco di vedere a 10 cm di distanza le mie Mizuno Wave Shadow ormai color giallo ingrigito arrancare così, meritano molto meglio e voglio andare avanti, proseguire con la corsa.

Paesaggi Pazzeschi, ho corso là dentro...
Ogni tanto riesco a correre, ma dura poco, troppo poco.
Il traguardo è ancora lungo, infinito, specie quando cammini.
Ne sono cosciente e lucido, l'aria è sempre più fresca e sembra di respirare affannosamente anche per poco; i battiti cardiaci sono ormai calati ai limiti della normalità, perchè l'intensità dello sforzo fisico si è ridotta quasi a zero...

Forse il caldo mi ha battuto di nuovo, questo fantasma che ti priva le energie, non mi do colpe perchè ho davvero passeggiato su strada e nonostante ciò nessuno mi toglie dalla testa di raggiungere la vetta.
Purtroppo atleti come Antonio Recupero e qualcun'altro mi passeranno via continuando a correre.
Il francese che vincerà la gara, J. Kiredjian, farà una rimonta incredibile perchè recupererà circa 10 minuti di distacco in poco più di metà montagna, correndo costantemente come se fosse un 4 x 4, mentre il ragazzo dalla canottiera giallo fluo (Angelo Direnzo), in testa con enorme distacco su tutti, si fermerà di colpo stramazzando al suolo in preda a fortissimi crampi.
Peccato, la vittoria era sua ma Sua Maestà L'Etna colpisce senza pietà i suoi avventori...

Qualche crampo ce l'avrò anch'io perchè ogni tanto la strada spianerà e tentare di correre per un centinaio di metri per recuperare l'irrecuperabile mi provocherà giustamente irrigidimenti alla pianta del piede...
Purtroppo quel traguardo non arriva, non faccio altro che desiderarlo e sono felicissimo di leggere il cartello del chilometro 40.

Ne mancano solo tre, ormai la vetta è vicina!
Quel paesaggio lunare sempre più remoto, con l'aria sempre più fredda che ti asciuga finalmente il completo da corsa, la pelle che brucia pensando fosse lo sfregamento e invece era la scottatura del sole, i banchi di ghiaccio ancora buttati lì ed infine la natura che vince su tutto.
Edizione Memorabile, temperature alte fin quasi alla vetta

Mandrie di cavalli che scendevano da là sopra, ciuffi di piante o di fiori colorati che si infrangono sul grigio affascinante del Vulcano, un panorama che avevo visto solo in foto e che stavo vivendo sul serio.
C'erano anche le vetture del "Discovery Etna" che salivano per i turisti che non vogliono farsela a piedi... peccato che in mezzo a tutta quella polvere alzata c'eravamo noi atleti con tanto di pettorale...

Ormai la fine era vicina.
Un amico di Palermo era lì appostato a fotografarci, apparso come un oracolo, mancavano poche centinaia di metri e potevo toccare il cielo per davvero!
La strada spianava di botto e dopo aver percorso velocemente la curva da buon stradista, mi ritrovo l'immagine di tutta l'intera corsa: una rampa verticale di circa duecento metri e l'osservatorio vulcanologico gremito di persone: un sogno che si avverava finalmente!

Voglio provare a correre questo breve tratto finale, per la gloria, ma non c'è verso e sono costretto a camminare anche lì, fino alla fine, finchè non taglio il traguardo bello e possibile.

E' stata breve la sensazione che non finisse più quella lunga ascesa, ma sono rimasto sempre lucido contando i chilometri che mancavano all'improbabile finale.

In pochi minuti, giusto il tempo di riprendermi dallo sforzo e dalla grande fatica, mi infreddolisco.
Bevo qualcosa di caldo, mi accorgo che la divisa di gara era asciutta mentre la pelle nella parte della schiena lasciata scoperta bruciava un pò tanto.
Nella confusione post gara, penso solo a coprirmi rapidamente ed a cambiare i vestiti con qualcosa di asciutto ed in poco tempo riuscirò a scendere alle pendici del Vulcano grazie alla vettura messa a disposizione del Corpo Forestale, gentilissimi.
Ci mettiamo più di mezz'ora a scendere, le gambe facevano male maledettamente e poco importa se non ero riuscito a scendere sul percorso veloce di 5 Km che l'organizzazione invogliava a provare.
Podio di categoria
L'avrei fatto se non mi fossi ridotto così male, ed è un'utile trovata per snellire il servizio di accompagnamento dei podisti: molti di loro una volta tagliato il traguardo dovranno aspettare parecchio al cospetto di una gelida brezza prima di riuscire a scendere con i mezzi messi a disposizione dell'organizzazione.

Incredibile quantificare quale e quanto sia immenso lo sforzo che l'organizzazione dell'Etna Trail mette per offrire a soli 500 fortunati partecipanti un simile spettacolo.

Nel tardo pomeriggio ci saranno le premiazioni, mi vedrò per una sola posizione fuori dal podio assoluti con cocente amarezza, tanto da sorridere vanamente ad un primo posto di categoria che non vale poi così tanto...

Mi accontento perchè sapevo che poteva andare a finire così con così poco allenamento (chilometricamente parlando) ed immediatamente mi immagino il prossimo anno di nuovo al via, consapevole di dovermi allenare di più.
In realtà non posso sapere se ciò accadrà, ne sarei contento se così fosse, intanto mi godo una settimana di meritato riposo e penso ai prossimi obiettivi estivi, non più lunghi di 10 Km :-)

Ringrazio tutta l'organizzazione dell'Etna Trail, Carmelo Santoro, i Fotografi Ufficiali, la famiglia Regonese per le foto, Ultramaratone, maratone e dintorni e tutti gli amici e sponsor che mi sostengono)

lunedì 14 maggio 2018

Mizuno Wave Ultima 9 - Il Morbido-Reattivo esordio con il Runbird!

Recensire le scarpe così come il materiale da Running mi mancava un pò...
Durante la preparazione per la Maratona di Milano, mi si è aperta una porta per accedere nel mondo del Brand giapponese che della sua filosofia conoscevo ben poco.

Oggigiorno, ogni Brand sportivo nel settore del Running investe in modo differente per la promozione dei propri prodotti e, poichè i mezzi di comunicazione sono parecchio aumentati rispetto a quelli di una volta ed a mio avviso ancora attuali, non è facile come atleta di fascia media nè confermarsi, nè inserirsi in un nuovo ambiente.

Mizuno, ad esempio, investe su pochi atleti che sono principalmente persone ben fidate ed esperte nei vari settori dell'Atletica in generale, senza disdegnare i salti, i lanci, la marcia e non esige da loro che spingano all'inverosimile su Social, come ormai va di tendenza.
Oltretutto la presenza di Mizuno in molti eventi podistici agonistici di livello nazionale e/o regionale, è spesso influenzata dalle scelte che il negozio sportivo di riferimento per la Città impone.
La mia collaborazione con Mizuno, infatti, è nata da un incontro casualmente accaduto nel noto negozio Tecnica Sport di Palermo che ormai da moltissima gente è riconosciuto come un punto di riferimento per il Running e per molti altri sport, con una vasta scelta di materiale sportivo ed un supporto sempre costante alle principali manifestazioni sportive della Città.

La prima scarpa che ho voluto provare è stata la Wave Ultima 9, qui in recensione.
Mizuno principalmente è produttore di ottime scarpe e con la tecnologia Wave negli ultimi 20 anni si è evoluta e si è mantenuta al passo con le esigenze del mercato concentrandosi su nuove mescole per le intesuole e su tomaie sempre più resistenti, performanti e... colorate!
Da appassionato del settore non potevo che soffermarmi sullo stile molto orientale offerto per il design di queste calzature che, almeno per i colori e le fantasie stilistiche, differenziavano tantissimo un modello da un altro.
Dettaglio della parte retrostante, consistente del Wave e da un alloggiamento
Tallonare molto comodo, icona del brand nipponico
La piastra in Pebax denominata "Wave" utilizzata per assorbire le vibrazioni da impatto al suolo e per agevolare la spinta elastica nella fase di corsa nata più di vent'anni or sono, che ha rivoluzionato la concezione delle calzature con sede ad Osaka, concettualmente è rimasta invariata.

Mi piace anche affrontare un altro cambio di mentalità avvenuto nel corso degli ultimi anni che ha cambiato la lineup dei maggiori marchi di scarpe da Running.
Se intorno all'anno 2010 la corsa al minimalismo (ricordate le scarpe con zero drop che avevano raso al suolo le intersuole costringendoti a correre quasi scalzo?) era diventato esasperato, rovinando di fatto con questa moda molti modelli storici per i vari Brand, con il passare del tempo si è capito che sarebbe stato meglio introdurre delle calzature che fossero una via di mezzo che si collocassero tra le A3 - Massima Ammortizzazione e le A2 - Intermedie ad esempio, accessibili ai runners ambiziosi, oppure proporre due tipi di modelli Massima Ammortizzazione, purchè fossero validi e non "quasi alla moda", ovvero poco credibili per correre molti chilometri.

La Mizuno Wave Ultima 9 è la scarpa più apprezzata dai Runners italiani per il brand di Osaka, a detta dei dati di vendita ed in fondo capisco anche il perchè.
Per sommi capi si tratta di una scarpa dalla Massima ammortizzazione efficace, molto leggera che non "addormenta" mai la tua corsa, restituendo un'ottima fase elastica al tuo gesto.
Come sempre, meglio affrontare la struttura della scarpa in ogni suo aspetto.

TOMAIA:

Avevo bisogno di una scarpa che mi accompagnasse per le lunghe uscite allenanti per la Maratona di Milano (42,195 Km) come detto e nel contempo mi auguravo che fossero comode sin da subito.
Ho scelto la misura che conoscevo ed ho messo davvero poco ad affezionarmi: fin'ora tutte le calzature Mizuno che ho utilizzato si sono rivelate morbidissime e molto ma molto comode!
I materiali utilizzati sono un mix di vari mesh ben assemblati che danno una sensazione di solidità.
Spesso la solidità viene associata alla rigidità, ma evidentemente i bravi biomeccanici giapponesi sanno comunicare con i loro designers.

La tomaia molto morbida, resistente all'usura e dai colori molto brillanti
Casualmente, dopo aver camminato appena un paio di giorni prima di utilizzarle (non vedevo l'ora di metterle alla prova), ho incontrato per strada varie avversità meteorologiche tra cui acquazzoni e grandine in quel periodo.
Nuova fiammante, non solo si è rivelata comoda, ma ha anche dimostrato di saper gestire al meglio le imbarcate d'acqua in eccesso senza appesantirsi.
Fin'ora ho chiuso diverse centinaia di chilometri con le Wave Ultima 9 e la tomaia non si quasi per niente usurata, il che è magnifico!

Con i responsabili del Marchio, ho comunque sollevato un quesito secondo me importante: la scarpa, come per molti altri modelli di Mizuno, presentano ancora un misto di Mesh sintetici con la costruzione "classica" della tomaia cucita sulla punta ed ai lati, pratica ormai abbandonata da tempo da diversi altri leaders del settore che hanno sposato il concetto "knitted", ovverosia la tomaia cucita su corpo unico.
Insieme ai running experts di Tecnica Sport abbiamo discusso dell'argomento e su come Mizuno così poteva dimostrare di essere indietro rispetto alle "leggi di mercato", ma ho avuto una risposta alquanto intelligente:

"Mizuno non segue le regole che impongono gli altri Brand e cerca di mantenere uno spirito tradizionalista senza stravolgere le sue scarpe da corsa, spesso un punto di riferimento da anni per diversi podisti",
e:
"Ben vengano le tomaie "tradizionali" con riforzo cucito alla punta ed ai lati, piuttosto che quello integrato senza cuciture a corpo unico perchè i podisti le rovinano facilmente e chiedono maggiore protezione (spesso all'alluce) per allungare la già breve vita delle scarpe (dipende dal chilometraggio mensile)"
.

Convinto in parte dopo questa breve intervista, durante l'uso (vedi il nubifragio dei Campionati Italiani di Cross/Fango a Gubbio, passati per molto tempo su un acquitrinio prima di gareggiare) ho potuto constatare che in effetti una buona protezione in punta protegge facilmente il piede ed il calzino da facili assorbimenti d'acqua, anche fossero solo pozzanghere.
Lo stesso vantaggio assolutamente non si poteva ottenere con tomaie knitted che negli ultimi tempi ho utilizzato a lungo.

Posso anticipare che le prossime Mizuno Wave Ultima 10 verranno molto incontro a questa esigenza, regalando una soluzione costruttiva molto accattivante ed al passo con i tempi ;-)

INTERSUOLA:

Dettaglio dei due strati U4ic e U4icX che in parte
si incrociano in mezzo al Wave
Le Mizuno sono ben note per alloggiare il celeberrimo sistema Wave proposto in differenti versioni al fine di esaltare le caratteristiche di ammortizzazione, stabilità o reattività.

Osservando da vicino i diversi modelli, capisco che il sistema Wave va avanti da così tanto tempo perchè in funzione dell'ampiezza della piastra a forma di onda (sinusoidale mi piace definirla) e della sua collocazione a wafer all'interno dell'intersuola, si possono avere svariate reazioni del ritorno energetico della spinta e/o prediligere la reattività all'ammortizzazione o viceversa.
Le onde armoniche sono presenti in natura e nella scienza sotto forma di moltissime varianti e proprio per questa infinita serie di combinazioni si possono ottenere risultati contrapposti.

E' intuitivo capire il concetto generale del sistema Wave: l'area convessa dell'onda serve ad assorbire gli urti ed a garantire il controllo del movimento e l'area concava sviluppa e amplifica l'efficacia dell'azione di corsa con soprendente reattività.

Nel caso della Wave Ultima 9, si è pensato ad una collocazione "classica" del Wave neutrale nella zona mediale, con ampio margine e zone vuote ben visibili che accentuano l'ammortizzazione tra i due strati di intersuola uniti al Wave e che regalano un'elasticita inaspettata.
Il sistema, denominato "Cloudwave" è applicato per alcuni modelli neutri molto leggeri.
La Wave Ultima 9, infatti, per la misura media maschile, pesa soltanto 305 gr, il che la rende perfetta per molti utilizzi e per uscite molto dinamiche.

Essendo un modello pensato per le corse su strada, è possibile che alle volte possa imbarcare sporcizia, pietre e terra, ma è più facile che accada se ti imbatti in un percorso fangoso dove potresti trovarti in emergenza.
CloudWave, davvero restituisce una decisa spinta
ed una buona ammortizzazione
Una rapida lavata e viene via tutto, ma si tratta comunque di pochi casi e comunque poca roba per una scarpa concettualmente pensata per correre su asfalto.

Della Wave Ultima 9 tutto mi sarei aspettato, men che fosse così ben reattiva!
Essendo un peso leggero (mi mantengo sotto i 65 Kg per 1m78cm di altezza), pensavo di avere a che fare con una scarpa molto ammortizzata e protettiva, ed invece si tratta di una calzatura molto dinamica che sa mixare la giusta ammortizzazione con una reattività che oso definire "esuberante".
Il mio pensiero successivo, visto che man mano passavano i giorni a conocere questa scarpa sempre più efficace e piacevole, era rivolto ovviamente a chi corre a ritmi più lenti e magari esige maggiore ammortizzazione.

Ovviamente, da vero Runner, non cito le Wave Creation o le Wave Paradox, bensì le nuove Wave Sky che spero tra qualche mese saranno in recensione: prima versione full U4icX a (tutta lunghezza) per il primo impatto al terreno.

A proposito di mescole dell'interusuola: ovviamente in mezzo al Wave negli anni Mizuno si è evoluta al punto di presentarne due tipi diversi: U4ic (per un miglior compromesso tra reattività ed assorbimento degli impatti) e U4icX (per un maggiore comfort e protezione, più "morbida" della U4ic).
Per le Wave Ultima 9, anche al fine di contenerne il peso, si è realizzata l'intersuola ponendo principalmente lo U4ic a contatto con il piede per ottimizzare la reattività e la spinta del piede stesso e, con la consueta costruzione a sandwich immersa tra le due diverse intersuole dove è collocato il fondamentale sistema Wave, lo U4icX in zona tallonare al fine di ammorbidire al meglio l'impatto diretto al suolo.

SUOLA:

Ogni dettaglio della suola, dall'X10 allo SmoothRide, con gli intagli decisi
in avampiede e una ottima resistenza all'usura
Unita alla generale leggerezza della scarpa per la mia misura di piede, mi sono trovato spesso a correre con apparente agilità e facilità di facalta, concetto che Mizuno definisce come "SmoothRide".
In pratica il disegno della suola è pensato per collaborare attivamente con il sistema dell'intersuola già meglio descritto.
Grosso modo Mizuno non presenta particolari complessità nel disegno delle suole che garantiscono il meglio ovviamente su strada asfaltata visto l'approccio quasi totalmente slick.
Tre grossi intagli in avampiede e due intagli laterali nella zona del tallone (dove il sistema Wave di fatto si ferma, fino alla zona mediale) bastano ed avanzano per garantire fluidità alla corsa, con una costruzione molto tradizionalista, minimale e comunque funzionale della scarpa.

A dire il vero, lanciando la scarpa nuova o con pochi chilometri per terra per una prova dell'effettiva morbidezza dell'intersuola, mi sono subito accorto quanto sia costruttivamente rigida nei punti di maggiore sollecitudine come la parte mediale e nel tallone.
Una volta indossata, il giudizio cambia inesorabilmente: è fatta apposta per correre, perchè una volta che parti sei accompagnato con la giusta ammortizzazione, con la morbidissima tomaia e con la ferma rigidità strutturale che evita inutili e spiacevoli torsioni o movimenti eccessivi di piede o caviglia che a lungo andare comportano tensioni o infiammazioni.

Ciò che cerco costantemente in una scarpa è la giusta rigidità e reattività prima ancora che la grande ammortizzazione perchè quest'ultima non garantisce un ottimale ritorno della spinta, allunga i tempi di reazione al suolo che arrecano maggiore escursione meccanica della struttura fisica.
Non a caso è sempre meglio imparare a correre bene con esercizi propriocettivi, al fine di migliorare la velocità di esecuzione del gesto e renderlo fluido.

Tutte teorie che Mizuno comunque applica nella scelta progettuale delle proprie calzature e che mi hanno favorevolmente impressionato prima di scegliere il brand nipponico!
Quindi tutto ciò spiega il concetto "Smoothride" che congiunge l'azione dell'intersuola con il disegno della suola ed è così a tutti gli effetti: l'azione di corsa molto spesso diventa ben armoniosa, dinamica e stabile!

Nota di merito per la Suola, infine, riguardo il grip: di per se ottimo perchè mi sono trovato in situazioni spiacevoli con fondo molto scivoloso ed ho avvertito (a scarpa nuova) una discreta sicurezza nella corsa, senza aver paura di cadere per terra.
Fin'ora la suola denominata "X10" ad alta resistenza all'abrasione, si è consumata in modo regolare e non troppo in fretta.
L'unica pecca è la parte scoperta del sistema Wave che di per se è scivoloso e non adatto ad uscite di trail leggero: per correre su pietraie, rocce e tronchi d'albero scivolosi è meglio optare su un modello pensato alla corsa nei boschi totalmente gommato (lì Mizuno realizza le suole in collaborazione con Michelin).

CONCLUSIONI:

Il RunBird in tutta la sua decisa bellezza :-)
Sono ben felice di aver scelto Mizuno e che Mizuno abbia deciso di inziare un rapporto di collaborazione con me, attraverso le (spero) tante gare che correrò.
Ciò che mi ha colpito è il messaggio dell'azienda dedicato a chi li ha scelti, trascritto su ogni etichetta del marchio che recita il seguente:

"Benvenuto nella famiglia Mizuno. Istituita nel 1906 ad Osaka in Giappone, è un piacere fornirLe l'attrezzatura che non solo La rende un atleta migliore, ma anche una persona migliore, attraverso l'esperienza dello sport. Impegniamoci a rendere il mondo un posto migliore in cui vivere, un atleta dopo l'altro"

La Mizuno Wave Ultima 9 è una scarpa che si colloca nel segmento delle scarpe A3 - Massima Ammortizzazione nel seguente ordine:

1 - Wave Rider 21 (molto reattiva e leggera, una via di mezzo tra la A3 e la A2 - Intermedia)
2 - Wave Ultima 9 (ben ammortizzata ma alquanto reattiva e costruzione generale alleggerita - A3 multiuso e ben protettiva)
3 - Wave Sky (massima protezione, comodità e stabilità)

Risulta essere, quindi, adatta a runners di ogni tipo di chilometraggio ed età per molteplici usi, la tuttofare ideale per preparare un evento endurance anche complesso.
La Wave Ultima 9 si può portare tranquillamente al traguardo di una Maratona intorno dalle 3 ore in su e spingerla al massimo nelle ripetute medio-brevi in salita o su pista vista l'eccellente reattività e leggerezza per la sua categoria.
Infine, visto l'occhio di riguardo in più rivolto alla protezione, la consiglio a chi vuole correre comunque buoni volumi di chilometraggio che mediamente vanno dai 10 ai 25 Km al giorno senza problemi.

Per chi è un buon atleta, leggero ed in forma, sarà una piacevole sorpresa utilizzarla giornalmente anche per un fartlek con frequenti cambi di ritmo (non si farà mai trovare impreparata), mentre chi ha maggiori ambizioni cronometriche (magari sulla mezza maratona o nei 10K) può scegliere la Wave Rider 21 che si differenzia soprattutto nel peso e nella costruzione più filante e leggera.
Per chi è, invece, soggetto a frequenti infiammazioni tendinee o preferisce correre con una calzatura più morbida, meglio puntare su una Wave Sky, come in fase di preparazione di una Maratona quando i chilometri aumentano sensibilmente.

Nel mio caso, preparare la 42K con la Wave Ultima 9 è stato molto entusiasmante ma resto dell'idea che per il mio peso e per i miei ritmi resta una scarpa fantastica e che quindi rende al meglio se la metti a dura prova!

Mizuno Wave Ultima 9: l'esaltante compagna dall'allenamento, dalle uscite solitarie fino al giorno di raccogliere il tuo Personal Best!

mercoledì 16 agosto 2017

Adidas Supernova 2017 - Nuovo Modello Migliorato Più Che Mai!

E' una recensione che (spero) in tanti aspettavano e mi scuso con chi ho fatto aspettare così tanto.
In questo lungo periodo ho potuto testare continuamente il nuovissimo modello che Adidas ha presentato per sostituire la Supernova Glide ormai a fine carriera dopo tanti anni di continue riproposizioni.

Pensavo che una scarpa con così pochi difetti (le mancava un pizzico di ammortizzazione in più al modello uscente) non fosse poi così migliorabile ed ho pregato che non venisse stravolta.
I biomeccanici di Adidas lo hanno capito ed hanno lavorato sodo sulla sostanza del nuovo modello.

Durante il test ho alternato uscite con le Supernova 2017 che con le Supernova Glide 8 (del 2016) trovando un paragone ideale per rendere l'idea e consigliarne o meno il nuovo acquisto.

Sottolineo sempre che è conveniente rivolgersi al negozio fisico presente nella propria Città con personale competente che sappia consigliare il modello giusto e la misura corretta per poter correre con la dovuta sicurezza (perchè se il piede soffre, ne soffrirà tutta la tua corsa ed il tuo fisico).
Chi è ormai esperto e conosce la misura del piede che veste con Adidas (sempre molto precisa) non troverà problemi nell'ordinarle online.

Chiaramente correre con una scarpa già rodata come il modello dello scorso anno mi ha dato certezze che sul nuovo modello ho dovuto sperimentare, in salita, in discesa, sul piano.
Adidas mi ha fornito un modello di Supernova 2017 con Mezza Misura in meno, con la sicurezza che mi sarebbe calzata a pennello anche in corsa.
Inizialmente ho avuto i miei dubbi ed incertezze, ma oggi a test finito, posso ricredermi del contrario.

TOMAIA:

Questa Tomaia è più bella dal vivo e non la troverete in altri modelli!
Adidas è sempre al passo con i tempi e quest'anno, con il suo modello - faro nel Running, Supernova, ha proposto una tomaia tutta nuova ed inedita.

Saturi ormai di vedere le tomaie "Knitted" che hanno il pregio di avvolgere il piede con un unico pezzo praticamente "fatto a maglia" da un plotter digitale (prerogativa dei modelli Ultra Boost e della frangia di Sneakers semi-tecniche sempre più dilagante), Supernova si è presentata ad inizio anno con questa bella tomaia (sempre a pezzo unico) priva di cuciture e di altri elementi cuciti su di essa, resistentissima e ricavata su più strati.
Il risultato è eccellente in quanto non ha ceduto agli strappi accidentali offroad o ai continui sfregamenti dell'azione di corsa e si è rivelata poco cedevole e ben traspirante.
Anche quando ho sudato completamente l'intera calzatura, non ho avvertito particolare fastidio.
Collo piede particolarmente alto e lacci ben avvolgenti.

Ricordo a lettore che ho utilizzato Mezza Misura in meno (lo ripeterò più volte nel corso della recensione) e per questo motivo ho sentito la scarpa più fasciante, ma è facilmente modificabile la calzata allentando la forte presa dei lacci che ben avvolgono il piede.

Interno della calzatura più liscio che mai, il che ha agevolato parecchio il comfort.
Oltretutto, rispetto alle precedenti versioni, è stata sagomata con cura maggiore, avvolgendo il malleolo e tutta la zona retro-tallonare al fine di tenere stabile ed attutire ogni urto durante l'attività.
Cuscinetti interni :-)
Durante i climi estivi è meglio indossare un buon calzino tecnico tra i più sottili in circolazione per evitare il ristagno del sudore internamente: unito alla scarpa ben fasciante da una sensazione di stabilità e benessere in corsa non da poco!

La protezione dell'area tallonare è stata rivista inserendo, esternamente, un pannello in TPU (trasparente) denominato "Fitcounter" che contiene i movimenti naturali del tallone e tendine d'Achille interni ed esterni, mentre lascia completamente libera l'area centrale di solito più sollecitata e che si può infiammare più facilmente.
E' la scelta giusta ed ha migliorato ulteriormente questo modello!

Le classiche Tre Strisce in questa Supernova sono protagoniste più delle precedente, tenendo ben avvolta l'arcata plantare, comunque non troppo larga ma sempre ben comoda.
La costruzione della scarpa non è "a calzino", ovvero non è stata prevista adozione della linguetta cucita insieme al resto della tomaia, lasciando maggiore libertà di posizionamento della linguetta stessa, nella maniera tradizionale.

Infine, molta comodità in avampiede e non solo per la già citata tomaia dal mesh tutto nuovo :-)

INTERSUOLA:

Notevole differenza tra il vecchio ed il nuovo modello, in comparazione!
Le differenze con la S.Glide 8 sono notevoli, ma nei dettagli più approfonditi.
Ad occhio si nota subito la differenza nella scelta del design rinnovato, ma è correndo che capisci attivamente come si comporta.

Dalla foto comparativa si nota subito la differenza al tallone: pur adottando la stessa tipologia costruttiva (strato di Boost unito ad un più leggero strato di classica EVA, ideale per non avere "picchi" di reattività o ammortizzazione tipici di Boost), lo strato di Boost è stato aumentato nel tallone e lo strato in EVA parte subito dopo l'area tallonare fino ad arrivare in avampiede.

Drop 10 mm (differenza tra tallone - 32 mm ed avampiede - 22 mm), come era facile da intuire, per via del tallone ulteriormente rialzato dallo strato "extra" di Boost.

Allo stato attuale, l'EVA risulta visibilmente compressa e piena di venature, il Boost sembra quasi uscito dalla fabbrica senza fare alcuna piega!

Il risultato durante la corsa è interessante: quel "pizzico" di ammortizzazione in più che desideravo, finalmente è realtà: durante le mie uscite di fondo lento (sui 3'50" - 4'15"/Km) trovo maggiore rilassatezza nella corsa, senza avere quella sensazione di eccessiva morbidezza tipica di Ultra Boost.

Calzata Perfetta!
Inoltre in avampiede la senti ben morbida ma altrettanto decisa a spingere ancora di più, con l'intensità che preferisci.
In salita l'ho trovata migliore del modello precedente, in discesa comunque ottima per via della calzata ben ferma ed aderente e per il disegno dell'intersuola ampio.

Le lunghe strade asfaltate ed i tanti chilometri restano ad ogni modo il campo di utilizzo preferito da questa Adidas della categoria A3 - Massima Ammortizzazione.

La concretezza di questa Supernova continua ad essere il suo marchio di fabbrica!

Il tallone è inoltre più arrotondato, così come l'avampiede, altrettanto rivisto con molta arguzia.

Il motivo per cui sono riuscito a correre con un modello di scarpa con mezza misura in meno sta tutto qui: nella comodità assicurata in avampiede.
Probabilmente quando indosserete il nuovo modello con la vostra usuale misurazione, la troverete troppo grande in pianta di piede, ecco perchè consiglio di provarla con mezza misura in meno (come mi è capitato).
Troverete poco o nullo impedimento alle dita dei piedi che resteranno comunque liberi di agire, ed al tallone avrete una fermezza coadiuvata dall'ottima tomaia e dall'avvolgimento garantito dalle Tre Strisce.

Chi ha un piede magro sicuramente non avrà problemi a cogliere questo consiglio (che se non lo avessi testato, avrebbe sorpreso anche me), ma chi ha il piede più grosso o soffre di piedi gonfi, è bene che provi la misura propria di riferimento (e non la mezza misura in meno).

Il Torsion System è stato collocato in modo incavato e centrale, con l'estensione che termina sulla parte esterna del tallone (per completare il controllo di pronazione, senza stravolgere la natura neutra) come accade nei modelli Ultra Boost ed anche Energy Boost.
L'aspetto interessante è che questo accorgimento rende ovviamente più aderente la presa al terreno della scarpa, lasciando unicamente al contatto al terreno la suola in gomma Continental (e nulla più).
Casomai doveste superare calpestandolo un tronco d'albero scivoloso, non avrete più grossi problemi...

Stretchweb in gomma Continental
SUOLA:

La suola dallo scorso anno è stata ridisegnata in un pezzo unico così come si vede in foto, ed è stata applicata su quasi tutti i nuovi modelli di Adidas.
Si chiama "Stretchweb", e somiglia ad una tela tutta bucherellata con diversi "dots" (pallini) a rilievo.
L'aderenza su strada è eccellente, il controllo e l'elasticità anche su strade scivolose è ottimale grazie alla gomma Continental, ma è meglio non andare offroad perchè non è abbastanza artigliata per offrire la migliore esperienza di corsa su terreni franosi o scivolosi del Trail Running, che necessitano di suole con più elevato grip.

CONCLUSIONI:

La Supernova 2017 è stata difficile da recensire: tante le novità, ma da discernere nei dettagli per una scarpa che non poteva altrimenti: migliorare l'esperienza di corsa già ottima intervenendo con piccole modifiche e correzioni sparse su più punti.

Torsion System
Resta quindi la scarpa di riferimento nel panorama Running di tutti i giorni, per i podisti che cercano una compagna da spremere in ogni occasione, con le migliori tecnologie attuali proposte da Adidas ad un ottimo prezzo in relazione alla tanta durata che offre.

La scarpa infatti è nata per durare molto e chi ha indossato Supernova Glide sa di cosa sto parlando, probabilmente la sentirete scarica quando ancora sarà bella ai vostri occhi (dopo un'attenta e ordinaria pulizia!).

Per chi è un Runner esperto sa già la risposta: in Gara con Adizero o Energy ed in allenamento, nei Lunghi o nei Lunghissimi Maratona con la Supernova 2017.
Le Ultra Boost (per completare il discorso) le colloco come una scarpa da utilizzare come Lungo rigenerante o più lento e per cercare rilassatezza per i propri tendini, ma se volete una scarpa performante anche per correre chilometri, decisamente meglio la concretezza di Supernova.

Adidas Supernova, il ritorno in grande Stile della Stella più Brillante nel Mondo del Running!

NEW YORK CITY MARATHON 2010 (Foto Podisti.net)

NEW YORK CITY MARATHON 2010 (Foto Podisti.net)
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