41° New York City Marathon - 20° Posto Assoluto - 1° Europeo

41° New York City Marathon - 20° Posto Assoluto - 1° Europeo
Un Sogno Ad Occhi Aperti...

mercoledì 12 aprile 2017

Vivicittà Palermo - Il meglio in ambito Nazionale!

In tanti alla partenza di Via Libertà!
Palermo - 09 aprile.

Dopo alcune trasferte in terra milanese, tornare a correre nella propria Città ci voleva proprio.
Dico GRAZIE all'organizzazione del Vivicittà di Palermo, ringiovanita nella gestione già da un anno pieno, ha finalmente ottenuto ampi consensi ed un successo sia di partecipanti nella passeggiata non competitiva rivolto alle famiglie ed in special modo ai bambini, che dal lato puramente agonistico.

Il richiamo mediatico della manifestazione ha suscitato l'interesse in campo nazionale visto che il Vivicittà si è disputato in ogni angolo d'Italia, con diverse sedi prestigiose e con la lotta aperta alla classifica nazionale comparata dalle varie sedi, secondo un calcolo basato sul coefficiente tecnico di difficoltà del percorso.

Se aggiungiamo che nella stessa giornata il Parco della Favorita è rimasto chiuso alle auto per tutta la mattinata, le due iniziative hanno reso (credo involontariamente) Palermo una Città che ama lo sport, la natura e si muove a piedi!
...Bello se così fosse davvero!
Ed invece lo zoccolo duro degli automobilisti strombazzanti agli incroci continua ad insistere ed esistere, ma soltanto con queste belle iniziative si può contribuire a portare all'estinzione questa nicchia di gente fuori dallo sport e contraria ad ogni forma di cambiamento (in positivo) che magari incontri per strada ed esclama con calma e nochalance ironica: "ah, domani siete quelli che bloccherete una Città" e magari all'indomani perdono quella finta eleganza per trovarsi a scalpitare agli incroci pur di passare, alla faccia della lunga fila di podisti che regolarmente hanno "pagato il biglietto" (dicasi pettorale) quella domenica.

La mia gara grosso modo si è sviluppata così, io e lo stradone da soli
Fatta questa doverosa premessa che per nulla ha rovinato questa festa di sport, ho potuto constatare con i miei occhi quanto importante sia stato il successo della manifestazione osservando una fila infinita di magliette verdi della manifestazione correre o camminare a passo svelto con bimbi, cani, passeggini o altro per le strade del centro.

La mia settimana era rivolta allo "scarico" post Maratona ed al recupero muscolare dopo l'intenso sforzo patito per la crisi.
Quando entri in crisi sei consapevole che il fisico smette di funzionare a dovere ed inizia ad attingere energie dovunque, anche in settori che non dovrebbe e quindi va ad intaccare i muscoli ed altre risorse basilari del proprio corpo.
Ecco perchè è molto importante allenare il proprio fisico a correre anche a digiuno, specie al mattino, perchè lo si addestra a gestire molto meglio le risorse assimilate la sera prima, ma ahimè in questa preparazione mi è stato impossibile prendermi cura di questo dettaglio e correre al mattino è stato molto difficile, ma è un momento che passerà.

Allo Stadio, qualche giorno dopo, incontrandomi con il Prof. Liga, ci siamo comunque abbracciati in modo mesto e contenuto ed in fondo ci siamo ripromessi di provare con la 42K ed in condizioni psicofisiche (mie) sicuramente migliori.
In settimana, ho spezzato la monotonia della corsa lenta con un mini-fartlek da 10 x (1' forte + 1' piano) dentro il fondo lento e via verso il Vivicittà.

Alla partenza c'erano sicuri protagonisti del panorama nazionale: dagli azzurri Floriani (G.S. Fiamme Gialle) ad O. Zoghlami (CUS Palermo), oltre che Terrasi (G.P. Parco Alpi Apuane) autore di belle gare ai cross regionali e nazionali e l'evergreen Hamad Bibi (G.S. Universitas Palermo) dall'alto dei suoi 38 anni.

Ero cosciente di non poter tenere nessuno di loro ed ero ben concentrato sull'ipotesi di dover condurre poco dopo il via una gara completamente in solitaria, quindi un bel "medio" competitivo per rientrare agli allenamenti.

Lo sparo degli oltre 4.500 partecipanti della gara competitiva, avveniva all'altezza dell'ingresso del Giardino Inglese di Via Libertà e si presentava con una formula semplice e geniale: proporre due giri da 6 Km al fine di evitare confusionari doppiaggi e "regalare" l'intera Via della Libertà ai podisti, almeno per una volta in una gara diversa dalla Maratona.

Al via i quattro sopra citati protagonisti scappano via sul piede dei 3'00"/Km ed io, pur correndo sul lungo declivio iniziale intorno i 3'10"/Km non posso far altro che osservare il loro graduale allontanamento.

Via della Libertà è una strada perfetta per correre diverse gare, sogno ed immagino ad esempio un 1.500m o 3.000m tutto dritto in un unico rettilineo per gambe veloci e scattanti su più batterie distinte per fasce d'età fino alla categoria "Professionisti" diverso dalle solite corse su strada da 10 Km circa.

Questa volta si corre con il piede premuto sull'acceleratore dall'inizio e per tutta la durata della corsa e, grazie ai lunghi allenamenti - Maratona, sentivo spingere bene piede e caviglie fino alla fine.
Ahimè, purtroppo nel complesso la mia corsa era indurita e poco efficiente ma ero ben conscio che dopo soli 7 giorni di recupero da una 42K, avrei corso in maniera legnosa e macchinosa.

Al termine della lunga salita che portava alla famosa Statua di Piazza Vittorio Veneto che si costeggiava dal suo imponente interno, si ritornava indietro sempre sulla Via della Libertà e stavolta potevo correre in discesa.
Ma non riuscivo ad essere decontratto e con lo sguardo rivolto verso la testa della corsa che man mano diveniva sempre più lontana, cercavo di non mollare rilanciando l'azione.
Una volta giunti al vertice opposto, costeggiando Piazza Castelnuovo e l'intero Teatro Politeama, ci si reimmetteva in Via della Libertà correndo verso il passaggio del primo giro, lungo 6 Km.

L'impegno era massimale e stavo tirando il meglio di me, pur consapevole che già da tempo ero tagliato fuori per il podio assoluto.
La mia corsa non migliorava di molto ma almeno notavo che nella successiva risalita verso il Monumento ai Caduti, opera di Ernesto Basile intono al 1910, non accennavo alcun clamoroso cedimento, restando più o meno sul mio passo.
Evidentemente non riusco ad essere più veloce di quel ritmo quella domenica e comunque cercavo di prendere il minor distacco possibile dai formidabili quattro.

All'inizio della lunga discesa di ritorno dal 2° ed ultimo giro, inizia a staccarsi Alessio Terrasi, lasciando a Bibi, Zoghlami ed il favorito Floriani, la lotta per la vittoria finale.

L'arrivo, contento di aver corso bene
Già i quattro avevano colmato per intero il giro intorno alla Piazza Castelnuovo ed in quel momento, quando mi accingevo ad entrarvi, sbucava con ottimo controllo Yuri Floriani in corsa solitaria verso la vittoria finale.
Staccato di circa 50m vi era O. Zoghlami e, di altri 70m circa, un formidabile Hamad Bibi, il vincitore morale di quel giorno, considerata la sua vita da NON professionista, sacrificata e colma di impegni lavorativi pesanti e sicuramente da un solo allenamento al giorno.
E se si prendesse cura del proprio corpo chissà cosa sarebbe davvero in grado di fare?
Fenomeno.

Fatto un rapido calcolo in mente, capisco che i miei intenti nel finir della corsa sono naufragati e di parecchio, dato che accuserò circa tre minuti dai vincitori, e parlo al plurale perchè nella classifica compensata per le varie sedi del Vivicittà i primi quattro sono i classificati della prova palermitana.

Con il senno del poi, correndo in compagnia di un altro avversario, magari gli stimoli sarebbero stati superiori ed avrei accusato minor distacco, ma comprendo che questo buon 5° posto a 3'19"/Km su un percorso non proprio velocissimo chiude definitivamente il ciclo della corsa endurance ed apre la visione alle gare più brevi su Pista.
Magari lo stress aumenterà sulla breve distanza e l'acido lattico sarà duro da smaltire, ma l'obiettivo nei prossimi mesi solitamente roventi sarà di correre meno chilometri (e quindi meno stressanti per il fisico) dedicandomi alla qualità ed alla tecnica di corsa.

Un lavoro che, spero sotto l'occhio attento del Prof Liga, porterà i suoi frutti per ri-acquisire la brillantezza persa nei mesi invernali.

(Ringrazio Sicilia Running per l'ampio reportage dell'evento e la perfetta organizzazione)

giovedì 6 aprile 2017

Milano Marathon - Non Sarà la Parola Fine

Immagine emblematica di tutta la Maratona, dietro il gruppo delle prime
donne, nella speranza di uscire alla distanza... (A. Capasso)
Milano - Palermo - 02 e 03 aprile 2017.

Si è chiusa anche questa volta l'avventura milanese nella Maratona della capitale della moda, della modernità e dello sviluppo economico in Italia.
Se dovessi scegliere quale Maratona scegliere, tra Roma e Milano (corse quest'anno in concomitanza), non saprei perchè sceglierei quasi sempre Milano, pur sapendo che a Roma il pubblico è molto più caloroso che lassù.
Dentro di me, probabilmente per l'abitudine di correre a Milano per via della vicinanza familiare e per care amicizie paragonabili solo a quelle calabresi o venete, l'emozione di correre per le strade milanesi assume un fascino sempre nuovo che mai stanca.

Sicuramente la scommessa da vincere era quella di ribaltare i pessimi risultati ottenuti negli anni 2015 e 2016 che assumeva la rivalsa su ogni altro pensiero, ma ero conscio di non poter essere preparato come si deve...
Perchè so bene come si prepara una Maratona vincente e per ottenere questo risultato, nella quotidianità, serve più tempo a disposizione, calma, concentrazione e poco stress che al momento non posso avere.

Ma già essere lì ai nastri di partenza e mettere in discussione tutto e tutti va al di là di ogni risultato, che avrei comunque accettato, tranne una nuova debàcle, quella inaccettabile!

Guardando a poche settimane prima, il risultato della Stramilano mi aveva assalito di dubbi ed incertezze, ragion per cui mi ero obbligato ad affrontare una gara saggia ed accorta, senza farmi prendere da primi chilometri arrembanti che non avevano motivo di esistere.
Oltretutto, pochi giorni dopo l'evento della 21K, in uno degli ultimi allenamenti di Fartlek sulla lunga distanza, mi ero ritrovato su strada a voler affrontare un allenamento impegnativo, sulla difensiva, chiudendo 27,5 Km a 3'40"/Km...
Deludente, se non fosse che fare sia l'atleta che il papà che un normale lavoratore moltiplica di molto le difficoltà e le capacità di recupero.

Milano al sabato si presentava con un bel cielo sereno e soleggiato ed una temperatura troppo alta per me, almeno l'aria era ventilata.
L'expo, spostato al Mi.Co. (Milano Congressi), era di colpo triplicato, assestandosi su un livello di qualità ed acclamazione di sponsorship davvero altissimo.
Tanti i brand protagonisti del Running in primo piano ed organizzazione nel curare sia la Maratona che la Relay Marathon eccellenti.
Un saluto veloce per pochi amici presenti nell'organizzazione, e via verso casa dopo una levataccia mattutina per prendere il volo aereo.

Tutto girava bene ed ero spaventosamente tranquillo, segnale positivo visto gli ultimi trascorsi in Maratona pieni di incertezze.
Sapevo cosa fare e sapevo cosa aspettarmi da me: un buon 2h29' auspicabile con finale in crescendo...

La mattina della gara, arrivo comodamente in tempo per riscaldarmi con tutta calma, dopo un'abbondante colazione ed un bel carico di carboidrati della sera precedente (inclusi i giorni precedenti).
Un paio di sacche di gel liquido alle maltodestrine spillato ai lati del pantaloncino, oltre quello che avrei trovato al 35° Km mi davano molta tranquillità: tutto procedeva bene ed il cielo era coperto mantenendo un'aria fresca pur trovandomi a mio agio in canottiera alle 09:00 del mattino.

Molto emozionante il via della Corsa, come tutte e 27 le Maratone da me affrontate precedentemente :-)

Stavolta, con tutta calma, non mi lascio trascinare da improbabili scorribande e mi metto saggiamente dietro al treno della conterranea Incerti che sapevo con certezza avrebbe corso con eccellente regolarità.
Delle donne keniane ed etiopi non potevo sapere nulla e, visti gli ultimi exploit realizzati da queste minute atlete alle volte semisconosciute nelle mezze maratone internazionali, mi aspettavo una fuga da un "pacchetto" di due-tre a ritmi proibitivi... tanto avevano la lepre maschile che avrebbe corso a qualunque ritmo per loro!

Il marito della Incerti, Scaini, le fa da bodyguard e per enorme rispetto evito di accodarmi ai suoi talloni, temendo di poterla danneggiare per un'eventuale svista da parte mia.
Le coloured non accennavano alcun attacco ed il cronometro correva sul filo dei 3'30"/Km che andava benissimo per me e che mi vedeva molto rilassato: conveniva stare in coda al gruppo, in tutto relax ed in compagnia di altri contendenti tutti comunque molto "in gamba".

La mia tattica funziona bene per 5, per 10, per 15 Km e fino a quel momento mi godo il panorama milanese e le variazioni al percorso (avevo notato il passaggio in Via Montenapoleone) fino a che non si esce definitivamente in periferia, affrontando i lunghi stradoni milanesi poveri di pubblico e di interesse architettonico, ma solo per poco...

Giovanni Certomà mi trova molto rilassato poco
prima del via...
Purtroppo certe cose non cambiano e credo non cambieranno mai: dopo il primo rifornimento dei 5 Km, capiterà praticamente ogni volta e con "protagoniste in negativo" differenti, la scena grottesca di trovarmi a dribblare di colpo, spingere o peggio ancora spostare con un certo nervosismo di peso una delle africane che davanti a me si bloccavano fermandosi per prendere il rifornimento personalizzato (o le bottiglie d'acqua che buttavano giù come birilli mettendo in difficoltà chi le seguiva... come me!) che chissà per quale assurda ragione non riuscivano ad individuare a distanza...
Ogni 5 chilometri rischiavo di cadere per terra, sembra una barzelletta, ma così accadeva!
Questi atteggiamenti poco professionali accadevano quando esordivo in Maratona, circa 15 anni fa e capitano ancora adesso, incredibile...
Oltretutto osservare l'organizzazione della Incerti, coadiuvata dal marito, che non perdeva un metro nelle operazioni di rifornimento ti faceva capire quanto fosse importante rendere perfetti dettagli come questo, che sul traguardo possono essere determinanti per la vittoria finale.

Iniziano i flashback nella mia mente e visualizzo il momento in cui lo scorso anno ero entrato in crisi nera: era il 23° Km circa e stavolta dovevo arrivarci con enorme rilassatezza.
Poco prima del passaggio alla Mezza Maratona si affronta un lungo cavalcavia che portava su un ampio ponte simile in tutto e per tutto al Pulaski Bridge della New York City Marathon, halfway della corsa newyorkese.

Sogno di non cedere e vado avanti in tutto relax, canticchiandomi in testa canzoncine per l'infanzia, pensando molto al mio piccolo (probabile) tifoso :-)


Poca strada più avanti e ci si avvicina all'Ippodromo che si correrà per gran parte del suo perimetro: a quel punto era passaggio alla Mezza Maratona ed avveniva in 1h 14' 30", con eccellente regolarità.
Tutte le protagoniste erano presente in gruppo e nessuno muoveva foglia, nessuno accennava un attacco e la Incerti sembrava più caparbia che mai.

Poco più avanti lo scorso anno sarebbe giunto il cedimento e la resa ma stavolta no.
Ormai guardavo avanti fino al 30° Km o quasi dove avrei dovuto mantenere la stessa disinvoltura.
Solo che in quella fase, con il passare dei chilometri, iniziavo a sentire sempre meno reattivi i piedi e ragionavo sulle difficoltà patite nei mesi precedenti...

Non pensavo alla crisi ma pensavo fortemente di raggiungere i -10 Km all'arrivo.

Purtroppo al 30° Km ero già bello che staccato dal gruppo ed iniziavo a sentire un cedimento fisico oltre a preoccupanti crampi allo stomaco.
Non ero ancora molto staccato e vedevo non molto lontano una delle tante keniane che avevano anch'esse accusato il colpo.
Provavo a reagire ma non era facile, stavolta i meno dieci erano tutti in salita ma non impossibili da raggiungere.

I crampi allo stomaco si fanno sempre più pressanti e sono costretto poco dopo il 35°K a dover effettuare una sosta veloce "in bagno": perderò circa un minuto tra sosta e ripartenza e mi sentirò più svuotato di prima, ma pur sempre avanzante.

Ahimè, ero entrato nella vera e propria crisi ed i chilometri avanzavano lentamente...
In quel momento mi trovavo in uno dei viali secondari dalla stretta carreggiata e da lassù sentivo applaudire: qualcuno dal balcone stava seguendo la corsa in diretta e gli applausi erano rivolti a me stesso.
Da ragazzino agli esordi, quando non sapevo come si correva e sentivo parlare della Maratona di Palermo lunga 42 chilometri e 195 metri, immaginavo chissà per quale motivo, che la corsa dovesse passare sotto il balcone di casa mia, cosa che non accadeva di sicuro, ma ero affascinato da questo pensiero...
Un altro flashback della vita mia ed il pensiero al mio piccolo cucciolino tanto lontano dal cuore destavano la sofferenza delle gambe...

Ormai i flashback si susseguono, tornano in mente le crisi che mi hanno colpito raramente negli anni durante le varie maratone e quando manca davvero poco e gli avversari continuano a sorpassarmi inesorabilmente, pur provando a reagire lo stesso, realizzo che la fatica è davvero troppa e che probabilmente "non dovrei più correre una maratona", pensando a tutta la fatica ed ai sacrifici che faccio durante il giorno, oltre al correre, per gestire un bimbo piccolo, una famiglia e me stesso.

Ma questo pensiero dura poca strada quando, superato l'attraversamento del parco, iniziano gli ultimi due (o poco più) chilometri che presentano due salitelle che sono l'apogeo della difficoltà di quel giorno.
Anche la Giovanna Epis (G.S. Carabinieri) mi sorpassa arrembante e con uno slancio più che positivo corre molto forte verso il traguardo senza poter reagire.

Quando perdi un minuto al chilometro non ci puoi fare niente, il tuo corpo e la tua mente vagano a rallentatore e non vedi l'ora di premere il tasto "pause" che corrisponde al traguardo raggiunto.
Quando mancano ormai poche centinaia di metri ed il tifo è sempre più coinvolgente, riesco addirittura a provare un allungo finale, conosco bene quella strada che porta alla salvezza!

Agguantato il rettilineo finale, il mio unico pensiero è per la mia famiglia che è rimasta a Palermo e la dedica è per il mio piccolo bimbo, chiudendo con il pollice in bocca, con un IN-Soddisfacente 2h 36' 12", al 28° posto assoluto, overall.

Ma la migliore sei tu, Giovanna C., a soli 2 Km
dal traguardo osservi l'agonia di ognuno di noi
maratoneti...
Come raccontato su Social, se il mio obiettivo fattibile era di correre in 2h 29' circa, il che significava distanziare di poco il trenino delle donne, avrei chiuso al 7° posto, ed invece il crollo l'ho pagato con gli interessi.

All'arrivo trovo una raggiante Anna Incerti che, esultando, continua a ripetere "non sono finita allora, non sono finita", forse mettendo a tacere alcune voci che la vedevano ormai sul viale del tramonto, specie dopo l'amaro ritiro agli ultimi Giochi Olimpici di Rio de Janeiro.
Ma come le definireste delle voci che mettono in discussione la carriera della Campionessa di Bagheria?
Beh, lasciamo perdere!
Anna ha fatto un garone, forse irripetibile, sfiorando la vittoria; stessa cosa per la grinta della Epis che ha dimostrato di aver preparato alla perfezione l'evento, chiudendo in fortissima spinta, ad occhio sui 3'30"/Km negli ultimi chilometri.
Bello essere professionisti, ma almeno per loro è strameritata questa posizione!

Dopo il ritiro della medaglia, con i muscoli indolenziti, mi trovo un bagno chimico per espletare le "ultime funzioni": quella domenica il mio stomaco aveva deciso di dare il peggio di se, ma anche queste situazioni non le puoi controllare.

Durante le ore successive alla gara, con uno sguardo mesto mi aggiravo per le strade milanesi cercando il riposo, rifocillandomi con una banana mandata giù a fatica e reidratandomi poco alla volta e... riflettendo.
Il Prof. Liga aveva pronosticato un roboante 2h25' - 2h26' ma ero ben cosciente che quel crono non si poteva raggiungere stavolta, ma almeno ciò mostrava molta stima sul lavoro da me svolto che comunque non è da buttare via.

Piuttosto, considerato che restava fermo ed irrevocabile il pensiero sulla bontà della mia tattica, al di la dell'episodio dei crampi allo stomaco, non trovavo lacune sull'alimentazione pre-gara e comunque ritengo di essermi idratato bene durante la corsa, senza saltare alcun rifornimento.
Probabilmente usufruire di ristori personalizzati avrebbe migliorato le cose ed avrebbe posticipato la crisi, ma la sostanza sta nei chilometri mancati in allenamento, in alcune settimane di vita vissuta fortemente stressanti che hanno contribuito a togliere spazio ad allenamenti focali per il successo della preparazione e ad altre dinamiche complesse che, temporaneamente, mi colgono in difficoltà.

Ecco perchè, al di là di ogni risultato, sarei rimasto comunque contento di portare a casa un'altra bella medaglia, per il mio piccolo :-)

Dopo poco tempo scoprirò che la mia corsa era stata seguita da un nutrito gruppo di appassionati ed amici, dalla Sicilia e dalla Calabria, che hanno fatto il tifo per me, attraverso la diretta TV sul canale tematico Fox Sport e che a lungo hanno assistito alle gesta della Campionessa Anna Incerti.
L'atletica in diretta TV, questa sconosciuta!

Tutti questi attestati di stima, i complimenti (immeritati) ricevuti, tutte le cose belle che ho, fanno di me una persona felice, comunque, senza guardare al risultato da ottenere a tutti i costi.
Oggi preparare una Maratona per me ha un costo in termini di impegno, tempo e spazio, davvero difficile da gestire, ma quel fugace pensiero, quell'effluvio che mi ha sfiorato il cervello durante la corsa, di potermi ritirare dalla gara più amata perchè più sofferta, di certo non accadrà.

Ho voluto svelare alcuni lati della mia vita privata in questo post e va bene così, chi mi conosce di persona sa molto altro ancora e se anche stavolta vi siete emozionati per aver sofferto insieme a me, state certi che i racconti andranno ancora avanti, di corsa!

(Ringrazio per le foto Antonio Capasso, Podisti.net, Giovanna oltre che un caro saluto a Giovanni Certomà presenti alla corsa milanese)

venerdì 24 marzo 2017

Stramilano - Solo per Veri Coraggiosi!

Correre è... Felicità!
Milano, 19 marzo 2017

Si ride, si scherza, ci si racconta mesi di allenamento, di vita quotidiana. Quando si è amici non si vede l'ora di rivedersi, tutto questo grazie al meraviglioso collante che è la Corsa.
Per chi conosce la nostra storia, un estratto del nostro incontro ;-)

Io: "Oh, Luca che mi racconti di nuovo?"
Luca: "Filo, adesso mi alleno al QT8 con Giorgio, al XXV Aprile, è un allenatore esigente ma pensavo peggio"
Io: "Tu che ti sei allenato 3 anni a Palermo con il Prof. Polizzi hai vissuto una dura scuola, ormai di quel gruppo cui facevi parte non corre più nessuno, solo Terrasi continua, il tuo compagno di squadra, gran bel risultato agli Italiani di Cross il suo!"
Luca: "E te come va? Che dice il piccolino?"
Io: "La vita è dura, manca sempre il sonno e le priorità sono state rimodulate, ormai la vita ha una prospettiva più ampia ma si lotta sempre lo stesso. Il Prof Liga attende tempi migliori ma è molto fiducioso con me, purtroppo ho dovuto abbandonare il suo gruppo ed allenarmi da solo per ovvi motivi, non corrono la distanza Maratona come sto provando a fare io... Al Prof non lo smuovi dallo Stadio, tutti i giorni è lì dal mattino al tardo pomeriggio..."

Luca mi mostra le tante novità ed iniziative running presenti in negozio, si può dire che è il Capitano del suo Running Club che per motivi di sponsor non posso rivelare, ma se volete venire a trovarlo potete visitare lo store a Piazza Gae Aulenti :-)

Io
: "Con quell'ultimo allenamento che hai fatto, così, su due piedi, hai la gamba dell'ora e otto"

Luca: "Si, ma Giorgio mi ha chiesto di partire a 3'25"/Km in progressione e dopo il decimo chilometro provare ad incrementare"

Si, tutte balle! Quando si parla della Stramilano, come alla Roma Ostia, dove il livello tecnico è massimo e tutti i migliori runners italiani si confrontano sui lunghi rettilinei della capitale lombarda, sai che dopo il colpo di cannone si partirà a fuoco...
Ne ero consapevole, pur sapendo che il peso della vita quotidiana e dei chilometri maratona avrebbero reso tutto più difficile, ma ciò che mi preoccupava maggiormente era il caldo, già preannunciato al sabato.
Passata circa un'ora in fila a Piazza Duomo sotto il cielo irrorato dal sole per ritirare il pettorale, avevo maturato il timore che il mio peggior nemico, il caldo, avrebbe appesantito sicuramente il crono finale...
La partenza della Mezza Maratona era prevista per le ore 11:00 e non sono il solo ad aver criticato questa scelta, maturata per agevolare lo svolgimento delle non competitive di 5K e 10K...

Podisti.net immortala la folla inferocita al via!
In settimana avevo operato un mini-scarico, ma non così deciso per non alleggerirmi dai compiti maratona, correndo un 3 x 2000m al giovedì 16 in circa 6'25" - 6'30", non proprio entusiasmante...

Ma ormai era clima Stramilano e dovevo pensare a correre, con la dovuta calma e cautela del caso.
Detto del caldo, non mancavano i protagonisti tanto attesi, ma è la classifica finale di TDS ad elencarli, tra lotte a due e file allungate tra cui la mia, nella quale ho provato a farne parte, con diversi specialisti del fondo italiano.
Singolare notare alla partenza, quando tutti stavamo soffrendo il caldo, ammassati stretti stretti in attesa di partire, come una delle keniane affiliate ad un noto team austriaco, sicura protagonista, dal vistoso orecchino, accanto a me stesse morendo di freddo, tremando come una foglia e con la pelle d'ebano e d'oca tutte assieme...

Lo start aveva subìto la posticipazione di un decina di minuti e tutto questo mi ha fatto partire con le gambe di legno, soffrendo già dal primo metro una partenza velocissima...
Tutti i miei diretti avversari erano davanti e la fila era allungatissima, con i migliori così lontano da poter credere che fossero passati in circa 2'45" o sotto al primo chilometro... noi in un modesto 3'08"-3'10" circa...
In quelle prime fasi concitate ero troppo concentrato per cercare di seguire il folto gruppo con Tocco, Puppi, Zullo, Turroni, Gambino, Rognoni, Zahir e tanti altri.
Sta di certo che se alcuni di loro mostravano grande baldanzosità e partecipavano attivamente alla festa della corsa, io sul piede dei 3'15"-3'20" circa non potevo far altro che stare concentrato sui miei passi non proprio leggeri.

La mia fila era allungata e ciò mostrava un costante incremento del passo, sostenuto da diversi atleti e cercavo di rimanere attaccato al traino, cosa che è riuscita fino al 5° chilometro quando ho dovuto iniziare a ragionare sul da farsi: continuare così era impossibile e, come era ovvio, il ritmo dei 3'25"/Km pronosticato da Luca Tocco era pura fantasia.
Lui stesso, sarà uno dei promotori attivi della corsa e vedevo in lui quella gamba da 1h08', molto sicuro, sciolto e alto nell'azione di corsa.
Con quel caldo chi sudava di più ero io ma non si soffriva eccessivamente; purtroppo per me 25°C seppur ventilati iniziano ad essere pesanti per una gara più lunga di 10K.

Ad un certo punto, quindi, subisco una botta, intorno alle operazioni del rifornimento acqua e mi stacco definitivamente dal treno.
Sono ultimo e staccato ed una volta ripresomi, provo a rimontare chi sta davanti a me.

Gli avversari davanti sono uno stimolo a non mollare e così entro pochi chilometri cerco di dare del mio meglio e raggiungere S. Gambino 50m avanti a me.
Faccio enorme fatica ma non voglio interrompere il trend e dopo aver rifiatato poche centinaia di metri, mi getto all'inseguimento dell'altro avversario vicino vicino, F. Puppi.

Grazie Giovanna per l'incitamento!
Era il 10° chilometro ed il cronometro segnava un discreto 33'13", comunque in calo rispetto al primo passaggio di 16'22" del 5°K

Una volta raggiunto il giovane azzurro della Corsa in Montagna in evidente giornata No, in meno di due chilometri, pensavo di trovare in lui un valido alleato per continuare in compagnia la corsa, ma notai subito che qualcosa in lui non andava, così riparto quasi subito al folle inseguimento di altri avversari, distanti ahimè almeno 200m...

"Purtroppo" mancavano altri 10K circa al traguardo e si entrava nella fase calda (in tutti i sensi) della corsa, con il sole bello caldo mitigato dall'aria ancora fresca.
Le gambe iniziano a divenire pesanti e poco brillanti, complice di ciò i lunghi allenamenti svolti nelle ultime settimane, ma quei due davanti che stavano circa a 30 secondi avrei voluto ad ogni costo raggiungerli, con un'incrollabile ottimismo che superava di gran lunga lo sconforto dell'enorme fatica.

Mai mi voltavo indietro ma, ahimè, nonostante apprezzassi i lunghissimi rettilinei del percorso perchè schiacciavano in prospettiva la distanza reale degli avversari, quando ci stavamo addentrando nell'ultimo quarto di gara, iniziavo a stringere i denti sempre di più producendo un evidente calo del ritmo...

Provo vergogna nel vedere che lo split dal 15°al 16° chilometro fosse di circa 3'30"/Km, un ritmo-maratona, ed inizio a preoccuparmi perchè in realtà se così accadesse giorno 02 aprile, di fatto quel parziale sarebbe il prologo del botto.
E ciò non deve accadere in maratona, tant'è che in corsa durante quegli attimi riflettevo su che strategia ripiegare per evitare a tutti i costi il ripetersi del tracollo del 2016...
E di certo scegliere un ritmo più rilassato sarà d'obbligo almeno nelle prime fasi di gara!

Ma questa non è la Maratona e la mia Stramilano sta per concludersi.
Si entra nuovamente in corso Sempione e lì mancano soltanto gli ultimi 3 chilometri: la strada davanti a te è tutta libera, gli avversari a tiro ormai sono ancora più lontani e li vedo piccolini sotto le mie Lenti Blu Vario Tuned dei nuovi Adidas Sport Eyewear Zonyk Aero Pro, che ringrazio per il costante supporto tecnico ed umano, resto ancora molto concentrato ma da dietro rinviene la coppia di sposi Scaini - Incerti che, come un trenino ultra collaudato mi raggiungono e corrono almeno 5 secondi al chilometro più veloci di me...

Foto G. Certomà!
Capisco che ormai devo stringere i denti e non posso più permettermi di mollare e provo a stare a debita distanza dalla coppia Siculo-Friulana, senza riuscirci.
Il gap aumenta sempre di più così come il disagio, ma quando entro nell'ultimo chilometro di gara, visto il tifo del pubblico presente su strada, provo in compenso ad accelerare il mio passo riuscendo a chiudere in circa 3'25" la fase finale, con ingresso sempre e comunque trionfale dentro la Pista dell'Arena Civica di Milano.

Il mio crono finale, 1h 12' 53", mi fa storcere un pò il naso, ma all'arrivo non vedo alcun volto sorridente...
Parlo con Tocco, Cuneaz ed altri, ma nessuno è soddisfatto e, nonostante il percorso sia ultra piatto, si cerca di dare la colpa al primo vero caldo della stagione.
Dal mio canto non provo nemmeno a farmi autocritica sapendo di essere il meno brillante dei miei avversari arrivati avanti uno o due minuti, perchè so di essere l'unico ad aver preparato la Maratona.

Quando ormai per me la corsa era archiviata con quel leggero disappunto della parte finale di corsa e del sorpasso della Campionessa Incerti, inizia ad uscir fuori il caso "Global Position System".

Tutti gli orologi muniti di GPS segnavano misure della distanza finale superiori di 400m o poco più rispetto ai canonici 21,097 Km, eppure di solito un margine ammissibile di errore si aggira intorno ai 50m - 100m.
Iniziano i mugugni, c'è chi santifica il proprio orologio che comunque raccoglie la media generale notevolmente abbassata e si esulta con deciso orgoglio, quell'orgoglio ferito di chi è consapevole di aver corso decisamente meglio del risultato ufficiale dei cronometristi.

Considerato che la Stramilano è un evento cittadino, senza "buchi" GPS dovuti a fitta vegetazione o passaggi dentro gallerie, con lunghissimi rettilinei dove normalmente questi dispositivi misurano con discreta precisione il percorso, quantomeno iniziano a sorgere seri dubbi sull'attendibilità della misurazione ufficiale.

D'altronde io stesso non ho corso con un GPS al polso perchè ultimamente il suo utilizzo mi deconcentrava parecchio in allenamento, ma non nascondo che il caso è quantomeno singolare.
C'è chi su Social ha sviscerato la Mappa segnata dal proprio dispositivo GPS e l'ha confrontata con il percorso ufficiale (immagino sia quello omologato dagli organi di misurazione internazionale), trovando notevoli differenze, ma l'organizzazione continua a tacere.

Che sia stata più lunga o meno, la Stramilano mi è servita parecchio a capire il mio attuale stato di forma.
La mattina successiva ho corso al Parco Nord di Milano, ampio, curato e lontano dallo smog cittadino, coprendo un buon chilometraggio e così lo stesso anche al martedì 21.

Una volta rientrato a Palermo, visti i tempi stretti e con le gambe ancora provate dallo sforzo della 21K, mercoledì 22 ho corso un Fartlek "con la testa" di 4K-4K-3K-3K-2K-2K-1K-1K (R.1K e solo 0,5K nell'ultimo recupero), per un totale di 26,5 Km.
Purtroppo la media generale è stata di 3'40"/Km ma nonostante mi sentissi organicamente a posto, le mie gambe erano ancora stanche e svogliate, tant'è che i recuperi si aggiravano costantemente sui 3'53" e durante le prove veloci non riuscivo a dare un cambio deciso...
E tutto ciò è un chiaro segnale di stanchezza...

Ormai, d'accordo con il Prof. Liga, vedremo il da farsi domenica 26 prossima, ma da ora in avanti sarà fondamentale avere le gambe ben rilassate.
Tutto quello che potevo fare sono riuscito a correrlo e comunque vada sarò orgoglioso di portare la medaglia a casa, al mio piccolo ospite, almeno per tutti i sacrifici fatti negli ultimi mesi!

Ringrazio Podisti.net per l'ampio reportage fotografico, Giovanni Certomà con i suoi scatti d'autore, Antonio Capasso per la sua simpatia, l'amica conterranea Giovanna per il tifo e tutta la gente che mi ha supportato sulle strade milanesi, ci vediamo il 02 aprile!

giovedì 16 marzo 2017

E' sempre bello vincere...

Ogni tanto una gioia :-)
Corleone (PA), Città della Legalità - 12 marzo 2017.

Così recita (ottimisticamente) il cartello stradale una volta entrati nel paese provincia di Palermo, poco distante dalla riserva naturale di Ficuzza.
Se l'evento fosse stato organizzato una settimana fa, non avrei preso parte.

Più l'evento principe avanza, la Milano Marathon del 02 aprile, più i chilometri si intensificano e più le difficoltà della nuova vita affiorano.
Non si può essere atleti con grandi esigenze quando il tempo a tua disposizione manca, quando la famiglia ti chiama ed anche quando corri senti la necessità di finire in fretta per raggiungerla... non puoi pretendere e puoi solamente prendere tutto quello di buono che verrà da qui in avanti.

Come detto, di buono non c'è stato molto ultimamente...
Il riposo e la corretta alimentazione, unita ad una vita "morigerata" stanno alla base del successo di un Runner.
Quando non puoi permetterti uno di questi fattori, o tutti e tre, salta il banco.
Negli ultimi tempi mi è mancato il sonno, più volte interrotto la notte ed ho vissuto momenti di crisi non riuscendo più a dormire, cosa che raramente mi è mai capitata...

Di conseguenza, quando unisci lo stress degli allenamenti alla mancanza di sonno ti senti una larva e provi continuamente a posticipare ogni allenamento, che puntualmente risulterà un completo fallimento...

Così, quando dopo giorni a prendere tempo sono riuscito a concludere  il medio da 20 K mercoledì 01 marzo, sul lungomare di Mondello, nel giro da 4 Km, leggermente coperto dal vento che imperversava fastidioso nell'Isola da giorni, con una media di 3'32"/Km, con forze e voglia un pò sotto i tacchi, i giorni susseguenti ho avvertito un progressivo peggioramento del mio stato di salute psico-fisica con crollo verticale delle energie.
Partenza sotto un tiepido sole

Mai domo, al sabato 04, ho provato a correre un lungo allenamento intervallato da ripetute in salita nel consueto scenario di Dallas, 10 x 100m (recupero attivo e ripartenza), strisciando come una lumaca.
Un allenamento svolto così male apparentemente non ha senso ma garantisco che è sempre meglio di piangersi su un letto o un divano del proprio malessere...
Domenica 05, sempre tormentato dal sonno, ho provato a correre il lunghissimo da 2h30', fallendo in energie e correndo piano fino alla fine, portando a casa un mesto 2 ore con poca sostanza...
La preparazione stava andando a rotoli, finchè...

...finchè in famiglia le cose son migliorate, ho ripreso a dormire discretamente ed al giovedì 09, preso dall'istintività di una apparente "buona condizione", ho afferrato le mie Ultra Boost ed ho corso un eccellente lunghissimo da 2 ore e 30 minuti"
Alè!!!!!

L'istintività... era un concetto sconosciuto fino a qualche anno fa, oggi è un aspetto imperscrutabile di un vivere il Running in maniera molto più elastica di un tempo, quando non si falliva mai un allenamento e tutto nella vita era programmato in funzione di quel risultato.

Oggi le cose sono cambiate ma un runner non si piega mai al suo destino di uomo...

Dopo pochi metri sfida a 4
Una volta rialzata la testa, con il Prof. Liga, decidiamo di affrontare la "domenica coraggiosa" gareggiando prima a Corleone e dopo affrontando un allenamento di ripetute: 10 chilometri di gara non sono abbastanza ai fini della 42K.

Al mattino di domenica 12, con tutto il Good Race Team arriviamo in Piazza a Corleone, luogo che conosco solamente per i trascorsi podistici, come mi è capitato molte altre volte viaggiando in giro per la Sicilia - Calabria.
La giornata, fresca e soleggiata è una rarità in Sicilia e tale clima mi agevola notevolmente e di norma rende tutto più facile.
Il percorso di Corleone, invece, facile non lo era affatto!
Non avendo potuto visionarlo nel riscaldamento, mi aspettavo irte pendenze, ma nella mia mente ho registrato antiche sofferenze da "Top Three" come La Montefortiana, la Tre Campanili di Vestone ed il giro a Tappe di Imperia, fatiche che mai potrei dimenticare.
Quindi, comunque vada, Corleone non poteva che essere un buon test muscolare, con validi e giovani partecipanti.

Il più "minaccioso" tra i tanti poteva essere Lucio Cimò (Universitas Palermo), ma vi erano iscritti anche altri ragazzini del CUS Palermo, sempre "buttati" in pista, ogni Santo giorno.
La partenza, avvenuta in Piazza, ha dato il via libera allo sfogo dei giovanissimi, esalato alla prima vera salita, con il conseguente inseguimento ad alti ritmi.
Non prendevo affatto in mano le redini della corsa e lasciavo sfogare gli avversari correndo la mia gara al coperto.

Gara ricca di aspre pendenze
Dopo le prime serie pendenze di un percorso totalmente vallonato, senza volerlo inizio a fare selezione e la cosa mi stranizza visto che sono consapevole di non essere in grandi condizioni ultimamente.
Ciò nonostante, man mano che avanza il percorso, un doppio giro da 4,6 Km, ben segnato dall'organizzazione e facilmente memorizzabile, siamo ancora in tre a battagliare (Io, Cimò e Pizzitola) ed ogni tanto i miei avversari si affacciano avanti.

La parata termina quando incontriamo l'unico vero "muro" verticale di circa 200m da correre a piccoli passi: senza forzare i miei avversari si staccano tutti e faccio il vuoto.
Nella successiva discesa, parecchio impegnativa e pericolosa, il primo a gettarsi ad un folle inseguimento è il giovanissimo del CUS Palermo, riuscendo nel finale del primo giro, a rimontarmi.

Non sapevo che cosa fare, ma almeno sapevo che non mi ero andato a cercare problemi in discesa: per il ragazzino pagava la maggiore elasticità.
Il secondo giro inizia quindi nella stessa maniera, con il mio ritmo consueto che stacca subito l'avversario alla prima leggera asperità: capisco che non ne aveva più ed incremento il ritmo, definitivamente.
Da lì in avanti sarà un assolo nel quale mi impegnerò molto ad ogni cambio di ritmo in salita e darò tutto nel tratto molto impervio per poi concedermi il "lusso" di controllare in discesa.

Ormai il distacco non sarà più colmabile e riesco a vincere la gara con un buon margine sul rientrante Cimò, forse più abile a gestire gli sforzi.

Il tempo di rientrare a casa, mangiare qualcosa e via verso le ripetute: 8 x 1.000m in Villetta, adiacente lo Stadio, tra palloni, bimbi, cagnolini e biciclette.
Premiazione assoluti
Sbaglierò di alcune decine di metri la misurazione indicata sul mille metri, quindi non ha senso svelare il crono, fatto sta che riesco con discreto impegno a concludere anche questa prova, sotto l'occhio del Prof. Liga che nel finale di tale allenamento verrà a visionarmi.

Soddisfatti di un week-end bestiale, incrociamo le dita e ci prepariamo alla Stramilano di giorno 19, dove ci sarà da correre tanto e se ciò sarà fatto con entusiasmo al di là di ogni risultato tecnico, avremo le carte in regola per sperare in qualcosa di buono anche nella Regina delle distanze!

(Ringrazio per il servizio e le foto Sicilia Running)

martedì 28 febbraio 2017

Malanni di Stagione non Fermano un Runner!

Dipende come la vedi... a scendere è molto facile ma a salirla è sempre dura!
Salita (o discesa) di Mondello
Palermo, febbraio 2017

Potrebbe andare meglio, a dicembre era tutta un'altra cosa e quel buon 1h10'42" colto in Veneto mi avrebbe rilanciato.
La vita di tutti i giorni ha pesantemente influito in modo negativo con alcuni spiacevoli eventi che hanno complicato non di poco le sedute di allenamento che iniziano a farsi sempre più impegnative, specie per ovvi motivi di tempo: se hai la Maratona come obiettivo principale, i chilometri dovranno aumentare!

Nelle settimane da poco passate la situazione non è delle migliori, costretto a saltare la seconda prova dei CdS di Cross prevista a Piazza Armerina il 05 febbraio per colpa di un mal di gola che si è rivelato persistente, invece di rallentare e curarmi (al mattino è stato impossibile correre per quanto fosse infiammata la gola ed il malessere diffuso a tutte le vie respiratorie), ho cercato di iniziare a mettere sopra le gambe i primi allenamenti intensi di quasi un'ora, tutti interessanti da raccontare.
So bene che per cercare di ottenere un risultato di livello non ci si può limitare a svolgere il "compitino" impartito dal Prof. Liga, ma devi essere tu stesso con la tua esperienza ed i 15 anni di Maratone corse, a rendere quegli stessi allenamenti delle valide prove che possano dire a che punto sei nella preparazione.

Per chi non comprendesse a pieno il mio pensiero, un allenamento che comprenda un "volume" di chilometri importante (che non sia il banale allenamento di lungo lento da 1h00' o 1h20' o più, dipende dai ritmi, che può girare bene o non bene, non ha importanza) è determinante l'impegno che si metta nella complessità dello stesso.

Per esempio, quando durante il lunghissimo di 2h00' (32 Km circa) o più senti un cedimento specialmente nella 2° ora correndo male, sentendo i piedi non spingere più o calando nettamente il ritmo rispetto alla 1° ora nella quale avevi cercato di tenere un ritmo considerevolmente alto per essere un "lungo", devi iniziare a riflettere sul perchè hai reagito male ad un allenamento nel quale ovviamente non puoi già iniziare stressato o in condizioni climatiche e ambientali difficili.
Di contro, se quelle 2h00' le affronti con un ritmo blando all'inizio o magari correndo in compagnia con una persona un paio di gradini più lenta di te e la chiudi con la massima serenità, quell'allenamento ovviamente non ti dirà assolutamente nulla sul tuo effettivo grado di preparazione in quella settimana.

Alcuni allenamenti specifici non vanno presi mai sotto gamba, anche a costo di allenarsi da soli, e si, sarebbe bello avere qualcuno che ti segua in bicicletta o avendo al tuo fianco un atleta del tuo pari livello... è il modo migliore per riuscire a dare il meglio di se!

La stessa cosa per i medi o per le ripetute variate con recupero in corsa: se stai bene tutto fila liscio almeno nella prima metà, ma se la gamba non gira dall'inizio c'è sotto qualcosa che non va ed è bene non tralasciare questi aspetti.
Almeno, quando si tratta di medio, il rimedio è ripiegare su una gara locale anche di basso livello nel quale perdere contro un avversario sicuramente non è un'onta alla tua immagine (considerando il carico di lavoro che hai alle spalle).
Ricordando che... correre è una sfida contro se stessi e non contro i commenti social degli altri!

Per tutti questi motivi, infatti, so molto bene che mentire a se stessi non ti aiuterà alla partenza della gara più importante della prima parte della stagione.

Oltretutto, la tendenza di molti podisti amatoriali di mentire a se stessi, è ripiegare sul ritmo che leggono istantaneamente sull'orologio munito di GPS, in diverse fasi di quell'allenamento.
Niente di più sbagliato!
La strada mi ha insegnato che è bene misurare bene un percorso, cronometrarlo, prendere i parziali e fare il calcolo della media finale ottenuta dividendo il crono finale per i chilometri percorsi.
Quasi mai mi è capitato di avere a che fare con podisti consci di ciò e quindi assolutamente ignari della qualità dell'allenamento svolto, sparando numeri parecchio discostanti dalla realtà.
Per dirla in breve... Quando la mia media reale mi si innalza di 5" al chilometro rispetto alle mie migliori performance in allenamento, ne ho da preoccuparmi...

Di solito sono abituato a partire con il piede ben pigiato sull'acceleratore, ma a causa del persistente malanno, ho preferito mio malgrado a svolgere tutti gli allenamenti di lunga durata con la dovuta cautela, temendo un calo netto o addirittura fermarmi in anticipo.
Fermarsi in anticipo (senza alcuna apparente ragione, se non quella prettamente psicologica) comporta tutta una serie di conseguenze a catena che non porteranno di certo alla conclusione corretta del percorso - maratona che si intensifica ogni settimana che passa.

Conscio della mia situazione fisica così difficile da gestire e con un malanno addosso che sicuramente non aiuta a correre lunghissime distanze, ho preferito chiudere gli occhi al cronometro e portare a casa il risultato, senza mai abbattermi e dando esclusivamente il meglio di me stesso.

Il giorno stesso di Piazza Armerina Cross, il 05 febbraio, infatti, invece di andare a perdere su un percorso poco congeniale a me e buttare via una domenica, malanno o no, mi sono buttato su un allenamento parecchio impegnativo: salite da 10 x 500m parecchio ripide (sul versante mondelliano di Monte Pellegrino su strada), intervallate da un paio di cambi di ritmo (laddove potevo riuscirci), con recupero in discesa e, dopo 7 minuti corsi in suppless, ho corso al massimo il tratto dal semaforo di fine discesa di Mondello fino ai cancelli superiori, percorrendo di fatto tutta la salita di Mondello, lungo oltre 2 Km.

Con una domenica irrorata dal sole ho pensato bene di mettermi alla prova con un allenamento che nel complesso sfiorerà un'ora complessivamente.
Il versante di mondello, invero è pur sempre oscurato nel primo pomeriggio e da lassù, seppure limitatamente ai primi tornanti dello stesso, è piacevole osservare il mare che sembra essere vicino, sul lato Addaura.
Ma la fatica si fa subito sentire, come vuole il malessere diffuso, e le ripetute seguono un itinerario piatto di 2'05" - 2'10", senza grossi sussulti e senza sentire un'energia particolare.
Quei malanni che non sono completi non ti lasciano grossi strascichi ma non ti senti te stesso, infatti anche la salita finale mi sono trovato costretto a correrla senza mai riuscire a cambiar passo ed il cronometro infatti è stato di per se impietoso.

Ma se i giorni successivi correre il lungo è stato molto facile ed i piedi li sentivo più reattivi era per merito di un allenamento che, vuoi o non vuoi, ti tiene in discreta forma in attesa che i malanni vadano via.
E questo ragionamento, prima o poi, ti da sempre ragione...

Quando sei "dentro" un periodo simile, sai quindi che per due settimane devi "subire" gli allenamenti e tacere, non lamentarti e concludere ciò che hai da fare.
Purtroppo, causa i molteplici impegni della vita lavorativa e familiare, uniti alla programmazione Maratona, non ho trovato più coordinamento con i teenagers di Liga, trovandomi tutti i giorni inesorabilmente solo a correre.
Ormai avrete capito che ciò che non sopporto maggiormente è quando si corre il medio con quel maledetto GPS al polso: all'inizio si fa pur sempre qualche chilometro in pista tanto per assestare il ritmo, successivamente si esce altrove restando in zona in balia di una misura comunque ballerina.
Odio tutto questo ed alla fine preferisco andare nei miei soliti percorsi stradali ben misurati che non mentono mai.

Mercoledì 08 febbraio è un'altra giornata intensa e sono costretto a ripiegare sul giro in Villetta, presagendo di dover correre svariate tornate pur di completare il "lavoro" previsto di 3 x 5000m (R. 1.000m).
Sul giro da 815m converto in 3 x 4.890m (R. 815m) comunque probanti in un percorso muscolare ed in leggero sterratino.
Riaffiora una bella parte di me e mi difendo: 17'08" - 3'09" - 17'05" - 3'08" - 17'04" la serie per una media di 3'32"/Km che fa ben sperare per il futuro.

Ma il mal di gola tarda a passare e sabato 11 è l'ora del medio: 17 Km in Via dell'Olimpo, due giri netti da 8,5 Km.
Nella maniera più piatta immaginabile, porto a termine una dura fatica, sforzandomi di correre sui 3'20"/Km nei tratti con vento e pendenza a favore, per concludere con 31'03" + 30'40", Totale 1h01'43", ma quando non gira c'è da leccarsi le ferite ed in silenzio...
All'indomani, domenica 12, riescono bene le 2h00' di Lungo e tutto lo sforzo ha avuto una ragione.

La sensazione positiva nelle gambe ottenuta al termine di allenamenti di 1h30' - 1h45' più o meno giornalieri mi lasciano pacatamente soddisfatto: è il segnale che il corpo si sta abituando a correre tanto.

Finalmente riaffiora un sentore di benessere e mi viene la bella idea di chiedere al Prof di correre qualche prova "veloce" dato che era troppo tempo che non correvo a ridosso dei 3'00"/Km...
Non mi sentivo nemmeno in grado tanta era l'incertezza assunta da un periodo comunque ancora negativo dal quale dovevo dimostrare in qualche modo di esserne uscito.

La Pista, vuoi o non vuoi, quando ne hai bisogno è lì e con la sua aria quieta quando è bagnata dal sole invernale, ti coccola e ti ispira.
I 100m ripidi di Dallas, luogo storico di ripetute
Decidiamo, quindi, giovedì 16, di correre "solo" 15 x 500m (R. 1'30" in suppless).
Liga attacca il cronometro e provo a correre la prima ripetuta senza cercare l'impossibile: ultimamente mi accade di credere di andare più forte di quanto decreti impietosamente il cronometro ed invece inizio con un "buon" 1'30".
Mi rivelo essere un orologio: dalla 1° ripetuta alla 14° le chiuderò tutte in 1'30", decimo più, decimo meno, e con un Prof sempre più annoiato ma con sguardo positivo, gli concedo un'eccezione all'ultima chiusa in 1'26".8.
Non male per averle gestite tutte da solo, malanno di stagione ormai alle spalle ed all'indomani comanderò io!

Il secondo grosso allenamento era previsto al sabato 18, ma per motivi familiari non ho potuto: programma stravolto ed allungato nella distanza, non si poteva altrimenti.
Domenica 19, è l'ora della verità: 4K - 3K - 3K - 2K - 2K - 1K (R.1K) - Tot. 20 Km, inizia ad essere una distanza importante e correrla senza subire flessioni era imperativo.
Posso affermare di non essere ancora nella condizione fisica desiderata, ma riesco a terminare il tutto senza avvertire il peso della prova, il che è positivo.
Aver "riposato" un giorno in più ha reso e tanto, portandomi al via della prova con molta rilassatezza ed aiutandomi a gestire la prima parte, molto pesante e consistente dei 4 Km, 3Km, 3Km.
Avrei voluto di più nelle prove finali, quelle brevi, ed è lì che mi cruccio maggiormente, dato che ho preferito inizialmente correre con un profilo il meno aggressivo possibile, considerando che ho saputo tenere una media nei recuperi piuttosto alta...

Così la serie: 14'07" + 3'48" + 10'20" + 3'52" + 10'31" + 3'53" + 7'00" + 3'48" + 6'48" + 3'49" + 3'20" - Tot. 1h11'18" per una media di 3'33".9/Km.

Non metto un pettorale da tempo, ma alle volte è preferibile concentrarsi sull'obiettivo più importante invece di perdere tempo e domeniche intere distante da casa per correre una gara che non è affine alla distanza regina dei 42K.

Rinunce importanti ma fondamentali se voglio davvero entrare nella mentalità del maratoneta...

mercoledì 1 febbraio 2017

Tornano i Cross, il Freddo, il Fango

Pista Azzurra a Mazzarino, avercela in ogni Città italiana!
Mazzarino (CL) - 22 gennaio.

Breve storia triste: parte la stagione delle (poco) amate campestri, diluvia e cado scivolando nel fango - Fine della prima prova...
(chiedo scusa se non ho trovato tempo per raccontare l'intera storia)

Beh, non è andata "sinteticamente" così ;-)

In Sicilia la settimana appena trascorsa è stata la più fredda dell'anno solare, con temperature rigide e neve sulle sommità delle montagne.
Correre è stato, per così dire... differente, abituato come sono ai climi perennemente caldi della mia terra.
Palermo, oltretutto, ha offerto temperature non esageratamente rigide ma con picchi di umidità.
L'ideale per correre tanti chilometri in completo relax nelle prime ore del pomeriggio, prima che giunga il clima più disagevole ed il buio.

Sto "lavorando" ad una Maratona che correrò in aprile, una scommessa tutta nuova considerato che la mia vita ha subito diversi cambiamenti e l'anno è iniziato sotto la cattiva stella dello stress.

La prima tappa dei CdS di Cross regionali prevista a Mazzarino (CL), un paesino del nisseno che ha dato i natali a diversi grandi Campioni dell'atletica grazie all'impegno costante dei Coach locali, ha una vera e propria Pista di Atletica leggera che si presenta nel suo fulgore, nuova e ben tenuta, dall'elegante colore blu!

Vedere una "perla" così bella dentro un contesto sociale così lasciato al suo destino lascia perplessi su come sia abbandonata a se stessa una grande fetta della Regione Sicilia.
Non voglio gettare "fango" (e qui il termine è quanto mai appropriato dato che parliamo di corsa campestre) sulla cittadinanza ma vedere tanto verde lasciato all'abbandono così come tante opere di edilizia incompiute come lo stesso impianto sportivo adiacente alla Pista di Atletica, ti lascia molto perplesso.

Possiamo fare lo stesso discorso anche per Palermo che vede cadere a pezzi il Palazzetto dello Sport da diversi anni e lo Stadio delle Palme che ha bisogno di urgente "lifting" (in primis il rifacimento del Manto - Tartan della Pista) non viene preso in considerazione tutt'oggi dai tecnici del Comune ma... si spera!
E sperando sperando una Città cade nella disperazione prima o poi...

Tornando al Cross di Mazzarino, la partecipazione alla gara che comprendeva sia le categorie dei giovanissimi oltre che quelle Assolute, ha visto parecchie defezioni.
Tra le tante, per il pericolo maltempo che imperversava l'Isola in quelle ore, l'assenza in blocco del CUS Palermo ha fatto la voce grossa, con i loro tanto atleti promettenti che optavano per un allenamento fatto "in casa" al posto del pettorale sulla canottiera.
Scelta discutibile o no e molto comprensibile per le categorie giovanili che non si mettono a rischio a bordo di un pullman nelle già disastrate strade siciliane, una gara si svolge in qualunque condizione meteo, avversa o non avversa che sia e se si riteneva di posticipare lo svolgimento della manifestazione andava deciso per tempo con un comunicato ufficiale.
Gli assenti perdono sempre, è la legge dello sport.

Marco ha tanta voglia di correre, la migliore delle
qualità che si possano avere per praticare questo sport
Obbiettivamente i miei occhi hanno visto situazioni meteo peggiori di queste e quando piove è risaputo che il disagio si moltiplica, tant'è che, con l'impianto in condizioni "embrionali", con la mancanza di acqua e servizi scarsi e assenti, non è stato facile restare in campo per qualche ora, tempo che in fin dei conti è stato parecchio clemente per le categorie giovanili che hanno potuto usufruire di un percorso di gara abbastanza asciutto.

Il percorso, ricavato nell'area verde dei prati retrostanti la Pista, è stato accuratamente pulito da ogni possibile pericolo di pietre o detriti, particolarmente tecnico con alcuni ostacoli di lieve entità, lunghi tratti tecnici ed un "muro verticale" di poche decine di metri da salire di slancio.
Un percorso da corsa campestre, mancava solo il fango ad arricchirne la tecnicità.

Il fango, per la prova degli Assoluti, non tarda ad arrivare.
Allo sparo che sanciva il "via" alla prova, quella con un maggior numero di partecipanti, iniziava a piovere incessantemente, tanto che i miei Occhiali da Sole Adidas Tycane Pro con Lenti Vario di intensità progressiva a seconda della luce del sole non servono più tanto era la condensa depositata... era l'introduzione ad una gara parecchio difficile.

Già al primo giro Hamad Bibi (Universitas Palermo), con le sue poco adatte scarpe A3 con suola liscia(!) scappa via da buon crossista che è.
Bibi nasce in Marocco e per buona parte della sua gioventù si allena in percorsi difficili come questi, prima di emigrare prima in Francia e poi a Palermo.
Cerco di resistere al suo forcing ma, come ogni anno, la storia si ripete: non sono adatto alle corse campestri!

Inizio a fare una fatica che è almeno doppia rispetto ai normali allenamenti su strada e mai riesco a comprenderne il motivo dato che ho dedicato le ultime tre settimane a preparare dignitosamente l'evento con allenamenti dedicati su percorso campestre dentro il Parco della Favorita...

Pensieri di frustrazione come questi, mentre sei immerso in piena concentrazione ad inseguire un avversario ed a fare da lepre ad altri cinque non ti possono passare per la testa, la tua unica motivazione è proseguire dritto e cercare di non accumulare troppo vantaggio.
Era il primo giro e Bibi correva solidamente in testa.

Speravo fosse un acquazzone da pochi minuti, ma era una illusione della mia mente dato che le nuvole lassù erano grige, pesanti e cariche d'acqua, in parole povere, non avrebbe più smesso di cadere acqua sulle nostre teste!

Il terreno si fa sempre più pesante e scivoloso ma resto concentrato e fiducioso indossando con me le fide scarpe chiodate da cross.
Ricordo bene il passato dei Trail e affondo con decisione il piede sul fango quando c'è rischio di scivolare seriamente e cerco di avere fiducia in me stesso pensando soltanto agli avversari.
Mi trovo in poco tempo ad essere affaticato ed inseguito da un buon numero di giovani atleti alleati distanti pochi metri.
La resistenza vien via quando il primo a raggiungermi con decisione è V. Iraci, seguito dal primordiale leader della corsa prima dell'affondo di Bibi, ovvero un pimpante S. Greco che al termine della prova giungerà secondo assoluto.

In quel momento pioveva a dirotto e cerco di difendere la posizione alla chiusura del secondo giro.
La tornata iniziava con delle curve ad "S" strette ed insidiose poste in discesa che non apparivano pericolose sul terreno morbido e asciutto.
Al terzo passaggio, nonostante i chiodi, tiro fuori tutta la mia dis-attitudine ed improvviso un lungo scivolone sul fango.

Gara finita.

Mi rialzo a seguito del conforto volante dei miei avversari, perdo il tempo necessario a capire cosa mi fosse accaduto e fortunatamente non avverto neanche un graffio.
Sono stato fortunato perchè in alcuni punti di quel rettilineo affiorava la dura roccia ed io ero atterrato sul morbido fango su di un lato, scivolando su tutta la gamba, braccia e mani.

Per pochi metri mastico qualche granello di terra, i guanti sono tutti imbrattati e riprendere a correre non è il massimo della vita ma guardo i piccoli atleti che mi fanno il tifo e cerco di mostrare loro l'esempio sportivo di come si può portare a termine lo stesso una corsa nonostante le avversità.

Dentro di me provo l'inseguimento ma da quel momento non riesco più ad avere confidenza con il tracciato e ad ogni tornata devo rallentare per non prendere troppi rischi, compromettendo ogni velleità agonistica.

Non smette mai di piovere ed il mio diretto avversario, Pafumi, non si allontana più di tanto nè si avvicina.
Fatico non poco e mi devo accontentare di una poco fortunata 7° posizione.

Una volta tagliato il traguardo trovo impedimento nella scarsità di servizi igienici ed improvviso una "sciacquata" alle gambe completamente  ricoperte di fango con una bottiglietta d'acqua lasciata per terra a metà.
Un pò come si fa nei casi più disperati riesco a darmi una sistemata e scappare prima che il tempo peggiori ulteriormente.
Bibi (ovviamente...) così come altri runners in gara scivolerà lamentando la pericolosità del percorso, ma quel che più importa è la sua vittoria ed il parziale primato della sua Società Sportiva, l'Universitas Palermo, dopo la prima prova.
Con l'assenza del CUS Palermo è quasi certa la vittoria finale del sodalizio palermitano ma si dovrà aspettare la seconda prova.
Considerato che la società catanese, la Monti Rossi Nicolosi avente pari punteggio, aveva schierato la totalità della sua formazione mentre l'Universitas annoverava assenze pesanti quella domenica come Lucio Cimò, la classifica finale come detto è ormai scritta a meno di clamorose sorprese.

A Palermo prima o poi il sole splende sempre... Totò Liga lo riconoscete?
Intanto, superato il periodo di freddo e pioggia, in Sicilia torna a splendere il sole e se non devo crucciarmi di qualche sconfitta posso farlo durante i cross che personalmente non mi servono ad altro che esercitare tanto piedi, caviglie e tecnica di corsa.

I giorni successivi, nonostante gli indurimenti muscolari, correvo con molta forza più che agilità, tant'è che al mercoledì pagavo dazio sentendomi molto "scarico" a livello muscolare.
Gli allenamenti svolti dentro la morbida pineta, seppur mossi e difficili, come un medio di 45 minuti corso sul piede dei 3'27"/Km e con progressione finale, mi avevano dato false speranze perchè correre su terreni molli e scivolosi è tutta un'altra storia.

La prossima tappa sarà Piazza Armerina giorno 5 febbraio e confesso che avrei voluto correre lontano dalla Sicilia, ma problemi familiari mi hanno costretto a rimanere in sede.
Poco male, ci sarà da divertirsi lo stesso, sperando che il sole continui a splendere e che ci possa essere meno fanghiglia :-)
Piazza Armerina vedeva i miei esordi da juniores/promessa ai primi anni di vera atletica.

Credo proprio che correre in quei posti, cosa che non accade da più di un decennio, risveglierà in me antichi ricordi e fortissime emozioni!

sabato 7 gennaio 2017

Adidas Energy Boost 3 - La Leggenda Continua!

Tranquilli, è sempre lei, soltanto ridisegnata ;-)
Non sarà la notizia più fresca, (è da poche settimane in uscita la "tutta nuova" Supernova 2017), ma la Energy Boost fa parlare sempre di se.
Ad oltre tre anni dal lancio, ben poche sono state le modifiche apportate e tutte incentrate sulla tanto discussa tomaia che oggi è ancor più sottile, leggera ed elastica.

Energy è stato il primo modello a svelare al pubblico dei runners mondiali l'intersuola in Boost, che in fondo è stata il faro rivoluzionario per molti altri brand che hanno subito intuito che si doveva andare oltre il concetto di ammortizzazione inteso come un mix di soluzioni varie, immerse sempre e comunque nell'ormai superato "EVA".

Boost, con la sua semplicità e genialità innovativa, ha permesso ad Adidas di offrire per tutta la lunghezza dell'intersuola, in modo omogeneo, reattività ed ammortizzamento, senza passare in punti di transizione (dove i presidi in gomma, gel, gas, liquidi viscosi fossero assenti) meno supportati ed offrendo una resistenza allo schiacciamento dei chilometri insuperabile, oltre all'indeformabilità agli agenti atmosferici con temperature di utilizzo ottimali che vanno dai +40 °C ai -20° C.

Come ogni innovazione, abbiamo dovuto fare i conti con una fase adattativa, ma oggi non posso più fare a meno di correre con una scarpa che non adotti Boost nell'intersuola e, soprattutto, a beneficiarne, sono state le scarpe di categoria "racing", diventate più morbide e protettive nel complesso, come la Energy 3.

Energy Boost 3 sarà confermata anche per la Primavera - Estate del 2017 con le stesse caratteristiche qui esposte di seguito: vediamo quali sono le novità!

TOMAIA:

Dettaglio della Tomaia in avampiede, sottilissima a tal punto da doverla
"proteggere" con del TPU, pochi anni fa non sapevano realizzare tomaie
così sottili e resistenti
Al pari del profilo dell'intersuola, ormai l'icona di Adidas associata all'introduzione di Boost, la Tomaia per questo modello in particolare ha avuto svariate versioni ed aggiornamento, tutti improntati alla riduzione del peso, alla traspirabilità ed alla leggerezza.
In quest'ultima versione (che comunque non sposa il Primeknit, altra rivoluzione made in Adidas che riguarda la tomaia a pezzo unico, assolutamente priva di cuciture e realizzata da un plotter digitale "che fa a maglia"), la tomaia è stata ulteriormente assottigliata, lasciando inalterata la prerogativa di non apportare cuciture interne (essendo un pezzo unico) e mantenendo l'originale effetto aderente come una maglia a compressione.
La maggiore morbidezza consente, quindi, nel non avere più fastidio nella calzata se si sceglie la misura usualmente utilizzata per un modello con tomaia "regular fit".

Dalle foto mostrate è facile notare le lievi ma significative differenze che si notano dalla silhouette della scarpa, volutamente affusolata al lancio, che oggi non arreca più significativi problemi.
Gli inserti stampati in gomma/TPU non fanno altro che irrobustire la tomaia nei punti di maggior usura e sfregamento durante l'azione di corsa che comporta piegamento, di derivazione oserei dire "calcistica" per quanto riesco ad avvertire un elevato grip al tatto.

Non sarà una novità assoluta, ma concettualmente l'idea di utilizzare una tomaia aderente ha preso campo anche con le Sneakers, calzature di derivazione sportiva che eccellono per originalità, moda e comodità di utilizzo, ed oggi anche per l'innovazione dei materiali utilizzata al pari dei modelli Adizero Running.
Non nascondo, comunque, che adoro indossare la Energy Boost anche a fine allenamento con la tomaia completamente slacciata, al pari della Ultra Boost: restano saldamente aderenti al piede ed offrono un comfort che da sollievo dopo la lunga fatica!
La conchiglia tallonare tanto discussa: aumenta la
stabilità migliorando l'esperienza di corsa

La conchiglia sul tallone è stata arricchita di un elemento plastico trasparente leggero e maggiormente stabilizzante: la stessa soluzione è stata attuata con il nuovissimo modello Supernova 2017 che quanto prima recensirò su questo blog.

Energy Boost rappresenta un corretto esercizio di pulizia nelle linee e nel design, senza utilizzare troppi fronzoli.

L'allacciatura è la classica con lacci, ma come detto si può tranquillamente tenere al piede senza in quanto la tomaia elastica aderisce come un guanto.
Consiglio normalmente, specie per chi ha un piede a pianta larga, di utilizzarla inizialmente con una allacciatura leggera, senza stringerla troppo al piede.
Ogni dettaglio aiuta a migliorare la propria corsa ed avere il piede libero senza sentirlo affaticato è il primo passo verso i propri successi.

Il collo rialzato, infine, ormai applicato a tutta la gamma running della categoria A3 - A4 (scarpe da running per il fondo lungo - medio giornaliero) non è più una novità ma una piacevole conferma anche su questo modello che nella parte posteriore del tallone e del tendine d'achille, si poggia sofficemente donando ulteriore comfort.

INTERSUOLA:
La celebre intersuola della Energy Boost non ha bisogno di presentazioni ed in questi anni, dal suo lancio Mondiale, non ha mai subito alcuna modifica.
In quest'ultimo modello, la scarpa, quindi, si presenta globalmente alleggerita per merito della tomaia raggiungendo un peso di 310 gr (per la misura media di 42 e 2/3 EUR) il che la colloca tra le "ammortizzate reattive" ed un drop tra tallone ed avampiede di 10 cm, quindi molto improntato alla spinta.

D'altronde chi utilizza da anni questa scarpa, ormai conosce ampiamente pregi e difetti della stessa.
L'effetto - molla di spinta in avanti al primo impatto spiazza un pò, ma uscita dopo uscita ne resti piacevolmente attratto e riesci anche ad avere l'impressione di fare meno fatica nel correre.

Tutto ciò è merito della proverbiale leggerezza che la rende una "ibrida" da gara o da allenamento veloce ricco di cambi di ritmo o per salite continue, ovvero quando serve avere ai piedi una scarpa protettiva per lunghe distanze ma anche sufficientemente leggera da non sentirne il peso.
Boost su tutta la lunghezza dell'intersuola, per una corsa fluida
In questi anni ho potuto, quindi constatarne il successo avuto come scarpa da Maratona per la media degli utenti che si aggirano tra le 3h e le 4h30' circa e per chi pratica corsa in Montagna (intesa come sentieri vertical, in quanto la suola è stata ideata esclusivamente per la strada asfaltata e non riuscirebbe a tenere lo stress di trail fangosi e scivolosi).

Personalmente, quando sento la necessità di scrollarmi di dosso quei 30 grammi in più della Supernova Glide, perchè devo correre un finale su una lunga salita, o devo correre un lungo collinare impegnativo, oppure un allenamento di Fartlek variato su strada, allora opto per le Energy Boost, che ti aiutano anche durante l'estate quando sudare le scarpe all'estremo è molto facile in posti umidi come in Sicilia.

Insomma, tutto ciò che aiuta a ridurre il peso della scarpa per un runner è sempre ben accetto ed Energy Boost 3 lo fa, pur permettendoti correre un alto chilometraggio giornaliero!

Tra la gamma di scarpe della categoria Massimo Ammortizzamento di Adidas, infatti, la Energy si colloca infatti tra le meno ammortizzate, rispetto alla Supernova oppure alla Ultra Boost.
Inoltre è anche la più reattiva rispetto agli altri due modelli sopra citati, pur non potendola accostare ad una Intermedia vera e propria come la Adizero Boston, altra gamma, ideata per essere utilizzata solo in gara.

Bello avere una scarpa tuttofare che sappia passare da un allenamento di fondo molto "allegro" a delle ripetute in Pista molto veloci o delle salite con il cuore in gola :-)

La voglia che ebbe Adidas di presentare la forza reattiva e propulsiva di Boost si incarna in questa prima ideazione che oggi continua a mietere successi!

SUOLA:

Pochi dettagli modificati nella suola
ridisegnata, stesso Torsion System
La suola ha avuto poche differenze sostanziali e restano sostanzialmente le stesse applicate, senza lasciare al caso le principali caratteristiche quali la leggerezza (la suola è intagliata con diversi fori che svelano il Boost applicato direttamente ad essa), l'elasticità ed il grip adatto alle corse su strada e leggero sterrato.

Purtroppo tutt'ora non viene scelta la Gomma Continental come negli altri modelli, ma Adidas non ha mai tradito i propri affezionati runners con nessun dettaglio di scarsa qualità e posso ampiamente garantire che questa suola in gomma Adiwear al carbonio, pur essendo tradizionale, il suo lavoro (pesante) lo farà bene per tutta la durata della calzatura.

La differenza con la Gomma Continental è nella normale usura che avviene comunque regolarmente in entrambi i casi: di solito avverto nella Continental una usura con un effetto stratificato (come se si sfogliasse un leggero film di volta in volta) e penso di avvertirla un po più rigida e resistente nel tempo, ma non è poi così marcata tale differenza.

IMPRESSIONI FINALI:

Non c'è molto altro da dire, il modello di per se non è nuovo ma è stato migliorato nei dettagli più estremi come la tomaia, adesso più confortevole in avampiede.
Probabilmente si potrà sentire un po più rigida la zona tallonare ed i puristi della prima versione, molto libera ed elastica storceranno il naso, ma tutto questo mi fa sentire la nuova Energy più stabile e domata in esuberanza.

Energy Boost, inimitabile!
Scarpa ovviamente adatta ad un pubblico di runners molto ampio che abbia ambizioni di classifica, dalla 10K fino alla Maratona, prevalentemente per pesi leggeri fino ai 70 Kg.

Energy Boost ha rivoluzionato il mercato delle scarpe da running introducendo una scarpa con intersuola di nuova generazione, molto elastica, versatile ed adatta ad ogni ritmo di corsa.
Essendo una scarpa molto leggera e più sottile di altre maggiormente protette non può essere utilizzata per ritmi molto blandi e da persone dal peso eccessivo, per quelle esistono modelli per iniziare con maggiore sicurezza e ben protetti come la Supernova 2017 o la Ultra Boost.

Energy resta comunque una icona del nuovo modo di vedere la realtà costruttiva delle scarpe da corsa, basate da decenni su presidi ammortizzanti immersi nella vecchia mescola in EVA, oggi più che mai icona tecnologica del meglio che Adidas possa offrire ai piedi dei Runners!

NEW YORK CITY MARATHON 2010 (Foto Podisti.net)

NEW YORK CITY MARATHON 2010 (Foto Podisti.net)
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