41° New York City Marathon - 20° Posto Assoluto - 1° Europeo

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Un Sogno Ad Occhi Aperti...

sabato 27 giugno 2015

Il Solitario

Il Solitario di solito non frequenta l'ambiente dello Stadio, semmai lo sfiora correndo il più leggero possibile attorno all'anello e presto va, il saluto è per tutti ma la chiacchera non fa per lui.

Negli ultimi tempi il Solitario ha dovuto lottare con avverse vicissitudini, spesso fermo per infortuni, ha faticato per riprendersi ma i troppi impegni lo hanno privato di appuntamenti ad orari che ormai sono ricordi di ventenne quando di lavoro non ce n'era, ancora...

Il Solitario adora correre da solo il lungo lento, imposta il ritmo sin da subito, preferisce correre in progressione o prendersi una pausa se stanco dall'allenamento estenuante del giorno precedente, spesso contornato da ripetute a doppia cifra o doppio chilometraggio.
Il lungo molto spesso è il suo cavallo di battaglia, il termometro del suo stato di forma e capita spesso di correrlo più forte che in compagnia, appunto, in solitario, a briglie sciolte.

Il Solitario va dove gli pare, passa da casa a Mondello e da Mondello a casa con una tale facilità che i posti che conosce più assiduamente sono i percorsi del Parco della Favorita che, insieme allo Stadio, rappresentano il suo rifugio dallo stress.
Non è facile respirare aria pura, lo è di più al mattino, ma ad ogni ora poter correre è un regalo destinato dall'alto dei cieli.

Il Solitario non capisce il significato della mondanità e dello svago giovanile inteso come relax, che per il 99,9999% delle persone rappresenta il radunarsi per i viottoli del Centro storico della Città e parlottare tutti appiccicati unitamente ad un rumore assordante di musica, magari all'impiedi e sorseggiando un cocktail.
La restante parte di quella percentuale ed unico nel suo genere, appartiene a chi, come il Solitario, se ne scapperebbe e di corsa da questi posti, tanto per cambiare, ed ovviamente non capisce il senso di tutto ciò.
Relax per lui è ben altro, ma stranamente collegato alla fatica.
Ma solo un Runner può ben capire...

Il Solitario può essere critico con se stesso, può lamentarsi con se stesso ed essere sempre insoddisfatto.
E' nella sua indole pretendere di più, qualcosa, ma in fondo sa bene quanto vale e quanti ricordi gli hanno donato quelle scarpe multicolori che indossa, rigorosamente a Tre Strisce, fedeli compagne d'avventure in ogni dove.

Il Solitario odia pregare il prossimo, alle volte è schivo, forse troppo ed è per questo che non ha ottenuto di più.
Avrebbe potuto essere coinvolgente, creare una fila di pretendenti in bicicletta che seguissero i suoi allenamenti, sarebbe stato essenziale, ma a dir la verità al Solitario non piace chiedere favori.
Poche biciclette al suo fianco ed un unico, inimitabile motorino ronzante, quello del Coach.

Il Solitario se lo vedi in compagnia è perchè ama condividere la propria passione con gli altri e, perchè no, dare al prossimo una possibilità di ritoccare un suo Personale.
Il Solitario ha aiutato molte persone negli ultimi anni a migliorare tanti Primati Personali e lui invece non è riuscito per svariati motivi, ma non per questo è meno felice, anzi lo è di più.

Il Solitario ha fatto la sua gavetta, ha incontrato mille mila persone grazie al Running, sport molto Social, ha cambiato il suo carattere che resta sempre schivo ma più aperto di un tempo.
Eppure la gente importante davvero continua a contarla sulla punta delle dita di una mano... facciamo due!

Il Solitario deve tanto al suo sport, parabola di vita, di lotta continua, di apprezzamento di ogni singolo secondo che passa, che aiuta a tenere alto il morale e lotta contro le iniquità che la Società impone.
Non è uno stile di vita, è un modo sano di interpretarla la vita.
Il tasto di "Reset" lo preme correndo e lo preme tutti i giorni.

Il Solitario un bel giorno ha incontrato una persona importante.
Da oggi Filippo tanto Solitario non lo sarà più...

venerdì 26 giugno 2015

Trofeo Kalat 10K - Amato dai Veri Runners!

Podio M35, l'eroe al centro è Vito Massimo Catania!
Caltanissetta, 14 giugno.

Ormai il panorama delle gare Ultra ha mietuto così tante vittime che ormai le "garette" da 10K vengono snobbate da questi super-atleti che non le reputano interessanti...
Ahi ahi, cosa vi perdete!
Sarà il fascino della Strada, lo sarà ancor di più quello della Pista, ma l'intensità con la quale si corre questo tipo di corse mi affascina e non poco e non smette mai di farmi sognare.

Risolvo qui e subito il " Caso Cortina - Dobbiaco": purtroppo le procedure per ottenere il Certificato medico di idoneità all'agonismo aumentano e sono più restrittive.
Ho la fortuna di appoggiarmi tutti gli anni ad un centro medico fatto di gente seria e scrupolosa, medici che ci tengono alla salute degli atleti che visitano.
Così, convinto che il mio certificato medico non fosse ancora scaduto, nonostante avessi già sostenuto 3 esami clinici nell'arco di tre settimane per rinnovarlo, al ritiro del pettorale ho trovato (giustamente) il Bollino Rosso dalla Fidal.
Tanta rabbia e tanta frustrazione, per una pecca banale, ma ci sta: le dure lezioni servono sempre e si impara anche da una banale svista.
Con la salute non si scherza, per cui ben vengano le visite scrupolose: dal prossimo anno saprò bene che anche il Certificato medico dovrò letteralmente sudarmelo ed anche con largo anticipo!

Gli allenamenti, purtroppo, non hanno restituito segnali confortanti e non riesco a trovare un sol giorno di gloria in allenamento, sento di sfiorare continuamente il limite della riserva.
Pochi, quindi, gli allenamenti di rilievo e posti alla ricerca della velocità con un primo vero e proprio esordio in pista, calzando le scarpe chiodate come da molte stagioni ormai non accadeva più.

Ci provo a realizzare un bell'allenamento, come capitava un paio d'anni fa, ma come detto, continuo a tentennare, come per un 20 x 200m (R.2') di qualche giorno fa: per quindici ripetute tutto filava liscio, tenere i 30".7 - 31".0 per me era più che sufficiente.
Giunto in Pista un Grande Campione per il suo allenamento, sfrutto la scia durante un suo allungo e chiudo in 29".7.
Non riesco a recuperare più e le successive prove saranno dure salite da scalare.
Poco elegante, forzato, niente affatto fluido, quando si suol dire: "fa quella determinata cosa con i piedi"...
Ebbene, nell'atletica tutto ruota intorno all'uso dei piedi che nei momenti di fatica dimostravo di non avere.
Piedi non allenati, sovraccarico di tutto il resto della struttura, infortunio alle porte, questa è la verità.
Face to Face con il Favorito, Davide Ragusa, in grande condizione

Così, allarmato ma cosciente del periodo poco felice per l'atletica, sto correndo ai ripari con un approfondito esame del sangue, ma poichè non mento mai a me stesso, al di la dei risultati che rivelerò, dietro tanta e anomala fatica c'è l'assenza del giusto riposo e di tanto, tanto stress accumulato.
Problema che a suo tempo, risolverò.

Oltretutto, l'ultimo allenamento prima della gara che verrò a raccontare, si è incentrato sulla palese difficoltà nel riuscire a gestire la fatica, che sopraggiunge dopo pochi giri ad alta intensità ad inizio prova.
Per farla breve, riesco a mantenere una buona velocità segno che il tono muscolare e la regolarità degli allenamenti hanno conservato la loro pur ottima integrità, mentre le prove superiori ai 1.000m le sento soffrire in maniera spropositata.
E non è per via del caldo...

La cura dell'alimentazione e l'integrazione costante dei giusti prodotti del pre ed after workout non garantiscono la massima resa se il fisico non è abbastanza riposato.
E' la giusta legge della natura.

Il Trofeo Kalat, la nota 10K nel panorama siculo, è andato quindi secondo queste doverose premesse.
Voglia di provarci e rompere questo periodo con le motivazioni regalate dal sano agonismo, ma in realtà ero cosciente che non potevo forzare troppo l'andatura per evitare di "bollire" su per una delle tre lunghe salite previste dal programma.

Le gare mosse, movimentate e soprattutto corte mi mancavano e ne esco un po rigenerato mentalmente da questa gara dove riesco a mantenermi a galla.
Annunciati tra i protagonisti attesi alla vigilia, Davide Ragusa e Luigi Spinali che hanno dimostrato di andare tanto forte sulle distanze brevi dei 5 e 10K, altro non avrei potuto fare che provare a seguirli il più possibile ed arrendermi alla distanza.
D'altro canto il pronostico mi vedeva avversi altri ottimi avversari come Idrissi, Cimò e Vito Massimo Catania semmai quest'ultimo non avesse corso il giorno prima anche la 43K della 0-3.000m su per l'Etna!

Come preannunciato, giro difficile da gestire e tanto caldo ma ventilato.
Al via, parte avanti Ragusa e non si potrà più fermare, tanto che polverizzerà il precedente Record del percorso con un'efficiente corsa in solitaria.
Nonostante fossi passato in 2'58" al primo mille in discesa, era già avanti e dopo poca strada sarà Spinali a saltarmi sul tratto ondulato verso la piazza in Centro e staccarmi definitivamente lungo la prima salita della giornata che avrebbe chiuso il giro.

Gli inseguitori erano già parecchio staccati ma gestire altri due giri da 3,3K ciascuno non era cosa facile, così ho mantenuto la calma ed ho riservato le forze per il tratto finale.
Al termine del secondo giro ascoltavo la voce tuonante dello Speaker Marcellino che, entusiasta, vedeva rimontare Idrissi e, con tutta l'esperienza accumulata, spingo forte in discesa e do tutto pochi minuti dopo nel tratto del ritorno che mi vede in completa apnea negli ultimi, ardui, 300m finali.

Terzo posto conservato e pronostico mantenuto, ma con enorme fatica.

Nel complesso, bella gara, soprattutto grazie ad un percorso arduo e mai monotono che crea selezione e mette a dura prova le reali capacità atletiche.
Gara dura e calda, portata a termine!
Quando ogni cosa è al suo posto: pochi doppiaggi, un discreto numero di partecipanti così come l'accoglienza all'arrivo e persino l'intervento benefattore dell'autopompa dei Vigili del Fuoco a spruzzare acqua fresca sui partecipanti al culmine del giro sempre più maledetto.
Quest'ultima trovata, una novità assoluta da raccontare :-)

L'entusiasmo che ti regala la gara non te la da nessun altro stimolo; la voglia di non mollare mai è stata sempre la mia arma vincente e, seppur questi siano tutt'ora dei risultati mediocri, resto nell'attesa che la mia vita torni alla normalità.

Il giorno arriverà presto ed intanto ringrazio le Costanti della mia Vita da atleta, persone che mi supportano e mi conoscono da molti anni e chi mi apprezzano così come sono: risultato bello o meno bello che sia penso che siano in pochi a vedermi sempre con lo stesso occhio, l'occhio di chi ce la mette tutta per arrivare al traguardo, come ho sempre fatto.

Per tutti quelli che salgono soltanto sul carro del vincitore... beh, cosa c'è di meglio che continuare a correre in silenzio?

giovedì 11 giugno 2015

Adidas Ultra Boost - 100% Inarrestabile!

Adidas continua il suo percorso verso l'innovazione ed anche per quest'anno, grazie alla continua collaborazione, mi dedico alla recensione del frutto dell'esperienza accumulata in due anni dal lancio dell'innovativa mescola per intersuola, Boost.
In realtà Adidas, dal lancio della sempre versatile Energy Boost ha presentato una invidiabile gamma di scarpe con un mix di Boost e di Eva modellati nella maniera adatta ad offrire scarpe più o meno stabili, più o meno reattive.
Persino nelle ultime scarpe da gara, le rinomate ultraleggere che mietono vittorie e Record del Mondo (o personali) in ogni angolo del Mondo, presentano Boost in differenti misure e collocazioni: si va dalla Adizero Adios Boost con intersuola interamente in Boost (per tutta la sua lunghezza) alle Adizero Takumi Ren che inserisce Boost come elemento propulsivo dell'avampiede, rendendo di fatto adiprene ed adiprene plus storia passata (come evoluzione pretende).

Mai fin'ora avevamo visto l'utilizzo integrale di Boost al 100% per tutta l'intersuola e non avevamo potuto immaginare come avrebbe potuto presentarsi una scarpa che dal primo contatto del piede sulla scarpa fino all'ultima frazione di secondo dallo stacco da terra, offrisse integralmente l'esperienza Boost.

Così, dopo due anni di attesa dal lancio di Energy, Adidas inserisce un nuovo importante tassello al suo già importante parco - scarpe da Running, con la più prestigiosa e ambiziosa scarpa, la Ultra Boost, un concentrato di tutte le più innovative tecnologie a servizio dello Sport.

C'è molto da vedere in questa scarpa ma è bene chiarire che la Ultra Boost a mio avviso possiamo collocarla come una sorta di evoluzione della Energy Boost, della quale grosso modo prende la forma, ma che una volta calzata offre al piede tutta un'altra impostazione e modo di correre.
Con Adidas Ultra Boost si vola ;-)
In fin dei conti tra le due calzature ci sono soltanto 10 grammi di differenza (per la taglia media di riferimento, la 9 USA) ma a mio avviso a guadagnarci è solo il runner con un'esperienza di corsa davvero fantastica, che si vogliano correre lunghissime distanze o divertirsi con il proprio avversario ad una lotta serrata di sprint!

Come detto, il design resta grosso modo uguale ma aumenta leggermente l'ampiezza dell'intersuola ed il suo spessore, lasciando inalterata la rullata e l'impostazione tallone - avampiede, protesa in avanti.
Tradizionalista e semplice costruttivamente parlando, come le calzature Adidas di successo dei primi anni '80.

TOMAIA

Basta solamente calzare la Ultra Boost e capire che l'esperienza di calzata resterà impressa a lungo, magari con un sonoro "WOW"!

Il piede viene dolcemente afferrato e avvolto con ferma delicatezza nel collo piede, tallone e tendine d'achille tanto da dimenticarti che stai calzando una scarpa.
Non sarebbe nemmeno necessario allacciare la scarpa (ma lo è, perchè i lacci di fatto integrano le tre strisce in materiale plastico a supporto dell'arco plantare e danno stabilità della scarpa) perchè questa tomaia diventerà automaticamente un calzino per il tuo piede e mai potrà essere tolto dalla scarpa, se non volontariamente e con discreta forza.

Da quel momento, basta allacciare anche delicatamente i lacci e si potrà iniziare a correre quanto si vorrà!

Se non si fosse capito, invito i Triathleti ambiziosi a provare la Ultra Boost e afferrarne i benefici di una calzata ferma, morbida e rapida, correrci in negozio e capirete che arma potreste avere in zona cambio!

Porgo infine l'attenzione al solito discorso inerente a quale misura a questo punto si dovrà scegliere per avere la migliore esperienza di calzata con la Ultra Boost e rispondo che senza ombra di dubbio dovrete scegliere la taglia Adidas abituale con la quale avete corso in precedenza, sembrerà (ripeto: sembrerà) calzare stretta ma è il corretto concetto di calzata applicata a questa scarpa.
Resta assodato che la Energy Boost calzi ancora più stretta (perchè è nata così), quindi ribadisco che risulta comodo per la Energy acquistarla con mezza taglia in più!

Primeknit e Tre strisce integrate in una allacciatura che è una favola!
La risposta la fornisce semplicemente la tomaia tra le più discusse degli ultimi anni: il Primeknit!
Finalmente ho avuto il privilegio di testare questa nota tomaia, peraltro rivoluzionaria e ne sono rimasto a dir poco entusiasta!
La semplicità del concetto Primeknit applicato ad una tomaia in effetti ha richiami antichi e tradizionalisti: da anni si tenta di creare una tomaia che presenti zero cuciture e zero sfregamenti al piede di modo che si possa idealmente correre anche senza un calzino... perchè allora non vestire il piede con un pezzo unico come se fatto (anticamente) a maglia?
La tecnologia aiuta le Aziende di scarpe sportive e Adidas da leader nel settore applica l'idea con i più innovativi macchinari.

Ringrazio, quindi, Hypebeast che in questo Video postato su Youtube mostri i processi di assemblaggio della Adidas Ultra Boost e come venga a tutti gli effetti realizzata la tomaia "ricamata" in Primeknit, ovvero grazie all'aiuto di un plotter "speciale" ;-)

Primeknit all'opera mi stupisce anche per la semplice idea: non solo avvolge morbidamente il piede senza dare quella sensazione di oppressione fastidiosa tipica di una tomaia elastica (per intenderci, il Techfit piace a tanti ma l'effetto di compressione al piede può provocare eccessivo surriscaldamento specie d'estate e maggior rischio a sfregamento), ma fa di più: dalle prime uscite avevo intuito che la scarpa tendesse ad allargarsi ed adattarsi insieme al piede.
Il piede quando si fa attività fisica, tende ad ingrandire e gonfiarsi perchè richiama molti vasi linfatici e venosi a svolgere del lavoro extra, Primeknit essendo "fatto a maglia" si espande con esso rendendo la scarpa ancora più elastica, così aprendo la propria trama favorisce ulteriormente la traspirazione del piede.
Fantastico!

Il tallone è reso stabile dalla speciale conchiglia protettiva, morbida e contenitiva progettata per il nuovo modello, adatta a rendere molto libero il tendine d'achille, a favorire il naturale movimento del piede ed a tenere stabile lo stesso durante le continue falcate a terra nelle quali interviene costantemente la ormai esuberanza reattiva di Boost.

INTERSUOLA

Cento Per Cento Boost!
La novità niente affatto scontata regala piacevoli sorprese.
L'intersuola appare di per se più larga che negli altri modelli, come Supernova Glide Boost o Energy Boost e tolta la soletta si nota immediatamente che il piede è interamente a contatto con Boost, mai accaduto prima d'ora.

Sin dalle prime uscite, non mi sono lasciato prendere nè da facili entusiasmi nè da verdetti troppo scontati, aspettando che la scarpa stessa si adattasse alla mia meccanica di corsa e viceversa.
Inizialmente, infatti, prevale quel senso di comfort e ammortizzazione che, unito alla reattività di Boost ti confonde le idee.
Durante il fondo lento, invece sembrerà tutto rientrato nella normalità, quando la ferma comodità della tomaia unita all'impostazione ben improntata in avanti del piede ti faranno correre con assoluta semplicità.
Se non ti impegni molto, il piede sembra lavorare meno per spingere e c'è la netta sensazione che Boost ti aiuti, più di ogni altra scarpa che abbia mai provato.

I chilometri scorrono via facilmente, è presto detto, ma ciò che aiuta molto è l'intersuola più comoda che sulla Energy e la calzata dove il piede è davvero tanto a suo agio.
Quando verrà il momento di spingere, e mi è capitato in alcuni fartlek o in tratti di salita ripida, Boost cambia pelle e ti aiuta a correre con più efficienza grazie alla sua proverbiale reattività.

A mio parere, alle volte il Boost è troppo brusco rispetto ad un'intersuola con vecchio EVA, e trovo una maggiore sollecitazione tendinea ed attorno la caviglia, ma è poca cosa considerato che dopo una decina di uscite (il tempo di permettere alla scarpa di assestarsi al piede) non lo si avverte più.
Ci si deve abituare al modo di correre con Boost, è stato sempre un punto focale di argomentazione, e queste Ultra Boost compensano la loro reattività con un peso non troppo leggero ed una maggiore morbidezza.

A conti fatti, avere il 100% di Boost nell'intersuola si ha soltanto un guadagno: in termini di ammortizzazione ed in termini di spinta, relativamente al peso della scarpa.
Il fattore della tomaia in Primeknit, infine, lavora in maniera eccellente con questa intersuola pure-Boost, in quanto senti espandere tutta la scarpa che lavora con il tuo piede ben ancorato alla stessa.
E' un passo avanti che nelle precedenti scarpe in Boost non avevo avvertito, almeno non in questa maniera così evidente: più spingi e più la scarpa si adatta al tuo modo di aggredire il terreno.

Si tratta di una prerogativa di una scarpa di ultima tecnologia perchè sia le tomaie che le intersuole di scarpe nate fino a pochi anni prima dell'avvento di Boost non avrebbero permesso una simile sensazione durante la tua corsa...

SUOLA

Dettagli di Suola (arrotondata agli angoli), Torsion e Primeknit
La suola, come mostrato qui in foto, è stata realizzata nella forma reticolare e da un'ampio incavo centrale viene ricavato lo spazio per accogliere il sistema Torsion (che limita e controlla il movimento della scarpa in funzione della naturale pronazione del piede), come per il modello Energy Boost, integrato con quasi tutta la lunghezza dell'intersuola.

Si può notare, infatti, come dal centro si espanda con il supporto plastico sia verso l'avampiede che verso la parte interna del piede, anche posteriormente, come se volesse seguire integralmente l'azione stessa del runner durante la sua corsa, rendendo ancor più reattivo e stabile il passo.

La suola è di ottimo grip, con una forma puntellata che all'inizio regala un'ottima aderenza al terreno.
Lo spesso strato di Boost attutisce ogni shock al terreno e questa Ultra Boost l'ho portata anche in leggero Off-Road con ottimi risultati, almeno per quanto riguarda il superamento di ostacoli ostili come possono essere dei tratti pieni di sassi ed avvallamenti rocciosi.
Insomma, si può andare benissimo a correre al parco cittadino e fare anche qualche escursione di leggero Trail senza che il piede nè le articolazioni ne risentano!

Non mi sento, invece di consigliare questa scarpa comunque nata per correre sull'asfalto per tratti di Trail fangoso, bagnato e scivoloso in quanto il Primeknit è comunque una tomaia fatta apposta per espellere l'umidità ed il sudore estivo e quindi maggiormente permeabile all'acqua ed allo sporco (sopra ho spiegato quanto sia elastica e come si allarghi la trama).

CONCLUSIONI

Ultra Boost è una novità assoluta nel panorama running, il completamento di questo percorso rivoluzionario nato nel 2013 e che ha visto alla luce parecchi nuovi modelli, alcuni dall'indubbio successo come Supernova Glide Boost ed Energy Boost.

Questa Ultra Boost la collocherei infatti come una sorta di evoluzione della Energy perchè di fatto segue la linea progettuale della prima nata della rivoluzione Boost e si comporta in modo similare: tanto reattiva e sempre pronta a seguire i tuoi istinti di corsa.
Rispetto ad Energy, cambia di molto la calzata, più ferma, decisa, ma meno stretta (ed è qui la lieta contraddizione!) che grazie al Primeknit svelta completamente tutte le doti di elasticità che possiede questa eccellente scarpa, tutta da scoprire in allenamento e gara e capace di cambiare la sua anima in base allo stile di corsa che si vorrà impostare.

Leggere, agili, scattanti, eppure sono delle A3 - Massimo Ammortizzamento!
Come dicevo, si colloca in mezzo, anche alla Supernova Glide Boost che, per quanto è equilibrata, resta la scelta più ponderata per correre i lunghissimi in tutta tranquillità in quanto ho notato un'impostazione di Boost nell'intersuola votato alla stabilità ed all'equilibrio generale della scarpa.
Infatti, a differenza della Glide, avremo con la Ultra Boost maggiore reattività e più ammortizzazione insieme; quindi mancherà quel senso di "equilibrio" (che si traduce anche in minore esuberanza) che apprezzo tanto nella SGlide Boost, tutta concretezza.

La Ultra Boost prende il voto massimo per me, Adidas ci regala una scarpa meravigliosa, duratura e ricca di ogni tecnologia attuale disponibile e di prim'ordine della casa tedesca.

Il massimo per chi cerca una scarpa "all in one", perfetta ad ogni scopo dell'allenamento, leggera, traspirante, rapida e morbida, può anche essere indossata dagli "oversize" purchè non abbiano eccessivi problemi di iperpronazione.

Che ben venga il 100% di Boost, grazie Adidas, attendiamo nuovi modelli!

mercoledì 27 maggio 2015

Corri per la Talassemia, una 10K a scopo benefico

Pronti - VIA!
Palermo, 24 maggio.

Rinviata per maltempo la settimana prima, tanto aveva piovuto nella mia Città dal meteo scostante in questo periodo, mi ha visto "fortunatamente" ai nastri di partenza quest'ultima domenica appena passata.

Assunta come gara di passaggio prima dell'impresa che mi attende a breve, la Cortina - Dobbiaco Run di 30K, mi trova in un periodo di salute altalenante.
In atletica, altalenante vuol dire scarsi risultati, specie se si gioca con i valori che possibilmente scendono giù in un colpo e faticano per risalire.
Una nuova ricaduta di salute è scesa inaspettata come un macigno sulla testa: troppo caldo, troppo freddo ed un raffreddore più brutto che mai, tanto da sentirmi fiacco e privo di forze.
La settimana appena passata è stata quindi suggellata da un lento e progressivo recupero della salute e della conseguente voglia di tornare ad allenarmi.

Tra il dire ed il fare, quindi, almeno altre due settimane di patimenti ed allenamenti poco meno che sufficienti per affrontare sforzi impegnativi.

Ma io, come sempre, ce la metto tutta e non mi danno l'animo, conscio che ormai siamo quasi vicino ad un anno intero di continuità con la corsa, un traguardo fantastico che prima o poi mi ripagherà.

La settimana, quindi, si è dedicata ad un tentativo di allenamenti sempre più lunghi e duraturi, scegliendo al giovedì 21 un Fartlek con 3 ripide salite (di diversa distanza ed intensità di sforzo) alternate da rapidi recuperi in discesa, ripetuto per circa 45', con 20' di lungo in progressione.
Il giorno successivo, venerdì 22, ho corso per 1h45' in condizioni climatiche ancora accettabili ed ho patito un pò gli sforzi, ma il gioco del fondista sta proprio in questo :-)

Un pò di recupero al sabato nel quale ero un pò privo di forze, e via per l'avventura di domenica 24, la corsa per raccogliere fondi per la Talassemia, nella quale figuravano tanti volti noti del podismo palermitano sul fronte degli organizzatori di eventi.

Fase di gara, tutta in solitaria
La mattina stavolta si era presentata lievemente nuvolosa ed a tratti fresca, un motivo in più per correre, ma l'affluenza sulle strade del Centro Città non è stata entusiasmante, complice altre manifestazioni in programma quella giornata.

Io, come tanti altri podisti, tra assidui ed improvvisati, abbiamo affrontato il semplicissimo percorso che si può riassumere in un lungo rettilineo, a partire da Piazza Croci fino ai Quattro Canti, in pieno Centro Storico.
Partenza a fianco con Piazza Politeama, cosa volere di più?

A tratti leggermente improvvisata, la Corsa ha trovato naturali insidie in quelli che dovevano essere i punti di forza del percorso: la chiusura del Centro Storico la domenica alle auto.
In quei casi, in molti se ne approfittano e quindi, se da un lato si restringe la carreggiata per dare spazio ad attività ricreative per i più piccoli (ottima iniziativa), dall'altro rischiavi di trovare nella sede stradale passanti e turisti più indignati che incuriositi da tale novità mattutina, o da pseudo sportivi in bicicletta credo inconsci di quanto stesse accadendo attorno a loro, passando per quelle strade a gruppi, o tanti extracomunitari intenti a trasportare i loro negozi ambulanti su quattro ruotine.

Così è Palermo oggi, ma può esserci di peggio.
Assodato che partire in testa e rimanerci fino alla fine ha molti vantaggi, quali essere scortati dalla moto-vedetta con tanto di rumoreggianti avvisi, mi chiedevo come potessero difendersi gli inermi restanti podisti che gareggiavano insieme a me...
Essendo in pochi si è creata poca confusione lungo il bel rettilineo con costanti ma decisi sali-scendi, ma quella domenica lo strombazzare delle automobili ferme agli incroci è stato assordante.

Sarà ma... è sempre bello vincere nella mia Città!
Se da un lato la Città ancora sonnecchiava ed i sopra citati passanti in realtà erano pochi e distratti, gli automobilisti alla guida erano già tanti ed inferociti!
Con chi, con cosa, non lo capirò mai dato che un enorme quartiere viene chiuso ad ogni occasione il Pallone lo richieda senza il minimo fiatare della cittadinanza.

Risultato: vedere correre la gente evidentemente non piace, ma alla fine chi lo fa suscita effetto inverso, con gioia e sorrisi da far pari ad un bimbetto...
E tanti di bimbi (peraltro premiati) ve ne erano domenica scorsa a questa simpatica manifestazione!

C'è poco tempo di riflettere su ciò e con una prova discreta ma ancora insufficiente per il mio metro di giudizio, copro i 10,28 Km (al mio GPS dell'Adidas Smart Run) in 35'02" con una gara dal ritmo costante ed una media di 3'25"/Km.

Considerato tutto quello che ho passato, posso solo sperare di non avere più ricadute e di gioire a questa splendida giornata di sport, nonostante il ripetersi di queste penose scene che portano soltanto disonore a Palermo...

(Ringrazio per le foto, catturate da Social, Rita T)

sabato 9 maggio 2015

Chia Laguna Half Marathon - Sole, Natura e... Fenicotteri!

Gran Bella Partenza! (Foto A. Coccu)
Chia (CA)
Non so come definirlo ancora questo angolo a Sud della Sardegna, nascosto ai più ma reso sempre più noto dalle cronache podistiche.
Volevo andarci, da tempo, perchè un evento si pubblicizza bene quando ti lascia qualcosa di più che un semplice risultato cronometrico, in tanti mi narravano di quanto fosse bello e di ampio respiro questo posto, come d'altronde tutta la Sardegna.
E Chia è un esempio di come si possa lanciare il turismo e la stagione "calda" con tantissimi podisti scalpitanti al via della strada statale situata a fianco dell'omonimo resort che da alla luce questa interessante (dal punto di vista agonistico e paesaggistico) Mezza Maratona Internazionale.

Immersa quasi completamente nel verde, si nota che l'ecosistema naturale è stato lasciato il più possibile allo stato naturale delle cose, concentrando gli insediamenti turistici in pochi punti e lasciando il resto delle cose per come stanno, esattamente come posso immaginarle, magari dieci anni or sono...
Un posto rivalutato e ampiamente pubblicizzato per quello che può offrire, tantissima natura attorno, un resort di elevata classe e tutta la spiaggia che si desidera a meno di un chilometro dagli alloggi.

E' uno sforzo che vale la pena di fare, raggiungere le varie spiaggette ed esplorarle una ad una, come più o meno sono riuscito a fare in questi giorni di permanenza a Chia, tutte collegate naturalmente da percorsi incontaminati.
Il pezzo forte, ovviamente, sono le Lagune che offrono tutti i giorni lo spettacolo di quei "puntini bianchi" con il collo perennemente sott'acqua, i fenicotteri rosa così timidi che scappano se ti avvicini e che desiderano restare lì, in disparte, nel loro stagno ricavato in parte dalla spiaggia che si collega al mare e che, magicamente, unisce le dune fra di loro.
Fenicotteri, cavalieri a cavallo in corsa libera e kite surfer, contemporaneamente visti in un mattino in riva al mare, fantastico!

La gara di per se non mi ha visto così rilassato e sereno nel racconto, giunto al sabato non ho potuto far altro che fare una leggera sgambata e ammirare i primi assaggi del paesaggio.
Iniziava a far caldo, ma non come il giorno dopo...

Il sabato pomeriggio proseguiva con la presentazione in grande stile degli atleti più rappresentativi alla partenza, con presenza di spicco quali i maratoneti Pertile e Meucci al maschile e Incerti, Straneo, Toniolo e Gelsomino tra le donne.
Tanti amici del passato e del presente e nuove conoscenze, specie tra i giovani di gran belle speranze: Chia è stata una piacevole sorpresa per quanta bella gente ho potuto incontrare in questi pochi giorni!

La corsa si divideva tra i 5K (non competitiva), 10K e Mezza Maratona Internazionale, con i vari Campioni del presente e del passato dislocati nelle varie distanze.

Al mattino seguente, complice i ritardatari dell'ultimo minuto aggrovigliati ancora sulle automobili sulla statale per arrivare in tempo alla partenza, la gara subisce un sensibile ritardo, slittando ufficialmente alle 09:50 circa.
Il caldo era davvero intenso ed anche uno abituato come me, al primo vero impatto, ne ha pagato conseguenze anche gravi.

Attimi di sconforto quando perdo la 2° piazza... da lì inizia il peggio
Nonostante avessi bevuto a sufficienza, infatti, inizio ad avvertire la sete già da subito e i primi chilometri scorrono comunque in piena serenità.
La prima parte di gara, infatti, risulta scorrevole e senza grosse insidie: basta seguire il gruppetto di testa (della gara di 10K) che non avanza così lesto come avrei pensato.

Eravamo in pochi avanti alla corsa e mi stabilizzavo in una solida seconda piazza dietro solo al Campione Ruggero Pertile: 16'36" ai 5K mi soddisfacevanoin pieno!

Dopo poco tempo, ahimè, il quartetto dei 10chilometristi devìa il percorso per chiudere anticipatamente la propria galoppata e mi ritrovo da solo a combattere con i primi effetti del caldo, della sete e... della stanchezza non ancora smaltita dalla recente Marathon-delusione di Milano.

Il passo già non sprizzava potenza, figuriamoci di agilità, sempre più a calare quanto la temperatura interna si alzava.
A nulla poteva servire un bicchiere d'acqua gentilmente offerto ai rifornimenti ogni 5K.

Purtroppo in tanti lamenteranno alcune pecche organizzative tra cui l'acqua unicamente frizzante (a molti dava fastidio, per me era indifferente) e, visto il caldo eccezionale, i rifornimenti che avrebbero dovuto essere presenti anche in zona spugnaggio, ogni 2,5 Km.
Penso serenamente che un'organizzazione così seria e completa farà tesoro dei suggerimenti e si attrezzerà per annullare ogni errore che può accadere anche ai migliori ideatori di eventi sportivi.

In effetti Chia non era preparata ad un caldo simile, le edizioni passate avevano regalato un clima fresco e cielo coperto, teniamo in considerazione anche la presenza del mare nelle prossimità del percorso che regalava una leggera fresca brezza che avrebbe aiutato nella seconda parte di gara, davvero da temere...

Superati i 10K e lasciato alle spalle nuovamente il Resort, la mia corsa solitaria finiva lì, raggiunto dal giovane Puppi che non fa altro che avanzare del proprio passo.
Alla prima difficoltà della giornata, ero cotto e la salita vera iniziava a momenti...
Non si trattava di una gran montagna da scalare ma la Strada Statale si ergeva con decisione per oltre un chilometro, quello buono per "ammazzarmi"...
Il passo ormai era stanco, la voglia di bere mi saliva fin sull'epidermide e gli occhiali da sole schermavano quella palla di calore che ormai festeggiava il suo fulgore irrorando la testa di ognuno di noi podisti senza aver più alcun albero che potesse fermarla: eravamo in piena Statale con un gran caldo!

Resta comunque un'edizione dagli elevati contenuti tecnici!
Nella discesa successiva materializzato il chilometro 15 che non arrivava, mentre invece finalmente sulla mia sinistra vedevo una splendida spiaggia da cartolina sfoggiare tutta la cromia di blu immaginabile; una imbarcazione piazzata al centro esatto la rendeva buona per una cartolina pubblicitaria del posto (Spiaggia di Tuerredda).

Peccato che era irraggiungibile e peccato che calcassi asfalto rovente e peccato che la pluricampionessa esplosa negli ultimi anni, Valeria Straneo, mi sorpassasse con cotanta spontaneità da infrangere il mio tetto psicologico, ormai alla deriva.

Ormai facevo affidamento alla mia incrollabile volontà e sono contento ancora oggi di averla.
Verrò sorpassato ancora due volte da altrettanti runners del posto, molto bravi e tenaci tra l'altro, prima di affrontare dopo il giro di boa verso il ritorno, quell'ultima e ancor più lunga salita (quasi due chilometri) fatta poco prima in discesa: una sofferenza immane, una voglia di cedere incredibilmente forte ed una tenacia oltre miei limiti per raggiungere il picco di quella sofferenza.
Soltanto che la corsa non terminava lì e c'erano altri 3K finali da correre.

Preso da mille pensieri e mille difficoltà, provo a reagire ma il vento era contrario e le speranze di un cambio restarono vane.
Stringerò i denti l'ultimo chilometro e arriverò al traguardo, spremuto delle ultime riserve idriche, al 6° posto assoluto...

Tanto dispiacere e poche soddisfazioni.

Il crono non dice nulla, i tempi totali sono alti per tutti, ancor di più per me che ho qualcosa che non va.
Basta soltanto voltare pagina e trovare la serenità giusta per mettersi in pista e divertirsi un pò.

Di Chia manterrò un ricordo bellissimo: così immersa nel verde ricorda tratti naturali come Piana degli Albanesi o altri sobborghi immersi nel verde ma le lagune sono un incanto: sembra che il mare sia più distante ed invece è a portata di mano: due passi e già sei lì a goderti spiagge e spazi di sabbia dorata e acqua cristallina.

La gara mi ha insegnato molto, come tante volte accade un periodo difficile può fare a pugni con i risultati in gara ma l'essenza di questo sport è mettersi sempre in discussione: la prossima volta andrà meglio e magari sarà su un altro percorso e su altra distanza: il caldo è ufficialmente entrato e quest'estate ci sarà da sudarsi ogni posizione!

(Ringrazio tutta l'organizzazione della Chia Laguna Half Marathon per la professionalità mostrata in ogni aspetto, un special thanks in particolare a M.M. per l'aiuto rivolto ad un modesto atleta come me e per le foto a Bianca F. ed Antonio Coccu, estratte dal Social Network)

sabato 2 maggio 2015

Tre Giorni Dopo...

Premiazione - Trofeo Cerasola - Con a fianco i Presidenti
dell'ASD Vergine Maria e del Good Race Team (da sx)
Palermo, aprile 2015

Alle spalle, tutto alle spalle, e pure in fretta.
Milano Marathon non è stato uno choc, l'alta probabilità che la storia raccontata accadesse sul serio si era avverata; cercare un modo rapido per andare lo stesso avanti era già annunciato.

Trascorsi solo tre giorni da quella infausta domenica, infatti, a Palermo l'attenzione era puntata su un evento organizzato dalla Fidal Provinciale che riguardava una riunione in Pista infrasettimanale di più gare; il clou era rappresentato dal "Memorial Cerasola", richiesto dalla sua storica Associazione Sportiva a pochi mesi dalla sua scomparsa, un 5.000m open.

Mi aspettavo una nutrita partecipazione soprattutto del Mondo Amatori/Master, ma ancora rompere quel muro che divide gli assidui della Strada con gli amanti della Pista risulta ancora arduo.
La manifestazione alla fine ha raccontato di molta atletica giovanile dai numeri stagnanti (è problematico il prosieguo nell'atletica durante il passaggio all'adolescenza per ogni bambino che si diverte a confrontarsi negli sprint di poche decine di metri) ed un confronto nel Miglio delle giovani promesse che corrono con impegno in Città.

Via della Seconda Batteria!
Dopo un lungo riscaldamento (causa tabella oraria sfalsata), si è dovuto attendere una prima batteria con Donne ed Over 60 abbastanza folta e successivamente quella dei più giovani e lesti.
Io, senza sapere cosa avrei potuto fare, mi son messo in pista, mi sono allacciato le agili Adizero Takumi Ren e son partito.

Si trattava di onorare la memoria di un Grande Uomo che avevo tra l'altro seguito tecnicamente per molti anni, quindi seppur devastato sia fisicamente che psicologicamente, allo sparo del via mi metto avanti soltanto per un unico scopo: dare tutto quello che avevo.

I primi giri sono stati carichi di euforia: senza poter contare su avversari, in uno Stadio dove ormai il sole timidamente iniziava a nascondersi, giro sul ritmo dei 3'10"/Km che, considerati i recenti ricordi del lungo andare a 4'30"/Km, mi sembrava di volare e... di infrangere quei recenti, tristi ricordi.

Avrei voluto tenere quel ritmo e chiudere possibilmente sotto i 16'00", sarebbe stato ancor più bello, ma avrei davvero chiesto troppo ad un fisico ancora parecchio provato dal recente sforzo, e così la bella emozione dura comunque poco ed in 16'08".

La cosa più importante era ricevere il premio e donarlo alla mia Società, il Good Race Team di Palermo, ringraziare la famiglia di Roberto accorsa per l'occasione, e tornare a casa.

Fase di Gara in solitaria
Le settimane successive sono state un'alternanza di gioie e di dolori: assorbiti lentamente gli effetti negativi del raffreddore, adesso mi ritrovo una condizione tentennante causa il forte stress lavorativo ed il post - maratona che evidentemente mi ha comportato un calo del rendimento in generale.

Il risultato è che occasionalmente ho trovato giornate dove spiccavo in brillantezza e (molte) altre nelle quali correre era davvero un vocabolo sinonimo di difficoltà e sofferenza, anche a bassi ritmi.
Come in tutte le cose c'è da mettersi con calma, riflettere ed andare avanti, cambiando percorsi e dando un taglio ai chilometri percorsi.

Forse il fisico sente necessità di una pausa dallo stress, forse è il momento di cambiare ritmo e dedicarmi alle distanze brevi per qualche mese...
La gioa di non avere più a che fare con un infortunio permane, un anno fa ancora combattevo con un dolore al bicipite femorale che non voleva andare più via, ci vuole tempo per tornare al Top e contestualmente dimenticare definitamente Milano.

Intanto ringrazio vivamente gli organizzatori di Chia (CA) che mi permetteranno di mettermi in gioco nella distanza della Mezza Maratona, nella quale metterò in campo tutto l'impegno che potrò.
In fondo può essere occasione di riscatto ed un ponte di passaggio con l'ingresso alle gare più brevi.
Grazie Chia Laguna International Marathon, sto per arrivare!

giovedì 16 aprile 2015

15° Milano Marathon, a Volte le Lacrime Non sono di Gioia

In Copertina, foto Certomà, ancora mi fa emozionare vederla...
Milano, 10-11-12 aprile

La bellissima cavalcata verso l'atto finale della Maratona di Milano, di fatto si è conclusa in questi ultimi giorni che andrò a narrare; dopo aver pensato a tutte le sfumature di questa lunga ed estenuante avventura, finita in tragedia, non trovo i motivi per i quali non avrei dovuto prendere il via.
Forse... nemmeno se avessi saputo il verdetto finale avrei rinunciato a darmi una chance, caparbio e cocciuto quanto sono in questo settore, ciò vuol dire che in fondo quel traguardo me lo sono cercato nonostante ad un certo punto (forse) non lo volessi più...

Mi è costato una montagna di lavoro, sudore e fatica tutto ciò; un tradimento per nulla annunciato della mia Città dal clima tanto stabile quanto caldo, quasi perennemente, tranne che nelle ultime settimane, dove c'è stato un repentino calo delle temperature con brusche gelate, per giunta in pieno allenamento.
Non c'è nulla che frena un runner determinato, figurarsi una pioggia gelida in piena primavera, quando ormai correre negli ultimi giorni ha un significato diverso, laddove la parola "impegno" svanisce fino al sancire dell'Evento.

Quel che potrò raccontare di qui in avanti potrà sembrare antipatico, delirante, forse esagerato, per cui nessuno è obbligato ad andare avanti nella lettura, e non sarà nè autocommiserazione, nè un tentativo di giustificare quel che è il verdetto universale per antonomasia: la Classifica Ufficiale.

Clima anomalo a Palermo, un quasi maggio così freddo a stento posso ricordarlo, eppure ha mietuto parecchie vittime, me compreso, ma subdolamente, senza nemmeno lasciare una traccia evidente.
Era giovedì e mi risvegliavo con un aggressivo mal di gola, inizio a porre rimedio con i semplici medicinali da banco, la preoccupazione saliva alla ribalta, uscivo a correre, cattive sensazioni...
"Eppure c'è ancora tempo" mi ripetevo imperterrito, consapevole di una sicurezza nei miei mezzi, specie dopo la buona prova alla Belluno - Feltre 30K, in costante crescita.
Gli ultimi facili specifici avevano restituito buone sensazioni, quel che era impensabile sarebbe dovuto ancora venire, da lontano...

Già a Milano paradossalmente faceva più caldo di Palermo e la Città regalava un piacevole tepore che lasciava immaginare una domenica - maratona climaticamente perfetta.
Ormai si trattava di scaricare del tutto la gara e correndo (molto piano) non avvertivo grossi cedimenti, tra molti sternuti e continui rimedi per alleviare i fastidi alla gola, forse ormai in via di guarigione.

Erano i primi 10K, Giovanni Certomà regala un gran scatto e provavo
a non darmi per vinto...
Era sabato e si lasciava spazio allo Sponsor, al divertimento, alla presentazione dei Top Atleti, alla prestigiosa presenza di Haile "l'Imperatore" Gebrselassie, all'Inaugurazione del centro benessere per Runners - Il Runbase Adidas di Corso Sempione ed alle chiaccherate con molti amici ed esperti del settore.
Ormai il malessere era placato, mi sentivo "abbastanza bene" per essere uno che ogni tanto sternutiva di qua e di la...
Nel pre-gara, il tempo vola via, e si faceva sera, mi facevo più taciturno del solito, più pensieroso, calato nel clima-gara dell'indomani...

La sentivo importante questa Maratona: occhi addosso ovunque, seppur molto friendly, ma poco mi interessava: la gara quando scatta il via diventa tua e nessuno può interferire sul suo avanzare: errori, malesseri, dolori, espressioni, pensieri, sono tutti interiorizzati e nessun fattore esterno può frapporsi al tuo avanzare!
Così, da molto tempo non mi trovavo dentro un'organizzazione, quella milanese, realizzata così bene, con una logistica snella ed efficiente, anche grazie alla Metropolitana sempre comoda da utilizzare e ben funzionale: apprezzo molto la Metro milanese e fra un po saprete perchè...

Le bottiglie "PIPPO" pre-gara erano state consegnate nel seguente modo: rifornimenti ai 10K - 20K - 30K - 35K perchè più di tanto non avverto il bisogno; nel taschino dello short anche un gel alle maltodestrine in forma gelatinosa della Multipower, gradevole al palato anche sotto sforzo.
Tutto perfetto e l'adrenalina che sale...

Pochi avversari ma validi, il Brand Adidas con i riflettori puntati addosso (me lo sentivo interiormente così, in fondo correre la Maratona di Milano era stata un'idea tutta nostra) e la tensione a poche ore dal via che saliva sempre più alta in un modo così speciale riservato a pochi eventi importanti durante l'anno.
Ormai eravamo schierati, mancava poco e sarebbe partita la gara... Via!!!

Ancora G. Certomà, sicuramente concentrato, non era giornata di saluti
al pubblico, scusate!
Il gruppo degli africani va subito avanti, poche macchie bianche la in mezzo, in un sol chilometro speri tanto che qualcuno si stacchi da quei ritmi proibitivi e tiro, tiro avanti sentendomi non tanto sciolto...
Mi trovo in mezzo, poco dietro il gruppo delle donne, ma con me uno slovacco si pone avanti.
Ovviamente provo a mantenere un ritmo che mi rilassi, cosa che dovrebbe accadere per i primi 15 Km almeno, ma già era circa il 3°K ed il Pacer delle donne era a noi due vicinissimo...

Decido pacatamente di pormi con questo gruppo e proseguire, al momento era impossibile capire che sensazioni avessi...
Una prima grossa difficoltà la avverto incredibilmente al rifornimento dei 5K, dove le sempre imbranate atlete africane rallentano di molto per afferrare la bottiglia d'acqua e provocano l'allungamento della fila...

Provo a reagire ricucendo il buco, ma sento che "fa troppo male" questa azione.
Non capivo bene cosa accadesse, ma era già il momento di entrare in zona Duomo di Milano.
Questo tratto, ricco di curve strette, cambi di direzione, basole e rotaie del Tram, rendevano difficoltosi gli appoggi e quindi correre, ma nel contesto di ciò avvertivo anche uno strano ed eccessivo fastidio nello stare in mezzo al gruppo folto.

Incitamenti, rumori, questo ritmo stranamente "tirato" per il mio malessere mi stavano provocando grosso disagio e prima del Km 10, il mio fisico mi impone di staccarmi.
Sarà un distacco netto, senza poter riuscire a ricucire il gap e dentro di me, avvertito il silenzio, provo pace...
Il tutto è molto strano, anche perchè gli incitamenti ti fanno correre forte, stare in gruppo aumenta la voglia di resistere, ancora mi chiedevo quanto forte stessero andando le donne, così forte da staccarmi.
Non riuscivo a far calcoli in quel momento, mi attaccavo ad una sola speranza: quell'atleta donna del Kenia, con le gambe meno esili del pacchetto di testa, che si era staccata e che, ad una 200ina di metri, era a vista.

Il sorpasso all'atleta donna etiope sancisce la fine delle mie forze, era il
Km 23 circa (foto G. Certomà)
Mi pongo al suo inseguimento, finalmente ho un motivo in più per proseguire con questa corsa, Milano si fa viva con il bel pubblico ad ogni angolo della strada e pian piano ci allontaniamo dal centro Città...

La keniana non demorde, tira forte quanto tiro io, sento di essere al 90% delle mie capacità e inizio ad ammettere che quel che sto facendo è importante lo stesso, che fino a due giorni fa avevo un mal di gola feroce, che quell'atleta la davanti si deve andare a riprendere...

Strade dritte, rettilinee e qualche cavalcavia bello profondo da superare: siamo ormai in pochi a correre la gara e tutto attorno la lontana periferia di Milano baciata dal sole senza sapere grosso modo dove mi trovassi, ma ormai le atlete erano due a vista e quella keniana correva a prendere la sua acerrima avversaria etiope.
Assistevo alla scena imperterrito e finalmente, avevo un verdetto quando passavo a fianco dell'ippodromo di Milano, un posto che rievocava bei ricordi (nella scorsa City Trail): il passaggio alla Mezza Maratona in 1h14'00".

Beh, non c'è che dire, stavo male e non c'era altra spiegazione per capire tale ritmo che pian piano calava.
La keniana si allontanava, l'etiope si avvicinava, e con slancio la sorpasso; era l'ultimo slancio...

Inizia a quel punto una rincorsa verso l'interiorità, visto che il 30° (il prossimo obiettivo) era molto lontano e provo a correre in modo costante quando invece, provo un primo senso di vuoto...
Perdo il ritmo che stavo imponendo e la mia corsa subisce un brusco rallentamento, dietro di me la concorrente etiope mi insegue alla stessa, lenta, velocità...

Inizio a provare sofferenza, correre non è più un piacere (come poteva sembrare fino a quel momento) e medito il ritiro, ma ricordo la mappa del percorso e mi rendo conto quanto mi trovassi lontano dal centro Città in quel momento.
Sono senza via di scampo!

Podisti.net immortala il giusto attimo sulla
finish line
Devo continuare a correre, ma ormai inizio a sentirmi abbattuto, sconfortato, ma sempre lucido, mai un giramento di testa e mi volto per guardarmi attorno a me e cercare un modo per ritirarmi, una fermata della Metropolitana, per esempio...
Non ne avvisterò mai una purtroppo...

Dal 20K al 25K inizia quindi questa brutta metamorfosi e poco alla volta tanti concorrenti mi sorpassano, alcuni chiedendomi di reagire...
Ho un malanno addosso che mi sta mangiando dentro le forze... sono attonito e mi sto rendendo conto di ciò nel momento peggiore della corsa...

Il 30K arriva, anche presto e siamo lontani, lontanissimi, ormai si va a circa 4'10"/Km e chiedo aiuto, forse a me stesso, di non fermarmi, perchè non saprei come tornare una volta messa l'ancora al suolo...
Proseguo, sempre più lentamente, ben due donne italiane mi sorpassano, la prima di slancio, la seconda anche lei un po spenta come me, ma in un chilometro sparisce anch'ella dalla scena...

Non so come raggiungo il 35K e forse lo devo a due amici che mi hanno fatto prendere la decisione di fermarmi sul più... brutto: Marco ed Andrea, che ringrazio di cuore...
Siete stati come angeli custodi per me!
O forse siete stati la mia salvezza, il mio calvario peggiore, fatto sta che quella bottiglietta, l'ultima della giornata, la afferro con rabbia e la mando giù immediatamente.
Iniziava a far caldo e quello era l'ultimo dei miei pensieri, abituato a ben peggio a Palermo...

Il tempo di agonizzare ancora un'altra volta nella salita sul bel ponte pedonale di Milano, ed ormai si rientra in Corso Sempione, così lungo, così sofferto...
Chiedo aiuto (a me stesso, a chi?), mi ripeto che non ce la faccio più e vado avanti, vuoto come un bicchiere d'acqua nel deserto, il passo non è pesante ma lento ed inizio ad avvertire dei brutti indurimenti muscolari da sovraccarico.
Il passo è ormai lentissimo, vado a 4'30"/Km ed oltre e realizzo già da tempo l'umiliazione dell'arrivo...

Dentro il Parco Sempione il lungagnone slovacco si materializza davanti a me, aveva fatto la mia stessa fine e peggiore della mia, ma lui era detonato con rassegnazione e scavato in viso, assente; io avevo un malanno... ancora oggi mi chiedo chi dei due possa aver sofferto dentro di più...

Mi tocco più volte la canottiera, strano sentire ruvida al tatto la leggerissima casacca Adizero così morbida e liscia... è una sensazione tattile che non dimenticherò più, un marker di questa gara che magari riapparirà quando ripeterò lo stesso gesto nelle altre gare che andrò a fare più avanti: i polpastrelli così sorpresi si interrogavano su tale ruvidità che sembrava sorprendente...

E' la fine, sto per arrivare, la gente è festante, mi incita, mi fa i complimenti anticipati, io vedo una linea nera da oltrepassare, a testa bassa e sguardo spento.
Chiudo per un attimo gli occhi, mi passa davanti la maratona intera e mesi di lavoro, e scoppio in lacrime...

Ho trovato tanto conforto negli amici nel dopo gara...
Milano cara, tornerò presto!
Lo sfogo dura il tempo di trovare l'immediato conforto da parte di alcune persone cui ringrazio apertamente, nel frattempo il fisico trova sollievo da tale martoriata sofferenza cui l'ho sottoposto e trovo finalmente un posto dove potermi sedere...
Nessun dolore muscolare importante, solo un gran senso di vuoto, di spossatezza.
Mi tolgo la canottiera, è ancora ruvida, mi tocco le braccia e le gambe e realizzo che sono pieno di sale come mai non mi era capitato...
Il calore della giornata e l'aver corso così piano avevano fatto evaporare il sudore lasciandomi tanto ma tanto sale addosso, meno male che gli occhiali da sole abbiano nascosto e trattenuto il vero volto della mia sofferenza...

Torno in alloggio, cerco una doccia ed un riposo, sono lento, sono "slowly" e non trovo modo per riprendermi prima dell'indomani...

Mi sveglio alle 08:00, mi sento meglio, riposato, pochi dolori muscolari, il sole splende su Milano...
Mi muovo bene, ho ritrovato le forze, mi riposerò per quel giorno, niente corsa, ma dentro stava nascendo una nuova energia, linfa vitale per un runner che non si arrende mai...

Un ringraziamento speciale, infine agli eroi milanesi:

Felipe, spalla a spalla con Emanuele, un bellissimo 3h09' ed il rischio di aver provato il passaggio dell'1h30', il Muro lo abbatterete presto!

Danilo, ha stupito tutti, pure me, complimenti vivissimi per il suo nuovo PB a Milano: 3h14'31" ed il lavoro paga!

Antonio, il tuo orgoglio ti ha fatto concludere la Maratona, ma sono convinto che farai presto un gran tempo! - 4h20'

Maria, un Forfait annunciato ma correre con un dolore persistente non era la scelta saggia, Milano la conquisterai un'altra volta!

(Infine per Giovanni, Antonio e Roberto, un sincero grazie per i vostri fantastici momenti in foto...)

NEW YORK CITY MARATHON 2010 (Foto Podisti.net)

NEW YORK CITY MARATHON 2010 (Foto Podisti.net)
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