Bosco della Ficuzza (PA), 18 dicembre.Ho sbagliato percorso 4-5 volte, sono riuscito a restare in piedi per miracolo, ho provato a recuperare posizioni per poi perderle nuovamente, mi sono disperato quando ho dovuto rifare lo stesso tratto peraltro in salita (!), ho urlato per l'eccessivo agonismo, ho smesso di contare le lunghe salite affrontate e giurato di non correrli mai e poi mai più questi Trail, eppure ti lasciano dei ricordi che mai da nessuna parte potrai vivere.
Giunto in prossimità dell'arrivo, tornando ad attraversare il rettilineo erboso per raggiungere la Residenza di Caccia di Re Ferdinando IV di Borbone, è stato un piacevole lasciarsi andare da ogni tensione e timore accumulato in quelle due ore di gara... quei pochi metri simboleggianti la fine in degno scenario di un anno andato via a suon di sfide.
Sfide sempre raccolte, e difficilmente prese sotto gamba, persino questa di Ficuzza che mi ha visto tatticamente un vero sprovveduto.
Mah, in fondo non è tutta colpa mia: avrei potuto seguire il gruppo dei primi ed accodarmi comodamente per non perdere la strada quell'infinità di volte che mi è capitato.
Persino da subito dopo il via, al primo bivio, seppur mi fossi dato il monito di correre con estrema attenzione, perdo immediatamente la strada la leadership corrente tirando dritto...
Sarà da quel momento Boumalik, un atleta marocchino di stanza in Sicilia da ormai oltre una decina di anni a vincere la prova con oltre 10' di distacco sul secondo arrivato.
Mi è bastato osservarlo come scendeva e perderlo di vista in pochi metri alla prima difficile pendenza in discesa per capire come si trovasse a suo agio in questi percorsi.Di lì a poco sbaglierò nuovamente strada per una non corretta interpretazione dei segnali posti nel pieno verde naturale.
Quei piccoli segnali, le freccette, troppo imprecisi da comprendere (per me, intendiamoci!) quando c'era da scovare una stradina stretta o un secco cambio di direzione, specialmente quando ci si imbatteva a forte velocità.
Potevano sfuggire le sfumature, sbagliare interpretazione e ritrovarti in una strada già percorsa... frustrante al massimo!
In casi come questi conviene lasciare l'agonismo a casa e stare attendisti dietro chi è più esperto di te, ma non avrei ottenuto lo stesso nulla in quanto mi avrebbero seminato nella successiva discesa ripida, perdendosi dopo qualche curva tremendamente fangosa.
Non è disciplina adatta a me il Trail, laddove non trovi certezza nel passo o rischio di scivolare e farti seriamente male, anche una slogatura che possa metterti out per svariate settimane.
Chi vi partecipa a tutte le prove lo fa con il giusto spirito, che è comunque quello che ci accomuna a tutti tagliato il traguardo.
Inutile dire che per le tante volte che mi sono trovato arretrato e dopo aver allungato il percorso di qualche chilometro, avevo abbandonato ogni velleità agonistica.Inutile, dunque, gettarmi nelle impervie strade pendenti di asfalto e ciottolato tanto lunghe quanto stressanti per schiena e ginocchia o tirare all'asfissìa le lunghe arrampicate (incontrate più volte nel percorso) da affrontare alle volte di passo a schiena piegata parallela al terreno...
Ad un certo punto, ho preferito correre a sensazione (e sempre quasi esclusivamente da solo: o troppo avanti in salita o troppo scarso in discesa per i miei avversari) e arrivare il prima possibile dato che la percezione del freddo aumentava sempre più.
Gli altri sono più adatti, più abituati all'occhio, maggiormente capaci di distribuire il peso dello sforzo di un stradista come me che appena vedeva un poco di strada percorribile e non fangosa vedeva "rosso" e partiva a caccia di qualcuno, qualcosa.
Rispetto allo scorso anno, a tratti, ricordavo i paesaggi e le situazioni differenti che nuovamente sono accadute come in un film già visto ma di cui non si ricordava l'intricata trama.
Non c'erano i fiocchi di neve nel punto più alto del percorso (quota 800m di dislivello max circa) ma le sterpaglie, i roveti, le ferite sulle gambe, il laghetto, la buia galleria, gli escrementi animali (ovunque, pure nei posti più impensabili), la ricca salita fangosa, le discese piene di buche e trappole varie.
Maggiore era il freddo, pungente, non potevi stare fermo ad attendere le premiazioni, dovevi muoverti per riscaldarti, anche dopo un Trail così pesante!
Pesante ma davvero potenziante il Trail.
Preso con le dovute distanze e senza mai strafare, ne esci immediatamente rafforzato.
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| Il Podio di Categoria con il caro Amico Vito Massimo Catania |
Anche gli acciacchi della recente Maratona Reggiana erano stati assorbiti nel migliore dei modi, come se tutto quel tremendo saliscendi fosse servito a massaggiare i muscoli stressati dall'intenso e continuo sbattere ripetuto dei piedi sull'asfalto.
Il Trail è bello, interessante, piacevole e rilassante.
Non ne potevo più, nemmeno ricordavo quanto fosse duro e faticoso, arrivare è stata una liberazione.
Chi corre tutte le prove è davvero un asso; l'Ecotrail della Ficuzza tra l'altro è uno dei più "morbidi" come difficoltà...
Da provare nella vita, una volta; vorrei non mancare l'appuntamento del 2012 per la solita brutta figura di fine anno e... sorriderci un pò su!
AUGURI DI BUON NATALE A CHI MI SEGUE O A CHI SEMPLICEMENTE PASSA DI QUI PER CASO!
(Ringrazio Maurizio Crispi per le belle foto nei favolosi scenari del nostro patrimonio boschivo naturale della Sicilia).

















