41° New York City Marathon - 20° Posto Assoluto - 1° Europeo

41° New York City Marathon - 20° Posto Assoluto - 1° Europeo
Un Sogno Ad Occhi Aperti...

sabato 30 aprile 2011

115th Boston Marathon - 45° Posto Assoluto Uomini... Senza Alcun Rammarico!

Boston, 18 aprile, Patriot Day.

Ricordi che resteranno nella mia mente, gambe e cuore per molti anni, ancora una volta negli Stati Uniti, a vivere un'America diversa dalla frenetica ed iperattiva New York City.

Boston tanto diversa, quieta, cordiale; il percorso immerso nella natura di un lungo quanto impervio rettilineo di 42.195m respirava l'aria di un film classico, con le casette in legno ed il giardinetto cui è parcheggiata l'auto familiare e come effetti speciali le grandi falcate a suon di "World Fastest Marathon", unica definizione ammessa per difetti di altimetria.

Essere dentro la spedizione azzurra dei quattro uomini rappresentativi e cercare il tutto per tutto per rappresentare degnamente la mia Nazione, forse troppo inizialmente.
Ma non ci sono ripensamenti, sono comunque contento di quanto realizzato, alla luce di un periodo invernale che non proprio mi ha aiutato.

Sensibili differenze dall'organizzazione del NYRR, ma osservando le puntuali presenze degli inviati delle diverse organizzazioni delle World Major Marathons, ogni occasione è sempre buona per prendere spunti differenti al fine di migliorare ulteriormente il prodotto - maratona offerto.
Non ci si poteva aspettare la stessa routine organizzativa newyorkese che sotto molti aspetti ricalca il frenetico andare senza soste di tutto i popolo di Manhattan.
Eppure New York ha sempre quella marcia in più, l'emozione che ti regala poco prima del Via! è indescrivibile.

La stessa cerimonia di premiazione, completamente differente da quella della Grande Mela, incentrata solamente sui protagonisti assoluti, vede a Boston l'esaltazione di ogni protagonista di categoria presente sul palco.
Impossibile farsi una foto con Geoffrey Mutai sparito subito dopo la sua celebrazione.

Sarà per il limitato numero di partecipanti e per l'aria semi-professionale che ne deriva da una scrematura nei tempi di ammissione per fascia d'età, e sarà per l'aver conservato la più che centenaria tradizione di un popolo molto legato al patriottismo...
Quei 18 atleti che 115 anni prima si ritrovarono esattamente da quello che è il punto di partenza, immerso nel verde di una boscaglia di Hopkinton ancora spoglia di fogliame per via di un freddo che ad aprile tarda ancora a passare via ma che il sole, uscendo allo scoperto, inizia a rendere mite tutto ciò che vi circonda.
Ed è stata esattamente questa la sensazione, circondato da uno stuolo di atleti africani ed un bianco pronti a stupire il Mondo intero.

Peccato non aver preso nel consueto "early morning" il giallo Schoolbus navetta riservato ad ogni partecipante della maratona in partenza da Boston verso Hopkinton, ma molto dell'imponenza organizzativa si notava nelle operazioni di chiusura temporanea di un'autostrada intera per il passaggio degli Elite Bus: ogni uscita autostradale era bloccata da moto o auto della Polizia e nulla davanti a noi ostruiva il passaggio. Impensabile in Italia!

Subito dopo il breve riscaldamento, nell'area atleti Elite situata nella palestra di una chiesetta bianca stile americano situata in prossimità della partenza, il ritrovo situato anche in questo caso per ordine di ben tre Wave (orari) di partenza è sembrato molto soft...
Nessun aereo che svolazzava ad altezza uomo, un immancabile Inno Nazionale cantato dieci minuti prima del via, una breve presentazione degli atleti più rappresentativi con relativa intervista e tutto il tempo per ultimare le fasi di riscaldamento e scambio di foto con i media.
L'area antistante la partenza, non esageratamente larga per mantenere le tradizioni immutate vedeva nel Patriot Day un numero limitato di spettatori...

E nel mentre la bella neozelandese Kim Smith salutava il lead group delle donne e si involava in solitaria in testa verso un'azione suicida durata diversi chilometri... ma perchè???

Dall'ultimo lavoro leggero di Central Park effettuato in settimana sembrava che finalmente il peggio dei dolori si fosse messo alle spalle.
E così era in fondo, prima di affrontare la Maratona più dura della mia pur breve carriera!
Mi sentivo bene, dopo tanto penare, e forse questo eccesso di sicurezza ha portato a lasciarmi andare troppo.

Il via è stato bello quanto entusiasmante: in una fiammata la mia presenza davanti si è consumata presto, sorpassato con sollecitudine dai protagonisti annunciati.
La prudenza mi ha richiamato presto all'ordine e, favorito da un primo K assolutamente in discesa (e deve essere proprio lui l'artefice dell'eccessivo dislivello che comporta la non omologazione dei primati conseguiti su queste strade), realizzo un 2'57" che resta sempre poco al pari di quanto accadeva là davanti.

Riesco a ritrovarmi con l'avversario-amico di sempre, Hermann Achmuller il quale, superata una settimana difficile, da prova di grande coraggio interpretando in modo aggressivo la prima parte.
Coinvolto da tale entusiasmo, mi butto appresso al gruppo che inseguiva da vicino gli uomini da sub 2h18' ma sapevo delle difficoltà del percorso e mi tenevo sempre in disparte.
Un passaggio fin troppo sollecito già ai 5K in 16'13" mi porta ad un leggero rallentamento ma Hermann resta lì, avanti.
Decido di restare sempre dietro l'ultimo del gruppetto ma il ritmo non cambia di molto.
Sin da subito i saliscendi (dossetti da 150-200m di salite e discese) diventano i protagonisti principali di tutta la corsa.

Aiutato dal clima fresco e mite e da un vento incredibilmente a nostro favore, riesco a superare in decontrazione una decina di questi saliscendi, restando sempre in ultima posizione di un gruppo sempre in continuo incedere sotto i 3'20"/Km, troppo per me...
I lunghissimi rettilinei definivano chiaramente i primi andamenti di una corsa, con Bourifa e Boudalia spariti dalla visuale ed un Chris Pannone (autore di un eccellente 2h18') in splendida forma.

I passaggi ai 10K (16'17") ed ai 15K (16'15") non conseguono i risultati sperati; voltandomi indietro non noto nessuno nelle vicinanze e per molta strada sarà così l'andamento.
Questa si rivelerà una fase chiave per il proseguo della mia corsa: Achmuller con un buon gruppo di atleti si distanzierà di circa 50m e resterò da solo con un Master di alto livello.
Dopo tanto insistere, deciderò di correre da solo per trovare un ritmo tutto mio ed in poco tempo troverò l'equilibrio sperato.
Mi riapproprio di me stesso, trovo determinazione e concentrazione e inizio a macinare la strada, perennemente in saliscendi...
I ristori ogni miglio aiutano e molto a rinfrescarmi e stare ben idratato, sono 26 e sembrano anche troppi abituato ai classici 8 per tutta la distanza in Italia!

Questa, in fin dei conti, è stata una sorta di comunicazione di resa anticipata...
Se normalmente mi sono riservato il colpo finale dopo il 35°K, con l'eccezione di New York 2010 dove avvenne al 26° K (ed era già troppo presto!), qui si è trattato di un conto alla rovescia aggravato da una difficoltà sempre più crescente nell'ascendere tali dossi.

Per altri 10K circa mi sono sentito un protagonista...
Tenevo il gruppo scappato avanti a debita distanza, mi battevo per cercare di raggiungerli; al 20° K ero carico di adrenalina coinvolto dal tifo sfrenato durato centinaia di metri di Cheerleaders esuberanti (!).
Il passaggio alla Mezza Maratona, infatti, la dice tutta, 1h09'12".

Fino a quel momento, immerso nel verde della natura, attraversando i vari distretti popolati di gente e costeggiando panorami molto rilassanti quali laghi e zone silenziose di foresta, riuscivo a mascherare i primi segni di affaticamento muscolare.
La cordialità delle famiglie ferme ad osservare il passaggio di tutti gli atleti, i bimbi che ti offrivano ristori ti ogni tipo "Fai da Te" e le urla di incitamento assordanti di tanta gente mi sorprendevano sempre più, affiancati a scenari normalmente associabili a quieti e tranquilli posti di campagna fuori città.

Il meccanismo, purtroppo, inizia ad incepparsi verso il 27°K, all'ennesima salita un pò più dura del normale, e raggiunto da uno sgarbato Master che poco più avanti si fermerà (mai visto uno strano comportamento!).
Se avessi saputo che la seconda parte è più difficile della pur insidiosa prima, ci avrei riflettuto maggiormente su una condotta di gara meno spregiudicata...
Le difficoltà crescevano ed in salita iniziavo a bloccarmi, raggiunto dai primi atleti americani, giovani o della mia età.

Non riuscivo a mettermi in scia e quando preferisci continuare del tuo passo vuol dire che non hai più nulla di offrire...
La situazione è peggiorata sensibilmente dopo il K 30 (fino a quel momento dall'ottima proiezione) ed i 12 K finali sono stati una devastazione muscolare per le mie gambe, colte impreparate da tali asperità...

In effetti mai ero riuscito a correre in salita in allenamento e nelle ultime settimane la salita continua si era mostrata un grosso punto debole, il momento peggiore per affrontare questa corsa!

Inutile descrivere il resto della corsa: ho dovuto stringere i denti per coordinare alla meno peggio i movimenti, i piedi non poggiavano più bene e le urla di incitamento restavano nell'aria e confuse nella mia mente.
Crisi muscolare, non organica... la HeartBreak Hill la attendevo da mesi ed è stata una delusione personale per non averla affrontata al meglio: in fondo si trattava di una collinetta un poco più lunga delle altre, ma niente più...
Scritte per terra con gessetti colorati, tante ragazze festanti ed incitanti... ricordi vivi nella mia mente!

La lunga discesa successiva mi ha visto arretrare sensibilmente, raggiunto dai Boys americani... l'atletica americana ha comunque un serbatoio di atleti promettenti alle spalle dei più affermati professionisti!
In molti, infatti concluderanno poco sopra le 2h20'.

Là davanti, intanto Hermann Achmuller entrerà anche lui in crisi nera, tant'è che lo raggiungerò nel finale e mi distanzierà di poco più che un minuto e mezzo.
Per lui, dopo cinquanta corse, la Maratona più dura di sempre.
Ma nonostante tutto, per il coraggio mostrato, complimenti vivissimi, Hermann!

Entrato a Boston provo ad insistere e non arrendermi, all'ultimo K devo per forza cambiare e nel rettilineo finale mi ricordo che non posso perdere una volata, seppur di retrovia e chiudo la mia gara... in silenzio... al 45° posto uomini, addirittura 51° overall...

Il tempo finale: 2h 26' 10"
Parziali:
16'13"+16'17"+16'15"+16'49"+17'05"+18'08"+18'40"+18'33"+(8'11")
=
1h09'12" + 1h16'58"


La prima persona che individuo, abbraccio e mi scuso successivamente è l'artefice di questa trasferta tutta italiana, Giuseppe Vicari, autentico trascinatore, organizzatore della trasferta, al quale sono infinitamente riconoscente.
A lui è dedicato questo mezzo insuccesso ed una speranza di onorare al meglio la corsa italiana cui tiene tanto, la Mezza Maratona di Terrasini del prossimo 8 maggio.

Il resto sono gioie e... dolori!
Nonostante qualche intoppo, il week-end bostoniano mi regala forti emozioni, un'America differente dalla caotica ed iperattiva New York, tanta gente calma e cordiale.
La corsetta della domenica su un lungomare a Boston, tra forte vento contrario, sabbia negli occhi, un mare mosso sullo sfondo e qualche runner che non poteva fare a meno di salutarti, ha colori intensi quanto brillanti.
Lo stretching, gli allunghi adicenti a piccole casette in legno con sopra tanti cavi elettrici e passanti di vario tipo pieni (immagino) di cariche elettrostatiche fanno capire le differenze concettuali di una città tendente all'antichità stile British ma affiancata alle moderne costruzioni del Nuovo Continente.

La settimana susseguente sarà impostata al recupero fisico, a casa New York, la stessa, frenetica e superlativa (agli occhi del "Manager") di sempre.
Boston ha differente concezione, forse perchè quando vivi al Centro del Mondo tutto ti sembra più riduttivo...

(Ringrazio sempre i gentili utenti di Flikr.com; Ringrazio PhotoRun.com; Un pezzo di Sicilia presente anche a Boston nel locale "Dolce Vita", emigranti ovunque in America!)

22 commenti:

GIAN CARLO ha detto...

Visti i time incredibili dei primi speravo facessi meglio ...ma evidentemente lo speravi anche tu ...il fatto che non eri preparato al meglio e che hai forzato un po' nell'ultimo mese per ritrovare la condizione ti ha penalizzato su un percorso così muscolare ...resto convinto che Filippuccio il PB lo ri-farà su percorsi diversi ...magari a Berlino o anche a Carpi.

Albe che corre ha detto...

"Ricordi che resteranno nella mia mente, gambe e cuore per molti anni"
..ne è valsa davvero la pena!
Il negative split della seconda parte, nonstante il percorso e la condizione, è impressionante ..ma se non ci provi coma fai a superarti? ..Bravo Fili!!

Rocha ha detto...

E' sempre emozionante leggere i tuoi racconti anche se questa volta non è andata come speravi; quando ho saputo del fantascentifico tempo di Moutai ero convintissimo di trovarti nei primi venti attorno alle 2h16' / 2h17'. Purtroppo una preparazione non al 100% la si paga, in ogni caso è tutta esperienza accumulata per il futuro. Se ci tornerai il prossimo anno farai certamente molto meglio. In bocca al lupo per il prosieguo della stagione.

theyogi ha detto...

di 'negative' in questa trasferta vedo solo lo split: un'altra esperienza che ti rende ancora più grande....

Francescarun ha detto...

grande Fili...nel racconto e nella corsa...i tempi migliori arriveranno...Boston si sa è tostissima...DAIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII...baciiiiiiiiiii:)))

complimentissimi^_^

Lucky73 ha detto...

in effetti all'ultimo miglio si vedeva tutto quel positive split! :-)))

Dai Filippo sei stato grande!

Per questa impresa ti guadagni l'appoellativo di The brave!

Filippo Lo Piccolo ha detto...

@Gian Carlo, la penseranno in tanti così... ora Boston è diventato "il percorso più veloce del Mondo"...
Continuo a non avere forza muscolare, quella giusta da allenamento specifico perchè non ne ho potuto fare!
Ed è proprio la decisione che ho preso caro Gian Carlo: basta con le gare "famose", è ora di rialzare la testa e tornare a correre su un percorso veloce per il PB.
Ma dovrò finalmente trovare i miei mesi di continuità!
Carpi è avvisata...

Filippo Lo Piccolo ha detto...

@Albe, è così, comunque ne è valsa la pena; peccato che l'occasione di correrla me la sono giocata male, ma se vuoi stare nel giro di vertice prima o poi qualche delusione te la prendi perchè i periodi difficili capitano, prima o poi!
Un crollo così è dovuto alla preparazione incerta, al doppio allenamento non corso più da troppo tempo e così via.
Sono contento... il peggio è passato almeno!

Filippo Lo Piccolo ha detto...

@Rocha, lascia perdere i tempi dei primi... davvero!
Grazie per il tuo "in bocca al lupo"!
Ora ho una chance, finalmente... spero di trovare continuità e tutto si metterà a posto!

Filippo Lo Piccolo ha detto...

@Theyogi, è stata una bellissima trasferta, una di quelle che ti lascia il segno.
Purtroppo mi conosco bene: tanto penare non mi lascia contento e nonostante mi diverta tanto con questo sport sono stanco di deludere me stesso e la gente che mi circonda: quest'estate se ho una possibilità di rendere al massimo non posso sprecarla!

Filippo Lo Piccolo ha detto...

@Francescarun, i propositi erano migliori prima di partire, anche per il presidente Franco e Lino, ma l'atletica paga l'esatta moneta di quanto prodotto nei mesi precedenti, quindi... contento del risultato e dell'esperienza :-)
Un abbraccio.

Filippo Lo Piccolo ha detto...

@Luciano, dopo i tanti problemini/oni, l'ho corsa ed è già tanto.
Pensa se ci avessi rinunciato!
Al Running Tour ho corso in vostra compagnia ma in mattinata avevo effettuato 1h20' di lungo ed il nervo sciatico ancora pizzicava...
Quello era uno dei pochi "doppi allenamenti" effettuati...
Ma si può per pretendere un risultato?
No, affatto, ma credimi che è da inizio anno che mi sono maggiormente concentrato nella seria attività sportiva, ho perso l'abitudine a guardare la TV di sera...
L'estate sarà mia amica, ci credo!

grinta ha detto...

la classe è classe anche in condizioni non ottimali.
Complimenti, da tutti ho sempre sentito che il percorso di questa maratona è tutt'altro che facile, se non lo sai gestire, o non ti riesci ad adattare, diventa massacrante
di nuovo grande!

Enrico VIVIAN ha detto...

Ho linkato il tuo blog in un mio recente post http://enricovivian.blogspot.com/2011/04/boston-199220112012-cross-e-maratona.html perché hai dato una descrizione lucida e sincera della gara di Boston, che forse mi aspetta nel 2012.

Farai fatica a staccarti dalle gare “famose” perché ne stai apprezzando il fantastico contorno che tante maratone “da tempo” non hanno.

L’anno scorso a Carpi sono passato per primo sul traguardo intermedio dei 30km ad Appalto di Soliera, esperienza non confrontabile con NYC del mese successivo. Sostituiresti la foto di intestazione del blog con un’eventuale arrivo a Carpi in 2h18’?

Purtroppo all’arrivo di Copley Plaza a Boston hai pagato in unica soluzione una preparazione incompleta, un impegnativo approccio alla gara (fra maratona di Messina e gara di Lamezia), una avvio coraggioso da Hopkington.

Ti rifarai presto

Filippo Lo Piccolo ha detto...

@grinta, grazie per gli straripanti elogi, ma sempre 45° posto è!

Purtroppo non si tratta di non riuscire ad adattarsi... come raccontato mi sono ben calato nella gara fino al 27°K quando non ho trovato più le forze per affrontare quei continui saliscendi...

Di "norma" se preparo bene una maratona i lavori di qualità sono tantissimi e i sacrifici triplicati almeno...
Insomma, non può andare sempre bene, altri stimoli ci saranno nel futuro prossimo!

Filippo Lo Piccolo ha detto...

Ciao Enrico,
non ho avuto nemmeno tempo di documentarmi sui tuoi fatti recenti... devo farlo!
Vittorie (personali) o sconfitte, i racconti sono sempre il più possibile attinenti ai veri fatti accaduti, alla descrizione di un percorso, all'ambiente circostante... non sarei capace di raccontare realtà artefatte.

E non sono stato da meno nel descrivere i fatti di Messina Marathon 2011 sia dentro che fuori la gara.

Le gare famose restituiscono un tale bagaglio di esperienza che non puoi avere in Italia, ma per cultura!
Al prossimo post evidenzierò come una gara dai significati agonistici prossimi allo zero (per gli standard americani) e per giunta sotto la pioggia a Central Park, abbia attratto migliaia di partecipanti.
Altra mentalità...

Ma non mi distacco dalla realtà.
Un 2h18' per me vale oro e non è paragonabile con l'importanza di una esperienza internazionale, sono due cose differenti, ma sono lucido abbastanza da dire che voglio ritrovare la condizione per farlo ora che il peggio è passato (dei problemi fisici intendo!).

L'intestazione del Blog è un sogno regalato da tanti amici degli anni recenti... in quell'immagine ci sono dentro tutti loro, per molto tempo insostituibile!

L'arrivo "così" di Copley Plaza lascia l'amaro in bocca, ma come sempre affermo, la maratona è la peggiore gara per abbozzare una preparazione.

In bocca al lupo per il prosieguo della stagione!

Enrico VIVIAN ha detto...

Sono d'accordo con te.

Avessi finalizzato Carpi avrei potuto continuare fino all'arrivo di 42,2km sul passo di 3'25" che ho tenuto fino al traguardo intermedio di Appalto di Soliera (un po' più di 30km).

Poi ho avuto la pazienza di aspettare fino a NYC e un 2h28' a Central Park mi suona molto meglio di un ipotetico 2h25' a Carpi! Che dici?

Filippo Lo Piccolo ha detto...

@Enrico, resto sempre dell'idea che devi fare una scelta e se prendi la (pesante) decisione di correrle tutte e due, allora vuol dire che la trasferta estera la trascurerai un pò!
In fin dei conti se vai a correre una Major, o fai sotto le 2h20' (e conseguentemente tutti gli addetti ai lavori ti diranno "Good Job", cosa che da grande soddisfazione) o sei solo un numero...

In Italia (se non avviene la contaminazione di africani) si può correre forte e prendersi qualche soddisfazione in più, basta allenarsi con calma e criterio.
Un risultato importante in Maratona fuga ogni dubbio sui dubbi relativi all'enorme sacrificio derivante dall'allenamento relativo.

Se quel meccanismo scricchiola, allora iniziano a venire certi dubbi...
E' chiaro che un 2h20' a New York (si può fare ma non a Boston con le mie gambe!) suona meglio di un 2h18' a Venezia o Carpi ma il PB è sempre la cosa più importante che ci sia.
Almeno vorrei potermi permettere di pensarla ancora così!

Anonimo ha detto...

Ciao, ho cominciato da poco a seguirti, ma da subito ho capito che eri un modello da cercare di imitare al meglio. Perseverenza, impegno, dedizione e sacrificio, ciò che scrivi mi fa volare con i pensieri e mi motiva particolarmente a contiunare. Ho ripreso a correre dopo anni di stop per vari motivi, forse l'età non mi porterà nuovamente ai livelli di una volta ma la passione, la voglia, il sacrificio e l'impegno spero giochino a mio favore. Grazie per tutto ciò che scrivi sei un esempio da seguire.

Anonimo ha detto...

..scusa non mi sono presentato, mi chiamo luca, sono siculo come te ma abito in veneto

Filippo Lo Piccolo ha detto...

Ciao Luca, benvenuto!
Raccontare la vita in corsa o la corsa di tutti i giorni mi permette di fare anche autocritica di me stesso e gestire nel modo più equilibrato certe scelte che magari senza rifletterci su possono essere sbagliate.
Quando si sta bene tutto gira a tuo favore, ma quando qualcosa non va è molto facile cadere in ripetuti errori.

Avevo impostato inizialmente la linea del blog anche verso gli hobbies che riesco a praticare anche rare volte, ma quando ho iniziato a capire che la corsa non è un hobby, nè tantomeno una professione, ma un impegno serio e costante che fa parte integrante della mia vita, ho deciso di raccontare prevalentemente solo questo.

Oggi so esattamente qual'è la scala di valori che vorrei raggiungere nella vita e che ancora non è completata e dopo alcune circostanze accadute lo scorso anno resta ferma la convinzione che questo splendido sport, nolente o dolente per il mondo esterno, mi accompagnerà per molto tempo nella vita.

La cosa più difficile ma ambiziosa... trovare l'equilibrio :-)

Luca ha detto...

Bella risposta, hai centrato in pieno anche il mio stato d'animo attuale che in tutti i sensi combacia col tuo. La corsa è un impegno costante sicuramente non un hobby.
Anche a me questo splendido ma duro sport mi aiuta molto nelle scelte della mia vita e stravolgendo tutti i vecchi miei equilibri me ne ha creato di nuovi più autentici.
Ciao Filippo e grazie delle tue parole.

NEW YORK CITY MARATHON 2010 (Foto Podisti.net)

NEW YORK CITY MARATHON 2010 (Foto Podisti.net)
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