41° New York City Marathon - 20° Posto Assoluto - 1° Europeo

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Un Sogno Ad Occhi Aperti...

sabato 19 gennaio 2013

Mai arrendersi alle difficoltà!

Allora... dove eravamo rimasti... ;-)
Palermo, gennaio 2013

Sono stati mesi nei quali, a partire dallo scorso agosto, ho lottato nella convinzione di voler risolvere un'infiammazione perenne al peroneo della gamba destra che non mi aveva ridotto in cattive condizioni di salute ma che evidentemente aveva ridotto le mie capacità in allenamento.

Il problema è in fase di continua evoluzione, anche perchè lo è stato negli ultimi anni sempre sotto il mio controllo, ma che con il passare del tempo e delle diverse intensità degli sforzi, è cambiato e soprattutto, cronicizzato...

Ho avuto tanto da imparare da questa vicenda, ma come sempre, ho preferito ascoltare la voce della mia coscienza, i suggerimenti utili di diverse persone e temporeggiare ha sinceramente avuto i suoi riscontri più che positivi, a fronte di verdetti semi-definitivi spesso emessi con magari troppa leggerezza e forse troppo estremizzati.

Il muscolo peroneo della gamba si trova lateralmente, a sorreggere l'osso del perone che grosso modo ha l'utilità di far cambiare direzione all'arto quando si effettua una curva o un cambio di direzione.
Lo stress al tendine non era mai stato chiaro nemmeno a me dove fosse collocato, visto che lo sentivo intensamente nei pressi del ginocchio (un pò lateralmente), ma che si rifletteva (senza attraversare tutta la gamba) questo disagio dove termina nervosamente, ovvero sotto il malleolo del piede.

Negli ultimi tempi, dopo un periodo di allenamenti in pista intensivi durati circa un mese, la situazione era peggiorata, portandomi alla resa, dato che l'infiammazione era girata anche sul tibiale anteriore.
Peccato, buttar via tanto buon lavoro...

Una prima ecografia, seguita da altri accertamenti, quali Risonanza Magnetica e Tac, evidenziavano come nel perone stesso ci sia un accumulo calcifico a livello osseo, creando un rigonfiamento che in quel periodo di stress a fine allenamento era sempre indolenzito.
Si era già ipotizzato che la calcificazione dovesse essere la causa di tanto disagio e quindi si sarebbe dovuto rimuovere in via chirurgica.

Forse si, forse no, fatto sta che in mezzo a tanti dubbi il medico mi aveva comunque prescritto un periodo di riposo che aveva fatto bene a tutta la gamba, prima di pensare di intervenire su un punto molto delicato ed affollato come quello descritto.
Ad aprire una breccia ad un nuovo ragionamento, fu l'ipotesi che quel "difetto" in me poteva essere congenito e che suo malgrado fosse il primo elemento a lamentare tanto dolore se stimolato da infiammazione.
Ipotesi confermata da un collega corridore di ottimo livello che si ritrovava nelle mie stesse condizioni (ma con altri problemi).
Dettaglio della Tac: si nota l'irregolarità ossea attorno al perone
Ad avvalorare ogni dubbio in merito alla necessità di un intervento fu la conferma dalle analisi sopra citate che non si trattava di una calcificazione "maligna" e che bisognava capire cosa stesse scatenando tutto ciò!

L'analisi degli appoggi...
E' un fattore molto importante, che avevo sottovalutato.
Correre continuamente per anni ovunque (pista inclusa), provoca degli squilibri anche gravi!
La gamba destra è decisamente a livello muscolare più grossa della sinistra, in tutto e per tutto.
Fatto sta che, da un banale esame degli appoggi sulla pedana baropodometrica, è risultato che il peso del mio corpo gravasse per circa 2,5 volte in più sulla gamba destra che sulla sinistra.
Probabilmente ad aggravare questo rilievo sarà stato il mio tipo di appoggio che, scaricando il peso lateralmente (non sono un iper-pronatore, si nota dall'usura delle scarpe che è regolare), avrà creato molteplici stress sul perone e col tempo ha creato un disagio permanente.

La Soluzione.
E' stato semplice pensare al plantare ortopedico personalizzato, e non ho badato a spese, rivolgendomi ad un professionista sempre aggiornato sui materiali, che mi ha consegnato un prodotto innovativo, leggero, stabile e poco deformabile nel tempo e con i chilometri.
Ancora è difficile dare un verdetto definitivo, ma sostengo da sempre che il plantare è uno strumento che dona equilibrio ma che si deve utilizzare con le dovute cautele.
Ho iniziato gradualmente ad abituarmici, il piede è continuamente sfregiato con varie vesciche provocate dallo sfregamento sul plantare che mi "obbliga" ad assumere la giusta postura e rende meno piatto il mio piede.

Già all'appoggio statico si nota l'irregolarità.
Le Rx al bacino invece confermano una rotazione di
4mm rispetto all'asse verso destra...
Normalmente quando va via la pelle dal piede e si forma la ferita, la curo con una crema disinfettante tutti i giorni e per correre "senza piangere", basta munirsi di una benda in tessuto molto appiccicosa che faccia da "seconda pelle", da applicare direttamente sulla ferita e sulla quale andrà sempre cosparsa di una crema emolliente.
Funziona!

L'infiammazione va passando lentamente, ma con l'ausilio di continui massaggi e stretching (che mai deve mancare) e quando corro sicuramente non sento più di tanto il disagio che avevo a "piede libero".
Sostengo, comunque, che non ci si deve buttare a capofitto sull'ortesi in quanto si rischia di dare troppo squilibrio tutto in una volta: sto cercando di rieducare la gamba a non atterrare con troppa forza e penso che il peso verrà scaricato in modo più omogeneo ma di tanto in tanto si deve cercare di lasciare libero il proprio corpo di esprimersi.
Penso che più avanti andrò, una volta abituatomi al nuovo assetto, sarà sufficiente avere supporto nei chilometri e nei lavori "pericolosi" (quelli ad alta intensità), mentre per altro tipo di impegno sarà giusto lasciarlo a casa il plantare.

Questo sarà un anno di transizione, per cercare di vedere di ridurre al minimo il problema una volta e per tutte.
Attualmente il dolore critico che avevo sulla calcificazione ossea non lo risento più e questa già è una grande vittoria.
Temo che per quest'anno dovrò ridurre di tanto l'attività in pista e lasciare alla strada o al leggero sterrato maggior libertà di azione!

Notevole la sproporzione tra piede dx e sx
Ed è per questo che il mese di gennaio, nel quale sto finalmente ritrovando il vecchio feeling con la lunga distanza, sarà decisivo per emettere i primi verdetti degli obiettivi del 2013, peraltro ambiziosi poichè devo rimettermi in carreggiata.
La scelta ricadrà sulle "Long Distance", anche d'accordo con l'Atletica Recanati con la quale curerò gli eventi stradali (oltre che i classici 10.000m in pista), ma che avrà nel mio ritorno alle Maratone, il target da centrare.
Correre per un anno distanze più lunghe spero gioverà nel complesso alla mia gamba, favorendone la definitiva riabilitazione.
Spero sarà la scelta più azzeccata...

Intanto, dopo questi ultimi duri mesi di allenamento incentrati sul potenziamento a carico naturale e su svariati esercizi di mantenimento ideati da Giuseppe D'Ambra, dopo un paio di settimane di adattamento, tornare a correre il Fondo lento a 3'50"-45"/Km con la sensazione di sentirsi alti e stabili, ha ripagato tanto sacrificio.
In settimana, constatato che il tibiale (forse) sta lentamente sfiammandosi, tornerò timidamente ai primi lavori di forza in salita e qualche accelerazione durante il Fondo Lento.
Sono le giuste premesse... oltretutto la serenità mentale è ai massimi storici, grazie ad una persona in particolare...
Dettaglio dei Nuovi Plantari...E' tempo di adattarcisi!

Cosa può insegnare tutto questo racconto: mai sottovalutare i segnali negativi che emette il proprio corpo e mai massimizzare gli impegni giornalieri.
I muscoli, i tendini, le ossa, hanno bisogno di rallentare di tanto in tanto, per rigenerarsi al fine di partire con maggiore slancio.

In più, mai giungere a decisioni affrettate e invece dare ascolto ai segnali che il proprio corpo ti invia: se c'è bisogno di prendersi anche un lungo periodo di riposo per vedere l'effetto che fa, ne vale la pena, anche perchè come nel mio caso, solo in questi ultimi giorni, sono riuscito a rendermi conto dove effettivamente fosse localizzata l'infiammazione che mi dava tormento in molti altri punti.
Come non dare ragione ad un altro grande atleta che mi ha suggerito tutto ciò...

(Ringrazio Sicilia Running per la foto)

4 commenti:

Giovanni Saja ha detto...

analisi complessa ma complesso mi pare il problema, speriamo che sia questa la soluzione, te lo auguro (interessante il dato sull'analisi degli appoggi con le differenze tra gamba destra e sinistra)
aspetto notizie sulle 42 che hai intenzione di correre (su una ho un sospetto...)

andrea dugato ha detto...

ti auguro che tutto questo ti faccia crescere in consapevolezza e anche per chi legge
più corsa, e solo corsa, come aleggia molto di questi tempi, non è uguale salute
sento ripetutamente di queste storie, cerco di far capire che la corsa è uno sport traumatico a va alternato ad altre attività a minimo impatto, ma pochi mi badano
sembra veramente che se non fai la maratona o le ultra, non sei un runners
tutto ciò non ha senso
auguri Filippo!!! sono sicuro che farai bene, ma ascolta bene il tuo corpo come hai imparato a fare fin'ora

Filippo Lo Piccolo ha detto...

Ciao Giovanni.
Sarà stato un caso non averti visto in questi giorni, ma sto tornando alla vita da atleta con gradualità, finalmente!

Sai, in America ci voglio andare e l'attesa adesso si fa tanto sentire.
Nel frattempo vorrei tornare ad essere maratoneta a tutti gli effetti ed anche se questo ritorno non dovesse essere il massimo sarò felice lo stesso...
Sarei felice se tornassi a trovare l'equilibrio proprio correndo le 42K...
Sai...ieri un bel 2'49" sul 1.000m sterrato è giunto così... senza nemmeno andarlo a cercare :-)
Un caro abbraccio.

Filippo Lo Piccolo ha detto...

Ciao Andrea.
Hai sintetizzato tanta saggezza in poche parole.
E ti aggiungo, ribadendolo, che serve sempre anche un periodo di pausa da individuare durante l'anno per far respirare le fibre muscolari... già ne avevo parlato!

Differenziare la stagione è fondamentale ed anche saper preparare al meglio solo pochi eventi.
Se poi vuoi continuare, qualche gara la si può fare ma senza troppo impegno fisico o mentale.

Quel che raccomando è comunque, di non correre con gravi problemi addosso... io grosso modo avrei potuto continuare ma se non approfondivo le analisi non mi sarei accorto di questi squilibri continuando a correrci tranquillamente.
E dopo avrei pagato un prezzo ben più caro!

E' ora di ripartire, con maggiori consapevolezze!

NEW YORK CITY MARATHON 2010 (Foto Podisti.net)

NEW YORK CITY MARATHON 2010 (Foto Podisti.net)
PRONTI A PARTIRE...