41° New York City Marathon - 20° Posto Assoluto - 1° Europeo

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Un Sogno Ad Occhi Aperti...

sabato 30 giugno 2018

Monreale Vincere? Non me lo aspettavo!

Bene Così! Foto M. Amato
Monreale (PA), due settimane dopo la splendida 43 Km sull'Etna, la 0-3000m...

Non mi sono potuto riprendere così velocemente, almeno posso garantire sul recupero pieno durante la settimana post - scalata.
Ho corso poco, piano per lo più ed ho aspettato che i soli dolori avvertiti, cioè ai muscoli della schiena, fossero riassorbiti, anche grazie all'aiuto di una blanda corsa e ad un blando allungamento muscolare.

Non è stato facile recuperare e per di più ho notato con enorme sconcerto che nell'affrontare delle salite di alcune centinaia di metri sembrava quasi che il mio fisico si rifiutasse categoricamente di correrci sopra...
Il che è assurdo visto che il risultato di due settimane fa l'ho preso con grande serenità e non ho accusato alcuna "crisi da rigetto" nè per le salite, nè per la corsa in genere.
Anzi, questa esperienza montana mi ha più che rinvigorito nello spirito.

Come detto, si vive di obiettivi e sta a noi continuare a crearli nella vita...

Durante la settimana appena passata ho ricominciato da zero.
Martedì 19 ho approcciato una bella seduta di potenziamento a carico naturale con i tanti esercizi di stimolo propriocettivo e muscolare svolti su strada in pendenza (dicasi salita), così tanto per intensificare lo sforzo :-)
A fine lavori, dato che ho sempre poco tempo a disposizione, visto che già mi trovavo nella predetta pendenza, mi sono gettato su 10 x 100m di sprint in salita con recupero veloce in discesa.
Complice l'eccessivo caldo dell'orario ed una stanchezza di gambe ancora presente, ho davvero sofferto quegli allunghi che non erano nè cercati e nè cronometrati...

La settimana si svolge costantemente sui gioiosi binari della frenesia e così anche giovedì 21 mi tocca correre ad orari non proprio "freschi".
Tento la carta della Pista, non l'accarezzavo da mesi (dico per davvero) e opto per un fartlek che pensavo da tempo: 6 x 1.000m (300m Forti + 200m Lenti + 200m Forti + 200m Lenti + 100m Forti) (R.2' tra un 1.000m e l'altro).

Partenza! Piazza Gremita!
Fatica paurosa, mi ero preoccupato di non concluderlo questo allenamento, complice il caldo troppo opprimente a quell'orario del primo pomeriggio.
Quanti sacrifici per non sacrificare troppo la famiglia!
Allenamenti di questo tipo possono essere svolti al massimo sotto la boscaglia del parco della Favorita, con buona pace della precisione cronometrica, ma la Pista è la Pista, non puoi rinunciarci!
Infatti, pur uscendo con le ossa rotte da questo allenamento, svolto con i 300m in circa 52"-53", i 200m intorno i 36" ed i 100m sui 17" (anche alto), mi sono messo il cuore in pace, comprendendo che gli allenamenti lunghi e blandi mirati alla "Zero-Tremila" in qualche modo mi avevano parecchio rallentato...

La conseguenza che non avvertirò nell'immediato, sarà di ottenere un senso di stanchezza inspiegabile nei giorni successivi, accentuato al sabato dove al pomeriggio (forse) avrei fatto meglio a non andare nemmeno a correre quei 45 minuti lenti, davvero lenti...

Dormo tutta la notte, provo a riposare, in parte ci riesco e con la famiglia, alla domenica 24, si parte verso Monreale, situata pochi chilometri più in alto del capoluogo di Regione.

Erano le 08:00 e già non c'era più un buco per parcheggiare.
Tutto questo aumenta la tensione: non avevo intenzione di gareggiare con l'idea del ritiro, non fa piacere a nessuno.
Il tempo di sistemarmi e lasciare la famiglia dopo un rapido riscaldamento, e mi calo nella veste di un runner con il pettorale appeso.
Faceva già caldo, anche troppo e qualche nuvola presente in cielo graziava un pò tutti.

Lo start avviene con discreta precisione, gli organizzatori hanno preparato l'evento con dovizia di particolari ed il percorso lo conosco molto bene, dopo la vittoria dello scorso anno...
Prime Tornate ed il podio già delineato
Questa volta mi ricordo ogni curva ed ogni difficoltà del tracciato, so come gettarmi nella lunga ed unica discesa del giro da ripetere 5 volte per un totale di poco più di 9 Km.

La gara, quindi, è veloce e con discreti avversari: saranno Lorenzo Abbate ed il coetaneo Vito Massimo Catania (entrambi tesserati per l'Universitas Palermo) a battagliare per la vittoria, comunque ambita visto che trattasi di prova di Gran Prix Regionale con oltre 500 partecipanti.
Così tanta gente in un minuscolo quanto affascinante Paese (basti pensare al magnifico Duomo di Monreale famoso in tutto il Mondo...) fa il suo bell'effetto...

La partenza avviene senza grossi intoppi, riesco a mettermi in testa sin dalla prima curva, ma non avevo intenzione di mettere fuoco alla gara, assolutamente!
E pensare che più di dieci anni fa quando gareggiavo in Calabria, dopo lo Start facevo la guerra sotto i 3'00"/Km, sempre ed in ogni condizione...

Come previsto lascio fare ai leaders della corsa che si alternano.
Il mio respiro è affannoso, devo adattarmi al ritmo sollecito delle prime battute ed il passaggio al primo giro è abbastanza veloce, siamo sui 6'17".

Chi mostra maggiore aggressività sportiva è Lorenzo Abbate, il più giovane della truppa che, complice la mia collaborazione, fa subito la selezione di soli tre - quattro atleti.
Lascio a lui l'iniziativa, tranne nella ripida discesa che troviamo dopo il curvone che riporta indietro i runners verso il traguardo.
Mi getto come ai vecchi tempi, quando ero sicuramente il meno folle a scendere ma dovevo mettercela tutta per non prendere grossi distacchi da gente che sapeva correre...
Stavolta però, metto in difficoltà i miei contendenti pur notando che i miei piedi corrono con scarsa reattività.
Tratti in salita, come spingevano le mie Wave Shadow!
Gli effetti della Zero-Tremila si fanno notare e c'è molto da lavorare, sulle basi, a partire dalle andature ed i vari saltelli...

Quando provoco queste fratture gli altri faticano a ricucire, nelle salite tendo a recuperare un pò ma non sembra che gli altri se ne approfittassero...
Con tale condotta corro regolare e cerco sempre che qualcuno mi stia a fianco.
Al termine del secondo giro sembra che Vito Massimo, inizialmente avanti a tirare, abbia perso alcuni metri ma non mi voglio distrarre perchè inizia la saga dei doppiaggi.

Da quel momento in poi devo badare anche a come prendere la traiettoria e bere inizia a divenire quasi impossibile per via della gente che man mano avanzo aumenterà in numero.
Meno male che mi ero idratato bene durante i primi due giri e da quel momento in avanti non mi volterò più.
Al termine della lunga discesa posta a "giro di boa", provoco un'altra frattura con Lorenzo Abbate e stavolta non rallento più di tanto.
Proseguo costantemente ed anzi provo ad incrementare qualcosa per cercare di farlo crollare psicologicamente.
In realtà devo badare con molta attenzione alla folla di runners più lenti di me che costantemente dovrò doppiare, ma capisco che stavolta l'azione può essere decisiva.

Passo l'inizio del quarto giro ed insisto nei tratti più duri.
Prima Vittoria con Tecnica Sport!
Non perdo tempo in alcun modo e sento che il distacco aumenta, sottolineando lo sforzo nei punti dove mi avvantaggiavo.

Anche il quarto giro scorre regolare ma stavolta inizio a sentire la fatica sopraggiungere con insistenza.
Quasi mi sorprende il fatto di essere ancora in ballo e per di più in lotta per la vittoria finale.
L'ultimo giro è decisivo, mi impegno molto durante la prima parte, sapendo che rimarranno solamente circa tre minuti di sofferenza finale.
Provo sinceramente a siglare il mio miglior giro, ma non ci riuscirò ed è solo questa la nota negativa della giornata...

Riesco a districarmi facilmente tra i tanti doppiati che si godranno ancora altri minuti di divertimento su un percorso tecnicamente molto valido e, senza intoppi, chiudo vincendo la gara!

Una bella soddisfazione, considerato che poche ore prima mi sentivo una pezza.
Il segreto sta nel riposare bene e tutti i giorni.
Io in una sola notte, più l'adrenalina del giorno di gara, ho saputo raddrizzare una situazione apparentemente drammatica.

Il podio era già delineato da tempo: Lorenzo Abbate giungerà al secondo posto e Vito Massimo Catania saprà mantenere la terza piazza.
Con grande sorpresa, a fine serata ed una volta tornato a casa, sfogliando l'agenda vedrò che mio tempo (31'34") sarà migliore di quello siglato lo scorso anno.
Considerato che ho ancora nelle gambe una gara molto pesante, è una piccola soddisfazione personale!

Bella la cerimonia di premiazione!
Con la vincitrice C. Immesi
Una volta terminata la corsa, ho potuto riabbracciare la famiglia nei giardini comunali che si affacciano su uno splendido belvedere che mostra parte della Città di Palermo.
Il che, sommato al paesaggio offerto dallo splendido Duomo, hanno allietato una mattina speciale e vincente.

Infine, una nota sui premi: credo che prima di questa premiazione l'Oscar dell'originalità fosse andato ad una bottiglia di Vodka vinta non mi ricordo più dove.
Stavolta, con grande stupore, gli organizzatori del Marathon Monreale hanno lasciato perdere le classiche coppe e donato una bellissima riproduzione in ceramica delle "Teste di Moro" in stile Caltagirone, prodotte da una artista locale.

I "puristi" potranno storcere il naso, ma il premio è bellissimo (insieme ai piatti donati ai vari podi di categoria) ed è di gran lunga il più bello mai ricevuto.

E pensare che era una "mattinata iniziata male" ;-)

Ringrazio Sicilia Running per l'ampio servizio fotografico

venerdì 22 giugno 2018

Mizuno Wave Rider 21 - Semplicemente Propulsive!

Lasciatemelo dire, Mizuno mi sta soprendendo piacevolmente.

Con l'estate, il caldo sempre più soffocante, il problema principale è trovare una scarpa leggera e dinamica che non si carichi eccessivamente di sudore, capace di spingere forte nelle uscite brevi, quelle fino ai sessanta minuti estivi.
Ed il problema non è semplice perchè una scarpa dalla massima ammortizzazione spesso diviene molto pesante quando le temperature si fanno elevate.
Fortunatamente da qualche anno a questa parte, i Top Brands hanno compreso quanto sia importante avere un modello che associ una buona protezione agli impatti sul terreno oltre che una esaltante reattività, prerogativa che solo una scarpa molto leggera può avere.

Gli ibridi della categoria A3 - Massima Ammortizzazione che "somigliano" ad una A2 - Intermedia nel mercato sono pochi e molto spesso una rarità quando la formula è vincente, ma nel contempo sono molto apprezzati dai runner veloci, volenterosi e ambiziosi.
Spesso si associa questo modello al "cavallo di battaglia" del Brand e per Mizuno, scelta più che azzeccata, non può che essere un nome solo: Wave Rider.

La Mizuno Wave Rider 21 è sicuramente l'icona del Wave - Concetto per Mizuno.
La ventunesima edizione riassume a se tutta la lunghissima storia del modello, nato quasi come un concept design, con intersuola altissima e massiccia direi, fino a snellirsi eccessivamente negli anni 2010, quelli del minimalismo esasperato fino a non riscuotere più il consueto successo.

Ma dagli errori si impara e ci si migliora ed oggi, dopo averla provata ininterrottamente per un mese intero, posso tranquillamente affermare che, per le mie esigenze che prevedono allenamenti giornalieri, Mizuno ha fatto centro!
Quando non puoi calzare una Intermedia tutti i giorni (a meno che non sei un runner etiope che pesa 50 Kg!), ma hai voglia di correre agile e leggero senza aver ripercussioni sulle articolazioni, sai che puoi contare sulle Wave Rider 21.

TOMAIA.

Tomaia semplice, leggera e di impatto
La tomaia della Wave Rider 21, proposta in questa Osaka Special Edition che consiglio vivamente, è presentata con un contrasto molto elegante dal forte impatto, tra il nero brillante della tomaia made in Japan ed il logo Runbird giallo fluorescente.
I colori dell'arcobaleno, proposti in modo discreto internamente nella tomaia e lateralmente nell'intersuola, danno il tocco elegante che caratterizzano fortemente la filosofia della Città Orientale: abbracciare tutte le Nazioni e le Culture diverse con tutti i colori del Mondo.

Considerato che anche l'occhio vuole la sua parte, la comodità non è da meno ed è una delle scarpe più belle da indossare (per il piede intendo) che ho mai calzato: Mizuno la chiama "Dynamotion Fit".
Non sono parole di circostanza ma dati di fatto, tant'è che la costruzione tradizionalista della scarpa non presenta cuciture interne, ma come già spiegato nella recensione della Wave Ultima 9, ha il pregio di tenere il piede ben protetto sulla punta, irrobustendo una zona parecchio sollecitata dalle dita del piede.
Il collarino che protegge il collo piede è molto soffice, come richiede una scarpa A3, ma tutto il resto attorno alla zona retrostante è saggiamente alleggerito: insieme ai soffici lacci il piede resterà ben saldo alla scarpa dall'inizio alla fine della corsa.
Merito, infine, della conchiglia tallonare che avvolge uniformemente la zona retrostante.
Il feeling è accentuato grazie alla eccellente traspirabilità della tomaia tutta che è semplice quanto efficace: è l'ideale per i climi molto caldi e umidi!

L'armonia della corsa è garantita dalla stabilità irraggiungibile da altre calzature per merito del sistema Wave che rende al meglio a ritmi sostenuti, lasciando a proprio agio il piede che è libero di spingere quanto vuole.
La scarpa comoda è prerogativa per Mizuno, con la Wave Rider 21 è sintetizzata in poco più di 300 grammi (per la misura media maschile).

INTERSUOLA.

Dettaglio del sistema Wave sul tallone, in mezzo U4ic e U4icX
La Wave Rider 21 è tanto semplice quanto ben progettata.
Basta osservarla attentamente per notare la sua forma affusolata che predilige la performance.
Trovare un compromesso tra una scarpa protettiva ed una veloce non è semplice, requisito fondamentale è escludere tutti i fronzoli lasciando lavorare gli elementi principali caratteristici del marchio, ovvero le intersuole U4iC, U4icX ed il sistema Cloud Wave alleggerito inframmezzato.

La differenza sostanziale rispetto ad una scarpa più protettiva (ma adatta a tutti, sia i runner veloci che quelli più lenti) quale la Wave Ultima 9, è l'avampiede più affusolato.

Come è noto, per ottenere una corsa corretta è importante utilizzare tutto il piede: quando si vedono immagini di gente che corre di solo avampiede o poggia solamente di tallone, si sta commettendo un grave errore di impostanzione della corsa.
La Wave Rider 21, grazie al rigido sistema Wave ed al disegno della suola molto semplice quanto fluido,  è pensata per correre correttamente poggiando per bene il piede sul terreno.

Se per la Wave Ultima ho mostrato un design della suola molto semplice quanto efficace, per la Wave Rider questo aspetto è ancora più semplificato, puntando tutto sui grossi intagli laterali (nei punti di maggiore torsione dell'avampiede e dei metatarsi, e dal lungo intaglio mediale che rende la scarpa flessibilissima.

Il ritorno elastico della Rider 21 piegandola completamente su se stessa è eccezionale.
Se staticamente si comporta così bene, balzando molto in alto, figuriamoci cosa accade durante l'armoniosa azione di corsa!
Il contributo del Sistema Wave comporta una
fondamentale resistenza alla torsione mediale
oltre alla dispersione delle vibrazioni
Tanta rigidità torsionale non si acquisisce solo con la singola schiuma iniettata, ma è la risultante della combinazione dei tre strati così riassunti:

1° strato - Intersuola in U4iC (preponderante) molto reattiva per il primo impatto del piede al terreno.
2° strato - Sistema (Cloud) Wave alleggerito per consentire la massima stabilità tallonare/mediale, dispersione dell'impatto a terra attraverso le onde e conseguente ritorno energetico della spinta
3° strato - Intersuola in U4icX più soffice soltanto nella zona retrostante per garantire il massimo dell'ammortizzazione nel momento di maggiore impatto (e di stress) del piede al terreno.

Se Mizuno era anche da me considerata come una scarpa dall'ottimo potenziale ma universalmente molto dura, con l'avvento delle nuove Intersuole, in special modo dello U4icX, si sono risolti finalmente due grossi difetti: lo schiacciamento eccessivo in corrispondenza del Wave (la nuova schiuma nell'intersuola ha una memoria allo schiacciamento migliorata e resta pressochè identica per centinaia di chilometri) ed un comfort in fase di atterraggio parecchio migliorato.

Di per se la Wave Rider 21 non sarà la scarpa morbida per lunghi chilometraggi o per runner pesantissimi (anche per via della calzata comoda ma pur sempre filante), ma il drop ridotto tra tallone ed avampiede, oltre che lo spessore dell'intersuola ottimizzato per il compromesso tra velocità e protezione, la rendono perfetta per le uscite dinamiche senza sacrificare il requisito fondamentale per una scarpa da Running, ovvero la giusta ammortizzazione.

SUOLA.


SmoothRide, concetto che semplifica il design della suola
Come già anticipato, il disegno della Wave Rider 21, pensato per la strada asfaltata, è di per se molto semplificato.
La diretta conseguenza è una corsa definita come "Smooth Ride", molto veloce e filante, cosa che ho avvertito maggiormente in questo modello più che con la Wave Ultima 9 che una impostazione più comoda e ammortizzata.

La Wave Rider 21 ti invita a spingere sempre e senza sosta, a poggiare velocemente il piede senza balzare e, grazie alla gomma utilizzata per la suola, la X10 ad alta resistenza all'abrasione, ma dall'ottimo grip, è facile passare da un ritmo blando a correre vicino i 3'00"/Km senza troppo disagio.

In fondo stiamo parlando di una "Quasi Intermedia" che ho indossato molto spesso nei lunghi allenamenti in salita dove è fondamentale non perdere il ritmo.

CONCLUSIONI.

Mizuno ha puntato molto su questo modello, Wave Rider 21, ed il percorso di ottimizzazione di un modello ibrido di impostazione neutra pensato per associare dinamismo (allenamenti veloci per molti runners o ritmi gara intensi fino alla Maratona) ad una buona protezione al fine di non incorrere in spiacevoli inconvenienti quali crampi muscolari, non è stato facile.

Mi è stato spiegato che c'è stato molto lavoro dietro il concepimento di questo capolavoro di equilibrio, con un solo semplice appunto: la filosofia di Mizuno è incentrata sul rendere ogni persona un atleta migliore (e quindi una persona migliore), pensiero che sposo appieno.

L'alta tecnicità di questa scarpa non scende a compromessi ed ovviamente l'utilizzo della piastra Wave in pebax molto rigida garantisce il massimo della stabilità senza trascurare l'ammortizzazione che comunque non è eccezionale in questo specifico modello: la Rider 21 non è pensata per correre piano o fare jogging.
Un compromesso che si può tranquillamente accettare, dato che la scarpa è molto più morbida di una qualsiasi intermedia, permette un alloggiamento del piede molto tranquillo e spinge (quasi) tanto quanto una A2.
In pratica ha le prestazioni di una Intermedia da usare in gara ma una volta calzate pensi di correre con una Massima Ammortizzazione per quanto è comoda.

Ideali per correre in salita o fare ripetute a ritmi sostenuti
E' rivolta a corridori con appoggio neutro veloci, ambiziosi che si allenano prevalentemente su strada o che preferiscono portarsi con se un'unica scarpa da corsa durante un lungo viaggio, capace di rendere bene su ogni tipo di allenamento: dalle ripetute in salita, a quelle su pista, medi più intensi oppure un lungo (non tanto lento) di 16 - 20 Km.

Per sfondare il muro delle 3 ore in maratona non c'è di meglio, ma anche chi ci va molto vicino saprà trovarla un'arma in più... vincente!

Mizuno Wave Rider 21, l'applicazione di stile e materiali all'avanguardia, un concentrato delle migliori tecnologie dell'azienda di Osaka riassunte in circa 300 grammi... Da Provare!

venerdì 15 giugno 2018

Supermaratona dell'Etna - Da 0 a 3000m - Indescrivibili Emozioni

Il fatidico arrivo - E ringrazio Maurizio Crispi
che ha saputo immortalare in momento
Marina di Cottone (CT) - Sabato 09 giugno.

Inizia tutto alle 05:30 del mattino, il punto di partenza è vicino anche se bisogna pensare anche alla famiglia che si passerà una giornata a mare.
Il clima è ancora freddino così come l'acqua, ma il cielo è sereno seppur leggermente ventoso.
Il lido, praticamente sgombro, sarà uno spasso per il resto della mia famiglia che mi lascerà.

Ci dirigiamo verso il punto di partenza, il lido attaccato alla strada provinciale che porta verso l'ingresso autostradale distante pochi chilometri.
Quella strada l'avevo percorsa in auto il giorno prima per il ritiro del pettorale, il numero cinque, a Linguaglossa, altro punto focale e di passaggio della corsa.
Quelle pendenze e tutte quelle curve mi sembravano irte.
Domando: "Quant'è l'altitudine qui?" La risposta è: "solo 700m circa".
Mi aspettava un'impresa dal sapore dell'ignoto...

Faceva caldo, maledettamente caldo alle 08:00, orario di inizio gara, il sole era già alto e i corridori presenti da più parti d'Italia e d'Europa (ma quasi la metà dei circa 500 partenti - numero chiuso -  Palermitani!) scherzavano e ridevano con molta allegria.
Io ero solo teso, avevo timore, dovevo sfiorare delicatamente l'asfalto e non dovevo disidratarmi.
Avevo paura e smitizzavo sorridendo agli amici e conoscenti lì presenti.

Il via è con i piedi sulla sabbia e parto con molta calma, senza cercare le posizioni di testa.
Quelle arriveranno poco dopo, ad un ritmo che definivo molto blando.

Pensare che per i primi 3 chilometri si correva sul piano e addirittura in discesa!
Subito dopo, iniziavano le prime dure rampe che, affrontate a quel ritmo, intorno i 5'00"/Km, sembravano uno scherzo.
Ci trovavamo su delle strade secondarie non trafficate e potevo correre dove volevo.
Questo lungo strappo durerà abbastanza tanto da spingere un pò troppo in avanti i battiti cardiaci.

Partenza, da Marina di Cottone
Beh, stavolta avevo scelto di indossare la fascia cardio pur non utilizzandola mai in allenamento o in altre gare.
In questo caso è stata utilissima perchè quando i battiti aumentavano da "zona rossa" (circa oltre i 160) abbassavo il ritmo basandomi sul concetto che più lavora il cuore, il muscolo principale che pompa ossigeno ai muscoli, più esaurirò le forze prima.

Qui, invece, dovevo dosare al meglio le forze e finalmente ho trovato utile la fascia cardio, che sa dirti con esattezza quando stai esagerando (e non dovresti).
Ahimè, invece, già dovevo fare i conti con le prime grosse sudate ed ogni volta che c'era possibilità afferravo una bottiglietta di acqua che consumavo lentamente, quasi per intero.
Faceva caldissimo e sapevo che tutto questo mi avrebbe ridotto l'autonomia, il più grosso handicap con cui dovevo combattere.

Eppure, quella bellissima strada asfaltata invita a correre, a correre più forte.
Così, senza volerlo visto che andavo più piano di certe giornate "no" che avevo in allenamento, mi ritrovo a correre da solo ed a staccare uno ad uno gli avversari.

A quel punto, decido di correre per i fatti miei e comunque non da solo visto che ero scortato dalla moto di testa e dai mezzi ufficiali di gara.
Un'organizzazione perfetta, dove tutto è studiato a puntino, quella della 0 - 3.000m!

Primi chilometri su strada lisci, qui a Linguaglossa
Inzio a mangiare qualcosa oltre i 10 Km, mangio una banana intera quando la strada è meno pendente ma accade molto raramente.
Quelle pendenze che mi sembravano molto dure in auto, le lascio alle mie spalle con evidente facilità sotto i 5'00"/Km , alle volte anche 4'30"/Km.

Mi sento bene, non forzo mai e controllo costantemente la barra del cardio che ho sull'orologio GPS, ben più importante del ritmo che tenevo.
Raggiungo prima Piedimonte Etneo, successivamente Linguaglossa a 14 Km circa con una rilassatezza senza pari.
Ero già molto sudato, mi idratavo costantemente persino bagnandomi la testa.
Da dietro già avevo dato distacchi di alcuni minuti.

Evviva la strada, da lì in avanti non avevo idea di cosa mi aspettasse.
Il percorso tuttavia era  molto semplice: esiste una sola strada così diretta per raggiungere le pendici dell'Etna ed era la statale che forse qualche anno fa percorrevo in auto.
Avevo ricordi offuscati, ma sotto gli occhiali da sole la vista non lo era, anzi, mi riparava dal sole caldo che non smetteva di nuocere.

In compagnia del motociclista, sentivo il rombo della motocicletta da cross borbottare per chilometri e chilometri.
Ogni tanto passavano i supporters dei podisti o delle staffette previste in gara.
Niente, ero concentrato tanto che alle volte mi dava molto fastidio essere affiancato da qualcuno.
Mi sa che fossero i primi segnali di un cedimento.

Aver lasciato i centri abitati da così tanti chilometri mi lasciava solo ed inerme al destino.
Più tardi raggiungevo con la costanza e la saggezza, il chilometro 23, ne mancavano solo 10 all'inizio della gara vera, del momento tanto atteso da più di un mese.
Mi facevo forza e continuavo a bere, a ristorarmi, a prendere un primo gel (con la bocca impastata nonostante avessi bevuto attimi prima), sotto quel sole smorzato ogni tanto dai freschi alberi e dall'aria che pian piano si rinfrescava.
Piano Provenzana Km 33

Un'ora e mezza fa ero con il mare a due passi, adesso il mare lo vedevo da lontano e dall'alto di quei tornanti, un panorama mozzafiato che non ti faceva capire dove ti potevano portare quelle strade.

A colpi di 5'30"/Km avanzavo senza più tanto scherzare ed alle volte mi sorpassavano ciclisti che si allenavano su quelle strade o motociclisti con le Harley strombazzanti che si dirigevano verso le baite montane, probabilmente.

Degli avversari nessuna traccia, adesso dovevo badare a me stesso.
Mancava poco all'arrivo a Piano Provenzana posto a quota 1.800m, e verso il chilometro 30 in un tratto molto più veloce e scorrevole, ascolto il consiglio dell'uomo sulla motocicletta che mi invita a bere (per l'ennesima volta) ed a mangiare una banana perchè di lì a poco avrei affrontato un muro verticale prima di trovarmi dinanzi a Sua Maestà l'Etna.

Finalmente l'aria era davvero fresca, piacevole ventilata, ma non per questo non ero accaldato, tant'è che sotto la testa il sole picchiava come all'inizio.
Pensavo di trovarmi di fronte ad un sentiero molto stretto per affrontare quel fatidico "muro" descritto dal motociclista, e invece mi trovo davanti ad un bivio larghissimo che dava su un "belvedere" che si prestava ad essere il "balcone" da cui guardare sicuramente un magnifico panorama (che mai vedrò perchè impegnato in corsa).

Quel muro arriverà, eccome se arriverà!
Tanto che decido, una volta trovatomi solo e perso, di fermarmi a camminare, per la prima volta.
Era il segnale che il sole, il sudore ed i chilometri affrontati in salita, poco alla volta mi avevano picchettato.
Quella pendenza per me diventava killer, quando con delle gambe fresche l'avrei affrontata di slancio ma non senza difficoltà.
In quel preciso istante, il mio diretto inseguitore, un ragazzo dalla canotta giallo fluo, mi sorpassa e va avanti senza fare una piega, senza avvertire il colpo.
Dico dentro di me che quello sarà il vincitore finale, perchè stava ancora troppo bene e continuava a correre facilmente...

Quel tempo a camminare lo passo alimentandomi e rifrescandomi.
Poco dopo riprendo a correre.
Accanto a me, in quell'ultimo chilometro asfaltato, due in Mountain Bike arrancavano peggio di me e non mi lasciavano solo...

Piano Provenzana è giunto, in appena 2 ore e 43 minuti, credo sia il mio limite fisiologico allo sforzo visti gli allenamenti (onesti ma incompleti) passati su e giù per Monte Pellegrino.

Un chilometro a Piano Provenzana, un muro che interrompe la corsa,
maledettamente bello
Afferrata l'ultima bottiglietta e messo piede sul paesaggio lunare, inizio molto male, camminando.
Quelle pendenze le conoscevo già: tolto l'aspetto della terra lavica, poco più consistente della sabbia ma molto, molto più affascinante, erano quelle del tratto dei fedeli di Scala Vecchia a Montepellegrino, solo con aria più rarefatta e gambe praticamente sfinite.

Ancora faceva caldo, e continuavo a bagnarmi e in quelle prime battute non volevo darmi per vinto.
Superata la fase iniziale dove mi demoralizzavo molto all'idea di camminare "solamente", alzavo la testa già a lungo chinata per spingere di gambe, e riprovavo a correre.
Niente, inutile, valeva la pena camminare perchè la spinta durava troppo poco.

In poco tempo vengo superato da altri partecipanti, di cui alcuni mai visti nel gruppo lasciato a inizio gara e altri facenti parte delle staffette.
In quel momento sono confuso e penso soltanto ad avanzare; ogni tanto do l'occhio verso il basso per vedere se qualcuno rimontava... accadeva sempre.

Dopo una ventina di minuti circa, tra tentare di correre e camminare energeticamente, mi accorgo che il rapporto era di 8'30"/Km su 13'00"/Km circa.
Ciò significa che ogni chilometro stavo perdendo un abisso... impietoso.

Beh, in quel momento capivi quanto sarebbe stato importante allenarmi molto di più, a lungo e affrontando la salita finale magari dopo le 2 ore e mezza di corsa.
Tempo che non avevo a mia disposizione e che non potevo mai inventarmi, senza contare le enormi esigenze di recupero muscolare e di riposo che non potevo mai avere.
In quel frangente capivo che dovevo allenarmi di più, più alungo e con le gambe doloranti.
Tutto il resto delle ripetute era stato ben svolto, mancava maledettamente la tenuta, la durata ed il fresco che non c'è stato mai...

In quei momenti quando stai solo a camminare nel silenzio pensi a tante cose: alla famiglia lontana, agli avversari sempre più vicini, alle posizioni che potrai ancora perdere e ti metti con la schiena dritta, dai motivazioni a te stesso e vai avanti.
Sono davvero stanco di vedere a 10 cm di distanza le mie Mizuno Wave Shadow ormai color giallo ingrigito arrancare così, meritano molto meglio e voglio andare avanti, proseguire con la corsa.

Paesaggi Pazzeschi, ho corso là dentro...
Ogni tanto riesco a correre, ma dura poco, troppo poco.
Il traguardo è ancora lungo, infinito, specie quando cammini.
Ne sono cosciente e lucido, l'aria è sempre più fresca e sembra di respirare affannosamente anche per poco; i battiti cardiaci sono ormai calati ai limiti della normalità, perchè l'intensità dello sforzo fisico si è ridotta quasi a zero...

Forse il caldo mi ha battuto di nuovo, questo fantasma che ti priva le energie, non mi do colpe perchè ho davvero passeggiato su strada e nonostante ciò nessuno mi toglie dalla testa di raggiungere la vetta.
Purtroppo atleti come Antonio Recupero e qualcun'altro mi passeranno via continuando a correre.
Il francese che vincerà la gara, J. Kiredjian, farà una rimonta incredibile perchè recupererà circa 10 minuti di distacco in poco più di metà montagna, correndo costantemente come se fosse un 4 x 4, mentre il ragazzo dalla canottiera giallo fluo (Angelo Direnzo), in testa con enorme distacco su tutti, si fermerà di colpo stramazzando al suolo in preda a fortissimi crampi.
Peccato, la vittoria era sua ma Sua Maestà L'Etna colpisce senza pietà i suoi avventori...

Qualche crampo ce l'avrò anch'io perchè ogni tanto la strada spianerà e tentare di correre per un centinaio di metri per recuperare l'irrecuperabile mi provocherà giustamente irrigidimenti alla pianta del piede...
Purtroppo quel traguardo non arriva, non faccio altro che desiderarlo e sono felicissimo di leggere il cartello del chilometro 40.

Ne mancano solo tre, ormai la vetta è vicina!
Quel paesaggio lunare sempre più remoto, con l'aria sempre più fredda che ti asciuga finalmente il completo da corsa, la pelle che brucia pensando fosse lo sfregamento e invece era la scottatura del sole, i banchi di ghiaccio ancora buttati lì ed infine la natura che vince su tutto.
Edizione Memorabile, temperature alte fin quasi alla vetta

Mandrie di cavalli che scendevano da là sopra, ciuffi di piante o di fiori colorati che si infrangono sul grigio affascinante del Vulcano, un panorama che avevo visto solo in foto e che stavo vivendo sul serio.
C'erano anche le vetture del "Discovery Etna" che salivano per i turisti che non vogliono farsela a piedi... peccato che in mezzo a tutta quella polvere alzata c'eravamo noi atleti con tanto di pettorale...

Ormai la fine era vicina.
Un amico di Palermo era lì appostato a fotografarci, apparso come un oracolo, mancavano poche centinaia di metri e potevo toccare il cielo per davvero!
La strada spianava di botto e dopo aver percorso velocemente la curva da buon stradista, mi ritrovo l'immagine di tutta l'intera corsa: una rampa verticale di circa duecento metri e l'osservatorio vulcanologico gremito di persone: un sogno che si avverava finalmente!

Voglio provare a correre questo breve tratto finale, per la gloria, ma non c'è verso e sono costretto a camminare anche lì, fino alla fine, finchè non taglio il traguardo bello e possibile.

E' stata breve la sensazione che non finisse più quella lunga ascesa, ma sono rimasto sempre lucido contando i chilometri che mancavano all'improbabile finale.

In pochi minuti, giusto il tempo di riprendermi dallo sforzo e dalla grande fatica, mi infreddolisco.
Bevo qualcosa di caldo, mi accorgo che la divisa di gara era asciutta mentre la pelle nella parte della schiena lasciata scoperta bruciava un pò tanto.
Nella confusione post gara, penso solo a coprirmi rapidamente ed a cambiare i vestiti con qualcosa di asciutto ed in poco tempo riuscirò a scendere alle pendici del Vulcano grazie alla vettura messa a disposizione del Corpo Forestale, gentilissimi.
Ci mettiamo più di mezz'ora a scendere, le gambe facevano male maledettamente e poco importa se non ero riuscito a scendere sul percorso veloce di 5 Km che l'organizzazione invogliava a provare.
Podio di categoria
L'avrei fatto se non mi fossi ridotto così male, ed è un'utile trovata per snellire il servizio di accompagnamento dei podisti: molti di loro una volta tagliato il traguardo dovranno aspettare parecchio al cospetto di una gelida brezza prima di riuscire a scendere con i mezzi messi a disposizione dell'organizzazione.

Incredibile quantificare quale e quanto sia immenso lo sforzo che l'organizzazione dell'Etna Trail mette per offrire a soli 500 fortunati partecipanti un simile spettacolo.

Nel tardo pomeriggio ci saranno le premiazioni, mi vedrò per una sola posizione fuori dal podio assoluti con cocente amarezza, tanto da sorridere vanamente ad un primo posto di categoria che non vale poi così tanto...

Mi accontento perchè sapevo che poteva andare a finire così con così poco allenamento (chilometricamente parlando) ed immediatamente mi immagino il prossimo anno di nuovo al via, consapevole di dovermi allenare di più.
In realtà non posso sapere se ciò accadrà, ne sarei contento se così fosse, intanto mi godo una settimana di meritato riposo e penso ai prossimi obiettivi estivi, non più lunghi di 10 Km :-)

Ringrazio tutta l'organizzazione dell'Etna Trail, Carmelo Santoro, i Fotografi Ufficiali, la famiglia Regonese per le foto, Ultramaratone, maratone e dintorni e tutti gli amici e sponsor che mi sostengono)

martedì 5 giugno 2018

Inseguendo un Sogno - La 0 - 3000m

Sullo sfondo, ad una certa altezza, si intravede il Castello Utveggio,
patrimonio della nostra storia
Palermo - Mese di maggio 2018.

In questo mese non ho corso nessuna gara, nessun altro impegno mi separa dalla costruzione di questo evento e non credo riuscirò a simulare fino al giorno della gara l'intera grandezza dell'impresa, ovverosia partire da quota sul livello del mare ed arrivare fino alla vetta del più alto vulcano d'Europa.

E' una pazzia?
Credo di no, forse parzialmente lo è se non si corre con serietà da molti anni, fatto sta che con avventure podistiche così importanti è bene preparare ogni dettaglio a puntino, senza tralasciare sia lo stile di vita che l'allenamento più importante, quello mentale.
Dalle passate edizioni, non ho potuto che notare un sano entusiasmo e tanti occhi emozionati all'arrivo in vetta, descritto come qualcosa di ineguagliabile mai corso prima.
Il peccato "mortale" è che come sempre non avrò il tempo per preparare bene l'evento e dovrò per forza inventarmi allenamenti molto intensi per il più lungo tempo possibile.

Man mano che sono passate le settimane, ho affrontato parecchie volte i versanti di Monte Pellegrino, sia su strada asfaltata che nella parte più ripida, ogni volta fosse possibile e persino durante il lungo, riuscendo a completare uscite molto impegnative, anche se la parte più difficile sta nel correre davvero a lungo ed in salite a volte spezzafiato.

Se consideriamo che i migliori tempi fatti registrare negli anni passati oscillano al di sotto delle 4 ore di corsa continua in salita, per i 43 Km interi del percorso, tanto fa riflettere sul come questa sia una prova più mentale che fisica, o meglio coniuga entrambe le prerogative.
Bisogna prediligere il passo costante più che una condotta aggressiva ed in queste settimane ho capito come si debba riuscire a raggiungere il compromesso tra il salire senza cali di ritmo ed il gestire il calo di forze che coincide con quello di energie per lo più.

Si consumerà più energia in salita, quindi sarà d'obbligo alimentarsi con regolarità e rifornirsi di liquidi, considerato che per oltre metà gara si correrà con una temperatura abbastanza elevata.
A tal proposito, nelle prime settimane di maggio a Palermo le temperature si sono mantenute miti e ventilate (seppur con ampio tasso di umidità) e quindi correre è stato per lo più meno faticoso del solito.
Ciò mi ha agevolato nei lunghi allenamenti, ma non ho concluso il volume chilometrico che avrei desiderato raggiungere.

Ho calcolato che, chilometro più, chilometro meno, devo correre consecutivamente per tre volte la tratta su strada, più tre volte la tratta dei fedeli "Scala Vecchia" di Monte Pellegrino a Palermo.
Poche le giornate di Relax, per un mese o poco più
passato su queste pendenze
Un'enormità, e già quando ho svolto alcuni allenamenti specifici come le due salite di Scala Vecchia consecutive, ho patito parecchio la difficoltà del correre a lungo in salita.

Mi sono reso conto che chiudere per ben tre volte la salita di Scala Vecchia è un'impresa parecchio ardua e non aggiungo la tratta conclusiva che porta alle Antenne posizionate sul punto più alto della montagna perchè mi da fastidio correre per decine di minuti a contatto con potenti fonti elettromagnetiche, fonte di potenziali danni alla salute dell'uomo.
Quindi i miei sforzi si sono sempre conclusi in corrispondenza della discesa verso il Santuario e potevo ritenermi più che soddisfatto degli allenamenti.

Man mano che sono passati i tentavi, mi sono abituato facilmente a scalare due volte Scala Vecchia, il che è diventata una consuetudine, ma è necessario andare oltre con un allenamento più intensivo sotto il profilo della durata dello sforzo, ovvero affrontare entrambi i versanti stradali del Monte.

Al contrario di quanto si possa pensare, anche se ufficialmente è chiusa la strada, il versante che da su Mondello, è sempre più frequentato da ciclisti, motociclisti e qualche automobilista dato che gli sbarramenti sono stati nei mesi rimossi volontariamente dalla gente che non li accettava (immagino).
In parole povere, tutti possono salire dal versante di Mondello anche se ufficialmente non sarebbe consentito, ma con i dovuti accorgimenti si può correre tranquillamente anche lì (di norma si evita quando c'è maltempo per rischio di frane).
Sprint in salita con le mie Mizuno Wave Rider!

Nelle ultime settimane ho anche dovuto fronteggiare pesanti cali di rendimento quando mi sono sentito a corto di energie fisiche: ho notato crolli repentini quando ho avuto necessità di dormire per ricaricare le forze, ma con la famiglia spesso non si può ed il disagio te lo porti appresso per giorni interi.
E' capitato di dover correre a ritmo di jogging per un paio di giorni e magari al quarto, affrontare la salita di Monte Pellegrino come un leone a buon ritmo e fino alla fine, come è capitato giorno 23 maggio.
Mi ha affiancato un giovane in bicicletta (penso più di me), era tardo pomeriggio, ideale per chi si vuole allenare.
Ovviamente non sono mancati i complimenti, ma quando si fatica i complimenti ci sono per tutti.
Stavo bene e dato che il ritmo del giovane in bici era leggermente superiore al mio, decido di iniziare ad incrementare.
Era appena iniziata la salita e questo episodio fa scoccare la scintilla: inzierò a correre con grande impegno come se fosse una cronoscalata ed arrivo al santuario con ottima spinta e staccando l'episodico compagno che in realtà ha atteso il suo secondo in bicicletta che andava più piano.
E pensare che poche ore prima non riuscivo quasi ad andare a 5'/Km sul piano!

Così va la vita, così vanno le corse, ciò che conta maggiormente è non arrendersi mai perchè ogni giorno di allenamento è sempre molto importante e comunque può andare male un mese intero di allenamenti ma il giorno della Gara è l'unico che deve andare bene.
Molto spesso quando credi in te stesso, va così: settimane scarse ma un solo giorno buono.

Dettaglio della vista della Città, un qualcosa di indescrivibile!
Avessi più tempo potrei affrontare salite sparse per la Sicilia o affrontare uscite di Trail impegnative, preparatorie per affrontare l'evento nel miglior modo possibile.
Cercarmi un gruppo di allenamento comporta appuntamenti, tempistiche morte e relax che oggi non posso più permettermi di gestire.
D'altronde correre a Palermo è più che sufficiente per me in questa fase della vita e sempre più entusiasmante ed affascinante.
Tra l'altro in questi ultimi anni ho "elasticizzato" sempre di più la mia mente adattandomi in modo molto flessibile alle location dove mi trovo giornalmente per affrontare i miei allenamenti.

Spiegandomi meglio, se in estate dovessi trovarmi a Mondello, potrei affrontare saggiamente delle ripetute di 400m su strada alberata o dentro il Parco della Favorita su sterrato, se raggiungere la Pista di Atletica risultasse difficoltoso.
Il concetto fondamentale è uno solo: mai stressarsi e mai allenarsi in condizioni psicofisiche penose.
Correre con caldo atroce, unicamente su asfalto o su percorsi pesantentemente trafficati poco si sposano con il mio concetto di Running che assolutamente è poco urban, anche a costo di esiliarmi per mesi interi.
Individuare i posti migliori dove correre nel tempo è diventata la mia priorità, anche se non rinnego i bellissimi momenti passati in gruppo con ragazzi nel tempo sempre più giovani di me.

Sono cresciuto da ragazzo a vivere dei sabati pomeriggio fantastici trascorsi correndo prima, allenandomi poi e godendo di una cena serena ed un riposo serale.
I weekend migliori, che sono stati irripetibili e che non posso vivere più ma che in fondo si avvicinano al concetto che più mi appartiene.

Le rampe che portano a Mezzarancio, storico punto di congiunzione con
Scala Vecchia
Nelle ultime settimane, invece, il caldo si è fatto sentire: pesante, umido e afoso.
Penso che alla partenza della gara, prevista al mattino per le ore 08:00, tutto questo non ci sarà e che man mano che si dovesse salire di quota, mi ritroverò un'aria fresca a ventilata, forse anche freddo.
Allenarmi con il sole che ti brucia il viso ti rallenta così tanto, ti fa sentire arsura alla gola, ma ti prepara al peggio nel modo migliore!

Non credo potrò mai ambire alla vittoria finale, non sono uno specialista delle Ultra o delle Corse in Montagna, nonostante la preparazione mirata ai percorsi vertical.
Quest'anno nella start list figura uno specialista degli Ultra Trail da quattordici ore e delle pendenze impossibili, oltre che un recente ottimo risultato alla Milano Marathon persino migliore del mio.
Se aggiungiamo un vero asso delle salite quale è Vito Massimo Catania ed altri outsiders, posso tranquillamente ambire al mio vero target: scendere sotto le 4 ore e portare la medaglia alla mia famiglia!

La chiesetta posta a Mezzarancio, nonsolo Santuario di S. Rosalia!
Non ho corso come volevo, non ho fatto tutto quello che desideravo correre, probabilmente l'avrei fatto facilmente se avessi trovato un compagno con cui condividere cotanta fatica.
Mi sento pronto così, con una solidità nelle gambe discreta, una garanzia sicura fino ai 33 Km nei quali dovrò soltanto scherzare e conoscere dei luoghi raggiungibili per davvero solo in cartolina.

Dopo sarà difficile, potrò spezzarmi in due per proseguire, spero di non smettere mai di correre, ma sicuramente non dovrò fermarmi mai.
Comunque vada, questa sarà l'ultima impresa che affronterò prima di dedicarmi maggiormente alla famiglia e pensare per un pò a distanze più brevi.
E' l'ora di coglierla, fisicamente preparato e senza alcun dolore che possa limitarmi.

Raggiungere la pace, il silenzio, la solitudine, un puntino insignificante se lo guardi dalla Vetta di quel Vulcano così imponente, che non vedo l'ora di conoscere...

lunedì 14 maggio 2018

Mizuno Wave Ultima 9 - Il Morbido-Reattivo esordio con il Runbird!

Recensire le scarpe così come il materiale da Running mi mancava un pò...
Durante la preparazione per la Maratona di Milano, mi si è aperta una porta per accedere nel mondo del Brand giapponese che della sua filosofia conoscevo ben poco.

Oggigiorno, ogni Brand sportivo nel settore del Running investe in modo differente per la promozione dei propri prodotti e, poichè i mezzi di comunicazione sono parecchio aumentati rispetto a quelli di una volta ed a mio avviso ancora attuali, non è facile come atleta di fascia media nè confermarsi, nè inserirsi in un nuovo ambiente.

Mizuno, ad esempio, investe su pochi atleti che sono principalmente persone ben fidate ed esperte nei vari settori dell'Atletica in generale, senza disdegnare i salti, i lanci, la marcia e non esige da loro che spingano all'inverosimile su Social, come ormai va di tendenza.
Oltretutto la presenza di Mizuno in molti eventi podistici agonistici di livello nazionale e/o regionale, è spesso influenzata dalle scelte che il negozio sportivo di riferimento per la Città impone.
La mia collaborazione con Mizuno, infatti, è nata da un incontro casualmente accaduto nel noto negozio Tecnica Sport di Palermo che ormai da moltissima gente è riconosciuto come un punto di riferimento per il Running e per molti altri sport, con una vasta scelta di materiale sportivo ed un supporto sempre costante alle principali manifestazioni sportive della Città.

La prima scarpa che ho voluto provare è stata la Wave Ultima 9, qui in recensione.
Mizuno principalmente è produttore di ottime scarpe e con la tecnologia Wave negli ultimi 20 anni si è evoluta e si è mantenuta al passo con le esigenze del mercato concentrandosi su nuove mescole per le intesuole e su tomaie sempre più resistenti, performanti e... colorate!
Da appassionato del settore non potevo che soffermarmi sullo stile molto orientale offerto per il design di queste calzature che, almeno per i colori e le fantasie stilistiche, differenziavano tantissimo un modello da un altro.
Dettaglio della parte retrostante, consistente del Wave e da un alloggiamento
Tallonare molto comodo, icona del brand nipponico
La piastra in Pebax denominata "Wave" utilizzata per assorbire le vibrazioni da impatto al suolo e per agevolare la spinta elastica nella fase di corsa nata più di vent'anni or sono, che ha rivoluzionato la concezione delle calzature con sede ad Osaka, concettualmente è rimasta invariata.

Mi piace anche affrontare un altro cambio di mentalità avvenuto nel corso degli ultimi anni che ha cambiato la lineup dei maggiori marchi di scarpe da Running.
Se intorno all'anno 2010 la corsa al minimalismo (ricordate le scarpe con zero drop che avevano raso al suolo le intersuole costringendoti a correre quasi scalzo?) era diventato esasperato, rovinando di fatto con questa moda molti modelli storici per i vari Brand, con il passare del tempo si è capito che sarebbe stato meglio introdurre delle calzature che fossero una via di mezzo che si collocassero tra le A3 - Massima Ammortizzazione e le A2 - Intermedie ad esempio, accessibili ai runners ambiziosi, oppure proporre due tipi di modelli Massima Ammortizzazione, purchè fossero validi e non "quasi alla moda", ovvero poco credibili per correre molti chilometri.

La Mizuno Wave Ultima 9 è la scarpa più apprezzata dai Runners italiani per il brand di Osaka, a detta dei dati di vendita ed in fondo capisco anche il perchè.
Per sommi capi si tratta di una scarpa dalla Massima ammortizzazione efficace, molto leggera che non "addormenta" mai la tua corsa, restituendo un'ottima fase elastica al tuo gesto.
Come sempre, meglio affrontare la struttura della scarpa in ogni suo aspetto.

TOMAIA:

Avevo bisogno di una scarpa che mi accompagnasse per le lunghe uscite allenanti per la Maratona di Milano (42,195 Km) come detto e nel contempo mi auguravo che fossero comode sin da subito.
Ho scelto la misura che conoscevo ed ho messo davvero poco ad affezionarmi: fin'ora tutte le calzature Mizuno che ho utilizzato si sono rivelate morbidissime e molto ma molto comode!
I materiali utilizzati sono un mix di vari mesh ben assemblati che danno una sensazione di solidità.
Spesso la solidità viene associata alla rigidità, ma evidentemente i bravi biomeccanici giapponesi sanno comunicare con i loro designers.

La tomaia molto morbida, resistente all'usura e dai colori molto brillanti
Casualmente, dopo aver camminato appena un paio di giorni prima di utilizzarle (non vedevo l'ora di metterle alla prova), ho incontrato per strada varie avversità meteorologiche tra cui acquazzoni e grandine in quel periodo.
Nuova fiammante, non solo si è rivelata comoda, ma ha anche dimostrato di saper gestire al meglio le imbarcate d'acqua in eccesso senza appesantirsi.
Fin'ora ho chiuso diverse centinaia di chilometri con le Wave Ultima 9 e la tomaia non si quasi per niente usurata, il che è magnifico!

Con i responsabili del Marchio, ho comunque sollevato un quesito secondo me importante: la scarpa, come per molti altri modelli di Mizuno, presentano ancora un misto di Mesh sintetici con la costruzione "classica" della tomaia cucita sulla punta ed ai lati, pratica ormai abbandonata da tempo da diversi altri leaders del settore che hanno sposato il concetto "knitted", ovverosia la tomaia cucita su corpo unico.
Insieme ai running experts di Tecnica Sport abbiamo discusso dell'argomento e su come Mizuno così poteva dimostrare di essere indietro rispetto alle "leggi di mercato", ma ho avuto una risposta alquanto intelligente:

"Mizuno non segue le regole che impongono gli altri Brand e cerca di mantenere uno spirito tradizionalista senza stravolgere le sue scarpe da corsa, spesso un punto di riferimento da anni per diversi podisti",
e:
"Ben vengano le tomaie "tradizionali" con riforzo cucito alla punta ed ai lati, piuttosto che quello integrato senza cuciture a corpo unico perchè i podisti le rovinano facilmente e chiedono maggiore protezione (spesso all'alluce) per allungare la già breve vita delle scarpe (dipende dal chilometraggio mensile)"
.

Convinto in parte dopo questa breve intervista, durante l'uso (vedi il nubifragio dei Campionati Italiani di Cross/Fango a Gubbio, passati per molto tempo su un acquitrinio prima di gareggiare) ho potuto constatare che in effetti una buona protezione in punta protegge facilmente il piede ed il calzino da facili assorbimenti d'acqua, anche fossero solo pozzanghere.
Lo stesso vantaggio assolutamente non si poteva ottenere con tomaie knitted che negli ultimi tempi ho utilizzato a lungo.

Posso anticipare che le prossime Mizuno Wave Ultima 10 verranno molto incontro a questa esigenza, regalando una soluzione costruttiva molto accattivante ed al passo con i tempi ;-)

INTERSUOLA:

Dettaglio dei due strati U4ic e U4icX che in parte
si incrociano in mezzo al Wave
Le Mizuno sono ben note per alloggiare il celeberrimo sistema Wave proposto in differenti versioni al fine di esaltare le caratteristiche di ammortizzazione, stabilità o reattività.

Osservando da vicino i diversi modelli, capisco che il sistema Wave va avanti da così tanto tempo perchè in funzione dell'ampiezza della piastra a forma di onda (sinusoidale mi piace definirla) e della sua collocazione a wafer all'interno dell'intersuola, si possono avere svariate reazioni del ritorno energetico della spinta e/o prediligere la reattività all'ammortizzazione o viceversa.
Le onde armoniche sono presenti in natura e nella scienza sotto forma di moltissime varianti e proprio per questa infinita serie di combinazioni si possono ottenere risultati contrapposti.

E' intuitivo capire il concetto generale del sistema Wave: l'area convessa dell'onda serve ad assorbire gli urti ed a garantire il controllo del movimento e l'area concava sviluppa e amplifica l'efficacia dell'azione di corsa con soprendente reattività.

Nel caso della Wave Ultima 9, si è pensato ad una collocazione "classica" del Wave neutrale nella zona mediale, con ampio margine e zone vuote ben visibili che accentuano l'ammortizzazione tra i due strati di intersuola uniti al Wave e che regalano un'elasticita inaspettata.
Il sistema, denominato "Cloudwave" è applicato per alcuni modelli neutri molto leggeri.
La Wave Ultima 9, infatti, per la misura media maschile, pesa soltanto 305 gr, il che la rende perfetta per molti utilizzi e per uscite molto dinamiche.

Essendo un modello pensato per le corse su strada, è possibile che alle volte possa imbarcare sporcizia, pietre e terra, ma è più facile che accada se ti imbatti in un percorso fangoso dove potresti trovarti in emergenza.
CloudWave, davvero restituisce una decisa spinta
ed una buona ammortizzazione
Una rapida lavata e viene via tutto, ma si tratta comunque di pochi casi e comunque poca roba per una scarpa concettualmente pensata per correre su asfalto.

Della Wave Ultima 9 tutto mi sarei aspettato, men che fosse così ben reattiva!
Essendo un peso leggero (mi mantengo sotto i 65 Kg per 1m78cm di altezza), pensavo di avere a che fare con una scarpa molto ammortizzata e protettiva, ed invece si tratta di una calzatura molto dinamica che sa mixare la giusta ammortizzazione con una reattività che oso definire "esuberante".
Il mio pensiero successivo, visto che man mano passavano i giorni a conocere questa scarpa sempre più efficace e piacevole, era rivolto ovviamente a chi corre a ritmi più lenti e magari esige maggiore ammortizzazione.

Ovviamente, da vero Runner, non cito le Wave Creation o le Wave Paradox, bensì le nuove Wave Sky che spero tra qualche mese saranno in recensione: prima versione full U4icX a (tutta lunghezza) per il primo impatto al terreno.

A proposito di mescole dell'interusuola: ovviamente in mezzo al Wave negli anni Mizuno si è evoluta al punto di presentarne due tipi diversi: U4ic (per un miglior compromesso tra reattività ed assorbimento degli impatti) e U4icX (per un maggiore comfort e protezione, più "morbida" della U4ic).
Per le Wave Ultima 9, anche al fine di contenerne il peso, si è realizzata l'intersuola ponendo principalmente lo U4ic a contatto con il piede per ottimizzare la reattività e la spinta del piede stesso e, con la consueta costruzione a sandwich immersa tra le due diverse intersuole dove è collocato il fondamentale sistema Wave, lo U4icX in zona tallonare al fine di ammorbidire al meglio l'impatto diretto al suolo.

SUOLA:

Ogni dettaglio della suola, dall'X10 allo SmoothRide, con gli intagli decisi
in avampiede e una ottima resistenza all'usura
Unita alla generale leggerezza della scarpa per la mia misura di piede, mi sono trovato spesso a correre con apparente agilità e facilità di facalta, concetto che Mizuno definisce come "SmoothRide".
In pratica il disegno della suola è pensato per collaborare attivamente con il sistema dell'intersuola già meglio descritto.
Grosso modo Mizuno non presenta particolari complessità nel disegno delle suole che garantiscono il meglio ovviamente su strada asfaltata visto l'approccio quasi totalmente slick.
Tre grossi intagli in avampiede e due intagli laterali nella zona del tallone (dove il sistema Wave di fatto si ferma, fino alla zona mediale) bastano ed avanzano per garantire fluidità alla corsa, con una costruzione molto tradizionalista, minimale e comunque funzionale della scarpa.

A dire il vero, lanciando la scarpa nuova o con pochi chilometri per terra per una prova dell'effettiva morbidezza dell'intersuola, mi sono subito accorto quanto sia costruttivamente rigida nei punti di maggiore sollecitudine come la parte mediale e nel tallone.
Una volta indossata, il giudizio cambia inesorabilmente: è fatta apposta per correre, perchè una volta che parti sei accompagnato con la giusta ammortizzazione, con la morbidissima tomaia e con la ferma rigidità strutturale che evita inutili e spiacevoli torsioni o movimenti eccessivi di piede o caviglia che a lungo andare comportano tensioni o infiammazioni.

Ciò che cerco costantemente in una scarpa è la giusta rigidità e reattività prima ancora che la grande ammortizzazione perchè quest'ultima non garantisce un ottimale ritorno della spinta, allunga i tempi di reazione al suolo che arrecano maggiore escursione meccanica della struttura fisica.
Non a caso è sempre meglio imparare a correre bene con esercizi propriocettivi, al fine di migliorare la velocità di esecuzione del gesto e renderlo fluido.

Tutte teorie che Mizuno comunque applica nella scelta progettuale delle proprie calzature e che mi hanno favorevolmente impressionato prima di scegliere il brand nipponico!
Quindi tutto ciò spiega il concetto "Smoothride" che congiunge l'azione dell'intersuola con il disegno della suola ed è così a tutti gli effetti: l'azione di corsa molto spesso diventa ben armoniosa, dinamica e stabile!

Nota di merito per la Suola, infine, riguardo il grip: di per se ottimo perchè mi sono trovato in situazioni spiacevoli con fondo molto scivoloso ed ho avvertito (a scarpa nuova) una discreta sicurezza nella corsa, senza aver paura di cadere per terra.
Fin'ora la suola denominata "X10" ad alta resistenza all'abrasione, si è consumata in modo regolare e non troppo in fretta.
L'unica pecca è la parte scoperta del sistema Wave che di per se è scivoloso e non adatto ad uscite di trail leggero: per correre su pietraie, rocce e tronchi d'albero scivolosi è meglio optare su un modello pensato alla corsa nei boschi totalmente gommato (lì Mizuno realizza le suole in collaborazione con Michelin).

CONCLUSIONI:

Il RunBird in tutta la sua decisa bellezza :-)
Sono ben felice di aver scelto Mizuno e che Mizuno abbia deciso di inziare un rapporto di collaborazione con me, attraverso le (spero) tante gare che correrò.
Ciò che mi ha colpito è il messaggio dell'azienda dedicato a chi li ha scelti, trascritto su ogni etichetta del marchio che recita il seguente:

"Benvenuto nella famiglia Mizuno. Istituita nel 1906 ad Osaka in Giappone, è un piacere fornirLe l'attrezzatura che non solo La rende un atleta migliore, ma anche una persona migliore, attraverso l'esperienza dello sport. Impegniamoci a rendere il mondo un posto migliore in cui vivere, un atleta dopo l'altro"

La Mizuno Wave Ultima 9 è una scarpa che si colloca nel segmento delle scarpe A3 - Massima Ammortizzazione nel seguente ordine:

1 - Wave Rider 21 (molto reattiva e leggera, una via di mezzo tra la A3 e la A2 - Intermedia)
2 - Wave Ultima 9 (ben ammortizzata ma alquanto reattiva e costruzione generale alleggerita - A3 multiuso e ben protettiva)
3 - Wave Sky (massima protezione, comodità e stabilità)

Risulta essere, quindi, adatta a runners di ogni tipo di chilometraggio ed età per molteplici usi, la tuttofare ideale per preparare un evento endurance anche complesso.
La Wave Ultima 9 si può portare tranquillamente al traguardo di una Maratona intorno dalle 3 ore in su e spingerla al massimo nelle ripetute medio-brevi in salita o su pista vista l'eccellente reattività e leggerezza per la sua categoria.
Infine, visto l'occhio di riguardo in più rivolto alla protezione, la consiglio a chi vuole correre comunque buoni volumi di chilometraggio che mediamente vanno dai 10 ai 25 Km al giorno senza problemi.

Per chi è un buon atleta, leggero ed in forma, sarà una piacevole sorpresa utilizzarla giornalmente anche per un fartlek con frequenti cambi di ritmo (non si farà mai trovare impreparata), mentre chi ha maggiori ambizioni cronometriche (magari sulla mezza maratona o nei 10K) può scegliere la Wave Rider 21 che si differenzia soprattutto nel peso e nella costruzione più filante e leggera.
Per chi è, invece, soggetto a frequenti infiammazioni tendinee o preferisce correre con una calzatura più morbida, meglio puntare su una Wave Sky, come in fase di preparazione di una Maratona quando i chilometri aumentano sensibilmente.

Nel mio caso, preparare la 42K con la Wave Ultima 9 è stato molto entusiasmante ma resto dell'idea che per il mio peso e per i miei ritmi resta una scarpa fantastica e che quindi rende al meglio se la metti a dura prova!

Mizuno Wave Ultima 9: l'esaltante compagna dall'allenamento, dalle uscite solitarie fino al giorno di raccogliere il tuo Personal Best!

martedì 24 aprile 2018

Vivicittà di Palermo - Coraggio Consapevole

Partenza molto affollata!
Palermo - 15 aprile.

E' passata una settimana dalla Milano Marathon.
E' stata una trasferta entusiasmante, ho regalato un treno pieno di emozioni a mio figlio ed in fondo, nonostante sia stato il viaggio più sfiancante di sempre, ne è valsa la pena.
Altresì non ho avuto modo di riposare durante la settimana e ci siamo reimmersi nella routine quotidiana una volta tornati a casa anche se a metà settimana iniziavo ad avvertire la voglia di correre.
Peccato che questa sensazione sia durata poco e che nel weekend abbia avvertito parecchia stanchezza che forse era la stessa del viaggio milanese che presentava il conto a distanza di giorni.

Ovviamente volevo correre al Vivicittà di Palermo, è un evento irrinunciabile che ha fatto la storia del podismo locale da quando ho messo le scarpe da corsa ai piedi.
I tempi sono cambiati ma l'organizzazione continua a fare del suo meglio per primeggiare nella classifica nazionale portando in Città i migliori interpreti del mezzofondo siciliano.

Avevo un numero di pettorale basso al sabato, e prometteva bene.
Foto di Maurizio Crispi
Mi sforzavo di sentirmi meglio ma la stangata che avevo preso al venerdì sera non si spiegava.
Sabato mattino sveglia puntuale alle 07:00 e poco spazio per rilassarsi.
La domenica della gara il clima era molto pacato, come il cielo pieno di nuvoloni minacciosi che avrebbero eruttato una forte pioggia soltanto a tarda serata.
C'era tanta umidità che dava sensazione di caldo nell'aria ed un buon numero di partecipanti al via, ma il grosso della festa lo daranno le famiglie con i bimbi per la passeggiata ludico motoria in programma dopo la corsa agonistica.

Il percorso adottato dallo scorso anno non è certo noto per essere facile: si corre sul lungo rettilineo di Via Libertà a salire fin quasi ai piedi della Statua che si erge a guardia del Parco della Favorita, fino al giro di boa più avanti del Teatro Politeama, il tutto su due giri da 6 Km.

Stringere i denti... quasi all'arrivo
Il favorito, Mohamed Idrissi è bello e rilassato: sa bene di saper correre con ampio vantaggio ed io stesso, reduce dalla Maratona di Milano non potevo eccellere per brillantezza; al femminile il pronostico era ancora più facile per una vittoria scontata della bravissima e Nazionale Silvia La Barbera ora in forza al Caivano Runners.

Il via, in senso opposto alla marcia dei mezzi ed in salita, vede subito avanti Idrissi che corre sotto i 3'10"/Km con molta agilità.
In quel momento un pensiero cade su Hamad Bibi, attualmente infortunato e già da qualche mese lontano dalle gare.
Resisto alla sua ruota ma solo per quattro chilometri e devo iniziare a pensare a me stesso.
Lo vedo discretamente avanti e fino al termine del primo giro poi così distante non è.
In realtà la mia gara torna ad essere in salita a tutti gli effetti e mentre scollino nuovamente verso la grande Statua, mi raggiunge Lucio Cimò che conferma il suo buon stato di forma delle ultime settimane.

Lucio in realtà addormenta il ritmo e non mi aiuta a tenere un buon passo, come se in salita volesse riposare.
Nel tratto di ritorno, ovviamente in discesa, provo ad incrementare insieme a lui e sento che da dietro potrebbe rinvenire un terzo incomodo per la lotta del podio.
Intanto Idrissi continua costante sul suo ritmo e si allontana ormai irrimediabilmente.

Il momento del ricongiungimento
Passati sotto lo striscione d'arrivo in direzione opposta, mancavano ancora due chilometri e mezzo e da dietro ormai Fieramosca da Sciacca, un valido runner sempre nella Top Ten delle gare regionali, si fa sotto a noi due.

Lucio incrementa il ritmo su Via della Libertà ormai piatta e nei pressi dell'ultimo chilometro mi stacca inesorabilmente e si invola temendo la rimonta di quest'ultimo atleta.
Io non sento più i piedi, ovviamente una settimana non è bastata per recuperare a pieno dallo sforzo milanese e pago a caro prezzo la voglia di seguire Idrissi.
In quel momento visualizzo alcuni flashback dei Vivicittà di molti anni or sono, quando mi capitava di dover respingere alcune rimonte o vendere cara la pelle per difendere una posizione.
A quei tempi lo striscione d'arrivo era collocato a fianco del Teatro Massimo e giungeva dopo alcune curve molto tecniche su basolato, ero giovane, motivato e con l'agonismo che sprizzava da ogni poro :-)

Premiazione Master
In realtà in quel frangente non mi sento affaticato ma è il mio fisico a spegnersi verso gli irrimediabili, ultimi cinquecento metri che mi vedono arretrare e perdere un'altra posizione: sportivamente accetto il quarto posto e rifletto sul da farsi a partire dalla prossima settimana.

Occorrerà ricominciare con un minimo di potenziamento muscolare ed approcciarsi alle salite per riacquisire nuovamente elasticità e velocità.
Il bello è aver pensato a tutto questo durante la gara, spingendomi oltre l'attuale che tanto onore non mi fa...

Fa piacere avere il tifo del pubblico locale, specie ogni qualvolta passavo sul traguardo e sapere che in tanti seguono le mie storie e la mia vita.
Occorrerà una nuova fase di allenamenti e finalmente potrò pensare meno alle lunghe distanze, a meno che si materializzi ufficialmente un'occasione che inseguo da tempo...

(Ringrazio Sicilia Running per la costante passione sportiva, la Trinacria Palermo e Maurizio Crispi)

martedì 17 aprile 2018

Milano Marathon 2018 - Una Nuova Visione della Competizione

L'arrivo, sognato ed un po meno sofferto
Ciao Milano, 08 aprile 2018.

Finalmente torno a viaggiare, nella Città che negli ultimi anni ho sempre più apprezzato.
Detto da un meridionale affezionato alla propria terra fa quasi effetto, ma la concretezza, l'organizzazione, la pulizia e la modernità di questa Città mi affascinano.
Ed ogni anno vengo alla Maratona sicuro che tutto andrà per il verso giusto ed apprezzerò il calore degli amici lasciati lì e l'organizzazione di alto livello.

Mi domandavo se mi fossi davvero stufato di correrla questa Maratona, ma in realtà dovevo domandarmi se era giusto presentarmi lì.
Nelle ultime tre settimane dal Grande Evento, avevo provato il tutto e per tutto, improvvisando tra l'altro un improbabile fartlek di 24 Km dentro il Parco Uditore (di soli 1.250m di giro, su sterrato, erba e ricco di curve anche strette) solo per essere il più vicino a casa e gestire al meglio il poco tempo a disposizione.
Era un sabato pomeriggio ricordo, il 24 marzo, motivato solo perchè ripetevo a me stesso: "ma cosa devo andare a raccontare a questa Maratona?" ed essendo un Parco cittadino man mano che avanzava il pomeriggio arrivavano sempre più famiglie con bambini che mai si spostavano dal percorso per passeggiare con bimbi, cani o biciclette.
Eppure sono riuscito a chiudere aiutato dal segnale GPS un totale impietoso di 21 Km ed una media alta, quasi vergognosa, con la testa che quasi mi girava e, senza altro da dare mi ripetevo: "ma cosa devo andare a raccontare a Milano?"

Pochi giorni dopo, a metà settimana, durante un varco giornaliero più ampio, butto giù ed improvviso il lunghissimo di 2h30' e mi impongo che sia un percorso difficile ma non il solito e monotono che ripeto.
Stavolta passo velocemente dentro il parco della Favorita e da lì corro su asfalto lungo il giro dell'Addaura molto vallonato.
Tutto bello, tranne per il fatto che quel pomeriggio il fisico non ne voleva sapere di correre a lungo, mi chiedeva ripetutamente di fare un'oretta tranquilla ed io dovevo farne due e mezza con un discreto caldo: tremendo!
Il giro che imposto mi forza a correre perchè se no sarei troppo lontano da casa, ma sulla via del ritorno (ancor più difficile) decido di terminare gli ultimi 15 minuti a passo di jogging e concludo con 2h15' da buttare.
Sempre stanco a sera, nell'ultima settimana di scarico sotto la doccia continuavo a ripetermi: "cosa dovrò raccontare alla Maratona di Milano?"
Il senso della mia frase è semplice per chi non l'abbia capito: la Maratona è un esame difficile da superare, alle volte ci metti un anno intero per superarlo, i più esperti impiegano soltanto tre mesi, ma sempre un duro esame è.
E quando ti presenti all'esame impreparato è molto facile che farai scena muta o nel caso podistico, finirai male, molto male.
Ed ero preoccupato, giustamente.

Avevo la serenità del volermi divertire, ho aiutato un mio amico a preparare la sua Maratona di Roma nei lunghissimi ed in qualche altro specifico e chiuderà in 3h00' lo sforzo.
Sarà soddisfatto della prestazione ed io con lui.

Giunti a Milano al venerdì 06 con l'intera famiglia al seguito, non ho potuto vivere le sensazioni di scarico pre-gara nè alimentarmi con minuziosa attenzione: dopo una mattinata infinita giunti alla stazione Centrale di Milano, ho divorato una pezzo di pizza gigante ed un paio d'ore dopo sono riuscito a correre i miei 40 minuti per scaricarmi dal viaggio.
Il mio stomaco l'aveva assimilata come se nulla fosse, brutto segno, ero in evidente crisi di fame...
In partenza con l'amico di mille battaglie, Vito Sardella!

Dato per scontato che al sabato 07 il copione sarebbe stato lo stesso, inseguendo costantemente un bimbo tanto piccolo tanto voglioso di correre su e giù per i prati, per le strade milanesi e che adora fare le salite (!) riesco a prendere il pettorale all'Expo Mi.Co. gremito di persone al mattino per via dell'evento pensato per le famiglie che ha avuto enorme successo vista l'enorme quantità di persone presenti per le strade che attorniavano i Tre grandi grattacieli (di cui uno in costruzione).

Volevo passare a ringraziare Renzo Barbugian (nome noto nel panorama running milanese) per avermi omaggiato il pettorale, senza passare da canali ufficiali, inviti, hotel e altro, purtroppo non ci siamo potuti vedere, spero ci sarà un'altra occasione.
Ed una menzione speciale anche all'amico Michele, qui coordinatore del gruppo dei pacemakers, che vedo raramente, ma con il quale si condividono gioie ed emozioni :-)
Il numero di pettorale alto forse può dar fastidio a qualcuno, ma a me non importa nulla: avevo l'accesso in griglia attaccato agli Elite ed è andata benissimo, il pettorale non fa l'atleta si dice ;-)

La sera, in un raro momento di serenità, facevo il briefing in famiglia e sistemavo il pettorale sulla maglietta (scelta ponderata per via del caldo annunciato oltre che del vento freddo che insisteva in quei giorni) e leggevo il prontuario sulle regole da seguire la mattina della gara.
Non riuscivo a capire cosa significava la dicitura: "non garantiamo il tuo accesso in griglia se ti presenti ai cancelli del Parco Indro Montanelli dopo le ore 07:45" (o giù di lì) dato che la partenza era ampiamente prevista per le ore 09:00, ma capivo che con le nuove norme antiterrorismo il giardino era completamente blindato, la fermata metro sotto il giardino era chiusa e nessun'altro poteva entrare lì dentro oltre ai soli atleti.
Quindi sveglia prestissimo e via con la sacca trasparente dotata dall'organizzazione!

Quella mattina, giunti al Gate di ingresso da me deciso (altra singolarità delle nuove norme), realizzai subito che dovevo mettermi subito in coda per entrare dentro il parco: una attesa infinita mi aspettava prima di superare il varco d'accesso che prevedeva il controllo di ogni singola persona con soli due metal detector.
Un quarto d'ora dopo il mio arrivo in coda all'ingresso, la fila era divenuta insostenibile e presto avrei capito che forse sarei riuscito in tempo appena per sistemarmi in griglia e nulla più...

Durante il tempo di attesa non ero visibilmente nervoso, ma la tensione pre-gara attaccata allo stomaco mi chiedeva di fare una sosta in bagno che non riuscirò a fare.
Fortunatamente era gestibile ma l'unico pensiero che mi veniva in mente era: "vent'anni fa era più bello correre, tutto più spontaneo, genuino... Oggi ti stanno facendo passare la voglia, il Mondo sta cambiando solo in peggio...".

Devo fare in fretta, mi cambio al volo per consegnare la sacca con gli effetti personali ed a malapena corro solo cinque minuti: poco male, sapevo bene di avere una autonomia di gara molto risicata e che mi potevo tranquillamente riscaldare nella gara stessa.

L'accesso in griglia è molto comodo, c'è molto spazio dentro la griglia attaccata agli atleti invitati e sono molto più sereno, l'ordine regna ed il clima è rilassato... almeno la giornata volge al meglio ed il sole spunta in cielo senza fare troppo male.

Finalmente si parte, in perfetto orario.
Vengono messi a disposizione dei "Super Pacemakers": da 2h35', 2h40', 2h45' e 2h50'.
Esordio con la maglia Mizuno!
Inutile dire che quando guardo i Campioni nei nomi di Giovanni Gualdi e Stefano Scaini che traghetteranno le 2h35' non perdo l'occasione e sono consapevole che due atleti così esperti correranno con ritmo costante e preciso!
Come immaginato, penso a divertirmi per i primi chilometri e mi godo la gara.
Il percorso subisce qualche piccola modifica rispetto allo scorso anno, così i primi dieci chilometri mi godo in pieno relax il ritmo assestato sui 3'40"/Km per le vie cittadine e molto presto affianchiamo il sempre fantastico Duomo.
In pratica dopo poco tempo riesco a capire che il percorso viene modificato di modo tale da lasciare il centro cittadino tre chilometri dopo circa, consentendo di correre meno in periferia.
Psicologicamente sarà una scelta apprezzatissima per me affezionato spettatore in corsa dell'evento.

Purtroppo il segnale GPS va per i fatti suoi molto presto e sfalsa aggiungendo centinaia di metri dalla misurazione ufficiale.
Il mio orologio, pur essendo molto preciso ed implacabile, stavolta ha sbagliato o meglio, probabilmente ha misurato anche i cambi di direzione che capitavano specialmente durante i rifornimenti d'acqua e sali ogni 5 Km...

La corsa sfila rapidamente sui binari della tranquillità con il folto gruppo che costituiva il sempre costante e positivo supporto dei due Top Runners adibiti a Pacers.
Dentro il gruppo spiccavano due donne: una spagnola ed una biondissima, sconosciuta, che man mano scoprirò essere italiana o meglio... lombarda e ben motivata dal pubblico e dalla crew che l'ha allenata in questi mesi: Laura Gotti.

Passaggio alla mezza maratona in 1h17'00" ed il senso della precisione ci sta tutto.

Ormai siamo abbandonati a noi stessi (nel senso del percorso): fuori mano abbastanza da trovare pochissima gente sul percorso, ma non aspettavo che giungesse il momento di passare intorno all'ippodromo.
Come detto, se lo scorso anno era il passaggio a metà gara, stavolta già eravamo sui 24 Km ed era fantastico: il muro dei 30 K era molto più vicino.
Bevo e mi alimento regolarmente, i due gel che avevo ai lati del pantaloncino li ho già consumati con sapienza, pensavo alla colazione non molto abbondante, ma non avevo fame quella mattina.

Gualdi ci sprona, è un vulcano di ottimismo ed energia e tutto questo mi serve perchè da lì in avanti la gara cambia.
L'amica Giovanna immortala l'esatto momento in cui deciderò di lasciar
andare via il gruppetto ormai ridotto a poche unità
Il ritmo subisce un leggero incremento e solo le due donne, agguerritissime reagiscono all'allungo, oltre ad un runner torinese costantemente attivo in testa a tirare la corsa, come se volesse qualcosa di più da quel ritmo.
Resisto e riesco a rintuzzare la difficoltà, voglio essere trascinato da tutta quella positività ed in fondo non è una scelta sbagliata.
Giungo al 30° superando il ponte cittadino ed afferro altri due gel offerti dagli sponsor, e resto con i pochi superstiti del gruppo.

Le cose si fanno difficili e stringo i denti, non voglio perdermi il momento dell'aggancio della Rosaria Console da parte delle due ben meno note atlete arrembanti.
Cadono i primi birilli e siamo al 35°K, e non voglio arrendermi, ma i piedi iniziano a darmi brutti segnali.
Se arrivi vicino al 40° K e non sei nemmeno capace di passeggiare a 3'40"/Km o poco sotto, sai bene cos'è che non va: hai scarsa autonomia, non ti sei preparato nel modo ideale ed hai fatto pochi chilometri nei mesi precedenti.
Ben vengano tutti gli allenamenti sullo sterrato, molto stimolanti e sui percorsi impervi, ma le lacune si pagano nel finale di gara.

Entriamo in corso Sempione ed a malapena riesco a marcare i meno cinque prima di lasciare andare via il gruppetto di Gualdi e Scaini, ormai ridotto all'osso.
Non voglio troppo soffrire e quella mattina cerco solo la dignità, non il Personal Best lontano anni luce.

Una volta entrato dentro il Parco Sempione, mancano meno tre e lo scorso anno ricordavo che la Epis mi passava quasi a doppia velocità, in preda ai crampi allo stomaco ed alla forte delusione di aver fallito l'ennesima preparazione incerta ma voluta.
Questa volta non sono messo meglio, ma continuo del mio passo, senza troppi stravolgimenti.
E' la fine della, tutti felicissimi, soprattutto le donne!
Non riuscirà a passarmi nessuno infatti, ma gli ultimi due scollinamenti che anticipano il finale di gara fanno male sempre e comunque.

I piedi non ci sono più e perdo quel minuto che avrebbe regalato altre emozioni ed altri sorpassi eccellenti, ma voglio sorridere all'arrivo e sono consapevole che manca poco all'abbraccio del pubblico.
Il countdown è vicino, tifosi e accompagnatori ti spingono negli ultimi 500 metri e raccolgo serenamente la medaglia della pace e della serenità: 1h17'00" + 1h17'13" e chiudo finalmente in 2h34'13" al 30° posto assoluto.
Cosa ho cercato in quel crono... Nulla di che, tranne l'aver vissuto un altro bel momento di sport.
Correre su un binario della prudenza passeggiando per tutta la gara non è mettere alla prova se stessi, nè tantomeno dimostrare sul campo tutto quello che hai dato nella lunga preparazione.

Figuriamoci se ho dato qualcosa di concreto a questa preparazione, soltanto uno spunto timido a quel che volevo veramente fare: non crollare all'arrivo.
Non è da me essere così... arrendevole, nè così può valer la pena di indossare un pettorale così importante, ma con questo poco interessante 2h34' posso almeno essere cosciente di stare in un buono stato di forma, utile per affrontare future imprese.
Non è nella mia filosofia correre così riparato nè l'ho fatto mai, nè tantomeno ho atteso passivamente che si concretizzi lo striscione d'arrivo: ho sempre provato ad attaccare nelle mie migliori maratone, con risultati a volte superiori alle mie aspettative.

Terminata la corsa, scappo in bagno, mi rifocillo ed ai Giardini I. Montanelli incontro gli amici che volevo.
Chiedo di Alessio Terrasi, incrociato dopo il decimo chilometro in totale solitudine: chiude la gara in un eccellente 2h22' vista la grossa difficoltà di correre tutto il tragitto da solo.
Poteva osare il treno delle 2h15' (che magari diventavano 2h16' sul traguardo) oppure correre con prudenza, fatto sta che il ragazzo di Altofonte ha dimostrato una solidità mentale che non gli avrei mai dato e spero vivamente che potrà riuscire a correrli questi 42K in 2h16'...

Sono contento, il pomeriggio passa via pian piano con la frenesia della famiglia e l'adrenalina che mi tiene sù.
Ed è un'altra maratona, un'altra sfida vinta ed un crono sul suolo Milanese migliore degli altri anni.
Così è la vita e così va lo sport.

Voglio sperare di andare avanti così e di trovare soddisfazioni anche sulle distanze più corte una volta recuperato lo sforzo, la Milano Marathon ha dato tanti sorrisi e tanto entusiasmo, un nuovo modo per vedere la Competizione sportiva.

(Ringrazio sentitamente Giovanni Certomà e Antonio Capasso per l'amicizia e per le foto)

NEW YORK CITY MARATHON 2010 (Foto Podisti.net)

NEW YORK CITY MARATHON 2010 (Foto Podisti.net)
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