41° New York City Marathon - 20° Posto Assoluto - 1° Europeo

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Un Sogno Ad Occhi Aperti...

sabato 24 gennaio 2015

Montefortiana - Mezza Maratona Falconeri - Bella da Soffrire

Il primo traguardo dell'anno, contento di aver dato tutto...
Monteforte d'Alpone (VR) e Vittorio Veneto (TV)

Tanti anni passati in una sola sera, trovare amici che non vedi da molto tempo e stupirsi che quel tempo è passato solo nel calendario e forse per qualche capello bianco in più, gli sportivi, i runners sono i più longevi, sembra che le foto non abbiano età...
Domenica scorsa non avevo voglia di accendere il telefono invece, non volevo che arrivasse il tempo delle brutte notizie, quello scorre inesorabilmente e, nuovamente, colpisce uno dei nostri, dei nostri più cari...
La notizia era nell'aria ed il Good Race Team Palermo si unisce nella perdita di un nostro caro amico ancora una volta per un male incurabile che ti stronca, all'improvviso...
Nessuno in Società ha voluto correre le Campestri di Ravanusa, io che mi trovavo già in Veneto, ho preferito buttare via tanta amarezza nella sommità di quelle strade.

Una corsa che non sarà facile da dimenticare, per il suo livello tecnico e per la difficoltà altimetrica del percorso che mi incuriosiva e mi invitava alla sfida.
Lo scorso anno vinse il mio caro amico Francesco, molto forte sia in salita ed ancor più in discesa.
Insidie che mi ero studiato con disarmante tranquillità, ottimista che in fondo 300m circa di altitudine massima non fossero poi così tanti.
Ed invece le gare, le corse, le giornate, fanno storia a se e certi equilibri saltano magari se non sei troppo in giornata.

Così ci siamo ritrovati a commentare io ed il mio amico Luca, che ringrazio tantissimo, gare ed emozioni differenti.
Questa è la Corsa, ma l'importante è tirar fuori sempre la propria personalità e le proprie emozioni, magari condizionate da ravvicinati eventi.

La Partenza e tanti avversari in bella mostra!
La mattina ci sorride, vedere il sole sorgere su un cielo limpido mi allieta e non poco.
E' bastato alzarsi di primissima mattina, fare una buona colazione con l'Addis The e dirigersi verso il luogo di ritrovo ormai stracolmo di partecipanti, segno di una manifestazione molto ricercata.
I 4°C sono troppo pochi per un meridionale annesso all'Africa come me ed il riscaldamento non aiuta molto, ci vorrà del tempo prima di abituarmi a tanta aria fredda.

Lo start avviene alle 09:30 e tra di noi ci sono tanti volti conosciuti ed alcuni rappresentanti dell'estremo oriente invitati apposta dall'organizzazione; più tardi sarà l'ora della gara di 10K Internazionale, ma già oltre alla nostra gara erano in corso sia la camminata non agonistica che l'EcoTrail.

Come spesso accade dopo un paio di chilometri ci si osserva da vicino ed il gruppetto si sfoltisce in una decina di esemplari; fase di studio, dove non è sufficiente uno strappetto di poche centinaia di metri per impensierire nessuno, forse per mischiare un pò le carte.

In quella fase l'atleta orientale dalle tanto strane scarpe iper colorate che sembravano da calcio, dopo aver tirato tanta strada resta più defilato e mi trovo avanti, per poco tempo.
Il ritmo non è elevato ed il 4° chilometro si avvicina rapidamente così come la tanto temuta lunga salita.
In quel momento il duo del marocco scappa avanti ed il solo ad inseguirli è Denis Curzi (C.S. Carabinieri), formando un terzetto che deciderà le sorti della corsa.

Le prime pendenze creano selezione e si rimane all'inseguimento in quattro, oltre me, Wang, Zanotti e Avon.
I quadricipiti già bruciavano e tanto, i pensieri per la testa erano tanti ma ancora era fase di studio: non riuscivo ancora a comprendere quale fosse la reale avversità di questa salita.

Abbandonato il Centro abitato sarà subito selezione...
Le gambe bruciavano perchè ogni pendenza era seria ed a volte molto severa; le gambe bruciavano perchè ci tenevo a non staccarmi dagli avversari ed ho stretto i denti almeno un paio di chilometri prima di arrendermi all'ennesimo nervoso cambio di pendenza.
Una discesa od un breve rettilineo (magari in un tratto fangoso) prima della nuova lunga salita che spesso si delineava da lontano e si poteva stimare quanto fosse lunga ed ancora, maledetta.

La fatica saliva, i gemiti di stanchezza erano ormai frequenza vocale del respiro ed il solo quieto e campestre panorama ricco di distese viticole poteva placare la disperazione di veder ancora tanto asfalto verticale.
Era un problema al Bosco della Ficuzza, era un problema in vetta alle colline Montefortine (si dirà così?)... era dura da accettare tale realtà quanto vedere i diretti avversari sfuggir via dai tornanti.

Contare i chilometri con un lento ed inesorabile count-down era un patimento, soltanto spezzare certe irte salite con morbidi falsopiani aiutava a sopravvivere, ma raggiungere quota 10K bruciava più dell'aria frizzante: 38'27" la dice lunga su quanto fosse stremante il percorso, ma un uomo lassù in vetta già mi annunciava la fine delle sofferenze.


Nel frattempo, una volta scollinato e mai rilassato a sufficienza, mi si presentano 100m di pericolosisissima discesa verticale: faceva paura il liscio asfalto reso viscido dalla pioggia, i piedi stanchi e dalla nulla reattività e le gambe che bruciavano come il fuoco.
Luca poco più indietro se la sarebbe cavata, mentre un pensiero a chi soffriva per davvero contro la corsa più importante della propria vita c'era ed iniziavo a scendere...

Per ben cinque chilometri non si smetteva di correre fortissimo, letteralmente a perdifiato e senza mai trovare una rilassatezza tanto sperata.
Si saliva a tutta e si scendeva a tutta con piedi stanchi e respiro affannato, tornante dopo tornante ed un continuo rilancio dell'azione che puoi fare soltanto in gara quando non importa delle conseguenze sul tuo fisico, importa che che non perdi un solo secondo dal tuo diretto avversario.

Post Gara - Good Race Team!
Impossibile voltarsi indietro a controllare ma con la coda dell'occhio riuscivo ogni tanto a cercare un mio ipotetico diretto concorrente spuntare dietro un tornante della lunga discesa di 5K chiusa al mio cronometro in circa 15'40" (ben lenta vista la stanchezza generale).
Si pensava a guardare avanti col sole che ti batteva calmo in viso e gli occhiali da sole che ti tenevano concentrato sulla strada davanti che ormai spianava in un lungo rettilineo di terra che produce del buon vino.

I camminatori sin dall'irta discesa rappresentavano un lunghissimo serpentone umano: cercavo di motivarmi raggiungendoli uno dopo l'altro e con la loro carica e simpatia si andava avanti: tu correvi, loro alle volte sembravano "fermi sul posto", alcuni di loro provavano a starmi dietro, forse per sfida con l'amico, ma non avevo tempo e modo di scherzar con loro, la gara non lo permetteva!

E' tempo di stringere i denti e 5K al traguardo era una bella distanza da gestire con tanta stanchezza ormai sedimentata in corpo.
Il percorso in quel momento subisce una variazione passando all'esterno delle mura del Castello di Soave nella "Strada del Vino" ed il passaggio è talmente suggestivo da far scivolare via almeno un paio di chilometri.
Da dietro nessuna traccia di avversari ma non pensavo che qualcuno avrebbe potuto avvicinarsi così tanto...

In quei chilometri finali sentivo di avere un passo stanco ed un pò spento ma cercavo di puntare il mio avversario a vista più avanti a 250m circa che mai riuscirò ad avvicinare.
Mancavano ormai 3K e l'ingresso a Monteforte era ormai vicino...

Stringo i denti, si abbandonano le colture delle Viti una volta entrati nell'ultimo chilometro, provo ad incrementare quando inizio a scorgere la gente festante che ti incita.
Il sole è tiepido, il fuoco dentro lascia a pochi metri di rilasattezza ed al traguardo riesco a tener difeso il 7° posto in 1h15'55".

Il momento della premiazione... e sei dentro il blog!
Un pizzico di amarezza vine placato dall'arrivo di Luca che ottiene da questa corsa un esaltante risultato che narrerà un'ottima gestione della salita ed una progressione dei chilometri finali da vero maratoneta.
Un altro spaccato di una corsa che invece per me ha "spaccato" le gambe in due!

Il ristoro finale e la festa della premiazione hanno fatto spazio a lunghe chiaccherate con amici e conoscenti trovati in mezzo ad una folla di podisti che riempivano le strade di borgata di questa calma cittadina che per una domenica era diventata centro podistico del Nord Italia dalle diverse distanze e specialità.
Un'ora più avanta sarebbe andata in scena la gara Internazionale di 10K con tanti altri protagonisti attesi!

Avrei sperato di combattere maggiormente su quelle iniziali salite, sento di aver trovato ritmi nelle gambe più veloci negli allenamenti in piano ma nonostante ciò ancora balbetto (e non poco) nelle prove in salita che contano maggiormente.

In questo mese si entra nella prima fase di carico in vista della prossima Maratona e non ci sarà momento migliore adesso per provare a rafforzare la muscolatura che ha mostrato di non essere preparata per percorsi così duri.

In tanti sanno già quale sarà, intanto, lasciamo ancora il dubbio alla fine di questo Post con un indizio: se hai già visto da qualche parte la maglia "rossoarancio" sotto la canottiera di gara da qualche altra parte, forse hai capito dove sarà la prossima 42K!

(ringrazio per le foto Podisti.net e modenacorre)

giovedì 15 gennaio 2015

Good Race Team Palermo - La Bella Sorpresa del 2015!

Presentazione con il Presidente!
Palermo, gennaio 2015.

In realtà dovremmo partire dall'ultimo mese del 2014 ad essere sinceri, trascorso tra allenamenti, gare e... la ricerca continua di "un tetto" dove poter correre!

Le strade con la precedente Società si sono divise e così, pacificamente, ho iniziato a cercare spazio altrove.
Partendo dal presupposto che alcuni "treni" importanti erano persi da tempo e che non avevo più voglia di vedere eventuali finte tabelle premi (già capitato nella mia vita agonistica per ben due volte), mi sono affidato a diverse amicizie e, tramite loro che ringrazio apertamente, sono riuscito a mettermi in contatto con i diversi presidenti di alcune Società Sportive italiane per lo più note.

Molti di loro, tra l'altro gentilissimi, mi hanno spiegato come la congiuntura economica sfavorevole non permettesse di muoversi in lungo ed in largo per l'Italia con i propri atleti e che questo comportasse dei costi sicuramente da tenere in bilancio.

Per farla breve, per competere ai Campionati Italiani di Corsa (quattro prove, CdS Cross, Mezza Maratona, 10K Strada e 10.000m in Pista regionale) è diventato proibitivo solo per le spese di trasferta che ne comporta, ragion per cui in tanti dirottano i pochi fondi rimasti per finanziare attività alternative per il rilancio dell'atletica giovanile in Italia.

Molte risposte sono state analoghe, quasi tutti li ho ben capiti fino in fondo e praticamente quasi tutte le Società, preferiscono avere a che fare con l'atleta simbolo della propria Città o al più limitrofo in Regione.

I tempi d'oro sono andati, per tutti, e se qui stiamo parlando per risparmiare sulle trasferte, figuriamoci sui premi agli atleti, pressochè inesistenti.

Avevo cercato ovunque, in ogni angolo, tranne che A CASA MIA...
Felice di correre, felice di questa scelta!

Un'offerta da una nota Società palermitana in realtà l'avevo avuta, ma molti fattori qui inesplicabili, mi hanno convinto a non considerare l'ipotesi di unirmi alla loro causa, almeno per ora.
Ho riflettuto molto negli ultimi giorni che precedevano il Natale quando davvero avevo poche opzioni ed il tremendo sentore di tornare a correre un anno in una Società dal completo anonimato (per me).

Molti fattori da tenere seriamente in considerazione, tra cui il mio noto Sponsor Tecnico per scarpe, abbigliamento ed occhiali da sole, avevano pesantemente condizionato la scelta, che dovesse ricadere su una Società che mi lasciasse libero di indossare i marchi che con orgoglio mi supportano tutto l'anno.
Oltretutto, ci saranno novità in arrivo a breve :-)

Fin quando, qualche giorno prima delle festività natalizie appena trascorse, il gruppo che anche quest'anno mi ha regalato indimenticabili risultati, l'FLP Running Team, mi ha invitato ad un brindisi di auguri.
Ero in fondo molto contento di come si era chiuso l'anno, comunque in attivo e tremendamente positivo sia per me che per i runners che alleno da un po di tempo.
Un'amicizia consolidata da poche e apprezzate presenze, forse un'assenza importante, un pensiero per il più Forte di tutti che sta lottando, c'era quella sera, a spezzare la nostra serenità...

Grazie Adriana e Buon Anno!!!
La serata era anche il pretesto per presentare in modo semi-ufficiale le divise di una nuova Società Sportiva costituenda creata da molte facce note e amiche, con un Presidente al quale non si poteva che chiedere un dialogo.

Quel dialogo c'è stato ed è stata subito intesa, per quei pochi dettagli che, successivamente in questo blog ne seguiranno.
Dopo alcuni giorni di riflessione nelle fredde e cupe giornate al Parco della Favorita, per lo più in solitudine, è stato semplice accettare la sfida e unirmi ad un nuovo gruppo, ricco di entusiasmo e di voglia di fare con il quale si potrà crescere facilmente unendo forze, carisma e competenze.

Proverò a correre come sempre ho fatto, dopo un 2013 da dimenticare ed un 2014 iniziato con poche speranze e chiuso in maniera memorabile, quindi con tanta carica, energia, entusiasmo ed una Società che ha fatto degli sforzi per avermi con loro.

Era da molto tempo che non mi sentivo parte attiva di una Squadra, che finalmente torna ad essere della mia Città, Palermo!

Mondello, uno dei tanti scenari naturali che apprezzo,
anche per correre su Strada d'inverno!
E' vero, partirò dal 2015 da solo come Assoluto, ma sarò anche Master e l'intento univoco sarà di dimostrare che ci si potrà sfidare tranquillamente ai prossimi Campionati Italiani con i migliori specialisti delle varie distanze del mezzofondo prolungato.
Dimostrare ciò potrà permettere di aprire una speranza ai giovani runner palermitani che vogliano potersi esprimere con nuovi stimoli ed abbandonare il concetto di Gran Prix Amatoriale "a tutti i costi".

Pochi giorni fa, infine, la presentazione ufficiale (con tanto di sorpresa) al Circolo Ufficiali di Palermo, ha sancito il mio ingresso con i colori Blu-Giallo-Bianchi.

Grazie Good Race Team, grazie Presidente, sarà un onore correre per Voi!!!

(Grazie Sicilia Running e Adriana P. per le foto)

martedì 6 gennaio 2015

Adidas Adistar Raven 3 - La Sua Natura è il Trail!

Il Trail è una dimensione speciale della Corsa, è un'emozione da provare
prima o poi nella vita di un Runner
Adidas è nota per produrre scarpe sportive di alta qualità, che durino nel tempo e che rappresentino un esempio di alta tecnicità applicata allo sport.
Nel mondo del Running, come è noto, Adidas dimostra cura nella scelta dei materiali e propone in ogni campo di utilizzo scarpe funzionali e molto prestanti.
Si pensi alle scarpe da Track and Field, ovvero per le competizioni su Pista e nelle pedane, punto di riferimento da sempre per gli atleti di altissimo livello.

Non mi potevo aspettare che la stessa cura maniacale per l'ammiraglia delle scarpe da Trail dello storico marchio che rappresento, il Brand a Tre Strisce.
La Adistar Raven 3, rappresenta il Top in termini di Comfort, Resistenza, Protezione e Grip tra tutte le "fuoristrada" targate Adidas, e ingloba in un unico modello materiali ed idee all'avanguardia per permettere a qualsiasi utilizzatore di correre su sentieri fangosi, scivolosi e rocciosi il massimo della protezione e stabilità.

Il modello Adistar Raven 3, a differenza di altri proposti dalla casa tedesca, non è tra i più leggeri e quindi resta votato per le gare di endurance a lungo termine con terreni misti e ricchi di insidie.

Per percorsi medio lunghi esistono le altrettanto ben realizzate Adidas Supernova Riot, mentre per le gare veloci e scorrevoli senza troppe insidie nel percorso, i chilometri Verticali ed alcune 21K-30K che offrono ampi spazi nel verde ma senza sconfinare nel trail, c'è la leggerissima e artigliata Adizero XT.
Senza contare le Adidas Response Trail (anche in versione GTX - in Gore Tex) e le Adidas Kanadia Trail, che le puoi portare su per le montagne di casa tua senza spendere troppo ;-)

Adidas, nell'affrontare la tappa conclusiva di EcoTrail nel Bosco di Ficuzza, di 23 K, mi ha affidato in prova ed in uso la Raven 3 ed ho potuto conoscere finalmente un mondo parecchio distante dalle corse su strada senza correre troppi rischi!
Grazie a questa scarpa, infatti, ho potuto migliorare di ben 13 minuti il mio precedente primato sul percorso, fatto con scarpe "stradali" e quindi non adatte a calcare la fanghiglia scivolosa.
Un gran bel passo avanti che mi ha permesso di scoprire tutti i pregi di questa formidabile calzatura.

Puntale rinforzato, Protezioni ovunque e
linguetta dove poter contenere i lacci
TOMAIA

Partire dalla Tomaia forse è un pò "offensivo" nei riguardi di una scarpa da Trail dove la struttura della suola è fondamentale per la vittoria in gara sui terreni più sconnessi, ma le soluzioni proposte per il rivestimento lasciano piacevolmente sorpresi.
Potevamo aspettarci il Gore-Tex (membrana leader per l'impermeabilità e la traspirabilità dell'abbigliamento da sport outdoor) ma se ne può fare benissimo a meno, con l'intelligente soluzione proposta in TechFit, aderente come le maglie a compressione di Adidas.
Il piede resta ben saldo alla scarpa che resta modellato dolcemente grazie ad una pianta ampia quanto basta per alloggiarlo con fermezza.
In allenamento ed in gara, diversi "tuffi" nelle pozzanghere più insidiose non hanno fatto penetrare fin troppa acqua internamente, lasciando il piede piacevolmente e quasi del tutto asciutto e senza far entrare alcun tipo di sporcizia o fango.

La linguetta, molto avvolgente, è corpo unico con la tomaia e ha la funzione di "afferrare" con femezza il piede non appena si calza la Raven 3.

L'allacciatura veloce realizzata con lacci sottili, elastici e la clip a molla che chiude con decisione la scarpa, rappresenta la maniera alternativa, veloce (anche da slacciare) e minimale di allacciare/slacciare la scarpa e quindi più adatta ad imbarcare fango e sporco.
L'utilità di tale allacciatura veloce sta nel poter correre nella massima tranquillità senza pericolo che la scarpa si slacci o perda la presa durante la corsa, mentre il cilindretto ricurvo posto all'estremità opposta dei lacci permette di bloccare gli stessi dal tirante in un qualsiasi punto dell'allacciatura, in modo semplice e saldo, senza dar fastidio (vedi figura).

Speed Lacing System, in pochi secondi i lacci non si muoveranno più!
Nel caso in cui si preferisca avvolgere con cura l'allacciatura rimanente e nasconderla, è stato pensato un comodo e utile alloggio per i lacci all'interno della linguetta, richiudibile a strap con il velcro, utilissimo per non far entrare sporco e fango intorno ai lacci ed al collo piede.

Le applicazioni in film plastico (di spessore maggiore che nelle ordinarie scarpe da running per la strada) donano un senso di solidità e rendono la Raven 3 praticamente indistruttibile, mentre il puntale in morbida plastica non arreca alcun fastidio e permette di affrontare le gare endurance con discese rocciose senza ferire il piede.

Tutto il resto dei materiali impiegati per realizzare la tomaia sono sempre e comunque morbidi dove serve e resistenti nei punti di maggiore usura, perfino inseriti ai lati della scarpa e visibili nelle figure.

Insomma, non c'è nulla che possa fermare questa Adistar Raven 3!!!

SUOLA

Tutto il concentrato della tecnologia Adidas adattato nel Trail!
La prima parola che viene in mente per descrivere la suola della Raven, è ovviamente "Traxion", ovvero il particolare disegno lamellare e artigliato che aggrappa con decisione e fermezza il terreno, da sempre presente nei modelli di scarpe Adidas per il Trail o per il Calcio.

Anche nella Raven le tacchette lamellari Traxion sono presenti, ai bordi ed in punti strategici della scarpa per aiutare il Runner ad affrontare le curve più insidiose e scivolose senza troppi rischi e con quell'aiuto che, se presente, può risparmiarti da una probabile caduta.
Adaptive Traxion, rocce e fango avranno una lettura migliore!

Ma la vera chicca si trova al centro della suola, nel cuore del movimento di rullata del piede, ovvero il disegno della suola che dinamicamente si adatta ad ogni singola asperità (adaptive Traxion), come dei pistoncini indipendenti che rientrano quel tanto che basta per ammortizzare gli impatti e accomodare anche le più scomode ascese o discese.
Tutto questo rende la scarpa molto comoda, ammortizzata e tremendamente stabile, con il supporto Torsion fuso alla gomma della Suola.

Ah, già, la Gomma: è una Sticky Rubber Continental, della casa tedesca produttrice di coperture per le automobili che ha creato una mescola dal grip davvero fantastico!
Ho imparato a scivolare nel fango e trovare molta sicurezza in più calzando le Raven 3 che, nelle più disperate situazioni (come nelle discese totalmente fangose) si limitava a "derapare" leggermente e lasciandomi in tutte le altre situazioni (o nei cambi rapidi di superficie come un ponticello in legno scivoloso) pieno controllo.
Fantastico!

INTERSUOLA

Robustezza, Flessibilità e Protezione per Trail Endurance!
Adidas ha puntato tutto sulla robustezza per la Raven, assolutamente capace di portarti dove vuoi, anche verso i sogni più lontani (che per me potrebbero significare UTMB? ;-)

Perchè non sognare?
Intanto, la morbidezza generale della scarpa viene gestita al meglio dalla suola con i "pistoncini indipendenti" che ammortizzano l'impatto sopra descritti e dal classico Adiprene presente all'interno dell'intersuola.
Boost arriverà probabilmente con le prossime versioni del 2015, ma intanto ciò che viene assicurata è l'alta qualità dei materiali e la cura nella progettazione degli stessi.
Allenamenti su lunghi tratti in asfalto non hanno particolarmente creato alcun problema in quanto la scarpa è si robusta ma altrettanto flessibile e utilizzabile per le andature da Fondo Lento, tranquillamente.
Nei tratti in salita si fa sentire un pò troppo il suo peso a lungo andare (340 gr) ma è il piccolo prezzo da pagare per avere pieno controllo e sicurezza in ogni situazione, che sia fango, neve o terreni scivolosi.

CONCLUSIONI

L'Outdoor per Adidas è sinonimo di ricerca, innovazione e passione da molti anni, in quanto è il miglior campo di applicazione per testare i materiali, l'abbigliamento e le calzature in condizioni estreme per lo sport.
Le Verdi Adistar Raven 3 si mimetizzano con il prato di
Bosco della Ficuzza (PA) (Credits M.A.)
Ma per gli amanti delle corse estreme e ricche di difficoltà, la scelta primaria può ricadere su questa fantastica Adistar Raven 3, così ricca di qualità e pratica per il Trail Running.
Chiunque una volta calzata se ne innamorerà.

Consigliata principalmente per lunghi Trail, in tracciati fangosi e rocciosi, proteggerà il piede e la vostra corsa con decisione e fermezza, permettendo di amare di più questo sport, come ha fatto con me.
Ho imparato a scendere nei sentieri fangosi grazie alla scarpa giusta, e mi sono anche divertito nel farlo!
La consiglio chiaramente a chi, nella massima sicurezza e con una scarpa di assoluta qualità, vuole approcciarsi al Trail con decisione, sapendo di investire tanto su un attrezzo sportivo che potrà portarlo dove vuole.
Non mi ha intimorito il peso della scarpa, ben ricompensato da tanta aderenza e migliore presa, anche in salita.

Ogni tanto variate i percorsi e le gare e, se potete, provate un Trail, con i giusti accorgimenti, l'abbigliamento adeguato e, ovviamente, la scarpa giusta sarete ampiamente ricompensati da emozioni mai provate ;-)

giovedì 25 dicembre 2014

EcoTrail di Bosco della Ficuzza - Un Secondo Posto che vale una Vittoria!

L'arrivo più bello, desiderato, lottato!
Bosco della Ficuzza - Near To Palermo - 21 dicembre

Per chi ancora non lo conoscesse, questo è uno dei tanti paradisi che la Natura offre nei pressi del Capoluogo Siciliano, raggiungibile facilmente in meno di un'ora di auto.
Il posto è ideale per un'uscita rilassante sia essa in Mountain Bike o con le scarpe da Trail; qualunque sia la tua scelta ne uscirai soddisfatto ed anche divertito, grazie alla vastità di questa Riserva Naturale.

Due logoranti anni lontano da molte gare e da questa in particolare passano lentamente, ma finalmente essere schierato alla partenza dell'evento di chiusura dell'anno e punta di diamante del Circuito Ecotrail Sicilia, mi ha dato una forza interiore incredibile.

Un mese intero a preparare il Trail, tant'è che uscite le scarpe da Trail dalla scatola, delle rassicuranti Adidas Adistar Raven 3 protettive per ogni circostanza e dal Grip in gomma Continental fenomenale, ho scoperto posti dietro casa mia, in pieno Parco della Favorita, che mai avrei potuto esplorare se non con un preciso intento, quello di saper mettere alle spalle antiche paure ed incertezze legate all'esclusiva attività su strada asfaltata o su Pista.

E' anche pur vero che gli allenamenti sono stati scaglionati in non più di due uscite settimanali per via dell'impegno muscolare e tendineo che comporta affrontare delle ripide salite o esaltarsi su pesanti percorsi fangosi, tant'è che nell'ultima settimana dopo un ordinario allenamento in salita su strada asfaltata, ho chiuso un 1.000m in pista con un rassicurante 2'53", buono per correre un corto veloce, ma prettamente inutile per affrontare quasi due ore di ripide salite e pericolose discese su percorsi pesanti e sconnessi.

Tutto questo, in fin dei conti, ti da motivazione e gioia di vivere il tuo sport... da vendere, e così facendo, badando sempre al mio equilibrio interiore ritrovato, ho potuto sognare per un giorno di essere un Trail Runner ambizioso, ambendo per giunta alla Vittoria.

La partenza, sotto un cielo carico di nubi...
La Vittoria non sarebbe stata affatto facile in quanto quest'ultimo appuntamento Trail è meta ambita per tutti gli specialisti e non delle corse Off Road, rendendo questo appuntamento di Bosco Ficuzza un evento da numeri crescenti: record di iscritti per quasi 400 partecipanti!

Il clima mite di tutto il mese di dicembre portava a sperare di trovare un percorso filante con poche insidie tant'è che ho dovuto ricorrere fino al giorno prima (ahimè, pagherò il giusto prezzo di un allenamento comunque impegnativo invece di scaricare completamente) in un briefing in sicurezza nei luoghi di gara e, grazie alle sapienti "pennelate nel fango" del più esperto Felipe e grande conoscitore di questo incantevole bosco, ho potuto provare alcune delle più pericolose discese, imparando a trovare il feeling giusto tra la mia mente e la Raven 3 ai miei piedi!

Sembrava, quindi, una beffa, vedere annuvolarsi completamente il cielo pochi attimi prima della partenza della gara, avvenuta sotto una fitta coltre di nubi.
Una leggera pioggerella portava a presagire il peggio, ma una volta partiti lungo la ripida discesa stradale prima di insediarci lungo l'antica strada ferrata ormai dismessa, l'unico pensiero era distanzare l'avversario: Vito Massimo Catania, la superstar del podismo Siciliano contemporaneo!

Il mio avversario non mollava un metro: sapendo che i primi chilometri del percorso si dilungavano in una costante e monotona "strada bianca" in leggerissima salita, avevo impostato un forcing tutto all'attacco sperando di mettere in difficoltà Vito, senza riuscita.
Infatti, al primo tratto vero Trail seppur brevissimo, quei pochi metri di vantaggio verranno riassorbiti dal lesto avversario che correva nella pace dei sensi.

Già faticavo, ma al termine del passaggio lungo la buia galleria, ci aspettava la prova del nove: il primo lungo tratto fuori strada di terra morbida ed a tratti fangosa con pendenze sempre più aspre.

Con il meritato Vincitore, Vito Massimo Catania :-)
Come mi contraddistingue mi porgo avanti a tirare la salita ma le gambe ed il fiato soffrono sempre più: Vito Massimo sembrava in quel momento che andasse a velocità di crociera e, nel primo tratto davvero difficile, prosegue la sua corsa andando via: già camminavo a passo svelto e con rammarico lo vedo diradare alla sommità della montagna.

Ripenso al giorno che era appena trascorso e resto deluso della mia contro-prestazione in salita, accade a volte di non essere "in giornata" e di arrancare a danno della leadership ormai persa.
Considerata la migliore attitudine del mio diretto avversario e di tutti gli inseguitori dietro di me in discesa, resto concentrato sul prosieguo di gara e mi preparo ad affrontare un ulteriore tratto in salita sempre più impervio.

Il Trail è una bestiaccia da domare, come lo è la natura per l'uomo, indomabile.
Almeno sento che è il momento di fare bella figura e dimostrare a me stesso che i giorni passati a scivolare nel fango sono serviti a qualcosa.

Dopo le prime battute di gara, a circa mezz'ora dal via, dunque mi trovo in fuga solitaria, in seconda posizione.
Le prime discese sono ardue, fangose, ma attuo i rudimenti del novello Trail Runner dettati da Felipe e mi ripeto:

1 - Corpo in Avanti - Il miglior modo di non perdere l'equilibrio e non cadere
2 - Sguardo a terra almeno a 20m avanti a te, per calcolare rapidamente i rischi che offre la discesa o notare i tratti facilmente percorribili
3 - Non aver paura del Fango: hai le scarpe da Trail che NON ti faranno scivolare e controlla con passi veloci e brevi le insidie del terreno.
4 - In caso di Fango molliccio e scivoloso, affondare forte il piede per avere la migliore presa
5 - Non aggirare le pozzanghere, meglio affondare dentro il piede, rapidamente!

Passaggio a metà gara - Foto A. Ponari
Con così pochi suggerimenti la gara entra sempre più nel vivo e mi trovo, come per magia a superare tratti per me pericolosissimi con delle rapidi e facili falcate: merito indubbiamente delle Raven 3 ma anche merito del metodo e della voglia di superare antiche paure senza abbattersi al primo, al secondo, al terzo fallimento.

Vito Massimo in quel momento era sparito ed avanti almeno tre minuti e superata metà gara e ormai giunti al laghetto dove anticamente Re Ferdinando di Borbone praticava la pesca con a fianco le rovine di una piccola costruzione insediata in mezzo alla valle,  mi preparavo al gran finale: ogni tanto mi voltavo indietro e degli inseguitori nessuna traccia: della loro abilità in discesa non si poteva discutere minimamente, mentre, dopo un altro chilometro di quieta corsa sullo sterrato, mi aspettava il tratto tra i più lunghi e pericolosi in assoluto.

Affrontato con in-sicurezza il giorno prima, memorizzati i passaggi più difficili, diventa una sciocchezza superarlo nuovamente: non aveva segreti più per me questo tratto fangoso, correndo a bordo sentiero e sfruttando le zone con erbetta, più stabili e meno scivolose.
Uscito indenne da questa trappola, l'adrenalina era alle stelle e mi lancio con impensabile sicurezza nel tratto successivo più morbido e corribile.
Mi sentivo pieno di Energia, potevo andare dove volevo e le Raven 3 ogni tanto mi avvisavano delle maggiori insidie con delle leggere "derapate".
Ormai io e le mie scarpe comunicavamo allegramente e le discese stavano diventando più divertenti delle tanto amate e faticose salite.

Fondamentale, come ad ogni insidia del percorso, era non perdere la strada.
Tracciata questa volta magistralmente, l'organizzatore-Coach ha (forse) accolto il mio personalissimo suggerimento di segnalare il percorso con del nastro - semplicemente - più lungo!
Credo di essere stato accontentato perchè stavolta pochi erano i dubbi su come si indirizzava il percorso in mezzo a sentieri nascosti ed alla natura ancora felicemente incontaminata e per di più i segnali di strada sbagliata erano ancor più visibili, più degli altri anni!
Insomma, questa volta il Trail di Ficuzza ha superato a pieni voti l'esame "orientamento" da un atleta come me capace di sbagliare strada almeno due-tre volte a gara ;-)

"Sono davvero un Trail Runner?" pensavo tra me e me, ma sapevo che non era ancora finita e non dovevo perdere la concentrazione nè l'orientamento.
L'ultima mezz'ora di gara riproponeva nuovamente delle dure e lunghe salite, alcune molto fangose, con ulteriori tratti di discesa che conducevano al laghetto in un Single Track totalmente fangoso, e per ultimo un'infinita salita di strada bianca ampia e maledetta dove la terra appiccicata alle scarpe non se ne voleva andare più via.

A pochi metri dall'arrivo, un'esplosione di energia ed un gran 2° Posto!
Il passo ormai era pesante e correre in salita era diventato un patimento: meno male che avevo ingerito un gel alle maltodestrine necessario per gare così lunghe!

Ormai era questione di pochi chilometri e, dopo una lunga ed estenuante discesa, mi aspettava il tratto nuovamente fangoso che per tante volte mi aveva bloccato facendomi perdere diverse posizioni finali: stavolta corro senza paure e, superato il cancelletto che chiude la recinzione e da sulla strada, ormai a pochi metri è giunto il Traguardo!

Mi sento un atleta nuovo, ho sconfitto le paure e le ho sfidate nuovamente sul suo campo, esplodo di gioia prorompente e cancello ogni insicurezza e quel miserabile 2h02' circa di record personale corso negli anni della NYC Marathon.

Secondo Posto, in 1h49'35", dietro a Vito Massimo Catania e Bosco Ficuzza conquistato a piene mani!
Scorrendo la storia della Corsa e le precedenti classifiche, quello di domenica scorsa è stato il Terzo miglior crono di sempre che vale un felice ingresso tra i migliori specialisti sul tracciato!

Seppur la Raven 3 si sia dimostrata una scarpa pesante nei tratti Vertical ricchi di fango, indubbiamente è stata la miglior scelta che potevo allacciare ai piedi perchè mi ha restituito una sicurezza inarrivabile nei tratti più pericolosi: non a caso tutti i 13 minuti di miglioramento li devo anche a questa splendida scarpa da Trail!
Le altre gare erano state corse con scarpe da strada asfaltata che si erano rivelate quantomai instabili e scivolose... un errore da neofita che aveva reso pericolosa e mal vissuta un'esperienza che almeno una volta l'anno un Runner deve provare!

Non è malattia da Trail, ma si tratta di una dimensione diversa da affrontare dove il cronometro ed i minuti al chilometro li puoi mettere da parte e dove conta molto anche l'abilità nella corsa, l'equilibrio e la capacità di prendere delle decisioni immediate.
Oltretutto la capacità allenante si ripercuote positivamente anche su strada e senza farne abuso può essere una palestra naturale e alternativa alle corse campestri.
Auguri di Buon Natale e di vivere sotto una luce splendente tutti i giorni!

Il 2014 si chiude in modo fantastico e le premesse per un 2015 ricco di soddisfazioni mi rende tremendamente positivo.
Il Trail mi vedrà presente ad un prossimo appuntamento che concorderò con il Coach, che sia distante dalle gare su strada principali, pensando anche alla Tre Campanili di Vestone che offre tutto il divertimento Trail con Zero rischi e Zero fango ;-)

Intanto, la mia amata strada asfaltata mi riaccoglierà da qui a fine anno, dove svelerò i miei imminenti programmi e qualcos'altro in più ;-)

Intanto,
BUON NATALE E BUONE FESTE A TUTTI I RUNNERS!!!!

(Ringrazio Sicilia Running e UltraMaratone, Maratone e Dintorni per il servizio fotografico offerto a noi eroi del Trail ;-)

sabato 13 dicembre 2014

Non ci resta che il fango!

Tutto il fascino della Natura...
Palermo, dicembre 2014

La tipica espressione "siamo in preparazione invernale" ricalca in pieno l'argomento, dove correre tanto e mettere chilometri durante le (poco) fredde e buie giornate invernali tende ad appiattire tempi, motivazioni e voglia di gareggiare.
In realtà così non lo è mai per me, ancor di più considerate le due ultime stagioni invernali caratterizzate dalla brutta escalation dell'infortunio che mi hanno costretto a rallentare oltremodo, e cerco in tutti i modi di trovare ulteriori motivazioni, aprendo nuove brecce alla specialità.

Non c'è cosa più bella che avere la salute fisica nel tuo bagaglio personale: puoi immaginare e fare tutto!

Essendo la stagione delle Corse Campestri, dicasi Cross, tipiche dei paesi nordici dell'Italia, per noi del Sud con la primavera - quasi estate - perenne che non possiamo ambire ad avere tanta ricchezza, cerchiamo riparo nei verdi e rigogliosi Parchi della Sicilia, grazie alla costante di tutto l'anno chiamata Trail Running.

Avevo financo pensato di partecipare alla Corsa con le Ciaspole di inizio anno, ma l'idea di dovermi allenare con delle ipotetiche Ciaspole sulla spiaggia sabbiosa di Mondello, in bizzarrìa ha superato le mie ambizioni ;-)

Convertire le suole delle scarpe da Running fatte per calcare "l'oro nero" (dicasi asfalto) a quelle artigliate off road per il più naturale dei composti fatto di acqua e terra, per uno stradista come me è una dura ma utile scommessa, ricca di insidie ma anche di punti di interesse.

Correre su superfici irregolari, stimola la propriocettività, ovvero permette di far lavorare ogni distretto muscolare e tendineo con più facilità e con maggiore adattamento, consentendo migliore resa allenante.
Ecco perchè si consiglia di correre frequentemente nei parchi anzichè solo ed esclusivamente su asfalto.

Sulla Vetta più alta di Monte Pellegrino, poi... si scende!
Il Trail Running è la disciplina che ormai sta spopolando a livello mondiale per via di quel senso di sfida con se stessi e la Natura, quella incontaminata dei boschi, dove l'ultima cosa che conta è il cronometro e la lotta contro il tempo, nei limiti canonici ed a volte esasperati del termine.
Imparando a correre su percorsi estremi o comunque con un buon grado di difficoltà, si impara ad affinare i riflessi in corsa, ad utilizzare molto di più i piedi che devono lavorare in alcuni punti più ripidi con maggiore frequenza e, grazie ai terreni molli e franosi, fa impegnare decisamente molto di più a livello muscolare con benefici quando ci si ri-convertirà su strada.

Essendo poco abituato a calcare questo tipo di sentieri e difficoltà e notando con grande rammarico che il "motore" nei tratti in salita, che siano essi scivolosi o meno è stato sempre un mio punto di forza, una volta ritrovata la piena condizione atletica, da qualche settimana a questa parte, mi sto cimentando sui percorsi sterrati, fangosi e con pendenze non senza l'attrezzo principale per un Trail Runner: la Scarpa da Trail!

La mia scelta, tra le tante opzioni che offre il mercato, è andata sulla innovativa e versatile Adidas Adistar Raven 3, gommata come una 4X4 e ricca di chicche che farebbero impazzire gli amanti delle corse in montagna, come l'allacciatura rapida elastica a scomparsa e la linguetta corpo unico con la tomaia anti-affossamento utile se capiti i 30 cm di fango appiccicoso ;-)

Rispetto alla "normale" Scarpa da Running su strada, come una Supernova Glide Boost, sta principalmente nella suola, con disegno artigliato e gomma antiscivolo ovunque e l'assenza del Torsion System tradizionale (di plastica rigida e quindi scivolosa!) sostituito da uno in gomma antiscivolo.
La Tomaia deve essere il più possibile repellente all'umidità ed alla pioggia e deve proteggere contro gli urti accidentali con le pietre o gli incontri occasionali con le dolorissime spine degli arbusti che si potrebbero conficcare su di essa.
Oggi il mercato è vario e offre modelli sempre più interessanti, ma la Adistar Raven rappresenta la completezza della Scarpa per questa disciplina e la suola artigliata che si adatta alle asperità del terreno, dinamicamente, non credo ce l'abbia nessuno!

Staremo, quindi, a vedere se un atleta inesperto come me nel campo del Trail Running saprà competere in quest'ultima prova del circuito EcoTrail Sicilia tanto ambita dai partecipanti ;-)

Magari la Tua Città nasconde questi paesaggi...
Sin dalle prime uscite mi sono esercitato sui percorsi del Parco della Favorita, a Palermo, alternando gli allenamenti classici del periodo, a vere e proprie uscite Trail, sempre più difficoltose, imparando ad avere maggiore fiducia in me stesso e nelle scarpe che indossavo.
Avere una tecnica propria e imparare con l'applicazione sul campo è la prima cosa da fare e ti permetterà di scendere più rapidamente nei sentieri più difficili, cosa che potrebbe farti perdere la gara anche dopo svariati chilometri passati in testa davanti a tutti.
Trovare l'equilibrio del baricentro migliore in corsa e cercare di gestire le scivolosità dei terreni è il primo passo verso un'apertura mentale che permette di gestire emozioni come la paura o il coraggio di affrontare un tratto veramente difficile e pericoloso.

Tra i più temuti dai palermitani, è ad esempio, il Sentiero Viller affrontato in discesa che conclude l'Ecotrail di Monte Pellegrino, in una giornata calda e asciutta, presenta almeno un paio di tratti rischiosi e rocciosi.
La roccia è da evitare il più possibile in caso di umidità e si affronta con prudenza e piccoli, frequenti e ritmici passi.
Al contrario, per esercitarsi in un tratto solo Vertical, il sentiero della Valle del Porco è estremo e garantisce quasi 20 minuti di salita costante, senza respiro e con ampi tratti dove è impossibile correre ma si può scalare esclusivamente con la forza delle proprie braccia e... gambe!
Un modo rapido per giungere alla sommità di Monte Pellegrino, una scorciatoia tutta naturale :-D

L'esercitazione sul campo è l'altro aspetto importante da non sottovalutare nei Trail.
Effettuare una ricognizione sul posto, conoscendo a priori tratti del percorso di gara che si verrà ad effettuare, risulta fondamentale per capire su quali percorsi si verrà a correre (se duri, fangosi, umidi, erbosi, ecc) e se vicino casa propria è consigliabile "farci un salto" passando una piacevole mattinata.

Per tutto il resto, la routine degli allenamenti stagionali è finalmente tornata la stessa, caratterizzati da potenziamento, salite, fartlek, medi e tanti chilometri senza avere più l'afa che ti fiata sul collo.
Abituarsi al freddo ed all'incremento dei carichi di lavoro ha reso anonime molte settimane nelle quali non sono usciti risultati eclatanti ma lentamente la forma cresce, come la continuità ormai acquisita da tempo.

Si... sempre Palermo!
Trovo migliori risultati negli allenamenti in salita sia brevi che lunghi che non riesco a finalizzare
quasi mai bene nel 1.000m o 2.000m in pista e ciò denota una buona condizione di forza, ma la frequenza del passo e la velocità ne risentono parecchio.
Spesso noto con rammarico e disappunto che non riesco a tenere i ritmi dei ragazzini che corrono sotto 3'00"/Km in quelle circostanze che ti dovrebbero imporre di stare incollato a loro come un francobollo, ma sento che sto correndo senza problemi e di questo mi rassereno tanto.

I tempi per andare forte ci saranno, certo è che le motivazioni non mancano e mi re-invento le stagioni, ora più che mai per correre un 2015 all'attacco!

martedì 25 novembre 2014

XX Maratona di Palermo - Sogno di una Città in Festa...

Tagliare il traguardo nella tua Città capita di rado, è una bellissima sensazione!
Palermo, 16 novembre 2014.

Può la soddisfazione di aver tagliato il traguardo all'interno di uno scenario unico quale lo Stadio delle Palme - oggi "Vito Schifani" - lavare via l'amara realtà lasciata alle spalle, metro dopo metro?

Eppure... come puoi rinunciare da sportivo palermitano all'evento più caratteristico dell'anno, specialmente dopo due anni tribolati di assenza?
Nonostante tutto, c'è tanta brava gente educata lungo il percorso che sa dove mettersi, sicuramente non dentro un abitacolo di un'automobile; corri per tanti chilometri ed alla fine ti restano impressi nella mente tanti visi che ti incitano, persino gli stessi atleti in gara mi hanno incoraggiato durante il percorso...

Eppure ogni anno si de-cade negli stessi errori che non si capisce se non si vogliono del tutto risolvere o non si investono a sufficienza risorse umane ed economiche tali da garantire almeno il corretto svolgimento della corsa, considerato che ormai manifestazioni "ricche" non ne esistono più in Italia...
Da discreto protagonista della gara di Mezza Maratona, ho seguito e dato pareri spero costruttivi al miglioramento dell'immagine dell'evento principale della mia Città e resta fermo che criticare unicamente l'organizzazione è fin troppo facile se non si guarda nel complesso l'operato di chi è coinvolto a dare una mano a tutto l'evento.

Faccio un solo esempio, sul gruppo di operatori fotografici presenti sul percorso, soci dell'UIF e formata da gente formidabile, straordinaria, assiepati lungo i punti cardine fotografici del percorso, che restituiscono un reportage patrimonio unico di questa Città.
Persone movimentate dalla passione per la fotografia, capaci, in gamba, bravissima gente che sa fare bene la sua attività e che mettono in mostra grande competenza.
Queste persone, da anni, non perdono mai un "click" importante... un patrimonio per l'organizzazione.
Ci vuole dedizione, concentrazione, capacità... negli altri ambiti di competenza ciò accade?
E' quello che mi domando ogni anno che passa, senza avere segnali di cambiamento...

Via Libertà, gli avversarsi erano troppo forti per il mio ritmo!
(Ph. A. Battaglia)
Ma andiamo alla corsa.

Da settimane la mia condizione fisica era ad uno stallo.
Tornato dal meraviglioso viaggio in Canada, recuperare la Maratona non è stato affatto facile e gli allenamenti non restituivano grandi sensazioni, piuttosto era ben chiaro che gli stessi fossero "tirati" dato che non li reggevo alquanto bene.
Considerato questo periodo di forma come un "cantiere aperto", decido di pensare di iscrivermi all'evento di Mezza Maratona, stimolato dalla presenza di avversarsi importanti come Alessio Terrasi e Lorenzo Perrone.

Da quando la data di svolgimento della Maratona Città di Palermo è stata anticipata entro la prima metà di novembre, il "problema" meteo non ha più intimorito nessuno riguardo ad eventuali piogge.
Ricordo che le mie prime edizioni anticamente si svolgevano rigorosamente "pà Maruonna" (per la Madonna - S.S. Immacolata Concezione - 8 dicembre) e quasi tutti gli anni quelle edizioni erano spesso caratterizzate da pioggia e freddo.
Altri tempi ormai, ma nonostante il percorso fosse quasi lo stesso (si partiva da Piazza Politeama, altro punto cardine di interesse storico per la Città) ricordo che c'era più libertà per i podisti nelle strade...

Giornata calda, soleggiata e meritevole di una festa sportiva: siamo consapevoli che il percorso tecnicamente è duro tanto da non permettere di correre da Personal Best ma proviamo a darci dentro ugualmente.
Il via si è fatto attendere qualche minuto di troppo ma dopo lo sparo è scomparsa tutta l'euforia ed il folklore della gente che si dimenava e sbracciava per salutare i droni ronzanti sopra le nostre teste ed è riapparsa un'aria fresca agitata dal vento dei protagonisti annunciati, subito avanti.
Usciti dallo Stadio, dopo pochi metri, siamo in quattro a condurre la corsa e dal momento in cui entriamo in Favorita, per tutta la strada in quel momento in discesa lungo i viali che conducono in pieno centro Città, a dettare il ritmo è la falcata e rotonda del "piccolo" Terrasi, con la complicità di Buccilli, partecipante alla Maratona, che forza il passo mantenendolo fisso sotto i 3'10"/Km.

A. Ponari immortala il momento del distacco, resterà anche nella mia mente...
Resto in 3°/4° posizione e avverto disagio: non sono ritmi che al momento riesco a tenere con disinvoltura ma non voglio mollare.
L'altro avversario, un concorrente del Marocco, resta in disparte ma sa il fatto suo dimostrando di essere a suo agio in questi primi chilometri di gara.

Il primo rifornimento d'acqua, al 5° Km, rompe gli equilibri e mi costringe a rallentare, complice il termine della discesa: rifiatare significa accusare un distacco di un centinaio di metri che (ovviamente) non saprò più ricucire: inizia la rincorsa solitaria.

Il terzetto avanti aumenta progressivamente il suo distacco e nonostante ciò forzo la mia andatura nei punti più difficili, ma quel senso di vuoto compare nelle gambe e più di tanto non riesco ad andare.
Il passo è costante ma il respiro inizia a divenire affannoso.
Tutto il Corso Vittorio Emanuele è in salita, a fianco supero lo spettacolo della Cattedrale cittadina e davanti il Museo Diocesano di Palermo; la salita prosegue fino al raggiungimento del Palazzo dei Normanni e mi godo il passaggio, arduo da raggiungere dopo i 100m più duri di tutto il percorso.

Dei miei avversari la davanti ormai la traccia è lontana e diradata...
Dopo aver affrontato brevi e veloci curve lungo il tortuoso percorso, giunge il momento del "giro di boa" e di tornare in direzione - arrivo - Stadio delle Palme.

Da quel momento inziano i problemi seri.
"Scollinamento" a Palazzo dei Normanni, e gli occhi rosso fuoco :-)
(Ph. A. Ponari)
Tanta la gente sul percorso che bloccava la strada, tra passanti e appassionati stipati all'incrocio con Corso Vittorio Emanuele (quello che porta in Cattedrale), che per qualche attimo non sapevo in che direzione procedere.
Più avanzavo e più la folla di Runners era fitta tant'è che invadeva la mia corsia, pericolosamente.
Ciclisti improvvisati o gente comune in bicicletta scendeva in contro-senso (quindi sul percorso ed è un mistero chi li avesse autorizzati ad entrarvi) pericolosamente e alcuni a forte velocità, contro il mio incedere... il nervosismo era alle stelle, nel gridare, avvisare o sbracciarmi...
In quel momento, che fossero amici o parenti, credo abbia "mandato a quel paese" diverse persone... non ci vedevo più dalla rabbia agonistica!

Il caos di podisti, superato il Teatro Massimo si diradava ma il pericolo non accennava alla diminuizione.
Per quattro incroci ho rischiato di essere investito in quanto pagavo il dazio di essere il quarto concorrente sul percorso in quel momento, in fuga solitaria.
Passati i primi tre atleti che erano scortati dalle moto vedetta, sono stato letteralmente ignorato, al sopraggiungere ai diversi incroci di Via Maqueda prima e di Via Libertà successivamente, dalle persone addette alla vigilanza sul percorso, generalmente dei professionisti.
Dopo aver rischiato seriamente di essere travolto dalle auto in transito all'incrocio, fermate goffamente all'ultimo secondo, mi sarei voluto ritirare dalla corsa per frustrazione e amarezza...

Nonostante ciò, rifiato e provo a ripartire... in quel momento per diversi chilometri la strada era in leggera e costante ascesa e tenere un ritmo per il fiato era fondamentale...
Compreso il rischio, per farmi notare ho dovuto urlare ad ogni incrocio per riuscire ad ottenere l'attenzione degli adetti alla vigilanza del traffico e, proseguire!

Il lunghissimo tratto in salita termina e mi re-immetto verso il Parco della Favorita e noto che, fortunatamente, le gambe rispondono e rilancio l'azione.
In quel punto tanta gente aspetta l'arrivo dei concorrenti e riconosco diverse persone, con le quali chiaccheravo proprio l'anno prima, in quel punto, del mio essere infortunato.
Ora, non più ed è il momento di dare il meglio!

Cartolina dopo l'arrivo per una giornata
Splendente!
Finalmente il Parco della Favorita apre le sue porte alla mia corsa, ormai fuga solitaria per difendere il secondo posto.
Trovo motivazioni, fresco e relax e mi sento sollevato.
In un punto che incrocia con la testa della corsa, calcolo in circa 300m il distacco con Terrasi, al momento in Terza posizione assoluta e distaccato dal duo di maratoneti di testa e provo a rilanciare ma ormai le forze nelle gambe sono poche.

Il tratto più difficile è anche quello a più ampio respiro.
Nella quiete generale affronto le insidie altimetriche della strada che attraversa il Parco della Favorita verso il lido di Mondello e tengo alta la concentrazione.
I volontari mi forniscono il necessario per un rapido refrigerio e come tutti, non posso che ringraziare apertarmente il loro gentilissimo operato.

Teminati gli "interminabili" due chilometri di difficile saliscendi, inzia la parte più facile che porta in Palazzina Cinese, completamente integrata al Parco, così come Villa Niscemi.
E' bellissimo muoversi lì dentro e vivo le migliaia di volte che l'ho fatto in allenamento, conosco ogni curva, osservo gli avversari da dietro che provano a raggiungermi... lancio l'azione in discesa il più possibile.

Ormai l'arrivo è vicino, le gambe sono sempre le stesse, vuote e svogliate ma non posso arrendermi e visualizzo l'arrivo.
Di Terrasi nessuna traccia, al termine della corsa accuserò circa 3 minuti di distacco, il ragazzo è in gamba e più veloce di me al momento, sta crescendo bene ma penso alle mie carenze e non mollo.

Devo meritarmi l'arrivo allo Stadio, che giungerà pochi minuti più avanti, quando troverò il rettilineo "sicuro" della Pista ad accogliermi per festeggiare... 1h 13' 38" e secondo posto assoluto finale!

Sono contento, correre per la mia Città è il gesto più bello che possa fare uno sportivo, al di la delle esperienze esterne acquisite.

Il post maratona è stato caratterizzato da tante lamentele da parte dei partecipanti alla Manifestazione che se la sono vista brutta, forse peggio di me, con il traffico ed il menefreghismo della gente.

Premiazione "Master 35"... davvero?!?!?!?
Sono dell'idea che buttare fango all'organizzazione non serva a ottenere "comodamente" ciò che si vorrebbe, ovvero la "Maratona di Palermo ideale", con migliaia di iscritti e tutti soddisfatti tagliatori di un traguardo.
I problemi restano sempre gli stessi ma i feedback critici vanno costruttivamente portati avanti.
La manifestazione ha bisogno di più volontari posizionati sul percorso a vigilare ed osservare il corretto comportamento dei podisti in gara e dei tanti cittadini tentati ad invadere la carreggiata stradale, per tutta la durata dell'evento e fino all'ultimo atleta arrivato!

Potremmo trovarne tanti, magari tra quelli stipati all'incrocio di Corso Vittorio Emanuele quella domenica.
Testare bene il percorso e notare i punti di criticità, non è uno scherzo, ma una seria espressione organizzativa per ottenere competizione sportiva senza errori.
Laddove alle volte gli errori possono tradursi in tragici eventi...

La collettività può far tanto per migliorare qualitativamente l'evento, si richiede un cambiamento di mentalità, simile a quello delle Maratone Top Class per intenderci, dove la gente fa la fila per diventare volontario (gratuitamente) all'evento della propria Città...

(Ringrazio altresì Ultramaratone, maratone e dintorni per le bellissime foto e Sicilia Running per la vicinanza mostrata in questi mesi)

martedì 4 novembre 2014

Niagara Falls Marathon - 2° Posto e una Cascata di Emozioni!

Superato il Traguardo - 2° Posto finale e...
"OK! E' andata!"
Niagara Falls, Ontario, Canada - Ottobre 2014.

Le "Maple Leafs" cadono con quei colori di un autunno che vedevo nelle più belle cartoline, da quell'albero, il più bello di tutto il vicinato, del mio amico Les...
Inizia così l'avventura in una Città tutta nordamericana ma dai saldi valori familiari dove ancora in queste terre sconfinate c'è la possibilità di costruirti la tua casetta... esattamente come immaginavo che fosse!
Eppure tanta modestia e tanta tranquillità distano anni luce dall'isterica frenesia delle nostre Città, apparentemente più operative di tutte quelle Nordamericane messe insieme, prima tra tutti, Niagara Falls...

Le prime uscite in allenamento, per assorbire lo stress causato dal lungo viaggio, hanno mostrato dettagli di modernità e sprazzi di quei ricordi di una New York non molto lontana che con quella dimensione più europea, hanno reso ben distinguibile il paragone con la ben più illustre Maratona.

Tanta brava gente, tutti uniti e organizzati nel dettaglio, non è mancato niente a questa Maratona, forse solo il pubblico, ma di questo ne parlerò...
Un lavoro dei volontari al di la di ogni immaginazione, ospitali e tanto diponibili, specie con me, lo "straniero favorito alla vigilia" che non mi sentivo affatto bollato.
Intanto, i giorni passavano e tra il ritiro del pettorale e l'autorizzazione del Visto di Ingresso negli Stati Uniti e, l'obbligatoria gita in battello, a spruzzarsi dell'energia delle Cascate del Niagara, i giorni passavano quieti e rilassati, con tanto calore famigliare ed una temperatura che non presagiva nemmeno l'uso della maglia a manica corta in gara...

Gli ultimi fuochi d'artificio sparati al Niagara Run Fest, con tutte le persone dello Staff a ringraziare, cercando di capire almeno metà di quanto detto (perchè quando parlano "veloce" gli americani ancora non riesco a capirli!!!) ed a socializzare con gli eleganti ospiti, alcuni davvero illustri, ed io elegante a modo mio con giacca, camicia e delle improbabili Adidas Supernova Glide Boost 6 Rosso fiammante :-)

Niagara Run Fest - Spettacolo on The Falls!
La cena pre-gara in famiglia, con i bimbi, ti senti a casa tua ed è una sensazione così bella... un Pasta Party mai immaginato così e la tensione che sale, lentamente...
La sveglia al mattino presto della gara... eppure son quasi 3 anni che non corro la maratona e già sento la necessità di essere pronto, forse mi sento troppo pronto ma è come un nuovo esordio per me.
Ogni attimo prima di lasciare il calore familiare mi rende mansueto, prima di entrare nello Scuola Bus...

I miei occhi rivedono in pochi attimi Staten Island e Hopkinton dal quale ero sceso proprio da uno Scuola Bus, ma stavolta non c'era il sole luccicante ma un nugolo di nubi non troppo minaccioso all'orizzonte, ma cariche di grigiume: il sole in gara non lo vedremo mai...
L'infinita attesa alla frontiera ci snerva: mancavano 50 minuti al via ed ancora eravamo fermi là; poi la coda ai bagni ed il poco tempo rimanente per il riscaldamento, il tempo di cantare gli inni nazionali del Canada e dell'America, in partenza da Buffalo, versante U.S.A. delle Niagara Falls.

I poco più di 1.500 aspiranti maratoneti erano radunati lì, e mai avevo assistito all'esortazione degli addetti allo Start nel radunare tutti verso la linea di partenza: ero in Paradiso oppure no?
Il colpo di pistola decreta il Via, e subito in quattro in fuga.

Ammetto che, per la curiosità e per scacciare via la tensione avevo osservato nei dettagli gli "aspiranti avversari", notando ogni minima irregolarità.
La gamba depilata o no, gli eccessivi rifornimenti attorno alla cinta (sintomo di un atleta dagli alti tempi di percorrenza), il viso fin troppo rilassato, l'abbigliamento aggressivo e tecnologico e la scarpa rigorosamente A1 per competere (anche Intermedia se il piede è piccolo ;-)

Ma quel N.1 di Pettorale non lo si poteva non notare... era evidentemente il vincitore dello scorso anno che aveva sconfitto anche il mio caro amico Francesco il quale con dovizia di particolari mi aveva spiegato le insidie del percorso: tutte azzeccate!

Dopo un miglio restiamo in 3 al comando, dopo due miglia siamo in due, io e Lucas McAneney, di Toronto, fisico minuto e di carnagione chiara.

La strada è ampia, le case di Buffalo molto più grandi di quelle di Niagara Falls ma sempre nello stile "Casa a Tre Piani + Albero + Giardino" tipiche degli USA, come le si vedono nei films.
In poco tempo si raggiunge in lontananza il confine e restiamo completamente da soli, io ed il canadese, senza avere il mezzo apripista.
Sensazioni uniche e indescrivibili! Peccato non aver trovato questo cielo
il giorno della Gara :-(
Attraversiamo, quindi, tutto il ponte che attraversa il confine degli Stati Uniti con il Canada che ha una lieve pendenza che non soffro affatto e mi sento bene, tant'è che attorno al 5° miglio, "pizzicate" per errore le scarpe dell'avversario al suo cenno mi pongo avanti a tirare.
Stavo bene, noto che metto facilmente in difficoltà l'avversario anche perchè fino a quel momento il ritmo era volutamente lento... solo 34'37" il passaggio ai 10K, di tutto relax.
Ma non mi andava di fare lo show-man e dopo un miglio a tirare sui 3'25"/Km preferisco lasciare la testa viste le mille incognite che una 42K può riservare.

La strada scorre via molto facilmente e tanti pensieri positivi pervadono la mia mente mentre il panorama cambia scenario e ci si allontana dalle zone più urbanizzate.
Ormai siamo nuovamente in Canada e davanti a noi resta soltanto la vedetta della Polizia a scortarci (la prima volta quest'anno presente, prima erano solo biciclette).
Le luci Rosso - Blu dei lampeggianti sono le uniche note colorate di questa domenica: purtroppo il vento a tratti si fa sentire e le nuvole restano sempre nere rendendo l'aria ovviamente più fredda del previsto.
Inizio a temere di essermi vestito troppo leggero rispetto alle mie previsioni... peccato perchè i giorni precedenti alla gara erano stati bellissimi e soleggiati!

Arriva un punto nella corsa nel quale si torna indietro dopo esserci allontanati parecchio e ci si immette sulla lunga e ondulata strada tutta rettilinea che ci condurrà fino all'arrivo: per circa un chilometro incroceremo tanti podisti intenti a raggiungerci e tante saranno le urla di incitamento... anche per me!

Una volta abbandonato questo fecile incrocio, saremo noi due, l'auto lampeggiante, la strada, il forte vento trasversale ed il Niagara River...
Percorso Maratona - Tra un confine e l'altro le due Nazioni!

Il passaggio alla Mezza Maratona è beneaugurante, 1h13'21" come ritorno alle competizioni è ottimo, soprattutto per la velocità di crociera che sto conducendo: ancora tanti pensieri positivi e siamo sempre più soli.

In quei frangenti si costruisce il successo di una corsa ed in 10 Km le cose possono cambiare anche drasticamente...
Non avendo tanto bisogno di bere, resto incerto se ingerire un gel alle maltodestrine e attendo, forse oltre il lecito.

Il canadese non faceva una piega, correva silente e se raramente incontravamo spettatori aveva gran fiato per replicare.
Il mio respiro, invece, era sempre impegnativo e lo sarà sempre più.

Putroppo la strada lungo il Niagara River è difficile da raggiungere per le automobili, figurarsi durante una Maratona dove ogni accesso risulta chiuso e l'unica maniera di vedere i passaggi e di fare il tifo è piazzarsi su una stradina secondaria che corre parallela alla nostra... risultato è: poca gente sul percorso...

Così accadrà che per circa 10 Km saremo soli io e McAneney a correre in sincrono, passo dopo passo, mentre il vento freddo proveniente dal fiume diventa sempre più fastidioso e costantemente contrario...

Verrà il 30°K dopo non molto, sempre a ritmo regolare di circa 17'30" ogni 5K e i miei pensieri subivano un cambiamento e mi sentivo alienato, sempre di più... iniziavo a divenire attendista cercando di scacciare la monotonia della corsa guardando l'incantevole paesaggio, verde e con qualche casetta sparsa e cambiando il passo ogni qualvolta giungesse il lieve avvallamento lungo il percorso.

Pensavo a cambiar ritmo, ma in realtà volevo capire come andasse a finire questo difficile momento senza ancora mangiare quel maledetto gel.
Ormai la compagnia della gente sul percorso c'è perchè raggiungiamo lungo il nostro avanzare i partecipanti della Mezza Maratona (13.1 Mi) che partivano prima di noi dallo stesso punto del passaggio a metà percorso.

La Preamiazione, la Medaglia - Il Freddo!
Gente sportiva, festosa, ci incitava e dentro di me cercavo una di queste voci per trovare la forza di reagire e cambiare il passo, come ero sempre solito fare.
Ma stavolta no.
Dopo un ulteriore passaggio al 35°Km in un regolare 17'33" non trovo il modo di reagire e resto "congelato" dietro l'avversario, come per tutto il resto della gara e non voglio mollare, non a quel punto.
Penso a tutti i sacrifici fatti per esserci, alla gente che mi vuole bene, alle responsabilità di essermi presentato qui senza poterci almeno provare, almeno per Les e la sua infinita ospitalità che meriterebbe un racconto a parte.

Non voglio mollare nonostante il continuo percorso vallonato, il freddo trasversale che mi fa indurire il bicipite femorale che fino a qualche mese fa non ne voleva sapere di guarire ed ora qui, a lottare fianco a fianco con me, e l'avversario dall'incedere sicuro.

Eppure, al 38° Km si spegne la luce ed ogni sogno.
L'errore di valutazione si concretizza, pensando di non averne bisogno, mi si appanna la vista e ricorro subito al gel cercando di strappare la linguetta con i denti.
Rallento e mai più ripartirò, lasciando andar via l'avversario ancora e serenamente a ritmo costante.
Nulla valgono le urla degli ormai tanti tifosi che provano a spingermi nei rimanenti chilometri e nulla vale il chilometro finale in netta discesa dove non trovo più le gambe per reagire, nonostante tutto, alla delusione.

Ma in fondo sono stato sconfitto da un gran bravo avversario (2h18' alla Houston Marathon 2014) e nei 100m finali voglio celebrare la mia vittoria personale tagliando il traguardo al Secondo Posto in 2h29'19"!

La gara nel dettaglio: 34'37" (10K) + 17'23" (15K) + 17'26" (20K) + 18'11" (25K) + 17'10" (30K) + 17'33" (35K) + 18'26" (40K) + 8'33" (42,195K)

Colori così spettacolari non li vedrò
mai più da nessuna parte...
E' chiaro che in fondo ho commesso un errore forse grossolano, ma è stato parecchio atipico aver passato nella solitudine tua e del tuo avversario parecchi chilometri scorsi via senza molto altro da raccontare.
Oltretutto, fino al 30°K non sembrava avessi sentore di fatica eccessiva ma si sa... in Maratona quando inizi ad avvertire la fame o la sete, la gara è vicina alla fine anticipata!
Ciò significa che bisogna comunque trovare ogni modo per alimentarsi in modo adeguato e obbligatoriamente durante la corsa e mai lasciare che la campanella di allarme suoni, nel caso mio, al 38°K.

C'è quindi molto da lavorare, continuo a sentire a sprazzi molte delle mie abilità che non riesco a tenere a lungo a causa del caldo eccessivo patito in allenamento.

Una cosa è certa: questa gara finalmente sancisce il ritorno alla distanza più dura, più difficile da preparare e da portare a termine ed apre le porte ad un finale di anno che spero sia improntato al costante miglioramento.
Ho un entusiasmo dentro che quello sfortunato infortunio era riuscito a placare e che ora sta uscendo vivo più che mai!

Una settimana di riposo è servita per arricchirmi culturalmente e per visitare una nuova e più moderna civiltà: c'è qualcosa che mi vorrebbe trattenere lì, ma in fondo l'appartenenza alla propria terra ha radici profonde dalle quali ripartiranno presto nuove sfide da cogliere.

Grazie a Les per averci dato quel senso di famiglia che la quotidianeità cittadina in fondo ci fa perdere.

NEW YORK CITY MARATHON 2010 (Foto Podisti.net)

NEW YORK CITY MARATHON 2010 (Foto Podisti.net)
PRONTI A PARTIRE...