41° New York City Marathon - 20° Posto Assoluto - 1° Europeo

41° New York City Marathon - 20° Posto Assoluto - 1° Europeo
Un Sogno Ad Occhi Aperti...

domenica 3 marzo 2019

CdS Cross a Vittoria (RG) - 2° Fase - E i Giovani dove Sono?

Buon secondo posto di Squadra e... peccato per non aver tesserato
Hamad Bibi con noi!
Vittoria (RG) - 25 febbraio.

Il titolo regionale assoluto lo vince Tony Liuzzo, uno che di professionismo ne ha fatto tanto per l'atletica, uno che ha gareggiato ad alti livello anche quando professionista non lo era più, per lungo tempo quando abitava a New York City e con il quale abbiamo fatto quelle due Maratone insieme.
Uno che ha smesso di correre diversi anni fa, salvo riprendere da pochi mesi tesserandosi per l'atletica Augusta e, comunque, già riesce a fare buona figura.
Ma vincere il titolo regionale assoluto, all'età di 40 anni (o quasi) fa molto riflettere sul movimento dell'Atletica in Sicilia.

Figuriamoci se l'avessi vinto io questo titolo, reduce da due settimane di allenamenti intensi ma rabberciati, praticamente ripartendo da Zero a causa di una doppia influenza nel giro di poco tempo (W la famiglia!) e con cattive sensazioni nelle ultime uscite.

Ad otto giorni dalla gara, in compagnia di uno dei pochi amici che capisce ormai le mie abitudini poco ordinarie e le esigenze dettate dalla famiglia (sarò ripetitivo ma ormai è una ovvia costante trovare spazio e tempo per allenarmi molto relativi) scuotevo la testa quando mi cimentavo con lui nei 15 x 500m (circa) (R.50") svolti al boschetto della Favorita, perchè non erano le stesse buone sensazioni di fine gennaio e perchè faticavo più del dovuto...
Eppure restavo in piedi pur macinando giri, ma il cronometro più di 1'33" - 1'30" forzoso non restituivano...

Freddissimo...
Ho provato un pò di tutto per ridare forza alle gambe, persino un allenamento forse troppo duro svolto giovedì 14 consistente nell'intera Scala Vecchia di Monte Pellegrino corsa troppo lentamente, troppo troppo e, successivamente alla discesa, con dei cambi di ritmo da 3 minuti e recupero attivo di 1 minuto, fino a casa.
Perchè avessi corso così piano era ovvio: con quei 3 giorni di stop forzato mi ero sentito così giù che ripartire non è stato facile, ma il periodo delle malattie è pur sempre un qualcosa che non puoi prevedere e, pazienza per tutto.

Arrivare a Vittoria non è una passeggiata per chi parte da Palermo.
Fortunatamente avevo con me la compagnia di Hamad Bibi, da quest'anno tesserato per la Mega Hobby di Caltanissetta, che aveva deciso di esordire proprio in questa gara.
Si sentiva in buona condizione, da tempo in ripresa, ma negli ultimi giorni si era fatto male a lavoro: una brutta botta al tibiale che lo faceva zoppicare un pò, e via con tre giorni di stop.
Ma lui è Bibi, quindi correrà forte ovunque e comunque.

Il viaggio come detto è stato difficile, il maltempo con forte vento perversava nell'Isola ed una gara come la Malta Marathon è stata annullata proprio quella domenica a causa del forte vento e maltempo.
Per fortuna, con tutta la dovuta cautela, non incontriamo particolari pericoli per strada, ma arrivare ci è costato oltre 3 ore di macchina, abbastanza stancante.
Ritmo sollecito sin dalle prime battute
Il cross, situato all'interno dell'ippodromo locale, si presentava su di un terreno esattamente uguale a quello che calchiamo durante gli allenamenti, quindi ero molto convinto di fare una prova onesta visto che i terreni scivolosi o molto pesanti non fanno per me.

Purtroppo il fortissimo vento ha rovinato la giornata, freddina ma molto nuvolosa, tanto che era difficile star fuori a guardare le altre gare dei ragazzini fino agli Juniores.
Pochi, come detto nel titolo i veri partecipanti con qualche ambizione di classifica...

C'era una autentica bufera, ma durante il riscaldamento con i ragazzi della squadra, ci abituiamo all'ambiente e proviamo il percorso che fondamentalmente non era altro che un larghissimo anello di un chilometro con poche curve molto ampie e filanti.
Leggero falsopiano all'inzio del giro, leggera discesa molto scorrevole e sul finale una altrettanto leggera salitina, tutto da ripetere dieci volte.

Alla partenza, qualcuno vuol fare il protagonista e parte molto avanti ed uno di questi è Casarrubea, un runner del Club Atletica Partinico che negli ultimi mesi si è messo in grande evidenza soprattutto nei Cross.
Era arrivato dietro di me nella tappa svolta in gennaio, a Palermo, anche con discreto distacco e quindi penso che stia sparando le cartucce troppo in fretta, anche perchè tutti i maggiori favoriti restano dietro.
Campo di gara con fango assente
Provo a stare attaccato a Tony Liuzzo fino a che la situazione resta in stallo, per pochi giri.
Il primo a prendere le redini dell'andatura è proprio Bibi che tira con se l'altro marocchino favorito, Mohamed Idrissi, suo compagno di squadra.
In realtà il gruppo ancora non si sfoltisce e con loro due restano avanti anche S. Laudicina (autore di un primo giro fortissimo), N. Mazzara, Liuzzo, Casarrubea e l'altro atleta giovane del CUS Palermo, Pizzitola.

Mi stacco troppo in fretta ed è già il quinto giro, metà gara passa velocemente in circa 17'04" al mio cronometro.
Provo a non mollare come è nelle mie abitudini ma non riesco più ad avvicinarmi a Liuzzo, mentre il giovane Pizzitola probabilmente finisce le energie e riesco a passarlo senza alcuna sua resistenza.

Di Casarrubea invece mi sorprende la sua tenuta dato che Liuzzo riuscirà a staccarlo proprio negli ultimi due giri, mentre io, causa anche un dolore al fianco, non riesco più ad incrementare e la mia 7° posizione resta quella...

Il ventaccio è sempre più forte, taglio con fatica il traguardo, giusto per provare un allungo e termino in 34'41" a soli 24 secondi da Liuzzo, il vincitore del titolo assoluti come detto.
Bibi si rammaricherà con me perchè, forse troppo assente dalle gare, commetterà l'errore di lasciare andare via Idrissi perdendo la corsa e dicendomi: "Io giocavo con lui, mi ha fatto l'allungo all'ottavo giro ma poi ho recuperato nel finale"... Bravi ad entrambi!

Tolti Laudicina e Mazzara (cat. Promesse maschili) che comunque si allenano tanto nel trapanese, chi è rimasto a correre a livello assoluto?
Campo di allenamento del Ragusano, tanti professionisti
si sono allenati qui
Davvero pochi e davvero male, dato che altri bravi atleti erano ad Acireale a correre su strada e nel mio cammino in gara ho visto forse troppi amatori, alcuni di loro con molte primavere alle loro spalle con più voglia di scherzare che veramente mettersi alla prova.

E tutto questo fa riflettere anche perchè se, stando davvero in una condizione atletica poco convincente finisco 7° (ed a podio regionale assoluto), cosa c'è nel prossimo futuro?
Poco, davvero ben poco.

E intanto la Monti Rossi Nicolosi con il suo secondo posto ai Campionati Regionali di Società vola a Torino a portare un pò di Sicilia ai Campionati Italiani di Cross del prossimo 10 marzo dove spero tanto di trovare più terra battuta possibile, l'unico scenario di cross più compatibile alla strada, almeno per riuscire a tirare fuori il mio solito carattere combattivo.

E... non dimentichiamo che la Milano Marathon è sempre più vicina!

(Ringrazio A. Monaco e M. Statello per le foto)

venerdì 8 febbraio 2019

Torna l'inverno e tornano i Cross

Bravo e ormai specialista delle 5K il nostro Lucio Cimò
Palermo, gennaio 2019.

Ricomincia una nuova stagione, con la Monti Rossi Nicolosi (riconfermata) e supportato dagli stessi sponsor e amici.
Ammetto che potrebbe essere la mia ultima stagione agonistica, la famiglia ha preso tanto tempo e tante energie, tali da rendere molte volte l'allenamento fisicamente e mentalmente difficile da correre come sono stato sempre abituato a fare.
Quando ti rendi conto che non riesci più a fare le cose per bene, è meglio inziare a pensare di concludere la tua attività e proseguire con nuovi progetti, come può essere il Coaching, con la giusta formazione.

Ma sto bene, non ci sono alcuni impedimenti fisici e sarebbe un peccato sprecare un altro anno che potrebbe regalare continue emozioni.
Certo, il titolo del post di per se è sbagliato: la stagione dei Cross ufficialmente apre intorno a ottobre/novembre per lo più nei paesi nordici (inclusa l'Italia, che annovera a se le sue note selezioni per le manifestazioni federali), ma qui in Sicilia prima che arrivi il primo vero freddo dobbiamo aspettare i mesi di gennaio e febbraio.

E quando fa freddo, magari con pioggi frequenti, ci si può allenare al parco su terreni appesantiti dal fango, alberi che inebriano l'aria di odori invernali ed erba umida: allora capisci che correre in campestre, magari con la maglia pesante a manica lunga respirando aria gelida ha un suo reale significato!
Nel finire dell'anno e per tutto il mese di gennaio, mi sono prodigato in vari allenamenti di Campestre con qualche "puntatina" nella gelida pista cercando qualche richiamo veloce.
Penso di aver svolto un buon lavoro, conscio del fatto che gli allenamenti sui percorsi da 500m e 1.000m metri circa nella pineta denominata "Boschetto" sita dentro il Parco della Favorita, sono andati bene.
Alle volte ho corso in compagnia ed è bastato questo a rendere più impegnativo e fruttuoso l'allenamento, e spesso abbiamo trovato delle belle giornate fredde ma soleggiate.
Altre volte, per mancanza di tempo, ho optato su un percorso privo di saliscendi ma a tratti sabbioso di circa 950m al Piazzale dei Matrimoni.
Partenza da un'angolazione inconsueta

Per me correre d'inverno ha questo sapore: immerso nella natura e lontano il più possibile dallo Stadio.
In fondo tutto questo è propedeutico alla prossima preparazione alla Maratona di Milano prevista in aprile, quindi tutto procede per il verso giusto.

Purtroppo non ho potuto prendere parte alla prima prova dei CdS di Cross previsti a Nicolosi lo scorso 20 gennaio a causa di impegni familiari legati a vari malanni che mi negavano l'assenza per più di un giorno e così a malincuore ho dovuto rinunciare ad una gara molto esaltante e, soprattutto, organizzata dalla mia Società Sportiva.

In realtà il battesimo della prima gara dell'anno l'avevo già fatto, ovverosia un Cross di soli 6 Km circa svolti all'interno del Parco della Favorita dentro l'area già denominata "Boschetto" domenica 13 gennaio.

Conoscendo bene il percorso e le insidie, mi sono invogliato a partecipare, pur storcendo il naso nel partecipare ad una distanza "atipica", troppo corta per me di 6 Km.

Il percorso ricavato all'interno di questa area ben sviluppata per la corsa, povera di erbacce e arbusti alti, si presta ottimamente per mettere a dura prova le gambe con continui cambi di direzione, saliscendi spezzagambe e spezzafiato, alcuni tratti che si riducono a fanghiglia scivolosa quando piove ed un terreno prevalentemente duro.

Grazie Fotomatti! (Trinacria)
Se correre l'anello corto di meno di 500m può essere in effetti noioso ma comunque più stimolante di freddi giri in pista, il percorso ultimamente ricavato di circa 1.000m ti garantisce un bel mal di gambe quando torni a casa, in special modo dopo aver coperto distanze intorno ai 10 Km o superiori.

Negli anni quest'area è stata oggetto di cross ed interpretata in vario modo, da altri allenatori che hanno sviluppato percorsi da 1 Km diversi tra loro ma tutti molto complessi.
Decisamente il più duro è stato negli anni passati quello del Coach Siragusa, ma nel tempo i riferimenti si sono persi e quindi si è optato per seguire il tracciato del Prof. Liga più facile da memorizzare e meno muscolare nel complesso in quanto minore in dislivello.
Se considerate il giro da 1 Km da ripetere molte volte, anche un minor dislivello fa molta differenza nei cross.

Purtroppo non stiamo parlando di ampie aree erbose e vallonate come quelle trovate negli anni passati nei parchi di Monza, in Emilia Romagna o nel Lazio, davvero superbe.
Quando si parla di Cross al Sud ho sempre trovato "meraviglie" nelle Pinete sabbiose di Catanzaro Lido (paesaggio tipico su molte altre coste calabresi), nella Pineta lavica di Nicolosi ed, ovviamente nella Pineta del Parco della Favorita.
La Pineta domina al Sud :-D

Così, una volta atteso il proprio turno, è stata la volta della mia gara, insieme agli assoluti.
Come era ovvio il favorito era proprio Lucio Cimò, da quest'anno in RunCard.
Mi aspettavo di tenere la testa con lui per metà gara prima di cedere, ma non ha atteso nessuno dopo il via, correndo un primo giro davvero forte, intorno i 3'10".
Io, con il mio 3'16" ero già secondo e staccato di molto e per giunta affaticato.

La partenza è stata fin troppo spinta per entrambi, tant'è che Lucio non riuscirà a staccarmi con assoluto dominio ma manterrà un vantaggio di poco superiore ai 30 secondi, pur sufficienti per vincere in scioltezza.

Io come al solito ho dato tutto e l'impossibile, tentando di accorciare le distanze o contando su un suo cedimento, ma una volta trovatomi completamente solo all'inseguimento, anche io stesso ho accusato il colpo ed i tempi sul giro si sono appesantiti.
Stringi i denti e corri! Foto A. Ponari
Confesso che nell'ultimo giro ero davvero "al gancio" ed ho rallentato volutamente per manifesta difficoltà fisica...
Male, considerato che le gare andrebbero corse in progressione positiva.

Anche stavolta ho provato a buttarmi senza risultato, ma i cross non riescono mai ad esaltarmi.
Con una gara di così scarsa importanza vale la pena tentare; se fossero stati i Cross a Nicolosi avrei optato per una gara più regolare e ragionata, va bene così.

Foto sul podio e premiazioni fuliminee da parte dell'Organizzazione che ha recuperato sui tempi morti e prima gara da M40: l'anno non poteva inizare meglio (considerate le ormai quotidiane difficoltà!)

Ringrazio per le foto gli amici del Good Race Team Palermo oltre che A. Ponari e Fotomatti Palermo)

P.S.: In queste ultime due settimane sono stato vittima di continui quanto pesanti malanni che mi hanno costretto a stare fermo per qualche giorno.
Ammetto di essermi demoralizzato un pò visto che stavo trovando una buona continuità anche in vista di impegni sportivi sempre più difficili in avvicinamento alla Maratona di Milano.
Troverò le forze per riuscire a risollevare sia il fisico che il morale... ancora una volta!

venerdì 23 novembre 2018

24° Maratona di Palermo - Ti ferisce, ma come puoi non amarla?

Mi sono subito affezionato a questa foto e continuo
a farlo nei riguardi del mondo del Running...
Palermo, 18 novembre.

Dopo quest'ultima, drammatica esperienza, arricchisco il mio bagaglio di gare di un'emozione nuova, mai vissuta in tanti anni di Maratone corse un pò ovunque: passare dal "Paradiso all'Inferno" in poco più di un'ora di gara.
A Palermo è possibile, ma nonostante tutto anche questa dura sconfitta mi ha fatto apprezzare il volto sportivo della mia Città.

Le ultime settimane erano filate via abbastanza liscie ed avevo badato maggiormente a non cogliere malanni di stagione curando ogni aspetto utile a prevenire.
Gli allenamenti erano stati tirati e mirati soprattutto ad affrontare le lunghe uscite su percorsi molto difficili, vallonati e con i consueti lunghi cambi di ritmo in modo da simulare le difficoltà altimetriche che avrei incontrato in gara.
Ho fatto tutto il possibile per arrivare preparato alla Maratona, senza tralasciare gli impegni familiari.

Ed è per questo motivo che sono arrivato alla vigilia della Maratona senza particolare tensione, se non quella consapevole di voler arrivare a podio.
Il "compitino" era semplice: concludere la Maratona di Palermo sotto le 2h40' non è una sfida facile, ma con sufficiente allenamento ed un'attenta strategia di corsa è fattibile.
Avevo le idee chiare in mente e, a parte la tensione nervosa fisiologica avvertita al mattino, trovare un clima mite addirittura correndo il breve riscaldamento con una lieve pioggerella, mi dava tanta tranquillità.

La partenza è avvenuta in leggero ritardo, per un'edizione tra le più bene organizzate in termini di chiusura al traffico delle auto.
Peccato per l'assenza del nostro Sindaco al via.

Alla partenza, visti passare i più forti atleti della Maratona (i due keniani chiamati a lottare per la vittoria) ed i migliori specialisti sulla Mezza (Idrissi il vincitore, Bibi, S. Laudicina e Mazzara), mi sono adagiato sul ritmo a me più congeniale, chiamando a me un folto gruppo a seguirmi.
In una gara di endurance la compagnia ricopre un ruolo fondamentale per far passare facilmente i chilometri.

In poco tempo usciamo dal Parco della Favorita e, come da tradizione, ci immettiamo direttamente su Via Libertà, verso il Centro storico con le sue ricchezze artistiche tutte da vedere.
"Stranamente" iniziavo ad avvertire caldo (il cielo era nuvoloso ma il sole si faceva sentire) e l'aria fresca e umida mi portava ad una facile sudorazione.
I rifornimenti erano fondamentali, da prendere tutti perchè era più prudente bere tanto da non avvertire il senso di sete, che il contrario.

Palermo, semplicemente unica
Inizio a strabuzzare gli occhi (coperti dagli immancabili occhiali da sole, scelti gli Zonyk Aero Pro) quando l'incrocio da sempre critico coincidente con il Giardino Inglese era stato isolato dalla circolazione delle auto: finalmente mi sentivo al sicuro!

Pochi chilometri più avanti, superata la magnificenza della Cattedrale ed entrati dentro Palazzo delle Aquile, il gruppo da me trainato con molto entusiasmo (e comunque sul filo moderato dei 3'35"-45"/Km) faceva il suo ingresso su Via Roma.
Normalmente questa via principale della Città, parallela a Via Maqueda e Via Libertà, restava parzialmente chiusa lasciando ai podisti una striscia asfaltata in modo tale da non creare più di tanto "offesa" agli automobilisti.
Quest'anno, con sommo stupore, mi renderò conto dopo poche centinaia di metri che la strada era stata completamente CHIUSA alle auto, consentendoci di correre esattamente a centro strada su una sede praticamente ampia, larghissima.
Che dire, il più bel ricordo della corsa, in quel momento attraversando i vari blocchi stradali, mi sentivo come se mi trovassi a New York City affrontando la 1st Avenue!

Rientrando su Via Libertà affiancando il Teatro Massimo e successivamente il Teatro Politeama, particolarmente colorata era la partecipazione di un tifo preparato per l'occasione ma comunque d'effetto.

Una volta lasciate alle spalle le bellezze artistiche, si rientrava verso il Parco ed iniziava la lunga ed inesorabile salita.
Io, sempre euforico, seguivo il migliore di un gruppo che man mano si andava sgretolando, ivi compreso un altro contendente per la Maratona, un runner lombardo.
Preso dall'entusiasmo di trovare maggiore frescura sotto gli alberi, spingevo il ritmo di circa 3'40"/Km ritrovandomi ormai a tre chilometri dal traguardo della mezza maratona, con un solo compagno di via, un atleta della Podistica Messina.

Prime battute di gara con un gruppo ricco di contendenti
Il passaggio della metà gara non era dei migliori, ma lo accettavo di buon grado visto che da quel momento in avanti mi sarei trovato da solo a correre contro le avversità altimetriche: 1h18' circa e via verso Mondello!

Bevo da una bottiglia preparata ad hoc la mattina, con tanto miele e sali minerali con magnesio e potassio su acqua leggermente frizzante, ciò che solitamente bevo in allenamento.
Stranamente quell'acqua, rimasta all'aria circa due ore, era divenuta tiepida...
Strano, eppure c'era tanto fresco nell'aria, eppure il mio completo era totalmente sudato ed avevo bevuto ad ogni rifornimento con reale necessità... non riusco ben a capire quanto fosse calda l'atmosfera per via dell'aria fresca che tirava!

L'entusiasmo c'era ancora, da vendere, ma non riesco a ripartire alla stessa maniera al secondo giro nel tratto di discesa che durava meno di tre chilometri...
Il percorso faceva si che si rientrasse sul tracciato affrontato dai podisti in mezza, quindi avevo comunque tanta e colorata compagnia per strada per gran parte del tratto da affrontare nuovamente che attraversava per intero il Parco della Favorita...

La differenza stavolta si sentiva, non riuscivo a tenere i 4'00"/Km e continuavo a sudare, sentendo il vento sempre più freddo addentrarsi nella mia pelle man mano che gli alberi si infittivano.
In quel momento di reale difficoltà, ho avvertito un primo "movimento allo stomaco" che rendeva reale il disagio sul cronometro.
Non mi volevo abbattere, sapevo che poco più avanti iniziava la lunga discesa che portava a Mondello e che avrei avuto tempo e modo di recuperare.
Il freddo, invece, iniziava a picchiare sullo stomaco...
Giunti alle porte della spiaggia ormai il terzo posto era comunque andato, sorpassato con facilità dal bravo podista lombardo che normalmente veleggia su questi tempi.

Il rettilineo del Lido di Mondello non finiva più.
Mi passavo il tempo a vedere quanto si divertissero le persone a passeggiare sulla spiaggia, giocando con i cani, oppure passeggiando sulla strada deserta alle auto.
Volevo essere con loro, fermarmi e ammirare tanta pace, beatitudine e silenzio dalle assordanti auto...

Alcuni passanti, ahimè, erano totalmente noncuranti del passaggio degli atleti in gara (me compreso) con scarso spirito sportivo, di partecipazione o semplice rispetto per chi prendeva parte alla manifestazione.

Pasquale Ponente è un Marchio in Città!
Ero ormai cotto, le gambe non reggevano più lo sforzo della corsa e mancavano 10 durissimi ed estenuanti chilometri.
Dove avrei trovato le altre forze?
Da nessuna parte, eppure nella mente c'era un solido "meccanismo di protezione" che mi impediva di fermarmi perchè sapevo con certezza che lì sarebbe stata la fine, la più ingloriosa.
In quei momenti avevo solo voglia di scappare in bagno ed invece mi aspettava una impegnativa ed infinita salita...

Continuavo ad idratarmi, cosa assurda, ma di certo avevo preso una crisi intestinale di notevole potenza.
La gente continuava comunque ad incitarmi (loro sono stati determinanti con il loro affetto), a darmi aiuto e la salita di Mondello stavolta si faceva pesante.
Pian piano scollino, pian piano raggiungo la Palazzina Cinese, Villa Niscemi e, raggiunto ormai il quarantesimo, mi accosto fugacemente al bagno, con discrezione e celerità da record (quella sicuramente).

Al giro di boa conclusivo emetto il seguente verbo, mestamente: "adesso andiamocene a casa" e continuo sul piede dei 4'40"/Km verso il traguardo.

Perdo qualche secondo per il pubblico, che mi applaude, mi sostiene, ha capito che qualcosa non è andata per il verso giusto e mi inchino per loro, mi sembrava giusto: l'edizione migliore in assoluto organizzativamente parlando meritava tanto calore anche da parte mia.
Se non fosse chiaro ancora, il crono è di 2h49'07" e quarto posto assoluto finale.

Anche il secondo keniano giunto al traguardo non se l'è passata bene con un modesto 2h26' e man mano arrivano tutti gli eroici finisher mi rendo conto delle dimensioni delle imprese e delle vicissitudini personali di ognuno di loro.

Le premiazioni di categoria si fanno aspettare anche troppo, ma passo il tempo a far passare i crampi ed a idratarmi, bevendo tanto e nel contempo tremando per il freddo.

Il contrasto tra la staticità ed il movimento... Volevo invertire le parti
Una Maratona vissuta così male prima d'ora non mi era mai capitata e come al solito il clima caldo umido mi ha dato un pugno diretto allo stomaco.

Ma quanto di buono realizzato dall'organizzazione va evidenziato, con il tracciato di mezza maratona veramente leggero e filante senza inutili giri di boa e, come non ribadirlo, completamente chiuso alle auto.
Per la prima volta in vita mia mi sentivo nella mia Città dentro a una manifestazione internazionale dove il running per una domenica è padrone su tutti gli altri sport...

Mondello è la croce e delizia di una Maratona veramente tanto, troppo dura, che mi immaginerei correre magari a dicembre, anche con il rischio pioggia, perchè no!
E' la ragione insita di chi l'ha corsa, magari con successo e soddisfazione personale e poi non la corre più: molti di loro sono podisti che provengono dall'estero o da altre Città d'Italia.
Di certo torneranno a casa sognanti e soddisfatti di aver chiuso con una medaglia una simile impresa, ma sapranno che la Maratona di Palermo è bella "ma non per fare il tempo".

Io chiudo la mia terza esperienza in modo drammatico e posso dire: cara mia Città, il prossimo anno mi vedrai nuovamente al via, per vendicarmi di te ;-)

(Grazie di cuore all'organizzazione, a Sicilia Running, a Pasquale Ponente ed al Gruppo di fotografi capitanati da Toti Clemente)

domenica 4 novembre 2018

Acchianata di Santa Rosalia - E sono Quattro Vittorie!

Sarà poco indicativa la foto, ma posso assicurare che il panorama da
lassù è spettacolare e vincere ancor di più!
Palermo, 28 ottobre.

Vincere sulle strade di casa da sempre grandi soddisfazioni, specialmente se quelle strade distano pochi chilometri dal tuo quartiere di nascita, come altre volte raccontato.
Il tempo passa in fretta e, nonostante nella mia vita molte cose siano cambiate, correre resta sempre qualcosa di irrinunciabile, così come gli allenamenti fatti su Monte Pellegrino, per via del panorama, del silenzio e del significato religioso che significa giungere in vetta.

Sono tanti, troppi anni che mi alleno su quelle pendenze ed ancora non mi sono stancato, così come di mettermi alla prova sul tratto vertical più duro della Città.

A dire il vero, durante la settimana mi ero imposto di trovare la convinzione e la concentrazione necessaria a dare il meglio di me quella domenica.
Ultimamente, per via dei molteplici impegni quotidiani, alle volte non riesco a dare tutto me stesso in allenamento, anche perchè esaurendo tutte le mie forze quotidiane, mentali e fisiche, rischierei di non arrivare in condizioni "decenti" a fine giornata.
Tutto questo loop mentale, purtroppo non mi consente di eccedere con le tempistiche ed i chilometri in allenamento, pur facendo sempre il mio consueto e applicato "duro lavoro".
Tra l'altro la Maratona di Palermo si avvicina ed ho dovuto incrementare i chilometri facendo spesso alcuni Fartlek dove capita, coadiuvato dal GPS da polso, sicuramente meno preciso dei miei antichi percorsi misurati...
Devo scegliere, se tagliare nei tempi di raggiungimento del luogo di allenamento o nella qualità generale dell'allenamento stesso, ed ovviamente mi accontento del compromesso che la comodità del GPS oggigiorno regala.

Come sopra detto, non era più consuetudine focalizzare molto bene l'evento giorni prima, ma all'Acchianata ci tenevo, soprattutto per battere me stesso e dimostrare che ancora ci so fare, con o senza avversari di rilievo.
Quella domenica, il clima era poco rilassato, al solito scaricavo sullo stomaco la tensione ma anche questo fattore ormai lo so ben gestire, anzi ti fa capire che sei davvero pronto a correre.
I partecipanti non sono mai tantissimi, circa 150 al via, ma credo culturalmente parlando meriti molto di più questa manifestazione, unica nel suo genere.
La giornata era nuvolosa ma calda e minacciava velatamente di piovere, l'ultimo dei miei pensieri.

Alla partenza non scruto avversari che potessero impensierirmi, ma ormai ero sintonizzato sul miglior modo di affrontare le prime rampe, più dure e complesse, in modo tale da potermi avvicinare alla vetta senza grossi cali.
L'Acchianata non è altro che una gara su fondo regolare e poco sconnesso, correndo su ampie basole su di un percorso nato per attraversare Monte Pellegrino più velocemente ed arrivare al Santuario di Santa Rosalia.
In tanti durante l'annuale processione camminano a piedi nudi su questo percorso, provando a meritarsi un miracolo dalla nostra Santa, rituale sacro che attrae migliaia di turisti ogni anno.

Io, praticamente, percorro quelle strade con regolarità in allenamento ed alle volte mi piace correre un lungo più impegnativo sul versante della strada percorribile alle auto per avere maggiore effetto allenante.

Percorsi unici, come precedentemente raccontati,
ricchi di storia e misticismo
Quindi non si può parlare di un Vertical così come è inteso a livello assoluto, dove davvero fai fatica anche solo a camminare.
Qui è possibile correre e pure forte per tutto il tratto, ma è comunque una pendenza che sale costantemente per meno di quattro chilometri, che spezza il fiato, le gambe con le sue ardue rampe.

Devi fare attenzione ad affrontare con troppo entusiasmo il primo tratto, se no difficilmente arrivi in cima sorridendo.

Potevo aspettarmi un crono intorno i 18 minuti e sarei stato soddisfatto e così mi sono messo d'impegno sin dal via.

Dopo il primo lungo tratto di 500 metri non ho avversari vicino a me e mi concentro sulla strada che conosco come le mie tasche.
Ogni tornante è tortuoso, alle volte si tratta di curve a gomito e la prima parte, che transita a "mezzarancio" su di un piazzale panoramico dove ammiri un grande scorcio cittadino, si conclude con la rampa in assoluto più dura di tutta la scalata.

Corro contro me stesso ed il passaggio a metà strada mi sembra ottimo, così provo a mantenere quel passo spedito.
Avendo maggiore allenamento avrei retto più facilmente, ma dopo un pò inizio a soffrire ed accuso nel passo tanta fatica.
Ormai mi trovo nell'ultimo lungo rettilineo e so bene che mancano circa cinque minuti alla vetta, provo a stringere i denti ed accorcio il passo.
Finalmente, agli obelischi, il tratto più duro è alle spalle, con un buon 18'20" di crono totale.

Non è finita qui, il percorso di gara prosegue, e scendo rapidamente in piazza attraversando una breve ma ripida discesa e da lì si affronta una lunga scalinata che comunque di corsa è brevilinea.
Il peggio ormai è alle spalle, e giunto di fronte al Santuario, con un rapido segno della croce, seguo il percorso e mi avvio verso l'ultimo tratto, veloce e percorribile tutto stradale, il chilometro secco che porta al belvedere.

La strada in quel momento è chiusa alle auto, grazie alla collaborazione della Polizia Municipale.
il silenzio imperversa quei luoghi, corro all'incirca sui 3'30"-40"/Km in leggera e costante pendenza e inizio a gustare la vittoria, sempre bella che non stanca mai.

Foto che rappresenta gli sforzi organizzativi con tanto
di catering portato fin su in vetta!
Giungo da solo al traguardo, in 25'34," felice come se fosse la prima volta!

Lassù faceva freddo e così corro a cambiarmi, ma già il ristoro era pronto e le borse di tutti i partecipanti erano state portate su celermente.
Il secondo giunto al traguardo, un grimpeur di razza, dedito da una vita al Trail, Giuseppe Cuttaia, categoria M50 di ferro!

Questa gara, organizzata con pochi fondi a livello economico e l'aiuto di qualche sponsor senza troppe pretese, è l'esempio di come si possa offrire un bel ricordo su di un percorso atipico, anzi unico nel suo genere, senza lasciare deluso nessuno dei partecipanti.
Sguardi entusiasti, grandi sorrisi e soddisfazioni dal primo all'ultimo arrivato.

Non abbiamo dovuto attendere un'eternità per le premiazioni che sono state apprezzate da tutti per la loro semplicità.
Un bravo a Ferruccio per la dedizione a questo evento negli ultimi anni, nel ricordo del compianto Mario Ferrara, ideatore della gara e scomparso troppo giovane poco più che cinquantenne.

A lui dedichiamo tutti gli anni il ricordo con il premio al miglior M50 in gara.

Scendendo a piedi sulle stesse rampe che mi hanno portato in vetta, è venuto il momento di pensare alla prossima gara, la Maratona di Palermo!

(Ringrazio l'organizzazione per gli ottimi servizi e le foto spettacolari di Massimo Parisi)

venerdì 19 ottobre 2018

E' Tornata la Palermo d'Inverno!

Poco prima del via, accanto al Sindaco!
Palermo, 14 ottobre 2018

Dieci anni fa terminava la storia sofferta della Palermo d'Inverno, storica manifestazione che si è trasformata negli anni: prima una 10K, poi una Mezza Maratona Internazionale (venne a calcare il selciato del Parco della Favorita in direzione Mondello anche Paul Tergat) ed infine una 50K ultra marathon fino al suo (presunto) boicottaggio che pose fine tristemente alla storia.
Palermo ha la sua storica Maratona in novembre ed è un'ottima idea proporre come tappa di avvicinamento (a questa come ad altre Maratone) una valida Mezza Maratona.

Scegliere i luoghi più suggestivi della Città, può essere determinante ai fini dell'ottenimento dei consensi a livello del pubblico e dei partecipanti, ed il litorale di Mondello credo possa essere uno scenario che poche Città al Mondo vantano.

Purtroppo il clima torrido e tropicale non conosce più stagioni ed in Sicilia l'estate dura fino ad ottobre inoltrato.
Tant'è che, nonostante i miei reiterati tentativi di allenarmi bene e con impegno fossero andati spesso falliti, mi sono schierato ugualmente, in rispetto dei buoni rapporti vissuti con gli organizzatori della "Running Sicily" e della "Palermo Marathon".
Le settimane precedenti non ho potuto far altro che notare un discreto rendimento nel fondo lento, riuscendo a superare anche 1h45' di lungo (ma da ora in avanti farò sul serio per portare a termine la Maratona) ma durante gli allenamenti di ripetute lunghe, specie al mattino ed in compagnia con gente bene allenata come Lucio Cimò, spesso ho sofferto dure pene, patendo crisi o non riuscendo a portare a termine tutto l'allenamento.
Il caldo costante non mi ha mai aiutato ed anno dopo anno inizio a sentirne il peso, opprimente.
Così è accaduto il sabato precedente, complice un Cimò in grande forma, così era capitato nell'apparizione del Parkrun Favorita n°100 dove, al termine dei canonici 5K del percorso, avevamo proseguito con altri 3K e 1K finale dove ho dato tutto e forse anche troppo...

Avevo fatto qualunque cosa fosse possibile, compatibilmente con gli impegni familiari, per riposare e scaricare bene i due giorni prima della gara, ma al giovedì 11, ad esempio, ho chiuso dei semplicissimi 10 x 400m (R.1') in pista sulle note dell'1'11" con l'ultimo in 1'08" con troppa, troppa fatica.
Doveva essere un allenamento senza alcun impegno, giusto per far girare le gambe prima della gara, considerato che prima di quel giovedì non potevo trovare il tempo per dedicare un'ora libera in pista, e invece mi sono trovato quasi subito a dovermi impegnare quasi al massimo.
Quando c'è qualcosa che non va, lo capisci subito, ma la passione per la corsa supera sempre ogni difficoltà, anche le più grandi.

Fortuna volle che la mattina della gara il cielo fosse velato e che alla partenza spirasse anche un venticello fresco.
Viste le premesse, avevo giustamente molta paura di scoppiare troppo presto e, considerato il caldo umido e le insidie del percorso, probabilmente più duro del doppio giro Stadio - Favorita proposto negli anni passati, malcelavo un certo nervosismo.
Partenza dal Lido di Mondello
L'ambiente era comunque tranquillo con un moderato numero di partecipanti, che forse sconoscevano la bellezza del percorso o forse erano scoraggiati dalle difficoltà altimetriche, ma tutto sommato il viale sullo stabilimento balneare noto come "Charleston" è abbastanza ampio e rettilineo.

Un plauso doveroso all'organizzazione va fatto, le strade sono state chiuse molto bene ed i servizi sono stati seri ed impeccabili (non mi importa nulla del pacco gara, preferisco godere di ottimi servizi) e vedere Palermo completamente silenziosa specie al ritorno, nel tratto che attraversa il Parco della Favorita in direzione Mondello, è stato molto emozionante e mi ha aiutato a gestire la crisi...

Ma al primo chilometro dopo la partenza, con i due keniani favoriti avanti, non si andava tanto forte.
In tre erano avanti, con Bibi, reduce da un lungo infortunio, che appariva miracolosamente recuperato.
Io ero dietro a pochissimi metri, ma attendevo l'inizio della Salita di Mondello, lunga e temibile con i suoi intensi tre chilometri ad attenderci.
Siamo tutti cauti e l'Africa avanti a me non spinge più di tanto.
Il distacco rimane quasi invariato tranne Bibi che ad un certo punto arranca, lo affianco e lo sorpasso, continuando del mio passo.
In realtà volevo Hamad a fianco a me, quindi continuo con molta calma a dirigere un ritmo che, sopraggiunti i primi 5 K, intorno alla Palazzina Cinese ed attraversando Villa Niscemi, resta costante e rilassato.

Con mia enorme sorpresa, corro intorno i 3'20"-25"/Km senza troppa difficoltà ed affronto da lì in avanti una lunga discesa che porterà fin quasi Piazza Politeama attraversando Via della Libertà, splendidamente deserta dalle auto.
In quel momento faccio in modo che Bibi mi raggiunga e proseguiamo insieme.
Siamo molto tranquilli, Hamad non vuole forzare troppo ed io conosco bene i miei limiti, così ci facciamo trascinare dalla discesa con discreto ritmo e passiamo in 34'45" circa ai 10K che, considerato il primo tratto di lunghissima salita non è affatto male.

Superata quindi la metà di gara, inizio a pensare come dovrò gestire la seconda e più impegnativa frazione.
Ultimo Chilometro, abbastanza sofferto
Da quel momento, dalla centralissima Piazza, fino ad attravesare l'intero Parco, ci sarà da affrontare una lunga e costante salita che prima o poi spezzerà le gambe di noi atleti.
Con Bibi manteniamo un passo moderato che poco alla volta si appesantisce, ma nessuno da dietro potrà minacciare il nostro avanzare mentre il duo keniano, che soffrirà comunque il percorso, sarà ormai troppo lontano.

Siamo ormai dentro il Parco, il sole è ancora coperto, i miei Zonyk Aero Pro mi tengono rilassato, i piedi iniziano a perdere ogni tanto la spinta, ma quel maledetto ondeggiare di Viale Diana presenta il conto superati i 15 chilometri!
A quel punto Bibi trova maggiore freschezza e supera con agilità l'ultimo lungo rettilineo in falsopiano, di circa 500 metri, e subito dopo inizierà la lunga discesa (in senso contrario rispetto all'inizio di gara) che porterà a fianco al mare per costeggiarlo per altri 800m circa.

Le gambe ormai sono provate dallo sforzo di un percorso parecchio muscolare, ma per fortuna è molto bello correre in discesa, sapendo che mancano solamente tre o due chilometri prima del fatidico arrivo!
Finalmente anch'io raggiungo il mare, lo costeggio e ripenso a quando circa 16 anni fa, poco più che ventenne, correvo molto più forte ed ero molto più determinato di oggi, ma questa riflessione ci sta tutta.
Ieri, quel pettorale numero "cinque" l'avrei ceduto volentieri a mio figlio, ma i tempi non sono ancora maturi, però in quell'ultimo e lungo rettilineo penso a lui e poco dopo lo vedo, che mi applaude...
Faccio fatica ad alzargli le braccia in segno di entusiasmo, ma poco più avanti taglio il traguardo e, peccato, raggiungo la quarta posizione assoluta!

Ho corso una buona prova e sono cosciente di tutto ciò, dato che fare 1h15'22" su questo percorso vale comuque almeno 3 minuti meno (se non di più) con clima e tracciato ideali.
E' chiaro che da ora in avanti la parte finale della stagione mi porterà a correre la Maratona di Palermo, che su queste strade (fino a Mondello) passerà, e non dovrò far altro che allenarmi nei percorsi duri della mia Città per molti, molti più chilometri rispetto a quanto fatto finora, ma già mentalmente sono preparato.

E' una nuova sfida, che volentieri affronto, perchè ormai dopo tanti anni passati a gareggiare, serve trovare stimoli diversi: quest'anno la sfida sarà fare meglio di due anni fa, ma sarà davvero tanto difficile e potrò riuscirci se arriverà il freddo, quello vero.

Considerato che le prove di Alberobello 10K, quest'ultima Palermo Half e tutto sommato aggiungo la Etna Zero Tremila sono andate bene, chiudere i grandi impegni con un'ottima Maratona corsa in casa sarebbe il massimo visto quest'anno particolarmente delicato dove sono cambiati radicalmente gli orari di allenamento ed ho optato per allenamenti in solitaria o di supporto ad altri amici che hanno capito cosa vuol dire fare sacrifici in famiglia, venendomi incontro.

Almeno il tifo del pubblico per le strade della mia Città è stato tanto accogliente e ringrazio...

(Ringrazio Sicilia Running, Fotomatti Palermo e M. Crispi per le foto ed i servizi giornalistici)

venerdì 21 settembre 2018

Mizuno Wave Sky 2 - Un Grande Balzo in Avanti

Assolutamente la Mizuno più tecnica della linea Running!
Mizuno, con l'introduzione della Wave Sky lo scorso anno, aveva lanciato un messaggio: non sappiamo fare la "solita" scarpa con il Wave sul tallone e poco altro in avampiede, se non la mescola reattiva di ultima generazione U4ic.
Le novità non possono soltanto suscitare un effetto di sopresa, curiosità, ma devono essere funzionali con l'effettivo utilizzo che si farà della propria scarpa: ovvero correre il più protetti possibile il più a lungo possibile.

Da questa idea credo nasca il concetto di Wave Sky, ovvero un modello di scarpa di che irrompa nel settore delle Super - Ammortizzate che si colloca dopo le più snelle Wave Rider e Wave Ultima e che doni la concretezza di scarpa da Running "all conditions" che una futuristica Wave Creation non può dare.

TOMAIA:

I dettagli della Tomaia, tecnicissima, con Aerohug sul collo piede dal
collarino all'allacciatura
Mizuno ha lavorato parecchio per migliorare l'aspetto della propria scarpa e renderla, come
tradizione, comodissima e molto soffice, distaccandosi ancora oggi dalla tendenza sempre più diffusa delle tomaie "seamless total knitted" (anche se sono presenti in catalogo due versioni knitted della Wave Rider e della stessa Wave Sky), assemblando un insieme di tomaie tecniche molto morbide che donino solidità e concretezza al piede.
Fiore all'occhiello per questa seconda versione è l'Aerohug, uno strato aggiuntivo molto complesso e multistrato, morbido ed elastico, collocato a livello dell'arco plantare che "abbraccia" per intero la pianta del piede in modo soffice ma deciso.
Personalmente non ho trovato altro che la consueta morbida e comoda tomaia, con la sola differenza che stavolta il piede lo sento più protetto, molto al sicuro.
Il disegno della tomaia scelta per alloggiare il retro - piede e zona tallonare, è spinto verso il massimo comfort, con ampia imbottitura molto soffice ed ideale per chi soffre a livello tendineo.

La linguetta più morbida e soffice fa parte del sistema avvolgente Aerohug e tutto l'insieme comporta ovviamente un appesantimento generale della scarpa rispetto agli altri modelli neutri più snelli, ma quelle poche decine di grammi in più si traducono in una sensazione eccellente di protezione che si sente nettamente in corsa.

Come di consueto, Mizuno adotta colori brillanti che donano originalità alla scarpa, con accostamenti cromatici accesi (in questo caso il Blu Royal e l'Orange) che vanno controcorrente rispetto ad altri Brand concorrenti come Adidas o Nike che da qualche anno hanno adottato uno stile con colori decisamente più soffusi e neutri.

INTERSUOLA

Andiamo alla vera rivoluzione per il Wave - concetto di Mizuno.
Dettaglio del Wave inframmezzato ad U4ic e U4icX
Negli ultimi anni e nei modelli di punta Mizuno ha collocato il sistema Wave neutro sul tallone per donare una migliore stabilità, ammortizzazione e reattività generale alla scarpa, in mezzo alle doppie mescole U4ic (più reattiva) e U4icX (più ammortizzata).
In avampiede, a completamento della spinta, generalmente la scelta è ricaduta sulla più tradizionale mescola U4ic.

Oggi, con il nuovo modello Wave Sky 2, Mizuno svolta in termini di ammortizzazione assoluta, ridisegnando l'intersuola e ponendo uno strato di U4icX molto leggero ed ammortizzante lungo tutta la pianta del piede, ampia e ben confortevole.
Il CloudWave L-Shaped a tutta lunghezza fin sui metatarsi, disegnato per ottenere ritorno di spinta, massima ammortizzazione e grande leggerezza, è qualcosa che fin'ora non avevamo mai visto in una Mizuno da lunghe distanze.
Infine, il primo contatto al piede è garantito dalla più concreta e reattiva intersuola U4ic più leggera del 30% rispetto alla precedente, denominata AP+.

Inoltre i molteplici incavi tra i tre diversi strati, come appare evidente, sono progettati di modo tale che una volta assemblati, lascino dello spazio per maggiorare ed uniformare l'effetto ammortizzante su tutta la pianta del piede.
La struttura delle due intersuole, che ricalca interamente il disegno del Wave, consente di adattarsi dinamicamente ai cambiamenti del terreno ed a rendere più fluida la falcata.
Dettaglio del Wave a tutta lunghezza
In effetti, rispetto alla Wave Ultima, con questa Wave Sky le asperità del terreno durante le uscite di corsa al Parco, non si sentono minimamente.

La scarpa in questo modo appare solida ma nello stesso tempo non si appesantisce eccessivamente: per le uscite di fondo lento rigenerante a ritmi più moderati del solito, le Wave Sky 2 sono divenute la mia scelta primaria.

A completamento di tutto il sistema, contribuisce (e non di poco) la tradizionale soletta che Mizuno utilizza per tutti i modelli premium, sia da allenamento che da gara.
Se da un lato tale soletta è estremamente soffice, regalando dell'altro comfort alla scarpa, purtroppo ho notato con un certo disagio durante gli allenamenti estivi che essa assorbe troppa umidità, diventando pesante quando si suda eccessivamente.
Il peso della soletta a quel punto diventa talmente determinante che rende la corsa più difficile.

In gara, infatti, con le mie Wave Shadow, confesso di averle sostituite con altre solette più leggere e meno inclini ad assorbire umidità.
Cambiando la soletta su queste Wave Sky 2, l'assetto cambia comunque ed ho sentito la scarpa meno morbida oltre che il piede non a perfetto agio.
Ogni cosa deve stare bene al proprio posto, ma è il chiaro segnale che non sto parlando di una scarpa - materasso ma di una calzatura ben realizzata e comunque sempre reattiva.

SUOLA

Tanti intagli, grande flessibilità, agilizza la
scarpa più pesante della gamma
Se l'intersuola parecchio complessa ed innovativa della Wave Sky 2 è la vera protagonista, come ho già sopra scritto gli elementi di una scarpa così complessa devono lavorare in sintonia fra di loro per ottenere un grande risultato.

La fludità di corsa è da sempre un aspetto che Mizuno prende molto sul serio, continuando con la sua tradizionale e semplicistica Smooth Ride Philosophy.
I tanti intagli laterali donano grande flessibilità alla scarpa, rendendola molto dinamica anche durante un cambio di ritmo, mentre la suola in gomma ad alta resistenza all'abrasione X10, garantisce davvero un alto chilometraggio.
Nel corso degli anni Mizuno ha parecchio rivoluzionato il suo sistema di intersuola con il Wave e la resistenza della suola, riuscendo a far funzionare nel modo migliore un materiale molto rigido ma elastico, il Pebax del Wave, con i morbidi materiali dello U4ic e della suola, senza risentirne in termini di schiacciamento al passare dei chilometri.

CONSIDERAZIONI FINALI

La Wave Sky è una scarpa adatta a tutti, ma si deve saper collocare a seconda delle uscite.
Di certo, una volta scoperta ed utilizzata la terrei sempre pronta all'uso specialmente se devo correre per tanti chilometri il prossimo inverno, se devo affrontare un allenamento stanco dalle stressanti ripetute del giorno prima o voglio godermi una giornata di relax senza pensare per forza a scendere sotto i 4'00"/Km.

Le grosse differenze rispetto alla Wave Ultima 9 è il comfort iniziale, durante i primi chilometri,
quando i tendini devono "risvegliarsi" dall'inattività, magari immediatamente al mattino.
In quella prima fase la protezione di questa scarpa aiuta a prevenire un possibile infortunio che negli anni pregressi mi capitava proprio nei primi minuti di corsa lenta.
Wave Sky 2 - Un taglio netto con il passato
Di contro non è certo facile correre forte con la Wave Sky 2 perchè non è molto leggera, tant'è che l'ho utilizzata durante un fatlek (con forti cambi di ritmo e recupero attivo) e durante un Circuit Training e nel finale mi ha messo in forte difficoltà (per via dell'umidità man mano accumulata).

E' di sicuro una scarpa ideale per climi miti, con caldo moderato poichè una volta testata qui in Sicilia con un tasso di umidità accentuato, ad ogni uscita si è sempre appesantita di molto rendendo la corsa più goffa e pesante nel finale di allenamento.
La scarpa mantiene intatta le sue carattestiche e soprattutto resta sempre stabile, ma se imbarca acqua o umidità, quelle poche decine di grammi in più diventano macigni specialmente superati i 15 Km di corsa lenta.

Sostengo da sempre il concetto che una scarpa da running deve essere primariamente stabile e non troppo ammortizzata, ed infine il più possibile leggera per le uscite quotidiane.
Ma man mano ci si fa prendere dalla passione, ovviamente un solo paio di scarpe da running non basta perchè a quel punto si mettono in mezzo le ripetute e le gare.

Se le Wave Rider (oggi alla 22° edizione), ad esempio, sono delle ottime scarpe da ripetute ed allenamenti veloci (e gare per lunghe distanze su strada a partire dalla mezza maratona), questa nuova Wave Sky 2 ha tutte le carte in regola per essere presente ai piedi quando è necessario: per preparare una maratona serve un carico chilometrico importante ed avere qualche grammo in più ai piedi non solo consente di incorrere in un minor rischio infortuni, ma di tenere ben allenata la propria struttura che, una volta calzata la scarpa più leggera, ti consentirà di volare.

Per chi è alle prime armi, forse questa Wave Sky 2 è anche "troppo" per quanto è bella: di certo è rivolta a chi non vuole farsi male dopo le prime uscite ma vuole allenarsi stabilmente ed andare oltre: con la scarpa corretta, stabile e ben ammortizzata si può curare molto bene la tecnica di corsa ed eseguire vari esercizi posturali fondamentali, quali gli Skip, la corsa calciata, gli affondi, il 1/2 squat, ecc.

Insomma, per chi cerca una scarpa da running versatile, innovativa, confortevole e durevole, trova nella Wave Sky 2, il meglio che Mizuno possa offrire.

giovedì 13 settembre 2018

Campionati Italiani 10K su strada ad Alberobello - Spettacolo sulle strade dei Trulli

Ed è l'arrivo di una gara molto entusiasmante
Alberobello, Puglia, 01 settembre 2018.

Finalmente, dopo una lunghissima pausa di certo non voluta, torno a correre ad un Campionato Italiano su strada, dove riesco ad esprimere interamente il mio potenziale.

Tutto questo è stato reso possibile grazie al contributo del Monti Rossi Nicolosi che ha saputo trovare le risorse finanziarie e l'unione di un gruppo tale da poter puntare molti degli sforzi estivi su questo palcoscenico.
Arrivati al venerdì 30 agosto in tarda serata, durante il pre-riscaldamento mattutino di mezz'ora che è servito per capire alcune insidie del percorso e per scoprire l'attrattiva principale del paesello tanto pulito e ordinato, ovvero i Trulli famosi e visitati da tutto il mondo, proviamo a far paragoni su questa e quella gara svolte in estate, che come ho già raccontato, di certo non erano piatte lì in Sicilia.

Sapevamo di trovare un percorso molto vallonato ed in quella mezz'ora, senza coprire per intero i 3 Km del giro previsti dall'organizzazione, ho notato molte curve strette da affrontare con decisione e senza interrompere il passo e tanti, tanti strappi, alcuni corti da 50m circa, altri più lunghi che dopo metà gara avrebbero spezzato il ritmo, le gambe ed il fiato.
Non sarebbe stato facile correre, le difficoltà erano paragonabili al percorso di Napola, solo con svariati strappetti invece di affrontare una lunga ed unica salita.

Al mattino già faceva molto caldo ed eravamo davvero in pochi ad assistere alle gesta dei giovanissimi, gli allievi, alcuni parecchio interessanti dato che dopo pochi chilometri i futuri vincitori si involavano solitari sul traguardo.

Il programma successivamente, a partire dal primo pomeriggio, proseguiva con le batterie amatoriali, con la gara assoluta femminile e finalmente con la nostra, quella degli assoluti al maschile.
Chi avrebbe avuto il privilegio di correre al fresco con il sole già tramontato, erano gli over 45, ovverosia una batteria con partecipazione in massa di tanti amatori della zona, oltre che da regioni limitrofe come il folto gruppo degli amici della Libertas Lamezia Terme.
Colpiva invece, trovare in Puglia un così folto gruppo del Team GS Paratico collocato in AltItalia.
Non che si trattasse di una batteria dal valore tecnico inferiore, visto che sia il primo arrivato (Said Boudalia) che il secondo (Joachim Nshimirimana) hanno corso con tempi da Top 20-30 se fossero entrati in classifica con gli Assoluti.
Due veri evergreen, e scorrendo la classifica oltre che nel mio caso assistendo agli arrivi uno per volta, potevi vedere quanto fosse alto il tasso tecnico per chi ha quasi 50 primavere sulle spalle.
Colpiva, infine, vedere quanta, forse troppa foga veniva messa da molti podisti di quella serie alla lotta spasmodica della posizione, dell'ultimo centimetro finale, dei volti incredibilmente tirati, con un accesissimo furore agonistico in preda alle loro volate.
Non mi si fraintenda, ma questo agosto quando soffrivo oltre i miei limiti e digrignavo i denti mi sentivo davvero tanto in errore.
Fila allungata di un lunghissimo plotone, sia avanti che dietro
D'altronde, il mio Coach in Marina Militare molti anni fa mi insegnava che devi correre con il volto più rilassato possibile, anche perchè è la trasposizione al pubblico della tua serenità interiore.
Correre anche al massimo dello sforzo, deve essere comunque la ricerca della propria armonia e non lo dimentico mai questo concetto.

Durante l'intera trasferta, mi è sembrato comunque di percepire nella popolazione di Alberobello un quadro generale di desolazione, poichè pochi erano i "non addetti ai lavori" che assistevano alla corsa e molti invece erano gli abitanti del posto che a poche ore dall'evento principale, si chiedevano perchè fossero chiuse le strade al pubblico o perchè ci fossero così tanti cartelli di "zona rimozione".

In effetti Alberobello si presenta come un paese ormai pensato principalmente per i turisti e che vive esclusivamente di turismo: troppe le case disabitate o adibite a Bed and Breakfast buone per dormirci qualche notte.
L'ordine e la pulizia del posto, il bianco che riflette la luce solare rigorosamente presente sui muri di ogni palazzina o abitazione, si intonano con il candore dei Trulli, autentiche bellezze della nostra penisola.
La piazza quella sera gremita di gente e ricca di colori proiettati sui muri creava un'atmosfera tutta particolare, ma una volta affrontato lo sforzo della corsa e fuori dalla piazza centrale, avevi già visitato tutto con un senso di soddisfazione tale da voler scappare via.
Eh si, dopo molti anni ormai non sono più un turista da acquisto compulsivo di souvenir, perchè sono i ricordi che restano impressi nella mente il souvenir più bello.
Emblema del luogo, i Trulli, sullo sfondo nella parte finale di gara

I ricordi te li devi creare, non a caso gareggiando.
Dopo i minuti canonici del riscaldamento, entrato nella "zona calda" insieme ai migliori, vedevo tanti avversari molti di loro amici di varie battaglie, alcuni cresciuti e diventi adulti come Alessio Terrasi, con una condizione atletica veramente fantastica.
La tensione cresceva e la preoccupazione di cadere al via era tanta, ma l'esperienza non manca.

Infatti subito dopo lo sparo non è stato facile destreggiarmi per restare all'impiedi visto che sono stato strattonato tre-quattro volte, ma con mestiere ho saputo respingere gli strattoni che arrivavano da ogni parte.
Da buon stradaiolo tengo la scia del gruppone sparso all'impazzata nei primi metri e mi assetto ad un ritmo molto forte, trascinato dalla marea di atleti che già si dileguavano a forti velocità.
Guardo il cronometro ed il primo chilometro (con tratto in leggera salita) segna circa 3'13".
Non potevo far di meglio mi sa e nel contempo l'atmosfera inizia a calmarsi, ormai il peggio è passato e posso pensare alla vera tattica di gara.

Capisco che mi trovo in una buona posizione e provo a tenere il gruppetto che man mano si va definendo.
Ovviamente durante il primo giro si deve correre molto più forte perchè sei in mezzo ai migliori runners italiani e la testa non ti dice altro che tenere quel gruppo senza mai staccarti.
Riesco a riassorbire alcuni atleti ed altri mi sorpassano e finalmente copro per intero tutto il giro che al mattino non ero riuscito a compiere nel pre-riscaldamento.
La parte più bella mi era sfuggita: una lunga salita attraversando i Trulli su di una via tra quelle meno ripide del Paese ma sempre impegnativa.
La gente presente in zona, tra esercenti commerciali e turisti sembrava fossero sorpresi dalla presenza di una gara di "podismo" ed era l'unico settore asettico, quasi privo di applausi ed incitamenti.

Una volta tornati indietro si scendeva a forte velocità e le emozioni crescevano.
Gli spettatori pugliesi sono molto coinvolgenti, spesso parlano a voce alta, usano toni accesi, ripetono a squarciagola i nomi dei vari corridori: sembrava di essere dentro una "corrida" di tori, non in una gara podistica.
Tutto ciò non mi creava fastidio, anzi, mi esaltava.
Superato il primo giro, noto che il percorso non passava mai sul traguardo (trattasi di 3 giri in totale di cui i primi due più corti passavano oltre la zona del traguardo, mentre l'ultimo era allungato in modo tale da passare alle spalle della piazza e portare fin sul traguardo) e mi ritrovavo avanti oltre la Piazza sul basolato scivolso, pronto ad affrontare il primo lungo rettilineo piatto che poco dopo presentava il primo lungo strappetto.

In quel momento la situazione si delineava e tanti volti noti (ahimè) si allontanavano a ritmi sicuramente superiori a miei con grande costanza.
Ero cosciente che se avessi ripetuto le medie cronometriche della Volata Napola-Mokarta della settimana scorsa, avrei potuto ritenermi più che soddisfatto dato che tutta la settimana durante gli allenamenti ero riuscito a produrre qualcosa di buono dopo molto tempo.

Ora mettiamoci al lavoro per una 21K!
Con gli atleti in gruppo era una continua lotta, un continuo sorpassarsi ed alle volte tutto ciò produceva un riassorbimento di qualcuno là avanti.
In tanti avevamo puntato A. Lamachi, nome arcinoto in Campania per via delle sue grandi vittorie nel recente passato e riusciremo a prenderlo e sorpassarlo.
In salita riuscivo ad andare più forte degli altri, ma successivamente non rendevo sul piano oppure in discesa.
Era difficile staccare qualcuno, ma almeno eri la dentro a lottare.
La sofferenza cresceva perchè nessuno voleva mollare e con molta fatica arrivo all'inzio del fatidico terzo ed ultimo giro.

Mi concentro e mi impongo di non mollare assolutamente il gruppo che ormai a tira e molla si alternava continuamente di posizione.
Io ero lì e guardavo quei pochi più avanti... quanto desideravo raggiungerli per migliorare la posizione e riuscire a finire in crescendo una gara che con grande sacrificio e costanza stava per concludersi.

Ormai manca davvero poco e qualcuno da dietro mi rimonta.
Proprio nella salita dei Trulli (forse sarà il ricordo più bello di tutta la corsa) mi rimonta da dietro il sempre bravo Michele Cacaci che tira fuori, come altri del resto, un gran finale.
Scollinato, nel pieno della concitazione, guardo il GPS e noto che eravano al chilometro nove!
Ormai non c'era più tempo da perdere e mi butto all'inseguimento di Michele e di altri due che non conoscevo.
Correvano tutti troppo forte e li tengo vicini a pochi metri con molta fatica, la gente (tutti gli accompagnatori ed appassionati) erano impazziti per quanto urlassero... quel chilometro passa via in un volo, la piazza si avvicina rapidamente e riesco a mantenere la posizione, anche perchè trovo le forze per chiudere in allungo la gara.

Arriva il crono, 33'50", più o meno come quello della settimana scorsa e chiudo comunque contento e conscio che ho dato il meglio di me.
La classifica riporterà la 63° posizione e la 10° SM35 giusto per la cronaca, ma ben allenato quel minuto in meno poteva darmi maggiori soddisfazioni.

E' vero, a parole non ci si allena, ma ringrazio la mia famiglia per avermi permesso di andare in trasferta a gareggiare, dopo un mese di agosto vissuto in perenne apnea.
Loro sono rimasti a casa visto che il viaggio da Palermo sarebbe stato davvero proibitivo per un bimbo così piccolo come il mio
Al mattino guardavo gli Allievi/e correre e pacatamente speravo dentro di me, un giorno, di essere lì dietro le transenne, a regalare simili emozioni a mio figlio, perchè fare atletica è lo sport più bello e completo (per il corpo e per la mente) che ci sia.

Speriamo in quel futuro...

NEW YORK CITY MARATHON 2010 (Foto Podisti.net)

NEW YORK CITY MARATHON 2010 (Foto Podisti.net)
PRONTI A PARTIRE...