41° New York City Marathon - 20° Posto Assoluto - 1° Europeo

41° New York City Marathon - 20° Posto Assoluto - 1° Europeo
Un Sogno Ad Occhi Aperti...

giovedì 13 settembre 2018

Campionati Italiani 10K su strada ad Alberobello - Spettacolo sulle strade dei Trulli

Ed è l'arrivo di una gara molto entusiasmante
Alberobello, Puglia, 01 settembre 2018.

Finalmente, dopo una lunghissima pausa di certo non voluta, torno a correre ad un Campionato Italiano su strada, dove riesco ad esprimere interamente il mio potenziale.

Tutto questo è stato reso possibile grazie al contributo del Monti Rossi Nicolosi che ha saputo trovare le risorse finanziarie e l'unione di un gruppo tale da poter puntare molti degli sforzi estivi su questo palcoscenico.
Arrivati al venerdì 30 agosto in tarda serata, durante il pre-riscaldamento mattutino di mezz'ora che è servito per capire alcune insidie del percorso e per scoprire l'attrattiva principale del paesello tanto pulito e ordinato, ovvero i Trulli famosi e visitati da tutto il mondo, proviamo a far paragoni su questa e quella gara svolte in estate, che come ho già raccontato, di certo non erano piatte lì in Sicilia.

Sapevamo di trovare un percorso molto vallonato ed in quella mezz'ora, senza coprire per intero i 3 Km del giro previsti dall'organizzazione, ho notato molte curve strette da affrontare con decisione e senza interrompere il passo e tanti, tanti strappi, alcuni corti da 50m circa, altri più lunghi che dopo metà gara avrebbero spezzato il ritmo, le gambe ed il fiato.
Non sarebbe stato facile correre, le difficoltà erano paragonabili al percorso di Napola, solo con svariati strappetti invece di affrontare una lunga ed unica salita.

Al mattino già faceva molto caldo ed eravamo davvero in pochi ad assistere alle gesta dei giovanissimi, gli allievi, alcuni parecchio interessanti dato che dopo pochi chilometri i futuri vincitori si involavano solitari sul traguardo.

Il programma successivamente, a partire dal primo pomeriggio, proseguiva con le batterie amatoriali, con la gara assoluta femminile e finalmente con la nostra, quella degli assoluti al maschile.
Chi avrebbe avuto il privilegio di correre al fresco con il sole già tramontato, erano gli over 45, ovverosia una batteria con partecipazione in massa di tanti amatori della zona, oltre che da regioni limitrofe come il folto gruppo degli amici della Libertas Lamezia Terme.
Colpiva invece, trovare in Puglia un così folto gruppo del Team GS Paratico collocato in AltItalia.
Non che si trattasse di una batteria dal valore tecnico inferiore, visto che sia il primo arrivato (Said Boudalia) che il secondo (Joachim Nshimirimana) hanno corso con tempi da Top 20-30 se fossero entrati in classifica con gli Assoluti.
Due veri evergreen, e scorrendo la classifica oltre che nel mio caso assistendo agli arrivi uno per volta, potevi vedere quanto fosse alto il tasso tecnico per chi ha quasi 50 primavere sulle spalle.
Colpiva, infine, vedere quanta, forse troppa foga veniva messa da molti podisti di quella serie alla lotta spasmodica della posizione, dell'ultimo centimetro finale, dei volti incredibilmente tirati, con un accesissimo furore agonistico in preda alle loro volate.
Non mi si fraintenda, ma questo agosto quando soffrivo oltre i miei limiti e digrignavo i denti mi sentivo davvero tanto in errore.
Fila allungata di un lunghissimo plotone, sia avanti che dietro
D'altronde, il mio Coach in Marina Militare molti anni fa mi insegnava che devi correre con il volto più rilassato possibile, anche perchè è la trasposizione al pubblico della tua serenità interiore.
Correre anche al massimo dello sforzo, deve essere comunque la ricerca della propria armonia e non lo dimentico mai questo concetto.

Durante l'intera trasferta, mi è sembrato comunque di percepire nella popolazione di Alberobello un quadro generale di desolazione, poichè pochi erano i "non addetti ai lavori" che assistevano alla corsa e molti invece erano gli abitanti del posto che a poche ore dall'evento principale, si chiedevano perchè fossero chiuse le strade al pubblico o perchè ci fossero così tanti cartelli di "zona rimozione".

In effetti Alberobello si presenta come un paese ormai pensato principalmente per i turisti e che vive esclusivamente di turismo: troppe le case disabitate o adibite a Bed and Breakfast buone per dormirci qualche notte.
L'ordine e la pulizia del posto, il bianco che riflette la luce solare rigorosamente presente sui muri di ogni palazzina o abitazione, si intonano con il candore dei Trulli, autentiche bellezze della nostra penisola.
La piazza quella sera gremita di gente e ricca di colori proiettati sui muri creava un'atmosfera tutta particolare, ma una volta affrontato lo sforzo della corsa e fuori dalla piazza centrale, avevi già visitato tutto con un senso di soddisfazione tale da voler scappare via.
Eh si, dopo molti anni ormai non sono più un turista da acquisto compulsivo di souvenir, perchè sono i ricordi che restano impressi nella mente il souvenir più bello.
Emblema del luogo, i Trulli, sullo sfondo nella parte finale di gara

I ricordi te li devi creare, non a caso gareggiando.
Dopo i minuti canonici del riscaldamento, entrato nella "zona calda" insieme ai migliori, vedevo tanti avversari molti di loro amici di varie battaglie, alcuni cresciuti e diventi adulti come Alessio Terrasi, con una condizione atletica veramente fantastica.
La tensione cresceva e la preoccupazione di cadere al via era tanta, ma l'esperienza non manca.

Infatti subito dopo lo sparo non è stato facile destreggiarmi per restare all'impiedi visto che sono stato strattonato tre-quattro volte, ma con mestiere ho saputo respingere gli strattoni che arrivavano da ogni parte.
Da buon stradaiolo tengo la scia del gruppone sparso all'impazzata nei primi metri e mi assetto ad un ritmo molto forte, trascinato dalla marea di atleti che già si dileguavano a forti velocità.
Guardo il cronometro ed il primo chilometro (con tratto in leggera salita) segna circa 3'13".
Non potevo far di meglio mi sa e nel contempo l'atmosfera inizia a calmarsi, ormai il peggio è passato e posso pensare alla vera tattica di gara.

Capisco che mi trovo in una buona posizione e provo a tenere il gruppetto che man mano si va definendo.
Ovviamente durante il primo giro si deve correre molto più forte perchè sei in mezzo ai migliori runners italiani e la testa non ti dice altro che tenere quel gruppo senza mai staccarti.
Riesco a riassorbire alcuni atleti ed altri mi sorpassano e finalmente copro per intero tutto il giro che al mattino non ero riuscito a compiere nel pre-riscaldamento.
La parte più bella mi era sfuggita: una lunga salita attraversando i Trulli su di una via tra quelle meno ripide del Paese ma sempre impegnativa.
La gente presente in zona, tra esercenti commerciali e turisti sembrava fossero sorpresi dalla presenza di una gara di "podismo" ed era l'unico settore asettico, quasi privo di applausi ed incitamenti.

Una volta tornati indietro si scendeva a forte velocità e le emozioni crescevano.
Gli spettatori pugliesi sono molto coinvolgenti, spesso parlano a voce alta, usano toni accesi, ripetono a squarciagola i nomi dei vari corridori: sembrava di essere dentro una "corrida" di tori, non in una gara podistica.
Tutto ciò non mi creava fastidio, anzi, mi esaltava.
Superato il primo giro, noto che il percorso non passava mai sul traguardo (trattasi di 3 giri in totale di cui i primi due più corti passavano oltre la zona del traguardo, mentre l'ultimo era allungato in modo tale da passare alle spalle della piazza e portare fin sul traguardo) e mi ritrovavo avanti oltre la Piazza sul basolato scivolso, pronto ad affrontare il primo lungo rettilineo piatto che poco dopo presentava il primo lungo strappetto.

In quel momento la situazione si delineava e tanti volti noti (ahimè) si allontanavano a ritmi sicuramente superiori a miei con grande costanza.
Ero cosciente che se avessi ripetuto le medie cronometriche della Volata Napola-Mokarta della settimana scorsa, avrei potuto ritenermi più che soddisfatto dato che tutta la settimana durante gli allenamenti ero riuscito a produrre qualcosa di buono dopo molto tempo.

Ora mettiamoci al lavoro per una 21K!
Con gli atleti in gruppo era una continua lotta, un continuo sorpassarsi ed alle volte tutto ciò produceva un riassorbimento di qualcuno là avanti.
In tanti avevamo puntato A. Lamachi, nome arcinoto in Campania per via delle sue grandi vittorie nel recente passato e riusciremo a prenderlo e sorpassarlo.
In salita riuscivo ad andare più forte degli altri, ma successivamente non rendevo sul piano oppure in discesa.
Era difficile staccare qualcuno, ma almeno eri la dentro a lottare.
La sofferenza cresceva perchè nessuno voleva mollare e con molta fatica arrivo all'inzio del fatidico terzo ed ultimo giro.

Mi concentro e mi impongo di non mollare assolutamente il gruppo che ormai a tira e molla si alternava continuamente di posizione.
Io ero lì e guardavo quei pochi più avanti... quanto desideravo raggiungerli per migliorare la posizione e riuscire a finire in crescendo una gara che con grande sacrificio e costanza stava per concludersi.

Ormai manca davvero poco e qualcuno da dietro mi rimonta.
Proprio nella salita dei Trulli (forse sarà il ricordo più bello di tutta la corsa) mi rimonta da dietro il sempre bravo Michele Cacaci che tira fuori, come altri del resto, un gran finale.
Scollinato, nel pieno della concitazione, guardo il GPS e noto che eravano al chilometro nove!
Ormai non c'era più tempo da perdere e mi butto all'inseguimento di Michele e di altri due che non conoscevo.
Correvano tutti troppo forte e li tengo vicini a pochi metri con molta fatica, la gente (tutti gli accompagnatori ed appassionati) erano impazziti per quanto urlassero... quel chilometro passa via in un volo, la piazza si avvicina rapidamente e riesco a mantenere la posizione, anche perchè trovo le forze per chiudere in allungo la gara.

Arriva il crono, 33'50", più o meno come quello della settimana scorsa e chiudo comunque contento e conscio che ho dato il meglio di me.
La classifica riporterà la 63° posizione e la 10° SM35 giusto per la cronaca, ma ben allenato quel minuto in meno poteva darmi maggiori soddisfazioni.

E' vero, a parole non ci si allena, ma ringrazio la mia famiglia per avermi permesso di andare in trasferta a gareggiare, dopo un mese di agosto vissuto in perenne apnea.
Loro sono rimasti a casa visto che il viaggio da Palermo sarebbe stato davvero proibitivo per un bimbo così piccolo come il mio
Al mattino guardavo gli Allievi/e correre e pacatamente speravo dentro di me, un giorno, di essere lì dietro le transenne, a regalare simili emozioni a mio figlio, perchè fare atletica è lo sport più bello e completo (per il corpo e per la mente) che ci sia.

Speriamo in quel futuro...

mercoledì 29 agosto 2018

22° Volata Napola Mokarta a suon di Record!

Qualcuno alle mie spalle in classifica, ma Paolo Morfino davvero Super!
Napola (TP) - 26 agosto.

Sul versante trapanese ci vado molto di rado e correre La Volata Napola Mokarta è qualcosa di irrinunciabile: ho visto crescere la manifestazione, ho visto crescere i figli del Patron dell'Organizzazione della Volata, sono cresciuto anch'io su queste strade, per davvero, quando correvo (con un animo agonistico molto acceso) durante i primi anni di seria applicazione per questo sport, da appena maggiorenne.

Nella fotogallery storica, d'altronde, ci sono anch'io in molte foto, ma le edizioni sono così tante che è difficile sintetizzarle in così pochi scatti.

Quest'anno, il vento (a favore) è stato il protagonista assoluto, che ha reso più gradevole la lunga salita di circa due minuti fin sul traguardo ed ha mitigato il caldo, una autentica rarità per queste strade da sempre baciate dal sole, che sul tramonto decretano ogni anno un vincitore dal grande spessore tecnico.

Quest'anno dal viaggio in auto ricorderò con piacere le tante pale eoliche volteggiare vorticosamente su per le vallate ed un clima più tranquillo, men che per gli organizzatori sempre operativi ed alle volte tesi e presi dall'adrenalina, forse più degli atleti stessi in gara: il senso di responsabilità organizzativa è il pane per queste eccellenti persone che ogni anno regalano uno spettacolo sportivo invidiato in tutta Italia.

Il clima tranquillo era comunque dovuto da un'aria più fresca, preludio ad un sicuro risultato (anche da parte mia, che ormai soffro irrimediabilmente il caldo) e dalla presenza di pochi atleti italiani di spessore, uno tra questi il tiratissimo Alessio Terrasi, ormai con un piede sulla Porta di Brandeburgo.

Quando vedi nella start list il Campione uscente, Oscar Chelimo, seguito da una pattuglia di altri 5 atleti africani, più il medagliato Rachik, capisci in fretta che il via sarà come di consueto infuocato.
Stavolta prendo di mira avversari alla mia portata, ovvero i "ragazzini terribili" come Paolo Morfino o il coriaceo Fabrizio Vallone, atleta di punta della Nazionale Italiana per Atleti con Disabilità.

In realtà vorrei provare a seguire il sempre più costante Nicola Mazzara o la sopresa delle ultime uscite Salvatore Laudicina (giovane e minuto in altezza), ma fanno si che dopo il primo giro corto previsto dall'organizzazione per ottenere la distanza di 10 Km certificata, creeranno un discreto distacco che aumenterà successivamente nei primi chilometri.
Decido, quindi, di restare nel grupetto dei teen-agers, forzando alle volte un'andatura inspiegabilmente addormentata.
A Napola mi sento a casa :-)
Mi getto in discesa, attacco la lunga salita (che da il nome caratteristico della Volata), e trovo costantemente in Paolo Morfino una risposta calma e serafica.
Io, invece, mi faccio in quattro per non accusare altro distacco da quella 20ina di secondi presa quasi subito dal duo Mazzara-Laudicina, ma ogni volta rispondono solo Morfino (come detto) e Vallone.

In salita, stavolta, è molto più facile correre, tutto questo grazie al vento a favore, ma ovviamente con la non buona tenuta che ho, è sempre più difficile rilanciare l'azione, o almeno prendere il pugno dell'iniziativa.
Fatto sta che il ragazzo (Morfino), finalmente capisce che la gara è entrata nel vivo e tiene un ritmo intenso, tale da non far aumentare il distacco con il duo avanti di qualche secondo.

Al terzo (dei cinque grandi) giro e all'inizio della lunga salita, avviene un fatto molto strano quanto altamente pericoloso.
Davanti a me, molto lontano dalla linea del traguardo e in quasi totale solitudine, vedo accasciarsi per terra proprio Nicola Mazzara e mi preoccupo, mi allerto urlando continuamente di chiamare un medico, un'ambulanza.
Lo Speaker Marcellino, posto sul giro di boa, in mezzo a musiche ad alto volume ed alla folla inneggiante, comprende con mia somma frustrazione, invece che cercavo ulteriore incitamento.
Fortunatamente il mio messaggio sarà recepito, l'ambulanza arriverà in pochi istanti e per il giovane, nel post gara, saprò che si trattava di una semplice quanto scenografica caduta per contrattura alla gamba.
Per quanto mi fossi preoccupato, la gara andava avanti ed io, con tutto il fiato perso per urlare, mi trovo staccato di qualche metro dal duo Morfino - Vallone.

Morfino è la prima volta che lo vedo gareggiare, ma è ancora alla scoperta del suo pieno potenziale, perchè se concludi l'ultimo giro di una gara così dura come questa sfiorando i 5'30", correndo più veloce di Alessio Terrasi e rimontando anche Salvatore Laudicina avanti di 20", oltre che quasi un'altra posizione, vuol dire che avresti potuto dare di più.
Ogni anno vengono acclamati Campioni d'Elite!
Me ne ero accorto durante la prima metà gara, quando siamo passati in circa 16'40" ai 5 Km e l'unico che non aveva il respiro affannoso era proprio lui.
Bel talento!

Fabrizio Vallone per chi non lo conoscesse (e nemmeno io più di tanto, solo che ultimamente l'ho trovato avversario diretto in molte gare), è un ragazzo che gareggia con gli assoluti ed i normodotati, ma che corre con una disabilità.
E' un pò sgraziato, si può confondere facilmente, alle volte perde il ritmo rallentando eccessivamente, ma ci sta tutto, dovrebbe essere lui a guardarci dall'alto verso il basso, per quanto è bravo.
Ma in questa Volata Napola Mokarta, ho visto in lui un cuore d'oro, rivolto verso il prossimo e verso lo sport che pratica.
Quando mi sono trovato staccato di qualche metro al quarto giro, infatti, avevo capito che potevo vedermela con Fabrizio dato che Morfino aveva innestato la giusta marcia.

Pur avendo faticato molto per riassorbirlo, trovo le energie per provare a ricucire qualcosa sul ragazzo la avanti, ma Vallone, seppur correndo a strappi come è consueto per lui, riesce a star con me anche all'inizio della penultima lunga salita.
In quel momento, inizia a parlare, proprio quando il fiato va centellinato e gestito.
Inizia ad elogiarmi, a ringraziarmi, a dirmi frasi oneste come: "stiamo andando bene, finisco la gara con te", al che provo ad annuire e fare un cenno del capo per fargli intendere che la gara non era ancora finita.

Giunti sotto l'ala che attendeva il passaggio degli atleti all'ultimo giro, con un davvero emozionante ed incalzante incitamento dello speaker, del pubblico e di una musica scelta alla perfezione, riesco a gasarmi anche io, ma chi prende tutto questo tifo di petto è proprio Fabrizio che si improvvisa in un 200m suicida a ritmi esagerati.
Era solo l'inizio dell'ultimo giro, ma credo mi avesse staccato di più di 5 secondi!

Tutta questa euforia la paga poco più avanti, quando lo riprendo e lo stacco di poche decine di metri, ed in quel momento ho pensato tra me e me quando fosse d'oro il cuore di questo ragazzo, incitato praticamente da tutti.

La gara gira ormai su ritmi altissimi e mentre mi approccio all'inizio dell'ultima lunga salita, gente come Alessio Terrasi si approcciava già a tagliare il traguardo, mentre io mi metto di impegno per chiudere nel modo migliore la mia gara, con un finale meno sofferto per via della fresca brezza che ha aiutato un pò tutti.
Chiudo al 13° posto in classifica, ma finalmente sono più soddisfatto della mia gara e di un 3'22"/Km che apre una breccia in un cielo, quello di agosto, pieno di nuvoloni grigi, sotto l'aspetto delle gare, degli allenamenti e dei risulati.
In più, sapendo che non sono molto distante da questi ragazzi arrembanti, mi trovo una iniezione di fiducia importante, dato che non mi darò mai per vinto, aspettando momenti migliori per trovare continuità negli allenamenti e nel riposo quotidiano.

Inanto il tempo scorre e giorno 01 settembre sarà la volta del Campionato Italiano dei 10 Km su strada previsti ad Alberobello: percorso durissimo annunciato, ma noi della Monti Rossi Nicolosi ci arriveremo ben preparati :-)

(Ringrazio tutta l'organizzazione de La Volata e, come noto a tutti noi, il Sig. Bruno di Altofonte per le foto)

venerdì 24 agosto 2018

Cefalù e S.Ambrogio - Classiche estive in notturna da non perdere

Cefalù - Piccola ma spettacolare!
Cefalù - Trofeo S.S. Salvatore - 4 agosto e S. Ambrogio (Cefalù) - 13 agosto.

Due località dal forte turismo estivo, molto vicine tra loro.
Cefalù conosciuta in tutto il Mondo, pullula di turisti nel periodo estivo ma sempre bella da visitare tutto l'anno, ci sono tante iniziative dal marcato folklore, è tutta una festività, canti e danze fino a tarda notte.
Per raggiungere S.Ambrogio, invece, non c'è chissà bisogno di quale navigatore: prendi l'uscita autostradale per Castelbuono - Pollina, percorri la statale che costeggia il mare per qualche chilometro verso Cefalù facendo attenzione agli attraversamenti ferroviari (due) e agli imperterriti turisti che terminano la giornata con l'ultimo bagno a mare quando il sole tramonta e, stando attenti alle indicazioni stradali, affronti la salita di un chilometro che porta nel piccolo borgo che si affaccia sul mare, molto bello e suggestivo come ogni anno che passa.

Quest'anno qualche polemica su Social c'è stata sulla difficile gestione della corsa del Santo: forse enfatizzata troppo dall'improvvisa pioggia che si abbattuta sull'incantevole cittadina, rendendo il fondo in pietra del centro storico pericolosamente scivoloso, lanciando (credo da lontano) un invito ad unire le forze per rendere due belle manifestazioni una sola ed ancora più importante.

Ma tutto questo oltre a non essere fattibile per via della natura organizzativa molto differente tra le due parti, pone molti dubbi su come e dove si potrebbe organizzare un solo evento: a Cefalù oppure a S. Ambrogio?
Meglio lasciare le cose come stanno, le due corse sono talmente uniche ed originali che non ha senso modificare alcunchè.
Oltretutto per gli organizzatori di Cefalù - Trofeo S.S. Salvatore, è impensabile trasferire altrove (vedi l'ampio e comodo lungomare) l'evento pensato nelle centralissime ed affollate vie del Centro, perchè la corsa ha radici storiche così antiche che si risale all'antico medioevo (così mi è stato spiegato).
Quindi, puntare il dito sulla pericolosità dell'evento perchè la sfortuna volle che si sia abbattuta la pioggia a poche ore dall'inizio dell'evento, non è che sterile polemica.
Come racconterò, del resto, il percorso era molto scivoloso tanto da rendere fastidiosa la corsa, ma con un poco di buonsenso è stato possibile portare a termine la gara senza prendersi troppi rischi.

Infine, chi vorrà correre sul lungomare di Cefalù a scopi agonistici, potrà farlo in settembre, quando è prevista una mezza maratona molto interessante!

Il "problema" dei turisti che passeggiano per le vie del Centro, nonostante incomba la gara?
Beh, è un dato di fatto che non sta in essere se vivessimo in una Società intelligente e ricca di buoni propositi, tanto lo sappiamo che basta solo un idiota a rovinare qualunque cosa.
La tradizione è quella, magnifica, esclusiva di Cefalù, e se non ci si sentiva sicuri di correre si poteva anche declinare.
Del resto Alessio Terrasi, invitato in gara, ha preferito non correre alcun rischio visto l'imminente partecipazione alla Berlin Marathon del prossimo 16 settembre, anche se avrebbe potuto "passeggiare" e piazzarsi con una gamba sola senza correre alcun rischio.
Ma la scelta di un ottimo atleta la si rispetta sempre, specie se giustificata da questi motivi.

Fatta la doverosa premessa di una corsa, pensata nella settimana Santa quando la Città esplode di turismo, eccomi qui presente anch'io in veste da turista e atleta.
Messa di lato la delusione Castelbuonese e ritrovato il sorriso giunto a Cefalù con la non facile incombenza di sistemare i bagagli di viaggio, da grande favorito si presentava Vincenzo Agnello (Atl. Casone Noceto), sempre molto in forma e ben allenato dal Prof. Ticali (come Terrasi del resto).
Fasi di gara, fondo molto scivoloso
e molto pericoloso!

Io volevo ad ogni costo battagliare con il giovane Nicola Mazzara allenato da Francesco Ingargiola che mi raccontava avesse iniziato a doppiare gli allenamenti da poco.
Belle notizie sul fronte atleti, perchè ultimamente scarseggiano...
A vent'anni iniziavo a doppiare gli allenamenti, nel periodo estivo quando l'Università era in vacanza, e (purtroppo) da poco tempo ho smesso quest'abitudine.
Potrà fare un buon salto di qualità e già quest'anno lo ha fatto il promettente Nicola.

Da illustri turisti, venivano dalle rispettive sedi nordiche, Salvatore Franzese (Atletica Reggio) e Jacopo Caracci, allenato da Giorgio Rondelli.
Il via è dato in perfetto orario, la bicicletta apripista va come un lampo e nella prima lunga discesa si scivola via con la sensazione di pericolo.

Fortunatamente le mie scarpe hanno un buon grip e mai rischierò di cadere, ma poichè sento molto la stanchezza e fatico ad usare i piedi, il fondo scivoloso non mi aiuterà mai.
Dopo i primi due giri, inseguo senza speranza la coppia al comando, Agnello - Mazzara, e trovo ogni tanto nel tappetino posto sul traguardo maggiore grip per rilanciare i miei passi.
Sto sprecando molte energie e me ne accorgo, tant'è che viene fisiologica la flessione.

Nonostante la corsa sia di 8,8 Km, inzio ad accusare la stanchezza poco dopo metà gara quando Franzese mi rimonta con grande decisione.
Sarà così deciso da azzeccare i tempi di gara e raggiungere e superare Mazzara al secondo posto finale, con una gara molto costante ed un bel finale in rimonta.

Cefalù dopo la premiazione - Nient'altro da aggiungere :-)
Invece a calare ci vado io e vengo riassorbito da uno junior del Marathon Altofonte che già dall'inizio gara mi tallonava a distanza.
Perdo molto nel tratto in salita, molto secco e reso scivoloso dalla pioggia.
Non sento gli appoggi e sono pesante nella successiva lunga discesa che porta sul traguardo.
Il percorso come sempre è vario e dinamico, facendo attenzione a qualche turistra troppo rilassato o distratto o qualcuno che vuol "correre" al ristorante senza badare alla stradina da attraversare.

Purtroppo il trend inziato a Castelbuono si ripete qui e con un certo sconforto cerco di non perdere altre posizioni e chiudere al 5° posto finale.

La premiazione, sullo sfondo della Cattedrale (unica nel suo genere, si scorge da lunghe distanze perchè si erge dall'alto), è molto suggestiva e dentro di me sono dispiaciuto di come possano aver preso parte così pochi runners vista l'unicità del posto.
Purtroppo alla domenica c'erano molte altre manifestazioni che hanno tolto numeri importanti.

Come detto la mia settimana di vacanze al mare inzia lì e con tutta la buona volonta di questo mondo, mi prodigo affinche non possa perdere giornate di allenamento.
Così faccio ma i risultati non mi aiutano.
Certo è che regalo il massimo possibile anche quando le gambe, il fisico e la mente, stanchi di una mattinata passata a giocare al mare, fanno fatica a correre anche il più lento dei lunghi lenti!
Con il GPS puoi programmare qualche allenamento di ripetute ma non è la stessa cosa di stare a casa nei percorsi che conosci, quelli che non ti tradiscono.

Così, lunedì 13 agosto arriva molto presto e nel tardo pomeriggio giungo a S. Ambrogio.
Per me l'organizzatore aveva preparato il pettorale Numero Uno, non tanto per l'importanza di atleta o quantomai campione uscente, ma per la fedeltà ed il numero di manifestazioni corse su queste strade, almeno sempre da buon piazzato.

S.Ambrogio mi piace, è molto carina ed è un'ottima meta estiva.
La corsa si tiene in tarda serata e quest'anno più che mai è stato allestito un cast con tutti gli atleti siciliani di prim'ordine, sia al maschile che al femminile.
Inoltre, se aggiungiamo lo spettacolare evento della staffetta 4 x 1 giro che ha attratto giovanissimi Milers da ogni parte della Sicilia, si può tranquillamente affermare che il buon Pino abbia fatto un'operazione di reclutamento atleti invidiabile.

S.Ambrogio - I Top Runners (manca il vincitore)
Quest'anno ho viaggiato da solo, il mio amico Hamad Bibi è da tempo infortunato e faticherà prima di tornare a correre, ma so per certo che quando rientrerà il suo talento sbaraglierà ogni avversario.
Era un pò sconsolante tornare da solo a casa, soprattutto quasi a mani vuote, quando un pò tutti abbiamo scoperto che il montepremi finale fosse inferiore a quello degli anni passati, ma se da una parte la colpa era solo mia di aver raggiunto solo la nona posizione, dall'altra non è stata fatta chiarezza in merito all'entità di tale premio fino al termine dall corsa.

La gara femminile è stata un'autentica fucilata della irruente africana Mukandanga, che nei primi due giri ha fatto una sparata da suicidio.
Silvia La Barbera (Caivano Runners) capisce con saggezza e amministra bene gli sforzi dei sei lunghi giri da 950m circa del percorso e nel finale con una costante rimonta quasi la acciuffa: impresa sfiorata per pochi secondi!

La gara al maschile, come di consueto, presenta una lunga start list ed una corposa presentazione.
Dovrò fronteggiare una bella pattuglia di avversari e, unita alla responsabilità del buon pettorale, mi mettono parecchia agitazione.
Nel riscaldamento ho modo di viaggiare nel tempo, parlando con Alessio (Terrasi), che corre al mattino presto ed alla sera tardi e che corre i suoi medi da 28 Km o variati da altrettanto seguito a distanza in auto dal Prof, con medie che mi sanno tanto di nostalgia...
Senza aggiungere i dettagli dei suoi allenamenti, spero che la folta pattuglia di lepri berlinesi lo aiuti a tenere la scia fino al traguardo.

Ma il tempo passa in fretta e mi catapulto direttamente sulla gara: il Ruwandese Pontien Ntawuyirushintege dell'Athletic Terni, bissa con un tremendo assolo la vittoria dello scorso anno, infliggendo distacchi pesantissimi a tutti.
Con un tempo finale di 28'59", stava quasi riuscendo a doppiare anche il quarto classificato, Alessandro Brancato, e ciò la dice tutta sul predominio totale ed assoluto del filiforme atleta africano.

Ormai la piazzetta di S.Ambrogio è arcinota!
Non avrei immaginato di dover inseguire i fantasmi così in fretta anche quella notte, ma la mia gara si chiude ancora una volta a metà gara, con una netta flessione negli ultimi giri.
Sentivo ancora tanta stanchezza dei giorni precedenti e l'ho pagata tutta insieme, specialmente nel tratto in salita dove arrancavo.

Purtroppo dopo il 5° giro non riuscirò più a vedere con discreta lontananza il trio Salvatore Laudicina (altra giovane e interessante novità) - Idrissi - Mazzara che spariranno via nel buio della notte e nelle curve del borgo e arretrerò perdendo un'altra posizione a vantaggio di Lorenzo Abbate.
In più considerato che pensavo di chiudere la corsa con tutti e 10 i giri, sono stato fermato dai giudici di gara che hanno applicato il regolamento alla lettera, ciòè fermare ogni atleta che fosse passato sul traguardo subito dopo l'arrivo del vincitore.
Ecco perchè la classifica riporta solo i primi quattro atleti con i tempi, a pieni giri.

Purtroppo, anche se per me era un giro in meno, si trattava di una gestione diversa della gara ed un mezzo passo falso organizzativo che ha visto via via fermare praticamente tutti i partecipanti, con l'impressione da parte degli spettatori di una brusca interruzione della gara.

Ma come è giusto che sia, sia noi atleti che gli organizzatori impariamo tutti dagli errori e così, dopo le belle premiazioni e qualche ballo improvvisato nella piazzetta, anche per quest'anno S.Ambrogio ha vissuto la sua giornata di gloria sportiva ed io torno a casa stanco morto, affamato e pensieroso...

(Ringrazio Sicilia Running e Cefalùsport per le immagini di gara).

venerdì 17 agosto 2018

93° Castelbuono International Road Race - Agonismo ai Massimi Livelli

Uno dei mitici Scatti di P. Ponente!
Castelbuono - 26 luglio

A Cursa i S.Anna è sempre uno spauracchio.
Sai che se non corri intorno i 30'00" nei 10.000m rischi di essere doppiato.
Nell'atletica non ci sono mai sconti, come nella vita e meno che mai in questo appuntamento potevo permettermi di stare in cattive condizioni di forma.

Non lo nego... dopo il recente e discreto risultato dei 5.000m in 16'07" con l'impressione di poter dare qualcosa in più, ero contento e almeno raccoglievo alcuni frutti di tanto duro lavoro ma molto sacrificato.

Sono stato attaccato su questo Blog tempo fa in merito a risultati di certo più scarsi rispetto al passato (ma quanto è facile con i numeri alla mano), con la frase ad effetto "tutti noi abbiamo una famiglia e dei figli" o giù di lì, ma penso dopo questi primi mesi di esperienza da papà, che se vuoi dedicare del tempo alla famiglia fai delle scelte che comportano sacrifici.
I sacrifici possono essere molteplici, decidi tu cosa e quanti ne vuoi fare: nel mio caso corro a degli orari difficili quando c'è molto caldo, ma almeno al mio ritorno riesco a dedicarmi al mio piccolino.
C'è chi corre al mattino presto (i miei complimenti!), c'è chi addirittura molla del tutto e c'è gente che non cambia completamente stile di vita perchè sono gli altri a cambiarla per lui (buon per loro).
Ma ognuno è responsabile del tempo che dedica alla propria famiglia, quindo generalizzare sull'argomento è la più grossa stupidaggine che si possa commettere.

Qualche anno fa correvo intorno i 15'00" nei 5.000m sempre e senza sbagliare un colpo, oggi vado più lento di un minuto, ma sono cambiate drasticamente le cose...
Quando raccogli un piccolo risultato, vai avanti con voglia e non pensi più a quello che patisci in allenamento.
Scatto di Giovanni V., altro tifoso "attrezzato"
in un t
ratto in discesa, ma non recuperavi mai
Peccato che un virus alle vie respiratorie mi abbia colpito un paio di settimane prima del grande evento di Castelbuono, buttandomi giù per molti giorni.
Mi sono presentato alla partenza della gara con tanta voglia di combattere ma con gli strascichi di un malanno che ha fiaccato tutto l'ottimismo.
Almeno ho potuto godere dello spettacolo offerto dalla manifestazione, ricca di stelle italiane e straniere di livello internazionale.

Ringrazio con molto affetto gli appassionati fotografi, tutti amici di mille battaglie, quali P. Ponente, A. Ponari e il Prof. Giovanni Certomà, con il quale condivido tante avventure in terra di Calabria già da quando ero alle prime armi in Violettaclub Lamezia Terme.

La partenza è come sempre una fucilata.
In tanti scappano via e provo a gestire con molta calma la prima e lunga salita di circa 500m da ripetere ad ogni giro una volta che si aggira la fontana presente in Piazza.
Con sommo sconforto noto che le gambe non ne vogliono sapere di correre (sia in salita che ovunque) e quindi tutta la mia gara sarà sulla difensiva, all'attacco ed a perdifiato!
D'altronde, le ultime uscite in allenamento erano state un mezzo dramma, spalando vangate di sudore, sotto un clima arido mitigato dalle fronde degli alberi del Parco.
Qualche volta sono uscito dopo le 18:30 e non c'è che dire... è tutta un'altra storia...
Con Giovanni e con la Calabria nel cuore!

Non mi arrendo, sapevo che andavo incontro a questo grosso rischio e che purtroppo dovrò difendermi da molti runners che in genere mi arrivano dietro.
Intanto la Gara Internazionale va avanti, sotto il ritmo dettato dai Big G. Gebreslassie e E. Kemboi, seppur tallonati da giovani molto promettenti e dagli italiani Riva, El Mazhouri e Giacobazzi.

Alessio Terrasi (Parco Alpi Apuane) correrà una gara da autentico Bomber.
Partito inizialmente indietro a molti atleti del suo livello, correrà una gara di grande saggezza e costanza, chiudendo al 9° posto finale.
La strada segnata per la prossima Maratona di Berlino è lastricata d'oro, per l'allievo del Prof. Ticali è il momento giusto per raccogliere un grande risultato!

Sapevo già che mi avrebbero doppiato i Big, non sapevo quando l'infausto evento sarebbe accaduto.
Intanto il forte caldo non mi aiuta a recuperare le forze e vado avanti, con la forza mentale.
Purtroppo andrebbe da fare un vero e proprio reset dello stile di vita, ma ciò al momento è improponibile, quindi devo solo sperare che il gran caldo possa passare via e in fretta.

Ovviamente affrontare il lungo tratto in salita, giro dopo giro, è sempre più difficoltoso.
Stringi denti, vai avanti. Repeat.
Trovo nei primi metri della discesa, un tifoso "speciale", l'ex Patron del Giro, seduto su una delle sedie tirate fuori dagli appartamenti posti a livello della strada, come tante persone del luogo usano fare.
Il buon Mario mi incita, per davvero, con sentimento fino all'ultimo mio giro!
"Allora forse non era poi così male pensavo tra me e me", ma poi ricacciavo questo pensiero perchè quando c'era da tagliare non guardava in faccia a nessuno, Super Campoione o modesto atleta come me.
Purtroppo aver perso l'organizzazione del Giro ti rende più debole di cuore, ma almeno lui assiste allo spettacolo da dietro le quinte, senza voler scendere in Piazza a guardare l'arrivo dei più forti...

Non che le cose siano cambiate nei tempi moderni, affatto, infatti pur prodigandomi di concludere la gara, purtroppo dovrò accontentarmi di stoppare il cronometro con 9 giri dei 10 previsti (tutto preventivato del resto).
Solo pochi, pochissimi forti atleti riusciranno a chiudere a pieni giri ed alcuni di loro ci sono riusciti per il rotto della cuffia, passando per il folto muro umano che si riversa per strada una volta giunti i primissimi atleti, segno che la gara è conclusa, senza se e senza ma.

Prime fasi di gara con il compagno di squadra
Monti Rossi Nicolosi
Io ce l'ho messa tutta, peccato che le ultime gare mi avessero portato ad un livello tale da poter sperare di continuare a migliorare seppur di poco, e invece mi ritrovo ad inseguire una condizione tutta da ricostruire.
E con le vacanze imminenti non sarà affatto facile.

Non mi assumo ulteriori colpe, la settimana prima dell'evento "Aspettando il Giro", promosso per far correre i Master (o amatori, si, chiamiamoli così!) sulle storiche strade del Giro di Castelbuono, ero a fare la 43 Km Zero Tremila.
Non potevo recuperare per tempo e peccato che tutto questo sia stato travisato.

Ognuno per la propria strada, quindi.
Io, continuo a correre, c'è chi mi vuole ancora del bene...

sabato 30 giugno 2018

Monreale Vincere? Non me lo aspettavo!

Bene Così! Foto M. Amato
Monreale (PA), due settimane dopo la splendida 43 Km sull'Etna, la 0-3000m...

Non mi sono potuto riprendere così velocemente, almeno posso garantire sul recupero pieno durante la settimana post - scalata.
Ho corso poco, piano per lo più ed ho aspettato che i soli dolori avvertiti, cioè ai muscoli della schiena, fossero riassorbiti, anche grazie all'aiuto di una blanda corsa e ad un blando allungamento muscolare.

Non è stato facile recuperare e per di più ho notato con enorme sconcerto che nell'affrontare delle salite di alcune centinaia di metri sembrava quasi che il mio fisico si rifiutasse categoricamente di correrci sopra...
Il che è assurdo visto che il risultato di due settimane fa l'ho preso con grande serenità e non ho accusato alcuna "crisi da rigetto" nè per le salite, nè per la corsa in genere.
Anzi, questa esperienza montana mi ha più che rinvigorito nello spirito.

Come detto, si vive di obiettivi e sta a noi continuare a crearli nella vita...

Durante la settimana appena passata ho ricominciato da zero.
Martedì 19 ho approcciato una bella seduta di potenziamento a carico naturale con i tanti esercizi di stimolo propriocettivo e muscolare svolti su strada in pendenza (dicasi salita), così tanto per intensificare lo sforzo :-)
A fine lavori, dato che ho sempre poco tempo a disposizione, visto che già mi trovavo nella predetta pendenza, mi sono gettato su 10 x 100m di sprint in salita con recupero veloce in discesa.
Complice l'eccessivo caldo dell'orario ed una stanchezza di gambe ancora presente, ho davvero sofferto quegli allunghi che non erano nè cercati e nè cronometrati...

La settimana si svolge costantemente sui gioiosi binari della frenesia e così anche giovedì 21 mi tocca correre ad orari non proprio "freschi".
Tento la carta della Pista, non l'accarezzavo da mesi (dico per davvero) e opto per un fartlek che pensavo da tempo: 6 x 1.000m (300m Forti + 200m Lenti + 200m Forti + 200m Lenti + 100m Forti) (R.2' tra un 1.000m e l'altro).

Partenza! Piazza Gremita!
Fatica paurosa, mi ero preoccupato di non concluderlo questo allenamento, complice il caldo troppo opprimente a quell'orario del primo pomeriggio.
Quanti sacrifici per non sacrificare troppo la famiglia!
Allenamenti di questo tipo possono essere svolti al massimo sotto la boscaglia del parco della Favorita, con buona pace della precisione cronometrica, ma la Pista è la Pista, non puoi rinunciarci!
Infatti, pur uscendo con le ossa rotte da questo allenamento, svolto con i 300m in circa 52"-53", i 200m intorno i 36" ed i 100m sui 17" (anche alto), mi sono messo il cuore in pace, comprendendo che gli allenamenti lunghi e blandi mirati alla "Zero-Tremila" in qualche modo mi avevano parecchio rallentato...

La conseguenza che non avvertirò nell'immediato, sarà di ottenere un senso di stanchezza inspiegabile nei giorni successivi, accentuato al sabato dove al pomeriggio (forse) avrei fatto meglio a non andare nemmeno a correre quei 45 minuti lenti, davvero lenti...

Dormo tutta la notte, provo a riposare, in parte ci riesco e con la famiglia, alla domenica 24, si parte verso Monreale, situata pochi chilometri più in alto del capoluogo di Regione.

Erano le 08:00 e già non c'era più un buco per parcheggiare.
Tutto questo aumenta la tensione: non avevo intenzione di gareggiare con l'idea del ritiro, non fa piacere a nessuno.
Il tempo di sistemarmi e lasciare la famiglia dopo un rapido riscaldamento, e mi calo nella veste di un runner con il pettorale appeso.
Faceva già caldo, anche troppo e qualche nuvola presente in cielo graziava un pò tutti.

Lo start avviene con discreta precisione, gli organizzatori hanno preparato l'evento con dovizia di particolari ed il percorso lo conosco molto bene, dopo la vittoria dello scorso anno...
Prime Tornate ed il podio già delineato
Questa volta mi ricordo ogni curva ed ogni difficoltà del tracciato, so come gettarmi nella lunga ed unica discesa del giro da ripetere 5 volte per un totale di poco più di 9 Km.

La gara, quindi, è veloce e con discreti avversari: saranno Lorenzo Abbate ed il coetaneo Vito Massimo Catania (entrambi tesserati per l'Universitas Palermo) a battagliare per la vittoria, comunque ambita visto che trattasi di prova di Gran Prix Regionale con oltre 500 partecipanti.
Così tanta gente in un minuscolo quanto affascinante Paese (basti pensare al magnifico Duomo di Monreale famoso in tutto il Mondo...) fa il suo bell'effetto...

La partenza avviene senza grossi intoppi, riesco a mettermi in testa sin dalla prima curva, ma non avevo intenzione di mettere fuoco alla gara, assolutamente!
E pensare che più di dieci anni fa quando gareggiavo in Calabria, dopo lo Start facevo la guerra sotto i 3'00"/Km, sempre ed in ogni condizione...

Come previsto lascio fare ai leaders della corsa che si alternano.
Il mio respiro è affannoso, devo adattarmi al ritmo sollecito delle prime battute ed il passaggio al primo giro è abbastanza veloce, siamo sui 6'17".

Chi mostra maggiore aggressività sportiva è Lorenzo Abbate, il più giovane della truppa che, complice la mia collaborazione, fa subito la selezione di soli tre - quattro atleti.
Lascio a lui l'iniziativa, tranne nella ripida discesa che troviamo dopo il curvone che riporta indietro i runners verso il traguardo.
Mi getto come ai vecchi tempi, quando ero sicuramente il meno folle a scendere ma dovevo mettercela tutta per non prendere grossi distacchi da gente che sapeva correre...
Stavolta però, metto in difficoltà i miei contendenti pur notando che i miei piedi corrono con scarsa reattività.
Tratti in salita, come spingevano le mie Wave Shadow!
Gli effetti della Zero-Tremila si fanno notare e c'è molto da lavorare, sulle basi, a partire dalle andature ed i vari saltelli...

Quando provoco queste fratture gli altri faticano a ricucire, nelle salite tendo a recuperare un pò ma non sembra che gli altri se ne approfittassero...
Con tale condotta corro regolare e cerco sempre che qualcuno mi stia a fianco.
Al termine del secondo giro sembra che Vito Massimo, inizialmente avanti a tirare, abbia perso alcuni metri ma non mi voglio distrarre perchè inizia la saga dei doppiaggi.

Da quel momento in poi devo badare anche a come prendere la traiettoria e bere inizia a divenire quasi impossibile per via della gente che man mano avanzo aumenterà in numero.
Meno male che mi ero idratato bene durante i primi due giri e da quel momento in avanti non mi volterò più.
Al termine della lunga discesa posta a "giro di boa", provoco un'altra frattura con Lorenzo Abbate e stavolta non rallento più di tanto.
Proseguo costantemente ed anzi provo ad incrementare qualcosa per cercare di farlo crollare psicologicamente.
In realtà devo badare con molta attenzione alla folla di runners più lenti di me che costantemente dovrò doppiare, ma capisco che stavolta l'azione può essere decisiva.

Passo l'inizio del quarto giro ed insisto nei tratti più duri.
Prima Vittoria con Tecnica Sport!
Non perdo tempo in alcun modo e sento che il distacco aumenta, sottolineando lo sforzo nei punti dove mi avvantaggiavo.

Anche il quarto giro scorre regolare ma stavolta inizio a sentire la fatica sopraggiungere con insistenza.
Quasi mi sorprende il fatto di essere ancora in ballo e per di più in lotta per la vittoria finale.
L'ultimo giro è decisivo, mi impegno molto durante la prima parte, sapendo che rimarranno solamente circa tre minuti di sofferenza finale.
Provo sinceramente a siglare il mio miglior giro, ma non ci riuscirò ed è solo questa la nota negativa della giornata...

Riesco a districarmi facilmente tra i tanti doppiati che si godranno ancora altri minuti di divertimento su un percorso tecnicamente molto valido e, senza intoppi, chiudo vincendo la gara!

Una bella soddisfazione, considerato che poche ore prima mi sentivo una pezza.
Il segreto sta nel riposare bene e tutti i giorni.
Io in una sola notte, più l'adrenalina del giorno di gara, ho saputo raddrizzare una situazione apparentemente drammatica.

Il podio era già delineato da tempo: Lorenzo Abbate giungerà al secondo posto e Vito Massimo Catania saprà mantenere la terza piazza.
Con grande sorpresa, a fine serata ed una volta tornato a casa, sfogliando l'agenda vedrò che mio tempo (31'34") sarà migliore di quello siglato lo scorso anno.
Considerato che ho ancora nelle gambe una gara molto pesante, è una piccola soddisfazione personale!

Bella la cerimonia di premiazione!
Con la vincitrice C. Immesi
Una volta terminata la corsa, ho potuto riabbracciare la famiglia nei giardini comunali che si affacciano su uno splendido belvedere che mostra parte della Città di Palermo.
Il che, sommato al paesaggio offerto dallo splendido Duomo, hanno allietato una mattina speciale e vincente.

Infine, una nota sui premi: credo che prima di questa premiazione l'Oscar dell'originalità fosse andato ad una bottiglia di Vodka vinta non mi ricordo più dove.
Stavolta, con grande stupore, gli organizzatori del Marathon Monreale hanno lasciato perdere le classiche coppe e donato una bellissima riproduzione in ceramica delle "Teste di Moro" in stile Caltagirone, prodotte da una artista locale.

I "puristi" potranno storcere il naso, ma il premio è bellissimo (insieme ai piatti donati ai vari podi di categoria) ed è di gran lunga il più bello mai ricevuto.

E pensare che era una "mattinata iniziata male" ;-)

Ringrazio Sicilia Running per l'ampio servizio fotografico

venerdì 22 giugno 2018

Mizuno Wave Rider 21 - Semplicemente Propulsive!

Lasciatemelo dire, Mizuno mi sta soprendendo piacevolmente.

Con l'estate, il caldo sempre più soffocante, il problema principale è trovare una scarpa leggera e dinamica che non si carichi eccessivamente di sudore, capace di spingere forte nelle uscite brevi, quelle fino ai sessanta minuti estivi.
Ed il problema non è semplice perchè una scarpa dalla massima ammortizzazione spesso diviene molto pesante quando le temperature si fanno elevate.
Fortunatamente da qualche anno a questa parte, i Top Brands hanno compreso quanto sia importante avere un modello che associ una buona protezione agli impatti sul terreno oltre che una esaltante reattività, prerogativa che solo una scarpa molto leggera può avere.

Gli ibridi della categoria A3 - Massima Ammortizzazione che "somigliano" ad una A2 - Intermedia nel mercato sono pochi e molto spesso una rarità quando la formula è vincente, ma nel contempo sono molto apprezzati dai runner veloci, volenterosi e ambiziosi.
Spesso si associa questo modello al "cavallo di battaglia" del Brand e per Mizuno, scelta più che azzeccata, non può che essere un nome solo: Wave Rider.

La Mizuno Wave Rider 21 è sicuramente l'icona del Wave - Concetto per Mizuno.
La ventunesima edizione riassume a se tutta la lunghissima storia del modello, nato quasi come un concept design, con intersuola altissima e massiccia direi, fino a snellirsi eccessivamente negli anni 2010, quelli del minimalismo esasperato fino a non riscuotere più il consueto successo.

Ma dagli errori si impara e ci si migliora ed oggi, dopo averla provata ininterrottamente per un mese intero, posso tranquillamente affermare che, per le mie esigenze che prevedono allenamenti giornalieri, Mizuno ha fatto centro!
Quando non puoi calzare una Intermedia tutti i giorni (a meno che non sei un runner etiope che pesa 50 Kg!), ma hai voglia di correre agile e leggero senza aver ripercussioni sulle articolazioni, sai che puoi contare sulle Wave Rider 21.

TOMAIA.

Tomaia semplice, leggera e di impatto
La tomaia della Wave Rider 21, proposta in questa Osaka Special Edition che consiglio vivamente, è presentata con un contrasto molto elegante dal forte impatto, tra il nero brillante della tomaia made in Japan ed il logo Runbird giallo fluorescente.
I colori dell'arcobaleno, proposti in modo discreto internamente nella tomaia e lateralmente nell'intersuola, danno il tocco elegante che caratterizzano fortemente la filosofia della Città Orientale: abbracciare tutte le Nazioni e le Culture diverse con tutti i colori del Mondo.

Considerato che anche l'occhio vuole la sua parte, la comodità non è da meno ed è una delle scarpe più belle da indossare (per il piede intendo) che ho mai calzato: Mizuno la chiama "Dynamotion Fit".
Non sono parole di circostanza ma dati di fatto, tant'è che la costruzione tradizionalista della scarpa non presenta cuciture interne, ma come già spiegato nella recensione della Wave Ultima 9, ha il pregio di tenere il piede ben protetto sulla punta, irrobustendo una zona parecchio sollecitata dalle dita del piede.
Il collarino che protegge il collo piede è molto soffice, come richiede una scarpa A3, ma tutto il resto attorno alla zona retrostante è saggiamente alleggerito: insieme ai soffici lacci il piede resterà ben saldo alla scarpa dall'inizio alla fine della corsa.
Merito, infine, della conchiglia tallonare che avvolge uniformemente la zona retrostante.
Il feeling è accentuato grazie alla eccellente traspirabilità della tomaia tutta che è semplice quanto efficace: è l'ideale per i climi molto caldi e umidi!

L'armonia della corsa è garantita dalla stabilità irraggiungibile da altre calzature per merito del sistema Wave che rende al meglio a ritmi sostenuti, lasciando a proprio agio il piede che è libero di spingere quanto vuole.
La scarpa comoda è prerogativa per Mizuno, con la Wave Rider 21 è sintetizzata in poco più di 300 grammi (per la misura media maschile).

INTERSUOLA.

Dettaglio del sistema Wave sul tallone, in mezzo U4ic e U4icX
La Wave Rider 21 è tanto semplice quanto ben progettata.
Basta osservarla attentamente per notare la sua forma affusolata che predilige la performance.
Trovare un compromesso tra una scarpa protettiva ed una veloce non è semplice, requisito fondamentale è escludere tutti i fronzoli lasciando lavorare gli elementi principali caratteristici del marchio, ovvero le intersuole U4iC, U4icX ed il sistema Cloud Wave alleggerito inframmezzato.

La differenza sostanziale rispetto ad una scarpa più protettiva (ma adatta a tutti, sia i runner veloci che quelli più lenti) quale la Wave Ultima 9, è l'avampiede più affusolato.

Come è noto, per ottenere una corsa corretta è importante utilizzare tutto il piede: quando si vedono immagini di gente che corre di solo avampiede o poggia solamente di tallone, si sta commettendo un grave errore di impostanzione della corsa.
La Wave Rider 21, grazie al rigido sistema Wave ed al disegno della suola molto semplice quanto fluido,  è pensata per correre correttamente poggiando per bene il piede sul terreno.

Se per la Wave Ultima ho mostrato un design della suola molto semplice quanto efficace, per la Wave Rider questo aspetto è ancora più semplificato, puntando tutto sui grossi intagli laterali (nei punti di maggiore torsione dell'avampiede e dei metatarsi, e dal lungo intaglio mediale che rende la scarpa flessibilissima.

Il ritorno elastico della Rider 21 piegandola completamente su se stessa è eccezionale.
Se staticamente si comporta così bene, balzando molto in alto, figuriamoci cosa accade durante l'armoniosa azione di corsa!
Il contributo del Sistema Wave comporta una
fondamentale resistenza alla torsione mediale
oltre alla dispersione delle vibrazioni
Tanta rigidità torsionale non si acquisisce solo con la singola schiuma iniettata, ma è la risultante della combinazione dei tre strati così riassunti:

1° strato - Intersuola in U4iC (preponderante) molto reattiva per il primo impatto del piede al terreno.
2° strato - Sistema (Cloud) Wave alleggerito per consentire la massima stabilità tallonare/mediale, dispersione dell'impatto a terra attraverso le onde e conseguente ritorno energetico della spinta
3° strato - Intersuola in U4icX più soffice soltanto nella zona retrostante per garantire il massimo dell'ammortizzazione nel momento di maggiore impatto (e di stress) del piede al terreno.

Se Mizuno era anche da me considerata come una scarpa dall'ottimo potenziale ma universalmente molto dura, con l'avvento delle nuove Intersuole, in special modo dello U4icX, si sono risolti finalmente due grossi difetti: lo schiacciamento eccessivo in corrispondenza del Wave (la nuova schiuma nell'intersuola ha una memoria allo schiacciamento migliorata e resta pressochè identica per centinaia di chilometri) ed un comfort in fase di atterraggio parecchio migliorato.

Di per se la Wave Rider 21 non sarà la scarpa morbida per lunghi chilometraggi o per runner pesantissimi (anche per via della calzata comoda ma pur sempre filante), ma il drop ridotto tra tallone ed avampiede, oltre che lo spessore dell'intersuola ottimizzato per il compromesso tra velocità e protezione, la rendono perfetta per le uscite dinamiche senza sacrificare il requisito fondamentale per una scarpa da Running, ovvero la giusta ammortizzazione.

SUOLA.


SmoothRide, concetto che semplifica il design della suola
Come già anticipato, il disegno della Wave Rider 21, pensato per la strada asfaltata, è di per se molto semplificato.
La diretta conseguenza è una corsa definita come "Smooth Ride", molto veloce e filante, cosa che ho avvertito maggiormente in questo modello più che con la Wave Ultima 9 che una impostazione più comoda e ammortizzata.

La Wave Rider 21 ti invita a spingere sempre e senza sosta, a poggiare velocemente il piede senza balzare e, grazie alla gomma utilizzata per la suola, la X10 ad alta resistenza all'abrasione, ma dall'ottimo grip, è facile passare da un ritmo blando a correre vicino i 3'00"/Km senza troppo disagio.

In fondo stiamo parlando di una "Quasi Intermedia" che ho indossato molto spesso nei lunghi allenamenti in salita dove è fondamentale non perdere il ritmo.

CONCLUSIONI.

Mizuno ha puntato molto su questo modello, Wave Rider 21, ed il percorso di ottimizzazione di un modello ibrido di impostazione neutra pensato per associare dinamismo (allenamenti veloci per molti runners o ritmi gara intensi fino alla Maratona) ad una buona protezione al fine di non incorrere in spiacevoli inconvenienti quali crampi muscolari, non è stato facile.

Mi è stato spiegato che c'è stato molto lavoro dietro il concepimento di questo capolavoro di equilibrio, con un solo semplice appunto: la filosofia di Mizuno è incentrata sul rendere ogni persona un atleta migliore (e quindi una persona migliore), pensiero che sposo appieno.

L'alta tecnicità di questa scarpa non scende a compromessi ed ovviamente l'utilizzo della piastra Wave in pebax molto rigida garantisce il massimo della stabilità senza trascurare l'ammortizzazione che comunque non è eccezionale in questo specifico modello: la Rider 21 non è pensata per correre piano o fare jogging.
Un compromesso che si può tranquillamente accettare, dato che la scarpa è molto più morbida di una qualsiasi intermedia, permette un alloggiamento del piede molto tranquillo e spinge (quasi) tanto quanto una A2.
In pratica ha le prestazioni di una Intermedia da usare in gara ma una volta calzate pensi di correre con una Massima Ammortizzazione per quanto è comoda.

Ideali per correre in salita o fare ripetute a ritmi sostenuti
E' rivolta a corridori con appoggio neutro veloci, ambiziosi che si allenano prevalentemente su strada o che preferiscono portarsi con se un'unica scarpa da corsa durante un lungo viaggio, capace di rendere bene su ogni tipo di allenamento: dalle ripetute in salita, a quelle su pista, medi più intensi oppure un lungo (non tanto lento) di 16 - 20 Km.

Per sfondare il muro delle 3 ore in maratona non c'è di meglio, ma anche chi ci va molto vicino saprà trovarla un'arma in più... vincente!

Mizuno Wave Rider 21, l'applicazione di stile e materiali all'avanguardia, un concentrato delle migliori tecnologie dell'azienda di Osaka riassunte in circa 300 grammi... Da Provare!

venerdì 15 giugno 2018

Supermaratona dell'Etna - Da 0 a 3000m - Indescrivibili Emozioni

Il fatidico arrivo - E ringrazio Maurizio Crispi
che ha saputo immortalare in momento
Marina di Cottone (CT) - Sabato 09 giugno.

Inizia tutto alle 05:30 del mattino, il punto di partenza è vicino anche se bisogna pensare anche alla famiglia che si passerà una giornata a mare.
Il clima è ancora freddino così come l'acqua, ma il cielo è sereno seppur leggermente ventoso.
Il lido, praticamente sgombro, sarà uno spasso per il resto della mia famiglia che mi lascerà.

Ci dirigiamo verso il punto di partenza, il lido attaccato alla strada provinciale che porta verso l'ingresso autostradale distante pochi chilometri.
Quella strada l'avevo percorsa in auto il giorno prima per il ritiro del pettorale, il numero cinque, a Linguaglossa, altro punto focale e di passaggio della corsa.
Quelle pendenze e tutte quelle curve mi sembravano irte.
Domando: "Quant'è l'altitudine qui?" La risposta è: "solo 700m circa".
Mi aspettava un'impresa dal sapore dell'ignoto...

Faceva caldo, maledettamente caldo alle 08:00, orario di inizio gara, il sole era già alto e i corridori presenti da più parti d'Italia e d'Europa (ma quasi la metà dei circa 500 partenti - numero chiuso -  Palermitani!) scherzavano e ridevano con molta allegria.
Io ero solo teso, avevo timore, dovevo sfiorare delicatamente l'asfalto e non dovevo disidratarmi.
Avevo paura e smitizzavo sorridendo agli amici e conoscenti lì presenti.

Il via è con i piedi sulla sabbia e parto con molta calma, senza cercare le posizioni di testa.
Quelle arriveranno poco dopo, ad un ritmo che definivo molto blando.

Pensare che per i primi 3 chilometri si correva sul piano e addirittura in discesa!
Subito dopo, iniziavano le prime dure rampe che, affrontate a quel ritmo, intorno i 5'00"/Km, sembravano uno scherzo.
Ci trovavamo su delle strade secondarie non trafficate e potevo correre dove volevo.
Questo lungo strappo durerà abbastanza tanto da spingere un pò troppo in avanti i battiti cardiaci.

Partenza, da Marina di Cottone
Beh, stavolta avevo scelto di indossare la fascia cardio pur non utilizzandola mai in allenamento o in altre gare.
In questo caso è stata utilissima perchè quando i battiti aumentavano da "zona rossa" (circa oltre i 160) abbassavo il ritmo basandomi sul concetto che più lavora il cuore, il muscolo principale che pompa ossigeno ai muscoli, più esaurirò le forze prima.

Qui, invece, dovevo dosare al meglio le forze e finalmente ho trovato utile la fascia cardio, che sa dirti con esattezza quando stai esagerando (e non dovresti).
Ahimè, invece, già dovevo fare i conti con le prime grosse sudate ed ogni volta che c'era possibilità afferravo una bottiglietta di acqua che consumavo lentamente, quasi per intero.
Faceva caldissimo e sapevo che tutto questo mi avrebbe ridotto l'autonomia, il più grosso handicap con cui dovevo combattere.

Eppure, quella bellissima strada asfaltata invita a correre, a correre più forte.
Così, senza volerlo visto che andavo più piano di certe giornate "no" che avevo in allenamento, mi ritrovo a correre da solo ed a staccare uno ad uno gli avversari.

A quel punto, decido di correre per i fatti miei e comunque non da solo visto che ero scortato dalla moto di testa e dai mezzi ufficiali di gara.
Un'organizzazione perfetta, dove tutto è studiato a puntino, quella della 0 - 3.000m!

Primi chilometri su strada lisci, qui a Linguaglossa
Inzio a mangiare qualcosa oltre i 10 Km, mangio una banana intera quando la strada è meno pendente ma accade molto raramente.
Quelle pendenze che mi sembravano molto dure in auto, le lascio alle mie spalle con evidente facilità sotto i 5'00"/Km , alle volte anche 4'30"/Km.

Mi sento bene, non forzo mai e controllo costantemente la barra del cardio che ho sull'orologio GPS, ben più importante del ritmo che tenevo.
Raggiungo prima Piedimonte Etneo, successivamente Linguaglossa a 14 Km circa con una rilassatezza senza pari.
Ero già molto sudato, mi idratavo costantemente persino bagnandomi la testa.
Da dietro già avevo dato distacchi di alcuni minuti.

Evviva la strada, da lì in avanti non avevo idea di cosa mi aspettasse.
Il percorso tuttavia era  molto semplice: esiste una sola strada così diretta per raggiungere le pendici dell'Etna ed era la statale che forse qualche anno fa percorrevo in auto.
Avevo ricordi offuscati, ma sotto gli occhiali da sole la vista non lo era, anzi, mi riparava dal sole caldo che non smetteva di nuocere.

In compagnia del motociclista, sentivo il rombo della motocicletta da cross borbottare per chilometri e chilometri.
Ogni tanto passavano i supporters dei podisti o delle staffette previste in gara.
Niente, ero concentrato tanto che alle volte mi dava molto fastidio essere affiancato da qualcuno.
Mi sa che fossero i primi segnali di un cedimento.

Aver lasciato i centri abitati da così tanti chilometri mi lasciava solo ed inerme al destino.
Più tardi raggiungevo con la costanza e la saggezza, il chilometro 23, ne mancavano solo 10 all'inizio della gara vera, del momento tanto atteso da più di un mese.
Mi facevo forza e continuavo a bere, a ristorarmi, a prendere un primo gel (con la bocca impastata nonostante avessi bevuto attimi prima), sotto quel sole smorzato ogni tanto dai freschi alberi e dall'aria che pian piano si rinfrescava.
Piano Provenzana Km 33

Un'ora e mezza fa ero con il mare a due passi, adesso il mare lo vedevo da lontano e dall'alto di quei tornanti, un panorama mozzafiato che non ti faceva capire dove ti potevano portare quelle strade.

A colpi di 5'30"/Km avanzavo senza più tanto scherzare ed alle volte mi sorpassavano ciclisti che si allenavano su quelle strade o motociclisti con le Harley strombazzanti che si dirigevano verso le baite montane, probabilmente.

Degli avversari nessuna traccia, adesso dovevo badare a me stesso.
Mancava poco all'arrivo a Piano Provenzana posto a quota 1.800m, e verso il chilometro 30 in un tratto molto più veloce e scorrevole, ascolto il consiglio dell'uomo sulla motocicletta che mi invita a bere (per l'ennesima volta) ed a mangiare una banana perchè di lì a poco avrei affrontato un muro verticale prima di trovarmi dinanzi a Sua Maestà l'Etna.

Finalmente l'aria era davvero fresca, piacevole ventilata, ma non per questo non ero accaldato, tant'è che sotto la testa il sole picchiava come all'inizio.
Pensavo di trovarmi di fronte ad un sentiero molto stretto per affrontare quel fatidico "muro" descritto dal motociclista, e invece mi trovo davanti ad un bivio larghissimo che dava su un "belvedere" che si prestava ad essere il "balcone" da cui guardare sicuramente un magnifico panorama (che mai vedrò perchè impegnato in corsa).

Quel muro arriverà, eccome se arriverà!
Tanto che decido, una volta trovatomi solo e perso, di fermarmi a camminare, per la prima volta.
Era il segnale che il sole, il sudore ed i chilometri affrontati in salita, poco alla volta mi avevano picchettato.
Quella pendenza per me diventava killer, quando con delle gambe fresche l'avrei affrontata di slancio ma non senza difficoltà.
In quel preciso istante, il mio diretto inseguitore, un ragazzo dalla canotta giallo fluo, mi sorpassa e va avanti senza fare una piega, senza avvertire il colpo.
Dico dentro di me che quello sarà il vincitore finale, perchè stava ancora troppo bene e continuava a correre facilmente...

Quel tempo a camminare lo passo alimentandomi e rifrescandomi.
Poco dopo riprendo a correre.
Accanto a me, in quell'ultimo chilometro asfaltato, due in Mountain Bike arrancavano peggio di me e non mi lasciavano solo...

Piano Provenzana è giunto, in appena 2 ore e 43 minuti, credo sia il mio limite fisiologico allo sforzo visti gli allenamenti (onesti ma incompleti) passati su e giù per Monte Pellegrino.

Un chilometro a Piano Provenzana, un muro che interrompe la corsa,
maledettamente bello
Afferrata l'ultima bottiglietta e messo piede sul paesaggio lunare, inizio molto male, camminando.
Quelle pendenze le conoscevo già: tolto l'aspetto della terra lavica, poco più consistente della sabbia ma molto, molto più affascinante, erano quelle del tratto dei fedeli di Scala Vecchia a Montepellegrino, solo con aria più rarefatta e gambe praticamente sfinite.

Ancora faceva caldo, e continuavo a bagnarmi e in quelle prime battute non volevo darmi per vinto.
Superata la fase iniziale dove mi demoralizzavo molto all'idea di camminare "solamente", alzavo la testa già a lungo chinata per spingere di gambe, e riprovavo a correre.
Niente, inutile, valeva la pena camminare perchè la spinta durava troppo poco.

In poco tempo vengo superato da altri partecipanti, di cui alcuni mai visti nel gruppo lasciato a inizio gara e altri facenti parte delle staffette.
In quel momento sono confuso e penso soltanto ad avanzare; ogni tanto do l'occhio verso il basso per vedere se qualcuno rimontava... accadeva sempre.

Dopo una ventina di minuti circa, tra tentare di correre e camminare energeticamente, mi accorgo che il rapporto era di 8'30"/Km su 13'00"/Km circa.
Ciò significa che ogni chilometro stavo perdendo un abisso... impietoso.

Beh, in quel momento capivi quanto sarebbe stato importante allenarmi molto di più, a lungo e affrontando la salita finale magari dopo le 2 ore e mezza di corsa.
Tempo che non avevo a mia disposizione e che non potevo mai inventarmi, senza contare le enormi esigenze di recupero muscolare e di riposo che non potevo mai avere.
In quel frangente capivo che dovevo allenarmi di più, più alungo e con le gambe doloranti.
Tutto il resto delle ripetute era stato ben svolto, mancava maledettamente la tenuta, la durata ed il fresco che non c'è stato mai...

In quei momenti quando stai solo a camminare nel silenzio pensi a tante cose: alla famiglia lontana, agli avversari sempre più vicini, alle posizioni che potrai ancora perdere e ti metti con la schiena dritta, dai motivazioni a te stesso e vai avanti.
Sono davvero stanco di vedere a 10 cm di distanza le mie Mizuno Wave Shadow ormai color giallo ingrigito arrancare così, meritano molto meglio e voglio andare avanti, proseguire con la corsa.

Paesaggi Pazzeschi, ho corso là dentro...
Ogni tanto riesco a correre, ma dura poco, troppo poco.
Il traguardo è ancora lungo, infinito, specie quando cammini.
Ne sono cosciente e lucido, l'aria è sempre più fresca e sembra di respirare affannosamente anche per poco; i battiti cardiaci sono ormai calati ai limiti della normalità, perchè l'intensità dello sforzo fisico si è ridotta quasi a zero...

Forse il caldo mi ha battuto di nuovo, questo fantasma che ti priva le energie, non mi do colpe perchè ho davvero passeggiato su strada e nonostante ciò nessuno mi toglie dalla testa di raggiungere la vetta.
Purtroppo atleti come Antonio Recupero e qualcun'altro mi passeranno via continuando a correre.
Il francese che vincerà la gara, J. Kiredjian, farà una rimonta incredibile perchè recupererà circa 10 minuti di distacco in poco più di metà montagna, correndo costantemente come se fosse un 4 x 4, mentre il ragazzo dalla canottiera giallo fluo (Angelo Direnzo), in testa con enorme distacco su tutti, si fermerà di colpo stramazzando al suolo in preda a fortissimi crampi.
Peccato, la vittoria era sua ma Sua Maestà L'Etna colpisce senza pietà i suoi avventori...

Qualche crampo ce l'avrò anch'io perchè ogni tanto la strada spianerà e tentare di correre per un centinaio di metri per recuperare l'irrecuperabile mi provocherà giustamente irrigidimenti alla pianta del piede...
Purtroppo quel traguardo non arriva, non faccio altro che desiderarlo e sono felicissimo di leggere il cartello del chilometro 40.

Ne mancano solo tre, ormai la vetta è vicina!
Quel paesaggio lunare sempre più remoto, con l'aria sempre più fredda che ti asciuga finalmente il completo da corsa, la pelle che brucia pensando fosse lo sfregamento e invece era la scottatura del sole, i banchi di ghiaccio ancora buttati lì ed infine la natura che vince su tutto.
Edizione Memorabile, temperature alte fin quasi alla vetta

Mandrie di cavalli che scendevano da là sopra, ciuffi di piante o di fiori colorati che si infrangono sul grigio affascinante del Vulcano, un panorama che avevo visto solo in foto e che stavo vivendo sul serio.
C'erano anche le vetture del "Discovery Etna" che salivano per i turisti che non vogliono farsela a piedi... peccato che in mezzo a tutta quella polvere alzata c'eravamo noi atleti con tanto di pettorale...

Ormai la fine era vicina.
Un amico di Palermo era lì appostato a fotografarci, apparso come un oracolo, mancavano poche centinaia di metri e potevo toccare il cielo per davvero!
La strada spianava di botto e dopo aver percorso velocemente la curva da buon stradista, mi ritrovo l'immagine di tutta l'intera corsa: una rampa verticale di circa duecento metri e l'osservatorio vulcanologico gremito di persone: un sogno che si avverava finalmente!

Voglio provare a correre questo breve tratto finale, per la gloria, ma non c'è verso e sono costretto a camminare anche lì, fino alla fine, finchè non taglio il traguardo bello e possibile.

E' stata breve la sensazione che non finisse più quella lunga ascesa, ma sono rimasto sempre lucido contando i chilometri che mancavano all'improbabile finale.

In pochi minuti, giusto il tempo di riprendermi dallo sforzo e dalla grande fatica, mi infreddolisco.
Bevo qualcosa di caldo, mi accorgo che la divisa di gara era asciutta mentre la pelle nella parte della schiena lasciata scoperta bruciava un pò tanto.
Nella confusione post gara, penso solo a coprirmi rapidamente ed a cambiare i vestiti con qualcosa di asciutto ed in poco tempo riuscirò a scendere alle pendici del Vulcano grazie alla vettura messa a disposizione del Corpo Forestale, gentilissimi.
Ci mettiamo più di mezz'ora a scendere, le gambe facevano male maledettamente e poco importa se non ero riuscito a scendere sul percorso veloce di 5 Km che l'organizzazione invogliava a provare.
Podio di categoria
L'avrei fatto se non mi fossi ridotto così male, ed è un'utile trovata per snellire il servizio di accompagnamento dei podisti: molti di loro una volta tagliato il traguardo dovranno aspettare parecchio al cospetto di una gelida brezza prima di riuscire a scendere con i mezzi messi a disposizione dell'organizzazione.

Incredibile quantificare quale e quanto sia immenso lo sforzo che l'organizzazione dell'Etna Trail mette per offrire a soli 500 fortunati partecipanti un simile spettacolo.

Nel tardo pomeriggio ci saranno le premiazioni, mi vedrò per una sola posizione fuori dal podio assoluti con cocente amarezza, tanto da sorridere vanamente ad un primo posto di categoria che non vale poi così tanto...

Mi accontento perchè sapevo che poteva andare a finire così con così poco allenamento (chilometricamente parlando) ed immediatamente mi immagino il prossimo anno di nuovo al via, consapevole di dovermi allenare di più.
In realtà non posso sapere se ciò accadrà, ne sarei contento se così fosse, intanto mi godo una settimana di meritato riposo e penso ai prossimi obiettivi estivi, non più lunghi di 10 Km :-)

Ringrazio tutta l'organizzazione dell'Etna Trail, Carmelo Santoro, i Fotografi Ufficiali, la famiglia Regonese per le foto, Ultramaratone, maratone e dintorni e tutti gli amici e sponsor che mi sostengono)

NEW YORK CITY MARATHON 2010 (Foto Podisti.net)

NEW YORK CITY MARATHON 2010 (Foto Podisti.net)
PRONTI A PARTIRE...