41° New York City Marathon - 20° Posto Assoluto - 1° Europeo

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Un Sogno Ad Occhi Aperti...

martedì 12 novembre 2013

Adizero Adios Boost - L'evoluzione ha fatto tanta strada!

Più comoda, leggera quanto basta, spinta equilibrata!
Adidas non finisce mai di stupire e questo non sarà l'ultimo post dedicato dell'anno.

Già durante la primavera di quest'anno 2013, per noi amanti delle bellissime scarpe da Running Adidas, erano spuntate ai piedi dei migliori africani queste nuove imperdibili scarpe da corsa appartenenti alla Categoria A1 - Superleggere Racing Shoes.

Apparse con spudoratezza alla NYC Half 2013 (obiettivo per me del 2014!) sono poco dopo apparse nel market Adidas per la gioia degli amanti delle gare corte 3K - 5K - 10K e, perchè no, della 21K oltre che la distanza regina per i più leggeri, la Maratona!

Passi avanti ne sono stati fatti, anzi passi da gigante con un modello nato ormai stabilmente nel 2009 con le formidabili Adizero Adios gialle apparse ai piedi di Haile Gebrselassie per infrangere il Record del Mondo sulla Maratona, a Berlino.
Oggi, con le Adizero Adios Boost, Re Haile continua a farci appassionare al running, più evergreen che mai, dominando in parte la scena della Mezza Maratona più spettacolare dell'anno, la Great North Run con tanto di Record del Mondo per la categoria M40, oltre che l'acclamatissimo trionfo alla NYC Marathon dell'imbattibile (quando sta bene lo è veramente) Geoffrey Mutai.

Ma queste nuove Adizero Adios Boost hanno davvero tanto da raccontare e si affiancano alle sempre pur ottime Adizero Adios 2 (con intersuola Adidas convenzionale che continuano ad essere normalmente proposte) con prerogative interessanti.

INTERSUOLA

Le Adios dal 2009 al 2013 :-)
E' ovviamente il pezzo forte della nuovissima Adios Boost, ovvero la mescola reattiva quanto ammortizzante Boost, prodotta dall'azienda multinazionale tedesca Basf, che ha rivoluzionato il mercato del Running con una tecnologia che non ha pari.
Abbiamo potuto apprezzarla con il modello di lancio, la Energy Boost, molto reattiva tanto da stravolgere la convenzione che vuole una scarpa ben ammortizzata incapace di rispondere con reattività ad ogni passo, dal più agile al più lento.
E' chiaro che tanta elasticità è una dote che va dosata, da modello a modello, a seconda della destinazione di utilizzo della stessa calzatura.

Così è accaduto con la Adios Boost: la prima, importante, annotazione è che i suoi connotati di Scarpa da Gara sono mantenuti in tutto e per tutto: la scarpa è estremamente reattiva nella misura in cui la spinta del piede deve essere sfruttata al massimo della propria possibilità, aiutato da una decisa morbidezza che ai fini degli alti ritmi risulta gradevole.
In parole povere: non aspettatevi la "rimbalzosità" della Energy Boost (che ai fini di una gara lunga può arrecare fastidio): la Adios Boost mira diretta alla strada permettendo al piede di dosare come crede lo sforzo, a volte dolcemente.

Rispetto alla Adizero Adios 2 l'approccio piede/scarpa vien modulato di poco, e la sensazione maggiore la si ha proprio in fase di spinta, che risulta più veloce e decisa.

Staticamente la scarpa è più comoda al piede mentre il tallone, al pari della Adizero Adios 2, è posizionato alla stessa altezza, collocandosi tra le Super Leggere più protettive della categoria.
Il piede sta a suo agio, staticamente, grazie ad una tomaia più ampia ed un disegno della suola non estremizzato e mai ridotto ai minimi termini (come poteva accadere per le Adizero Feather 2).

Il tocco finale di giallo che fonde l'intesuola Boost con il primo strato che accoglie la tomaia e buona parte della punta della scarpa dona eleganza e significa per Adidas la voglia di sprigionare l'Energia che ogni Runner ha!

SUOLA

Continental, Torsion System e Boost!
Il Design della Suola è, come confermato, un concentrato di tecnologia.
Dalla gomma al carbonio Adiwear ad alta resistenza all'abrasione, fino alla gomma Continental in avampiede, studiata dall'azienda tedesca produttrice di coperture per automobili ad hoc per le scarpe da running per avere il massimo dell'aderenza.
La durata della scarpa è assicurata per qualunque impatto, anche il più pesante!
Ciò che ho sempre apprezzato della gomma Continental, è che si consuma rilasciando delle pellicole di gomma a poco a poco e mai, spizzicandosi.
Al centro è possibile apprezzare, come punto di maggiore impatto della pianta del piede, i "chiodini" di di gomma denominati "Quickstrike" concepiti per rendere la scarpa veloce anche in pista e... figuriamoci su strada!
La struttura è, quindi, pressochè identica a quella della Adizero Adios 2, con l'unica differenza il design della suola che riprende quello della Energy Boost, ricco di scanalature che garantiscono ottima presa al terreno.

Altra importantissima caratteristica dei modelli Adizero Adios e qui, confermato in Boost, è il supporto mediale Torsion che sale lateralmente fin su ai metatarsi (ovvero alla punta del piede) e che permette di trasferire con maggiore rapidità il normale movimento di pronazione del piede in energia di spinta fin sulla punta del piede.
Il che, combinato con l'intersuola Boost significa un'altissima efficienza in fase di spinta, wow!

La presenza del leggero supporto termoplastico in fase laterale/mediale (non presente in Adios 2), a prolungamento dello stesso Torsion System conferma che la struttura ricorda quella di una Energy Boost... ribassata!

Tomaia innovativa per una scarpa...
Endless Energy!
TOMAIA

In questo modello sono state approntate decisamente le modifiche più evidenti ed essenziali che la differenziano in modo radicale alla Adios 2.
Premesso che ho sempre apprezzato la calzata estremamente precisa e fasciante della Adios 2, studiata con dovizia di particolari e con un effetto ottico "a ragnatela" molto bello da vedere e traspirante, in questa Adios Boost il primo impatto è fortemente legato alla comodità della tomaia, leggermente più ampia ed estremamente comoda.
Appena la calzi sei fasciato con decisione ma con incredibile morbidezza.
Il che non guasta visto che si devono correre incessantemente diversi chilometri...

La tomaia della Adios Boost risulta, quindi, più traspirante grazie ad una nuova trama ancora più ampia e dedicata alla calzatura regina delle Maratone Mondiali.
La robustezza della tomaia stessa è garantita da una dovizia di particolari, tipica di Adidas, che va dagli inserti come sub-strato di film termoplastico che avvolge la calzatura e la irrobustisce fino in punta (molto gradevoli alla vista e dal bell'effetto grafico), alle Tre Strisce argentate, stampate a caldo sulla tomaia, che donano leggerezza estrema ed una nota di eleganza in più.

E' chiaro il richiamo, anche in questo caso, al design attuato su tutta la linea Boost, come sulla Energy che sulla Sonic.

Ovviamente l'effetto finale sulla calzata è completamente diverso rispetto alla nota Energy Boost: resta invariato il Warning (l'avvertimento) di acquistare 1/2 misura in più anche per questa Adios Boost per via della sua intersuola stretta e filante (tipico di questa categoria di scarpe), ma la tomaia come ripeto, è molto morbida e comoda, al contrario dell'effetto aderente ed estremamente calzante della Energy.

La struttura in parte resta tradizionale, alloggia la conchiglia nell'area del tallone/tendine d'achille robusta ed elastica

Dettaglio dell'allacciatura: davvero accattivante!
Osservazione finale, ma non meno importante, è il gioco trasgressivo nella realizzazione del taglio tomaia attorno all'allacciatura, non proprio rapido ma di sicuro impatto all'occhio: bisogna perdere qualche secondo in più nel stringere bene i lacci (sempre quelli, che restano confermati come in ogni Adios, belli, colorati, dall'ottima presa e... argentati!) e via verso i tuoi limiti del chilometro lanciato!

CONSIDERAZIONI FINALI

Adizero Adios Boost è la vera novità nel settore delle Super Leggere Road Racing.
Ormai siamo giunti ad un livello tale che si possono tranquillamente indossare per correre, al pari di una scarpa chiodata (che ahinoi, sollecita maledettamente i tendini, specie l'achilleo), per corrervi i 5.000m in pista o i 10.000m a ritmi inferiori ai 3'00/Km.
Tutto questo è garantito da un grip tale, grazie soprattutto ai chiodini centrali rigidi e leggeri, che la presa in pista è massimale.

Il punto di forza della scarpa è ovviamente l'intersuola Boost, esclusiva di Adidas e ancora non copiata da nessun altro produttore, che in questa versione mi sorprende vivamente dimostrando che modulando spessore e forma della gomma iper reattiva Boost si ottengono effetti differenti, in questa scarpa, ben più equilibrati, come ci si aspetta da una scarpa da gara che tra i punti principali deve possedere la stabilità e la libertà di sentire poggiare il piede a terra.
Il comfort tipico di Boost si sente specialmente nelle sessioni più stressanti.
Mi sono limitato a provarla su allunghi su rettilineo piano ed in salita (in attesa di un rientro alle gare) e non c'è dubbio che la caviglia lavori con più leggerezza e con più facilità.

Non è estremamente piatta, ovvero non è zero drop, bensì lo senti sotto il piede che c'è qualche millimetro di differenza tra il tallone e l'avampiede, cosa che la rende indossabile da più podisti, specie quelli Europei.

No, non è uno scherzo... le scarpe piatte zero drop sono realizzate da anni per il mercato orientale (Jappo) perchè la conformazione del piede del maratoneta japponese è tale da prediligere una scarpa con il dislivello ridotto al minimo.
Ecco il perchè dell'esistenza della serie Adizero Takumi Ren migrata da poco tempo anche nel nostro mercato...

E' chiaro che una scarpa con tale valore aggiunto (Boost) è tutto di guadagnato al tuo stile di corsa (ben più alto di bacino e meno seduto) ed ai tempi di appoggio ridotti che agevolano l'economia della corsa: non si proclamano abbassamenti immediati nei tempi cronometrici, sarebbe un'illazione, le gambe le devi mettere sempre tu mio caro Runner!!!

Veloce, filante, ricca di dettagli -
Intersuola con leggero drop tra tallone e avampiede
Ragionando in termini di utenze, posso solamente consigliarla a chi corre già con una certa efficienza e si vuole mettere alla prova su distanze medio/brevi e solo su atleti di peso leggero (60 - 65 Kg) già parecchio evoluti e che si allenano regolarmente, per distanze superiori.

L'intersuola è troppo ridotta in spessore per essere fruibile anche da chi ha qualche chilo di troppo o per un neofita che, pur di avere la scarpa leggerissima ai piedi la comprerebbe ad ogni costo.
In questi casi è bene sempre correre con qualcosa di più consistente ed anche la stessa Energy Boost può fare al caso del neofita (che resta comunque tremendamente fashion!).
Ricordo sempre che la spinta di ogni nostro passo a terra vale circa 3 volte il nostro peso in termini di chilogrammi scaricati sul terreno... difficile disperderli con scarpe di ridotto spessore.

E' una valida alternativa ai più giovani che vogliono divertirsi e spaziare tra pista e strada, senza obbligarli a comprare le chiodate, per via anche della durevolezza dei materiali di prim'ordine.

E che dire del design?
E' una vera bomba ai piedi, la osserveranno tutti e se proprio volete acquistarla per uscirci e passeggiare... siete i miei idoli :-D

Adidas Adios Boost - Tutta l'energia che vuoi sprigionare in soli 220 gr di scarpa!

(Ringrazio LetsRun.com, sito specializzato per noi amanti del Running vero, per i link che ho pubblicato)

giovedì 24 ottobre 2013

Forse mi state facendo credere che posso diventare un Coach?

Il Gruppo al Completo, qui si corre con tanto entusiasmo!
Palermo, ottobre 2012.

Dei miei noti problemi muscolari già ne ho parlato.
Fortunatamente mi piace leggere molto di running nei magazine esteri e le mie "sfortune" non sono di certo isolate.
Grandissimi Campioni stanno soffrendo o hanno sofferto dei periodi di recupero non indifferenti e la cosa va accettata con estrema serenità.

Sto cercando in ogni modo di rientrare alle gare il più competitivo possibile, grazie anche alle tantissime dimostrazioni di stima e di affetto ricevute negli ultimi mesi attraverso i canali Social per i più lontani, e allo Stadio delle Palme e dintorni per chi mi vede correre tutti i giorni.

La Cremona Half di domenica 20 ottobre, per ultimo, è saltata purtroppo in extremis.
La paura di una ricaduta mi ha portato a questa, saggia, scelta...

Ho avuto, quindi, la possibilità di dedicarmi con maggiore pensiero al gruppo di amatori di Palermo (tutti della Società Trinacria Palermo, cui tramite il Presidente "ad Honorem" F.B. mi lascia svolgere silente la mia attività.

La cosa che mi preme maggiormente sottolineare è il fatto che spesso il proprio "runningpensiero" può essere interpretato male e, come ogni tanto accade, chi entra nel gruppo capitanato dal duo Felipe - Mariano, esce e torna a correre con altre persone.
L'arrivo di Damiano è semplicemente fantastico!
Ma resto sempre disponibile a dar consigli dettati per lo più dall'esperienza personale e da documentazione attualizzata dai metodi di allenamento di grandi Campioni contemporanei.

Ho scelto anche quest'anno di non fare il corso di allenatore per dedicarmi il più possibile alla mia attività di atleta: fattore limitante, la concomitanza delle lezioni nel week-end quando tra non molto, potrei tornare a gareggiare.
Ma ci ho pensato davvero seriamente e spero di potermi cimentare dal 2014 in poi, continuando parallelamente la mia attività di atleta agonista.

E' molto utile seguire gente che ha davvero sul campo più esperienza di te.
Non l'avrei mai detto ma il Coach Polizzi è riuscito nuovamente e tirar fuori due Campioni niente male: Ala e Ussem Zoghlami.
La loro semplicità e modestia mi fa pensare che presto daranno filo da torcere anche agli Assoluti...

Il mio ce lo sto mettendo.

L'arrivo che ogni maratoneta sogna di raggiungere!
Real Time 3h 17'
Allenare una giovane promessa richiede più sforzo, impegno e dedizione.
Un amatore evoluto e motivato di certo è più semplice da seguire.
Poco alla volta i progressi di Roberto, Mariano (che ha avuto diverse sfortune), Vito, Felipe, Giuseppe e Michele mi avevano lasciato contento e a volte stupito, ma con gli innesti dell'ultima estate, sono stato davvero contento del lavoro svolto e della fiducia riposta nel mio know - how.

Oggi parliamo di Emanuele B. e di Damiano V., capaci di tagliare il traguardo della Maratona di Amsterdam con il PB migliorato di 3' e, soprattutto, di averlo superato di slancio e con tanta carica in corpo.
Non pensavo che alla prima esperienza insieme ci potevamo riuscire, visto che certi meccanismi mentali e certe reazioni del proprio corpo avvengono spesso anche a distanza di anni, ma questa volta tutte le mie indicazioni, i miei input, sono stati raccolti a meraviglia.

Mariano e Vito hanno avuto qualche problema,
arrivando attardati hanno immortalato il momento
della gioia all'arrivo con la medaglia al collo!
La preparazione è stata davvero difficile ed a rischio: correre con il caldo siculo in pieno agosto ed iniziare la preparazione della lunga distanza mi ha visto gestire spesso enormi difficoltà di adattamento... per fortuna ho preparato quattro volte la Maratona di Carpi con le stesse esatte problematiche e so di cosa stiamo parlando!

Emanuele, in particolare, ha corso con un negative split interessante, raccogliendo il suo successo tutto nella seconda parte di gara, per lui un rammarico di non aver spinto tanto prima, ma questi sono dettagli: 3h 17' per lui.

Damiano, con saggia interpretazione della corsa, pur conscio di avere un grande potenziale ed una forma raggiunta al momento giusto (visto con i miei occhi correre con estrema agilità, al suo seguito durante l'ultima grande fatica su un percorso mosso nel litorale palermitano), ha goduto della maratona in lungo ed in largo, con una gara autorevole e regolare, tagliando il traguardo in 2h 54' 32" e con un sorriso lungo quanto la città olandese :-)

E tu, Felipe, cosa saprai far "fiorire" domenica 27 alla
Lucca Marathon?
Emanuele e Damiano, due esempi di sportivi veri, due padri di famiglia ed il loro Lavoro non è a 800m da casa, bensì va tra gli 800 Km ed i 1500 Km...

Con il sacrificio, il sano divertimento, un gruppo di amici e tanta buona volontà, unita ad una saggia guida tecnica, si possono ottenere grandissimi risultati.

Non prendiamoci in giro (perchè il problema è serio, attuale e temo che troppa gente ci incappa anche a livelli amatoriali) e diciamolo chiaro: chi assume del doping è un povero stupido e noi atleti lo capiamo "a pelle" che certe prestazioni altalenanti spesso "stonano" con il resto della stagione...
Sappiamo bene che questo pessimo atteggiamento di questa gente miserrima e derelitta, afflitta da mania di protagonismo, non fa altro che annullare o ridimensionare il lavoro umile delle persone pulite, escludendo da premi meritati quanto sarebbe corrisposto in realtà dalle proprie fatiche.
Anche questa è una causa di abbandono all'atletica di gente ben più meritevole, che uccide il movimento in generale.

Un male da debellare anche nelle gare minori a montepremi dove molto spesso anche la gente "insospettabile" può essere colta in fallo facilmente, sia italiani che extracomunitari.

Ben felice di accogliere favorevolmente la decisione della Fidal di radiare a vita dalla maglia azzurra chi incappa in questo fatale errore... sarebbe stato meglio radiarlo a vita anche dallo sport agonistico...

giovedì 10 ottobre 2013

Adidas Sonic Boost - Correre non sarà più faticoso!

Nuovo Arrivo in casa Adidas, Una A3 Leggera e Ammortizzante!
Adidas punta da quest'anno 2013 all'elemento che sta rivoluzionando il mercato delle scarpe da Running: la sua innovativa e unica Intersuola Boost, composta da un nuovo materiale tanto elastico e ammortizzante quanto reattivo, composto da migliaia di capsule inglobate fra loro non paragonabile a nessun altro in mercato.

Con il suo modello di lancio, la Energy Boost, al suo debutto, abbiamo potuto scoprirne pregi e difetti, evidenziando le doti estrema reattività unita ad una ammortizzazione fuori dal comune per una scarpa così leggera.
Dopo aver scambiato opinioni con centinaia di runner che hanno usato la Energy, mi sono potuto rendere conto che il primo modello di una lunga serie nel complesso è piaciuto, sopratutto per la sensazione di spinta "aggiuntiva" che ti regala la scarpa, il che tradotto significa un gradevole supporto nella fase di stacco dal terreno non più troppo impegnata, grazie all'intersuola Boost.

Ma Adidas ha fatto di più, e con mia sorpresa, ha tirato fuori un altro modello agile e veloce che si colloca diversamente dalla Energy, pur occupando la categoria delle A3 molto leggere (massima ammortizzazione) che giocano a fare le A2 (Intermedie).

Leggendo diverse opinioni in merito all'evoluzione del mercato delle scarpe da Running, ho potuto interpretare che a livello globale le principali aziende stanno confluendo verso il concetto: "più leggera è la scarpa e più corri agile e veloce".
Inizialmente, fino allo scorso anno, era una incontrollata corsa verso l'estremo minimalismo che alla lunga danneggia le articolazioni che impattano violentemente a terra senza ammortizzazione, e non stiamo parlando della SOLA utilità di rafforzare i piedi (che hanno queste scarpe).
Oggi il concetto di "leggerezza" nella scarpa sportiva da running si è evoluto seguendo la filosofia della "leggerezza per facilitare la corsa senza sacrificare prestazioni e protezione".Alleggerendo la tomaia e agendo sul peso generale di suola e intersuola si è potuti giungere a veri e propri gioielli da mettere ai piedi, uno tra questi è la Adidas Sonic Boost.

Tanti elementi che seguono la filosofia avviata con Energy Boost
PRIMO APPROCCIO

La Adidas Sonic Boost si colloca diversamente dalla Energy nel panorama delle Ammortizzanti/Leggere: utilizza la mescola Iper Reattiva Boost come elemento ammortizzante e propulsivo, senza aggiungere altri elementi ammortizzanti, ottenendo un deciso abbattimento del peso senza sacrificarne le prestazioni e la durata.
Vien da se che la precedente gomma propulsiva, l'Adiprene +, passerà da ora in avanti in secondo piano, soppiantata da Boost che in questa scarpa si fonde all'EVA tradizionale donando alla scarpa maggiore stabilità ed uno stacco progressivo da terra, ben visibile e distinto dal resto dell'intersuola.
La differenza sostanziale con la Energy Boost, infatti sta proprio in questo aspetto: con una intersuola completamente reattiva Full-Boost si ottiene una continua spinta elastica, adesso l'effetto è uniforme, equilibrando la scarpa e rendendola più stabile a terra, così si ha maggiore controllo sui propri passi.
La leggerezza generale della Sonic Boost (265 gr per la misura 42 EUR), di poco più leggera della Energy (e da me confermato) permette a chiunque, dal neofita al runner esperto, di correre in completo comfort per tanti chilometri.

INTERSUOLA

Come detto, Adidas ha percepito il bisogno di rendere più equilibrata la spinta che spiazza l'EVA tradizionale (altrettanto statico e comunque ottimo nel disperdere gli urti al terreno) utilizzando in questo nuovissimo modello Boost al posto di Adiprene ed Adiprene + come ammortizzatori del tallone e dell'avampiede, rispettivamente.
Il piede poggia internamente (a primo contatto) su un cuscinetto Boost a tutta lunghezza, che viene fuso insieme all'EVA tradizionale donando protezione e spessore.
L'effetto finale è soprendente in quanto la spinta che dona questa Sonic rende la scarpa più che una A3 (Ammortizzante), restituendo una reattività pari ad una A2 (Intermedia).
La sensazione che si prova ad ogni appoggio è di totale controllo del proprio passo, agevolati da una discreta protezione (pur essendo una scarpa molto reattiva, la stabilità la rende equilibrata) e da una leggerezza che ti impone di correre più forte.
Passo dopo passo è coinvolgente tanto da essere stata apprezzata anche dai casual runners o dai triathleti durante il clinic tenuto insieme al Parco Trenno di Milano qualche settimana fa.

SUOLA
Boost Presente ovunque, ma dove serve!
Il disegno della suola è quasi identico a quello della già conosciuta Energy Boost, cambiano solo alcuni dettagli.
La gomma utilizzata è la "adiwear" al Carbonio in tutta la pianta, non troppo spessa, il bordo sporgente al tallone più arrotondato ed il contrafforte laterale e stabilizzante, posizionato al medio piede, è un prolungamento della suola stessa, quindi non è in materiale termoplastico ed è indipendente.

Per entrambi i modelli, Sonic ed Energy, la protezione laterale interna non rappresenta un supporto antipronazione, ma un valido sostegno che dona maggiore solidità nel punto di maggiore stress durante la naturale intra rotazione del piede verso l'interno.
Per gli iper pronatori, esistono scarpe ben più adatte quali la Supernova Sequence con ampio supporto mediale.

Nella Energy Boost l'inserto termoplastico presente vede il Torsion System prolungarsi in avampiede fino alla punta delle dita ed al tallone verso l'interno.
E' chiaro che tale inserto aumenti la reattività e la risposta elastica della scarpa nella transizione del piede da tallone a punta.

Nella Sonic Boost l'elemento interno laterale è indipendente, collegato marginalmente all'elemento di supporto mediale, il Torsion System.
La flessibilità della scarpa è garantita da tre grossi intagli mediali che guidano e agevolano la rullata rendendo la scarpa più adattabile alle asperità del terreno.

Se la Energy Boost correre su asfalto è il massimo, per la Sonic è anche possibile correre con facilità su un parco con leggero sterrato in quanto l'intersuola leggermente più alta e incavata permette di calpestare il pietrisco con maggiore comfort.
Resta assodato che la Sonic è fatta per correre al meglio su asfalto e su terreni lisci.

Dettagli Curati al Massimo e Colori Brillanti!
TOMAIA

Adidas continua a sfornare modelli molto curati nel design ma con un occhio attento alla cura ed alla salute del piede, agevolando traspirazione ed evitando qualunque sfregamento al piede con pezzi unici senza cuciture.
Con la Sonic Boost vengono ascoltati i pareri dei runners che nella Energy avevano trovato grande feeling grazie ad una fasciatura del piede perfetta, con la nota "stonata" della calzata più stretta del normale.
La tomaia viene proposta in un mesh solido, non troppo morbido (ed è un bene visto che se si piega troppo la tomaia, passo dopo passo, si apre rovinando la scarpa!) e con ampi inserti protettivi termosaldati e dal design unico.
La fodera interna e priva di cuciture la rende delicatissima per il piede!
E' semplicemente spettacolare, comfortevole e permette il miglior utilizzo del piede durante la corsa, anche quando i ritmi si fanno serrati.
La calzata resta sempre avvolgente e non troppo comoda (in perfetto stile Adidas): chi ha un piede magro dovrà per forza provarla per innamorarsene subito, il supporto mediale delle Tre Strisce è facilmente regolabile dalle stringhe, sottili e piatte, e molto facili in fase di allacciatura.
Questa volta il piede non verrà costretto ma sarà fasciato con decisa delicatezza.

Nella parte posteriore, la stabilità del tendine d'achille è garantita dall'elemento plastico esterno (dove scorre il nome della scarpa per intenderci) detto Dual Density.
Può sembrare poco protettivo, ed invece aiuta il naturale movimento della catena posteriore tallone - tendine d'achille - malleoli.
Il collo piede è stato protetto adeguatamente da una linguetta molto morbida che aiuta il resto del piede ad essere saldamente allacciato alla scarpa.

IN CONCLUSIONE

Provata su strada è stata immediatamente un tutt'uno con il piede: il piede ben saldo in spinta al terreno e la risposta immediata: correre sui lunghi rettilinei attorno i 3'20"/Km per me è stato facile quanto correre è naturale per l'uomo.
Non vedo l'ora di provarla in Pista e stirarla per bene questa Sonic Boost, ma già correndo qualche volta su questo tipo di superficie (che è gommata e rimbalzante) ho potuto notare in allungo (corsa veloce per un centinaio di metri) che la reazione alla spinta è simile alla Energy Boost ma non così esaltata come quest'ultima.

Ai miei piedi al clinic tenuto al Parco Trenno di Milano
25 settembre!
La consiglio per atleti neutri di peso medio/basso che corrono dai 3'30"/Km in su per correre le lunghe distanze, in gara ed in allenamento; ottima per i maratoneti che desiderano maggiore supporto di una Intermedia che alla lunga può stancare fin troppo i tendini.

Per atleti evoluti o con tempi cronometrici molto rilevanti, può essere la scarpa che mancava da utilizzare per il Fondo Lento ricco di cambi di ritmo o per le ripetute a ritmo maratona con recupero in corsa quando non è necessario indossare le A1.

Per i runners occasionali o per i podisti alla prima esperienza che corrono non più di 4 - 8 Km al giorno, è una scarpa durevole nel tempo in quanto la gomma Boost è eccezionalmente resistente ai continui schiacciamenti e garantisce le medesime caratteristiche anche dopo molti mesi di utilizzo.
E' un mix perfetto di leggerezza, ammortizzazione e velocità.

Per i podisti un pò più pesanti può andar bene solo per allenamenti veloci e di breve durata in quanto hanno bisogno di scarpe ben più strutturate di questa (vedi la Adistar Boost).

L'ottima calzata e la tomaia molto traspirante e curata nei dettagli la rendono un modello unico, da provare, diverso dalla concorrenza e capace di rendere molto più confortevole l'allenamento quotidiano, che sia anche di oltre 20 Km.

Adidas Sonic Boost, una Ammortizzante Leggera come nessun'altra, correre sarà una piacevole scarica di Energia!

lunedì 9 settembre 2013

Hard Reset!

Non è facile trovar la via giusta...
(Photo Michele Amato)

Palermo and Sicilia, Agosto 2013

Un anno solare difficile, sempre a pormi domande e a non piegarmi alla sorte, ma resto sempre in giro ad incontrare amici, avversari, a respirare atletica, a condividere il sudore del gruppo che seguo e... a cercare di darmi le giuste risposte!

Capire se stessi non è facile, ma ci vuole tempo alle volte e ragionare sul perchè tali scelte non hanno prodotto i risultati sperati.
Aggiungiamo inoltre che è noto il fatto che non sono un atleta che cerca facili soluzioni e che, pur di evitare metodiche "fantamiracolose" mi sbraccio e cerco di trovare la via giusta per trovare la via della guarigione, che alle volte passa attraverso mille sofferenze e che non è affatto la più facile...
Ho sentito fin troppe campane, ho fatto esami a sufficienza per dire a me stesso che non voglio iniettati aghi di nessun genere o peggio ancora ricorrere ad operazioni di alcun tipo.

Si, perchè è facile come bere un bicchier d'acqua trovare un qualsiasi medico che ricorra a questa ipotesi... grazie a Dio, a medici e persone con del buonsenso ed alla mia ultima ed inappellabile riflessione, ho finito per scartare questa opzione, perchè finchè c'è un metodo in questa terra da seguire, anche con estrema sofferenza e pazienza, va seguito!

Questo perchè i miei squilibri vanno cercati nel quotidiano e, ad una certa età, bisogna iniziare a cambiare metodologie di allenamento e... posturali!

Ho raccontato pagine e pagine di allenamenti intensi ed estenuanti, fatti di ore e ore in palestra, ma adesso è venuto il momento di riequilibrare il tutto e cercare maggiore elasticità nella preparazione ad un evento che esaltare la forza, o almeno alternare tutte e due.

Tutto è iniziato quando, all'ennesimo fastidio muscolare alla stessa gamba (e non c'entra nulla l'aver corso alla Pistoia - Abetone) mi ero semplicemente chiesto: "eppure ho lavorato così tanto sulla forza nel periodo tra novembre e gennaio e dopo poche settimane - febbraio 2013 -  mi si è irrigidita così la gamba... c'è qualcosa che non va..."

In tutto questo tempo nel quale sto affrontando ripetute difficoltà e riflettuto sulle stesse, ho avuto il coraggio di svoltare più e più volte, tentando diverse strade.
Nel frattempo ho già svariate volte visto storcere la bocca a diverse persone che già mi vedono "fermo" o "inattivo" da Due - dico - Due anni!
Beh, a dire il vero i miei reali problemi sono iniziati ad agosto del 2012 (ed ho anche parecchio gareggiato nel frattempo anzichè starmi fermo) e credo che solo ora sia passato Un - solo - anno - solare!

Ma passiamo avanti e non guardiamo questi "dettagli", quando già in tanti volti tristi, quasi a darmi perso mi sono passati in questa estate, quando sono ancora più che mai tranquillo, ma questo è poco o nulla.
La cosa ancor più bella è vedersi chiudere il telefono in fretta e furia a non far perdere tempo all'organizzatore solo perchè stavo spiegando le mie reali difficoltà nel riprendermi... mai più potrà rivedermi?

Ed, infine, visto questo cambio di mentalità in atto che sarà a breve alla mia ripresa agli allenamenti, perchè non averci pensato prima?
Perchè a volte sono dei banali episodi a farti aprire gli occhi, come sentirsi dire all'ecografia che hai una gamba ipertrofica (ingrossata... come quella di un velocista?!?) senza trovare null'altro di grave...
Non mi do colpe, affatto, ho sempre lavorato con enorme impegno e gli anni passati a potenziare mi hanno regalato immense soddisfazioni, ma almeno personalmente, è ora di provare a cambiar registro.

Borgetto (PA) - Prime Fasi di Gara
Grazie ad un mio amico, laureato a Chieti in fisioterapia, ho iniziato a seguire, con molto scetticismo una strada davvero difficile e ricca di sofferenze: la via della posturologia.
Con dei durissimi esercizi di posturale, ancora prima di alleviare le tensioni al bicipite femorale, ho alleviato quasi di botto la tensione nervosa alla linea peroniero - malleolo che mi attanaglia ormai dal 2010.
Fattore FONDAMENTALE per la mia ripresa in quanto camminare male provoca solo ulteriori squilibri che solo in parte il plantare ortopedico aveva calmato.
Devo molto a lui perchè si è convinto di questa tecnica laddove non ne vedevo chissà cosa, ma non è affatto facile mettersi in testa che con regolarità ci si deve incanalare in 10 - 15 minuti di autentica sofferenza giornaliera.

Ricordo che elasticizzare tanto il proprio fisico rompe degli equilibri che rendono fragile tutto il sistema muscolo - scheletrico, che quindi diventa maggiormente soggetto ad infortuni di altro tipo se si esagera con questa metodica... tutto va fatto con buonsenso!

Oltretutto, pedana basculante propiocettiva ed esercizi per tenere forte il piede non devono mancare mai.
Non so nemmeno se questa sarà la giusta soluzione, ma il mio fisico chiede un cambiamento e sarà un percorso piuttosto arduo.

E so per certo che molte persone a me amiche mi aiuteranno al mio rientro agli allenamenti seri, alle gare, così come il mio Sponsor Tecnico Adidas Running ed Adidas Eyewear fin'ora non mi ha mai abbandonato supportandomi come sempre.
Poche persone, che fanno parte del presente e, spero anche dell'importante futuro prossimo...

Intanto, è stato un agosto molto intenso, sempre e comunque!
Non ho fatto mancare la mia presenza alla classicissima Napola - Mokarta, con la quale ho un feeling particolare, anche se osservare la corsa lascia un poco di nostalgia, ma l'importante era esserci, per delle persone così semplici e oneste come lo sono gli organizzatori della spettacolare 10 K internazionale.

E non sono mancato nemmeno alla gara di Borgetto, autentica festa delle origini natìe del mio amico Italo - Americano G. Vicari che mi sosterrà sempre quando verrà il momento di aggredire le strade di Central Park e dintorni.
Lì ho provato a correre per lui ma non era il momento di rientrare, ma che bello ritrovare gli amici di una vita di corse e di atletica, riuniti in un lungo pomeriggio!

Immagini tratte dal Memorial D'Acquisto - 15 settembre - Il Mio Gruppo!
E che dire del gruppo di più di 10 podisti che seguo ormai alacremente, con alcuni nuovi e importanti innesti che spero vogliano far bene alle prossime maratone in ottobre (Carpi e Amsterdam la loro scelta!).
Ormai si sta entrando nel vivo della preparazione, primi lavori importanti in Villetta adiacente allo Stadio di Atletica Vito Schifani, sullo sterrato misto a sudore e umidità prima di entrare su strada a finalizzare la preparazione.
E' stato per loro un agosto sofferto e sudato, tra la preparazione di potenziamento e forza generale, condita dalle prime salite...
E' bello vedersi ancora riuniti nel credere nel sacrificio e nello spirito di un gruppo che andrà molto ma molto lontano!

Tutto è ancora in gioco, manca poco ad allacciare nuovamente le Supernova Glide 5!

(Ringrazio per le foto e consiglio la lettura ai link delle gare di Siciliarunning.it)

giovedì 1 agosto 2013

Palermo Per Correre: Capo Gallo ed il suo Faro

Copertina dedicata al punto di arrivo, tanto agognato e sofferto...
Palermo, tempo di estate, tempo per poter vivere giornate indimenticabili praticando il nostro sport preferito: il Running, la Corsa, come meglio si preferisce!

Il capoluogo dell'Isola, come spesso narrato in questo blog, porta spesso alla scoperta, durante il nostro avanzare chilometrico ed incessante, di patrimoni naturali ed ambientalistici di rara bellezza.
Uno tra questi, è la Riserva Naturale di Capo Gallo, poco distante dalla spiaggia di Mondello.

Poichè riserva naturale, risulta chiusa al traffico veicolare, a meno che non siate residenti in una delle poche ville realizzate nell'habitat o paghiate la tassa di ingresso.
Le tariffe variano a seconda del veicolo che viene introdotto, ma di norma l'accesso per i Runner è gratuito!
O meglio, chi corre si reca in questo splendido scenario per allenarsi e passare piacevolmente del tempo, ma chi si reca a piedi nella riserva per farsi il bagno nella lunga scogliera di acqua fresca e blu, paga una tassa di 50 cent.
Monito e avvertimento per chi si dovesse recarsi in veste da runner e da turista, nell'incentivarlo a NON pagare alcuna tassa di ingresso alla gente posta lì davanti per fruire (ovviamente senza sporcarlo o contaminarlo in alcun genere) un territorio disponibile a tutti per la sola corsa!
Striscia che regala ai Runners con completezza l'intero panorama del Faro di Capo Gallo
Inspiegabili le emozioni che suscitano questi luoghi d'inverno, freddi, solitari e congiunti tra la salsedine del mare ed il freddo vento che spira in un ambiente aperto, remoto alla civiltà!

Un mare limpido e cristallino tutto l'anno, dove l'acqua è più fredda e pulita e gli scogli ti lasciano nelle mani il profumo del mare...

Correre nella mezz'ora scarsa in questo posto lontano dalla metropoli (ventina di minuti per i più lesti) è un ricordo che dura in eterno...

Ricordi che si intersecano, decisamente un percorso adatto a runners collaudati, ricco di saliscendi in una lunga lingua d'asfalto stretta che porta ad una salita continua circondata da lunghe spighe color oro e che culminano al simbolo del luogo: il Faro abbandonato.
Di norma il corridore diligente tocca il cancello e riparte, verso il ritorno, verso la lunga discesa che può in questi giorni di caldo estivo, placare le sofferenze.
Dispiace, quasi, quasi sapere che tra pochi chilometri ci si imbatterà nuovamente su strade trafficate e ricche di automobili, rumore e passanti.

Percorsi sterrati, tra terra, aria, acqua e fuoco (del sole)
Le migliori preparazioni alla Maratona passano da lì.
Quando è il momento di allungare la distanza e di correre oltre 30 K, la toccata e fuga al faro è d'obbligo.
Al tardo pomeriggio d'estate, quando inizia a calar il sole cocente, quel ritaglio di natura è risparmiato dall'estrema calura ma l'eccessiva umidità portata dal mare non aiuta di certo l'allenamento.
E' un punto di svolta, in genere si fa in modo di essere a metà allenamento; al successivo ritorno in Piazza Valdesi (Focal Point della spiaggia di Mondello), si prende la decisione se proseguire nel tortuoso percorso del Giro dell'Addaura o risalire per i sentieri del Parco della Favorita.

La qualità chilometrica stile "Rift Valley" in un percorso cittadino è assicurata!

Spesso può capitare di interpretare l'allungo al faro come allenamento di qualità, inserito nel contesto dei fartlek - maratona.
Un percorso che unisce doti di resistenza e forza nei saliscendi brevi che si incontrano, l'ideale, secondo me, da inserire almeno una volta nel percorso che avvicina il podista all'attacco al proprio PB nella 42K.

Non solo percorsi rettilinei dove mettere alla frusta la propria media al decimo di secondo, ma anche tracciati nervosi, in pieno stile "Central Park" che possano esaltare le proprie doti di fondista specie nel finale della corsa.
A quel punto, perchè non sfruttare al meglio uno scenario naturale che invogli lo sforzo prolungato?

La visuale al ritorno dal Faro...
Questo, insieme ai tanti motivi per i quali vale la pena di provare a correre, trovando nella sincronia dei propri passi un gesto armonioso come il panorama che ti avvolge.

Mondello dista una decina di chilometri dal Centro Città, raggiungibile molto facilmente con la linea di un Autobus urbano.
A quel punto è d'obbligo per il turista - runner correre verso la parte abitata di Mondello, sulla propria sinistra guardando il mare, passare per lo stabilimento balnerare più noto, il Charleston, e godere successivamente dopo circa un altro chilometro di questo silenzioso paradiso naturale.
Accanto alla tua piccola figura, un costone di roccia così alto che il sole tramonta presto da quelle parti così da obbligarti a togliere gli occhiali da sole, momentaneamente.

Un panorama mutevole, di stagione in stagione, affrontato con il sole cocente, con le piogge torrenziali ma mai inflazionato ed utilizzato solo nei momenti più importanti che possano riguardare una lunga distanza.

Gli anni passano ma il Faro resta sempre lo stesso, raggiungibile e sempre presente, come la nostra sana e comune passione...

(Le foto pubblicate non sono di repertorio ma fatte personalmente pochi giorni fa...penso che rendino l'idea :-)

giovedì 4 luglio 2013

Pistoia Abetone - Quella Medaglia Irraggiungibile

Partenza! Molto suggestiva dalla Piazza in Pistoia!
Pistoia - a pochi passi dall'Abetone  - 30 giugno.

Voglia di Ultramaratone che si apre e si chiude qui; una dura, durissima lezione che almeno mi ha chiarito che per le distanze oltre la Maratona non sono portato.
Capita di mollare in allenamento, anche ai più forti di testa: torni a casa, ti fai la doccia e si riparte con serenità e coscienza.
Ma in gara non puoi mollare, è un sacrilegio non poter tagliare il traguardo e rendere vano ogni sforzo.

La corsa di domenica scorsa ha rappresentato per me il volto umano dell'atletica che quando ci si arrende non si deve essere per forza giù di morale, o peggio.

Un anno (solare) difficile, diciamo la verità, è stato raggiunto.
Lo scorso anno di questi tempi, correndo alla Tre Campanili di Vestone (alla quale rinuncio con grande rammarico e la rimando volentieri al prossimo, facendo i miei in bocca al lupo alla riuscita della manifestazione, tra le più belle in Italia), mi rendevo conto che avrei dovuto mettere un freno alla stagione, cercando di risolvere infiammazioni tendinee che solo nell'ultimo mese corrente si sono del tutto placate.
Correre ti insegna che devi essere pronto anche a questo tipo di decisioni: sapevo che il 2013 sarebbe stato difficile e non tutto il recupero è andato per il verso giusto.

L'anno in corso, per me, si sta mutando in una sorta di "Laboratorio", imparando nuove tecniche quali gli esercizi di isometria, la giusta dose di potenziamento in palestra e la voglia di sondare altri terreni.
Che sia giusto o "non" giusto quel che tento di fare, è pur sempre un'esperienza e non lascio decidere gli altri se abbia fatto bene o meno.

Resta sempre viva in me la voglia di far bene e MAI, dico mai arrendersi o non tentare di esprimere il meglio di me stesso, così come recentemente fatto con successo ad Imperia.

Purtroppo il Giro a Tappe di Imperia, che doveva essere un ottimo punto di partenza in vista di questa corsa pesantissima, si è rivelato indigesto per la mia gamba destra che ha subito un'escalation negativa fino al ritiro (amarissimo) alla Corrinsieme.
Di lì è stata una corsa contro il tempo nel cercare di ridurre l'indurimento muscolare e ottimizzare i carichi e per questo motivo non ho potuto più dedicarmi nell'affrontare carichi esagerati e concentrandomi in special modo su dure pendenze.
Ho imparato, grazie ad un caro amico che mi segue con la sua professionalità, a perfezionare lo stretching e ad insistere sul movimento di stretching isometrico a squadra (rende bene l'idea questo link) che in poco tempo ha prodotto risultati impensabili.
Posso garantire che non avrei recuperato così velocemente ed essere in grado di gareggiare senza l'apporto di questi fondamentali esercizi.
Gara quasi tutta svolta in solitaria... con le Energy Boost!

Ma tutto questo non è bastato e credo che ci sarei arrivato lo stesso impreparato se non avessi affrontato carichi allenanti paragonabili a Lunghi oltre le Tre Ore (!) con salite annesse o chissà cos'altro.
Era normale che i Centisti spiccassero maggiormente alla distanza.

La corsa partiva alle 07:30, quindi sveglia presto, altrettanto rapida colazione (dopo aver mangiato tanto il giorno prima e praticamente riposato non c'era tanta voglia di mangiare altro); un paio di gel pinzati ai lati degli short e finalmente indirizzati nella dimensione - maratona che tanto mi mancava!
Onestamente ero tranquillo e sicuro di me stesso, parlando con atleti molto esperti come la Monica Carlin, mi si raccontava che era importante non affrontare in modo esagerato la prima lunga salita (indicata come la più dura) e di preservare le forze per l'ultima, di 17 Km, lunga ma non troppo difficile.
Quest'ultima affermazione mi aveva tratto in inganno, purtroppo!

La temperatura fresca ha aiutato decisamente tutti gli atleti e mai si è sentito un caldo atroce.
Al via, dalla Piazza principale di Pistoia, ci si trasferisce con molta calma verso la prima vera salita, prevista circa al Km 5.
Si correva sui .3'40"/Km, in leggera salita e non c'era molto da soffrire, in pratica un "riscaldamento" in gara.

Iniziata la prima serie di tornanti provo ad attaccarmi al trio che correrà tutta la corsa a ritmi da record: Buccilli - Hajji - Biwott N. ma presto dovrò arrendermi e salire del mio passo, per prudenza.
La serie di tornanti si alternano a tratti difficili ed a tratti più scorrevoli ma resto al 4° posto ed in tranquilla solitudine.
Vien voglia di correre, le strade alberate, il fresco a tratti ed un panorama immerso nel verde rilassano e fanno sentir meno la fatica.
I chilometri scorrono con difficoltà crescente ma tutto è contenuto nel "possibile" finchè non scollino ai 13,5 delle "Piastre" con relativa facilità.

Inizia il primo vero test.
Al rifornimento mi passano una bottiglia d'acqua che cerco di gestire per lungo tempo ma mi accorgo che è frizzante.
Non è il massimo della vita mandarla giù quando i muscoli dello stomaco sono gonfi e contratti e ciò sarà una consuetudine di tutto il resto della corsa... se in bottiglia solamente di acqua frizzante!
Una gara di endurance ti obbliga a bere e nella salita finale non potevi presentarti in carenza di liquidi: ogni rifornimento dei tantissimi e abbondanti trovati lungo il percorso era occasione di ristoro.

Le gambe superano prontamente la fatica accumulata in tanti chilometri e la strada invita a spingere: sono sereno, corro in solitudine come spesso mi è capitato nelle migliori giornate.
I chilometri scorrono con estrema facilità grazie anche ai lunghi rettilinei in costante, leggera discesa.
In questo frangente le Energy Boost ai piedi lavorano alla grande, trasformandosi in delle scarpe ultra reattive ed aiutandomi a tenere un buon passo facendo rilassare i piedi.

Voltandomi indietro, riuscivo a notare un gruppetto ridotto di avversari e mi immaginavo chi fossero; preferivo concentrarmi sulla gestione degli sforzi.
La parentesi in discesa dura poco.
Attraversato un centro abitato ci immettiamo in un suggestivo percorso sterrato, per un paio di chilometri.
Le gambe non erano più "frizzanti" come prima e lo notavo con degli insoliti (fin'ora) rallentamenti.
Una successiva pendenza durata poco più di un chilometro, affrontata con più calma, e degli inseguitori nemmeno la traccia.
Iniziavo ad essere meno euforico di prima, in fondo avevo già percorso 25 duri Km e ne mancavano altrettanti!
Da lì iniziava un giro di tornanti a volte molto ripidi... in quel momento qualche crampo allo stomaco iniziava a farsi sentire.
Il vantaggio accumulato svanisce del tutto e preferisco continuare a correre in compagnia.
Come previsto, eccoli piombare Di Cecco (reduce dal giro di cinque tappe della Val di Fassa con pendenze altrettanto proibitive corso poche ore prima, ovvero dal 23 al 28 giugno u.s.(!), D'Innocenti ed un giovane silente ma saggio distributore dello sforzo quale Milella che non conoscevo di persona, se non per gli ultimi risultati conseguiti nelle 100 K.

Lamentavo sempre più fastidi ed un mal di gambe che era accentuato dall'incedere in discesa che, a forza di sbuffi mal digerivo ormai.
I chilometri nelle gambe erano tanti, il ritmo non era affatto forsennato e ci si permetteva un rapido scambio di battute.
D'Innocenti capiva subito il mio disagio mentre un gel alle maltodestrine mandavo giù.

Pochi attimi prima dell'attacco all'Abetone.
Le gambe già erano dolenti...
Era il trentatreesimo chilometro, ci troviamo in località San Marcello, con forza e coraggio mentale mi approcciavo all'ultima temibile salita.
Si sfioravano le 3 Ore di corsa (mai fatte in vita mia), gli altri tre avanti, chissà dove si trovavano...

Ci si da un "in bocca al lupo" reciproco, come se le nostre strade si dividessero e si parte verso la temibile salita.
Le cose vanno subito per il verso "storto".
La fatica nelle gambe accumulata mi porta ad un brusco rallentamento.
Si forma una coda nell'ordine Di Cecco - D'Innocenti - Milella ed io già lontanamente staccato.

Non mi scompongo e non mi perdo d'animo ma c'è qualcosa che non mi suona giusto: quelle pendenze iniziano a fare davvero male!
Ero ancora lucido per valutarne la difficoltà, non erano affatto le rampe "morbide" cui mi avevano rassicurato.
Salivano costantemente con discreta durezza e con poche soste tanto da annullarne l'effetto - relax tanto erano ormai affaticate le mie leve!

Da lontano i miei diretti avversari erano sfuggiti sui lunghi tornanti, la difesa del settimo posto era il motivo del mio avanzare.

Già dai precedenti chilometri, avevo notato che la maggior parte delle strade era parzialmente chiusa al traffico, per cui se non si era attenti, si rischiava di essere investiti dall'auto che viaggiava in senso opposto al tuo.
Essendo strade montane le auto incontrate erano poche e, capito l'andazzo, avevo preso accortezza di non invadere la corsia opposta.
Sulla strada dell'Abetone, purtroppo, tale era la foga delle auto-staffetta al seguito dei podisti, che il traffico stava diventando imbarazzante anche per me che mi trovavo fino a quel momento nelle prime posizioni.

Oltre alla gara assoluti di 50 K, infatti, si svolgeva in contemporanea la "Fitwalking", la classica camminata non competitiva che portava al traguardo montano tanto ambito.
Tra marciatori, podisti e ciclisti al seguito, le auto in effetti erano un ingombro notevole, tant'è che dal nulla sbuca fuori il folle della situazione che si fionda con la sua utilitaria a tutta velocità sfiorandomi la mano sinistra con lo specchietto retrovisore.
Nulla di grave, per qualche centimetro non ci ho rimesso una probabile frattura o distorsione.
La conseguenza dell'apertura al traffico veicolare durante la parte finale della corsa...

L'avanzare è sempre più sofferto, le gambe sempre più dolenti, la mia testa ancora dura, non deve flettersi!
I chilometri iniziano a sentirsi impossibili nelle gambe, la strada incessantemente in salita mi trova palesemente impreparato a questo abnorme sforzo, nonostante mi fossi dedicato tantissimo a questa parte in particolare, i piedi non rispondono più e non esiste calzatura che possa sostituirli quando vengono meno...

Arriva il momento in cui la mia convinzione, come una "balata" di marmo, si spezza...
Inizio a camminare e nell'immediato stop alla corsa sento un trambusto interno alla mia "macchina" umana, come quando si spegne improvvisamente il motore di un'automobile.
Le gambe sembrano scoppiare ma non mi dò per vinto.
Mangio qualcosa, bevo, mi reidrato camminando, ma ormai anche i camminatori vanno più forte di me.
Riparto a correre, non mi voglio dare per vinto ma non trovo più forze per spingere...

E' il quarantaduesimo chilometro e la luce si spegne...
...
...

I walkers che avevo passato minuti prima mi incitano, da dietro avanzano in costante ascesa concorrenti distaccati di sparuti minuti tra loro.
E' una ascesa che non lascia scampo, il ritiro è obbligato.

Saranno ore difficili vissute con gambe molto dolenti ad osservare il podio dei vincitori, autori di una prova straordinaria, tutti gli arrivati, dal primo all'ultimo.

La mia preparazione è stata zoppicante: sapevo che anche qualche giorno di stop avrebbe ridimensionato la mia prestazione e non si può dire a tutti gli effetti che una preparazione completa delle mie mi avrebbe portato fin lassù al traguardo e sicuramente mai in spinta e mai sufficientemente preparato per un qualcosa inimmaginabile per la mia concezione degli allenamenti per come mi ha insegnato il Coach.

Fermarmi è stato un obbligo morale verso il mio intendimento dell'atletica ed un obbligo verso il mio fisico che si era spento, poco oltre il 42° Km...
E' un segno del destino, quest'anno non ho potuto centrare nessun importante obiettivo prefissato ma da quest'ultima esperienza di vita ne ho tratto grande insegnamento.

I limiti umani e mentali corrono lungo un filo sottilissimo per il quale spezzarlo non ha proprio senso.
Evidentemente la chiamata al ritorno in gare più brevi dal mezzofondo (accantonato per prudenza spero solo quest'anno) alla maratona suona in anticipo rispetto a presunte imprese per le quali non trovo un'identità nel mio modo di interpretare questo splendido sport.

Agognavo da anni questa imprendibile ascesa, volevo dar via ad un percorso di vita atletica leggermente differente dal solito cercando magari di trovarne un significato epico, quantomai spirituale, ma ciò non si è completato.
E' stato un bagaglio di conoscenza che ritengo prezioso ed indispensabile per un conoscitore delle corse su strada come me.

Oltre tutto, finalmente riesco a compiere la distanza di gara della Maratona (ma vale molto di più!) che mi darà grossi vantaggi quando riprenderò la preparazione verso la meta autunnale.

Gli attimi dopo il ritiro sono stati sofferti, mi sentivo infreddolito e svuotato.
Anche questa è l'atletica che mi mancava e per la quale mantengo ricordi incredibilmente vivi, attraverso queste sofferenze ed emozioni intense....

Chiarisco, infine, che per chiunque voglia fraintendere la mia riflessione che non ho nulla di contro nei riguardi degli Ultra Maratoneti, che nella splendida cornice della Pistoia Abetone, al contrario di me, hanno saputo godersi uno spettacolo immerso nella natura, organizzato alla perfezione e con un traguardo tra i più emozionanti visti in carriera.
Per chi adora le fatiche estreme, almeno una volta nella vita... da correre!

La mia esperienza con le Ultra si chiude quindi in quegli ultimi otto durissimi chilometri (eh si, mi attendevano, visti dall'auto!) mai percorsi.
Se ne vanno via altre "imprese" che da tempo avevo in mente e che mai più mi riproporrò di correre; di questi tempi, piuttosto, si corre la Tromso Marathon, altro sogno nel cassetto da inseguire...

(Pubblico la foto di Massimo Carradori che ho conosciuto personalmente al sabato presso l'expo, che ringrazio ed al quale segnalo la sua bravura e chiedo l'autorizzazione.
Segnalo, altresì, il sito di Piero Giacomelli attraverso il quale si potrebbe accedere ad un vastissimo servizio fotografico previa registrazione e versamento di un contributo in denaro)
(Ringrazio gli autori delle foto trovate su Facebook)

mercoledì 19 giugno 2013

Corrinsieme - Stesso Spettacolo da 18 anni!

Partenza! Foto S. Auddino
S. Caterina dello Ionio (CZ) - 9 giugno.

Una corsa cui non vi rinuncio ormai da svariati anni ed il livello, alto, resta sempre lo stesso.
Ed il tempo passa, gli atleti, le storie raccontate, ma è sempre bello essere lì a provare di correre a buoni livelli.

Negli ultimi tempi la bella notizia è che il dolore causato dalla caduta in inverno, grazie anche alle regolari uscite allenanti a mare, è ormai una storia da dimenticare ed ho ripreso totalmente forza e funzionalità.
Ovviamente non c'è voluto nè un giorno nè un mese, ma alla fine anche il peggio passa.

L'altra bella notizia è che quest'estate sarà dedicata molto intensamente agli esercizi di propriocettività, sia in tavoletta che sulla sabbia, a mare.
Il mio motto è da sempre "mai arrendersi", ma ora si aggiunge "rendi il tuo piede più forte di tutto il resto del corpo che deve sorreggere!"
Voglio trovare una soluzione ai problemi tendinei che sia definitiva: ciò che sorregge da solo tutto il mio peso ed oltre è il piede che ad ogni passo durante la corsa scarica anche il triplo del mio peso corporeo a terra.
La nota dismetria tra destro e sinistro si potrà attenuare nel tempo con costanti esercizi isometrici: è la mia scommessa personale, grazie anche ai consigli di fisioterapisti con molta esperienza.

La mia filosofia resta sempre la stessa, nonostante la mia voglia di correre ed allenarmi sempre entusiastica vada alle volte sopita, preferisco i rimedi naturali anche se richiedono maggior tempo nel recupero.
Ammetto, invece, che un regolare apporto in termini di cure e massaggi debbano essere messi in conto per il futuro.

La notizia negativa è che il Post Giro a Tappe di Imperia non è stato assorbito positivamente dai miei arti inferiori.
O meglio, le mie motivazioni dopo questa bella e intensa trasferta si sono decuplicate quanto l'entusiasmo e la voglia di correre forte, ma come al solito era meglio prendersi qualche giorno di ripresa in più...
La prima settimana infatti è passata a recuperare un fastidioso indurimento al polpaccio ed alla zona della caviglia: ripenso alle ripide discese che ho dovuto affrontare al massimo della mia elasticità e forza.
Sono situazioni estreme dalle quali delle gambe "sotto osservazione" come le mie possono reagire male dopo qualche giorno.

Fase di gara - una delle edizioni più "fresche" di questa dura corsa

Nella seconda settimana, dopo un mini ciclo potenziante, in vista della preparazione alla lunghissima distanza mi ha visto un irrigidimento al bicipite femorale destro che non mi destava preoccupazione.

Infatti la settimana dal 03 al 09 giugno mi aveva visto lavorare bene, in particolare in palestra ad inizio settimana ed in salita al giovedì 06 con un lavoro di forza che mi aveva dato alcune positive conferme.
La continuità nell'intero rendimento in questo allenamento non c'era.
Era chiaro come in alcuni tratti del lungo percorso in salita che il Coach aveva scelto per me, durato 38' circa per circa 8,5 Km li subissi in modo particolare con un bisogno di recupero tradotto in rallentamento dell'andatura.
Il finale, con mia sorpresa, era stato entusiasmante, corso di agilità e con le uniche forze rimaste a disposizione, ovvero quelle mentali.
Soddisfatto di tale lavoro, mi dirigevo verso S.Caterina dello Ionio con maggiori certezze.

Purtroppo la gara di domenica 09 è stata penalizzata evidentemente dalle pesanti ore di viaggio in auto alla guida spese per raggiungere dalla Sicilia l'appuntamento tanto atteso e, complice una gamba fin troppo ipertrofica, ho dovuto arrendermi all'inizio del 3° giro (dei 5) del percorso di 2Km quando mi trovavo con i migliori italiani.

La corsa è stata caratterizzata da un poderoso stuolo di atleti keniani provenienti da ogni parte d'Italia (intesa come Società Civile) e come inseguitori i validi giovani locali calabresi Costantino e Casuscelli piegati nel finale di gara dal più fresco e forte (decisamente) ex Campione Italiano dei 1.500m Gilio Iannone (ex Esercito, ora CUS Camerino) ormai proiettato sulle distanze dei 5K e 10K.
Oggi Gilio vale 30'00" nei 10.000m ed il suo progresso sulla distanza rispetto all'anno passato c'è stato, è facile intuire che darà sempre filo da torcere ai migliori italiani in ogni corsa su strada.

Il sempre agile ma un pò opaco Hamad Bibi del CUS Palermo subirà la rimonta del trio italiano giungendo all'11° posto.

Tra le donne, sottolineo con fierezza la sempre più forte e rinvigorita dalla cure Totò Liga - Silvia La Barbera (Forestale) capace di un ottimo 2° posto in un percorso tra i più difficili del circuito estivo: per la prima volta in assoluto nella storia della Corrinsieme si correva la distanza dei 10K anche per le donne.


La Forte Silvia La Barbera, punto fisso della Nazionale Italiana!

Prendere le Energy Boost e scaraventarle a terra per la rabbia per poi riprenderle lontano tanto sono elastiche... la nota amara di un atleta tanto penalizzato quest'anno contro delle scarpe tanto belle, rivoluzionarie e reattive...
Non mi sento affatto sbiadito nè rassegnato, ogni qualvolta che mi reco in pista mi brillano gli occhi ma sapevo già che per quest'anno devo lasciar stare.
Non mi era mai capitato in gara di dovermi fermare a causa delle avvisaglie del mio fisico, è stata questa la causa che ha scatenato la mia brevissima rabbia... alla Corrinsieme ci tenevo e tra l'altro non stavo andando affatto male...

Pochi giorni di corsa in acqua alternata a nuoto ed esercizi di elasticità ed ho ripreso gli allenamenti.

Non mi do mai per vinto, anche per questo motivo iniziano a fioccare velate polemiche da parte dei miei amici, ma forse potrò raccontare di un'altra (bella) storia di atletica quando troverò la continuità.
E' facile dire "avresti dovuto fermarti prima", ma credo che con fermezza senza questo carattere non avrei mai sfiorato da lontano neppure uno dei PB che ho realizzato.

(Ringrazio l'organizzatore della Corrinsieme per l'invito e Miletomarathon per le Foto).

NEW YORK CITY MARATHON 2010 (Foto Podisti.net)

NEW YORK CITY MARATHON 2010 (Foto Podisti.net)
PRONTI A PARTIRE...