41° New York City Marathon - 20° Posto Assoluto - 1° Europeo

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Un Sogno Ad Occhi Aperti...

venerdì 9 settembre 2011

15° Volata Napola Mokarta - Lo Spettacolo dell'Atletica è Qui!

Napola (TP), domenica 28 agosto.

Uscita Fulgatore o Dattilo e pochi chilometri che separano questa cittadina dalla parti di Erice, non molto lontana da Trapani stessa.

Poche ore erano passate dal mio rientro alle coste palermitane, un lungo viaggio che è passato dai poco più di 10°C del mattino lasciando il Sestriere agli alti picchi estivi di caldo che non ti lasciano facilmente in Sicilia...
Non è stato un trauma, non si dimentica una vita di caldi estivi in un mese di fresca aria montana ma la tranquillità ritrovata è stato l'unico bene prezioso messo in valigia al mio ritorno...

La tranquilla consapevolezza di non essere apparentemente "cambiato" si scontrava con la bella responsabilità di gareggiare immediatamente ad un appuntamento che mi ha visto crescere negli anni poco alla volta, facendo coincidere belle gare a finali di stagione in crescendo.
La corsa di Napola nel tempo è diventata Internazionale, specie da quando ha iniziato a vedere con il pettorale N.1 quel Francesco Ingargiola che è diventato un motivo di affermazione in Maratona sempre più presente, per me...
E ancora oggi siamo entrambi presenti, sia io che uno dei più grandi Campioni che l'atletica siciliana abbia mai avuto e, indipendentemente dai risultati sportivi attuali, Francesco Ingargiola resta sempre tale ai miei occhi ogni qualvolta che lo incontro come un raro esempio di sportività unico, che solo un Grande Campione come lui può mantenere inalterato nel tempo.

Negli anni la manifestazione ha sconfinato in Italia la sua popolarità portando sempre i migliori, tra gli interpreti nazionali e internazionali, così come ha fatto quest'anno portando nientemeno che il keniano Micah Kogo.

Quando senti una gara è sempre difficile contenere l'emozione, ma tanti erano stavolta i motivi di un maggiore impegno: non avrei potuto testare in modo migliore gli effetti immediatamente al mio rientro alla "normalità" dopo tanto impegno in altura.

Grandi atleti al via, i migliori italiani in attività e qualche grossa sorpresa, oltre la pattuglia africana presente compatta ad ogni corsa.

Visti i partecipanti, avevo intuito che la gara sarebbe partita velocissima sin dallo sparo, puntando ad inserirmi nel gruppo degli italiani che conta.
Così è stato, previsione azzeccata!

Non c'è stata storia, subito dal primo giro "corto" (istituito dal 2010 per rendere la corsa una 10 K certificata), gli africani hanno fatto il vuoto con il solo italo-ucraino Maksym Obrubanskyy a stare la in mezzo: con 29'50" (4° posto) sarà l'autentica sorpresa della giornata con una gara a dir poco da urlo!
In realtà non c'è tantissimo da "urlare" in quanto il giovane atleta che vive in Campania sin da bambino ha personali di tutto rispetto e potrebbe militare per un gruppo sportivo militare di prestigio, ma qualche anno discontinuo (e la cittadinanza italiana non ancora ottenuta) ha bloccato la sua crescita che adesso è affermata.

Restiamo immediatamente quelli che dovevamo stare, ma era già un grande azzardo restare in gruppo con gente del calibro di Andriani, Buttazzo e Floriani.
Aggiungendo anche Bibi (Mar - CUS Palermo), Scialabba e Brancato era un bell'andare anche il nostro!

Il percorso di Napola è ostico, complice anche il clima torrido (ma non quest'anno) di fine agosto con un duro tratto di salita lungo e impegnativo a fine di ogni giro.
Stranamente, non avvertivo la fatica "convenzionale" ed era già strano che riuscissi a stare in mezzo a tanti campioni, pur avvertendo difficoltà grosse di respirazione: andavo di agilità sentendo che poco alla volta il resto del fisico stava andando in crisi, ancor prima delle gambe che continuavano a spingere bene.

Molto strano tutto questo; fatto sta che al 6°K (fino a quel momento corso attorno i 3'08"/Km), in un tratto non troppo pesante del percorso, inizio a staccarmi ed a sentire una crisi piombare con la rapidità che ti prende quando ti trovi in altura.
Game Over...
Da dietro rinvengono a forte velocità Bibi e Brancato che vanno via e resto poco dopo con Scialabba che, più lucido del sottoscritto, all'ultimo giro incrementa e se ne va...

Chiudo in difficoltà netta al 15° posto ed in 32'39" migliorando di poco il crono dello scorso anno, magra consolazione...
Tutta la Classifica sul sito della TDS.
Come da pronostico vincerà Micah Kogo su Kibor William, mentre il primo italiano al traguardo sarà Giammarco Buttazzo (CS Esercito) al 9° posto, lasciando a pochi metri Andriani e Floriani.

Come un temporale che in un attimo soggiunge e spazza via tutto, così è stata la crisi che mi ha colpito lasciandomi di colpo in grosse difficoltà.
Non era mio pretesto voler immediatamente restituito chissà quale tipo di reazione positiva ma di certo qualcosa è accaduta per avermi permesso una tale resa iniziale, che nell'economia della gara è stata comunque una scelta che non ha affatto pagato.

Il lavoro svolto è stato comunque faticoso e di costruzione lassù; correre tutti i giorni su percorsi difficili non è stata una passeggiata e ci vorrà tempo per riadattarsi alle sensazioni slm.
Una settimana ancora e capiremo ancora molte cose, con un Campionato Italiano di Società di 10Km sempre più vicino...

(Ringrazio Sicilia Podistica e gli autori delle foto prese in rete :-)

martedì 6 settembre 2011

Ciao Sestriere, un'esperienza da Vivere

Ultima settimana di agosto.

Il meteo che cambia, il freddo vero che soggiunge proprio l'ultimo giorno di stage, la volontà di chiudere a tutti i costi i lavori svolti... che non sono stati puntualmente di grande qualità.

E' stato sempre difficile gestire le giornate ma mai sono andato a letto sfinito o mi sono alzato senza voglia di correre: stare in compagnia di quel poco che è rimasto dell'atletica Siciliana di mezzofondo (leggasi... CUS Palermo nelle mie strette vicinanze geografiche) è stato di grande stimolo.

Si sono creati dei saldi legami che sono andati oltre le banali sessioni di gruppo e si sono sviscerate le singole personalità di ogni atleta che, superati i 20 anni tutti, anche con questa esperienza di gruppo diventa un uomo indipendente ed esperto nel gestirsi la propria vita lontano da casa.
Così forzatamente iniziai a crescere, a 22 anni, quando intrapresi l'avventura della leva militare...

Si impara a conoscersi meglio, a farsi forza ed a invogliarsi l'uno con l'altro senza mai abbattersi.
Per questo le dure giornate da 30 Km e oltre a 2.035m di altezza non sono state meno pesanti di una ordinaria vissuta a casa mia...

I lavori svolti non hanno subito lo scossone sperato, ma si sono intavolati su un binario di stabilità.
Purtroppo il lavoro migliore si è rivelato un meno ostico 20 x 400m (R.1') del previsto: quasi tutti eseguiti in 70" circa senza riuscire ad andare oltre in termini di qualità (solo tre volte in 68") ma con una sensazione di "mancanza d'aria" meno marcata del solito.

E si... perchè la reale difficoltà era rappresentata dalle ripetute lunghe, per tutte e tre le settimane sempre sofferte!
Potevo aspettarmi questo problema all'inizio dell'esperienza ma anche quando l'abitudine al diverso ambiente era maggiormente affermata (e me ne accorgevo al mattino, tempi di adattamento ridotti, fasi del sonno più rilassate, ecc.) poco o nulla è cambiato anche quando ci si incanalava in lavori proiettati sulla lunga distanza.

Ne ho sentiti diversi di pareri, da tecnici con diversi anni di esperienza e questo sicuramente aiuta nell'avere maggiore fiducia in se stessi e nel lavoro svolto anche a distanza di settimane.
E' anche vero che sono anche contrastanti i pareri di tecnici e atleti: laddove i primi optano per un ciclo di allenamenti incentrato sui lavori e su un impegno di un certo rilievo (bandito quindi, correre "e basta"); molti atleti con maggiore esperienza di me spesso si sono trovati a raccontarmi di esperienze post - altura tanto fiacche quanto forti erano i lavori svolti in quota, mentre altri atleti mi raccontavano di eccellenti prestazioni cronometriche svolte nelle successive gare quando in altura correvano il lungo o poco più...

Fattori contrastanti, dove la reazione individuale conta molto di più che in altri casi...
Un grande atleta italiano in particolare mi ha detto queste parole: "Stai attento, il Sestriere è sempre un'arma a doppio taglio, non esagerare altrimenti non raccogli nulla al rientro".
Il noto tecnico del mezzofondo del CUS Palermo, per esempio, ha impostato un programma per i suoi atleti (gente ben allenata, evoluta) non eccessivamente pesante in termini di quantità ma ben curante della qualità dei lavori ben mirati al risultato in pista.
Uno di loro, in particolare ritardo di condizione, ha corso solamente il fondo lento per oltre una settimana e mezzo, rafforzando quella politica incentrata sull'adattamento prudente in una quota (ribadiamolo, 2.035m di altezza non è uno scherzo...) che va presa con molta attenzione a non strafare.

Il Coach, ad esempio, nello stilare il suo programma si è inserito su binari analoghi a questi ultimi esempi piazzando diversi lavori (di cui ben tre medi nelle tre settimane) raggiungendo sempre o quasi i tre lavori settimanali.
Fattore apprezzabile (da parte mia, specialmente sfruttando il clima fresco propedeutico ad incamerare tanti chilometri) il giorno dopo il lavoro di ripetute lunghe è stato piazzato un lunghissimo che da parte mia è stato sempre affrontato nell'ostico percorso del Sentiero Bordin.
Il Sentiero Bordin di per se non è tanto impegnativo, quanto il suo "attacco" lo è particolarmente...
Alla seconda settimana la crisi è sopraggiunta lì, dopo aver corso il giorno prima quella prima "cosa traumatica" uscita dalle ripetute lunghe (2.000m e 1.000m), nel correre il lunghissimo di 1h45'...
Da Monte Rotta, un non brevissimo e ispido tratto di sterrato mi tagliò in pochi metri fiato e gambe entrando totalmente in acidosi... obbligatorio fermarsi prima di commettere un danno irreparabile...

Il lungo lo chiuderò con le giuste difficoltà analoghe ad un lunghissimo di 2h30' slm.

In effetti inizialmente volevo rendermi partecipe con i ragazzi del mio gruppo a tutti i lavori, ma intuite le difficoltà iniziali, su consiglio del Coach, ho proseguito da solo con i miei ritmi...
Di per se può suonare come un'occasione persa, ma non c'era nient'altro da fare: quando vedevi il gruppo CUS Palermo sfrecciare in pista a grandi velocità non avrei fatto altro che farmi del male.
E tanto vale aver fornito assistenza a loro così come i ragazzi me ne fornivano tanta (specie moralmente) durante le mie più lunghe sessioni...

A metà dell'ultima settimana, un forte acquazzone faceva intuire che quando il tempo volgeva rapidamente al brutto c'era poco scampo al temporeggiare tant'è che non appena calmato il cielo mi gettai a correre per il medio di 50'.
Un buon medio, simile alle prime due uscite, dal ritmo costante di circa 3'25"-30"/Km su strada dalle parti della pista (dall'area parcheggio camper al curvone prima del sentiero per Monte Rotta).
Il medio, anche grazie al fresco, non ha mai potuto mettermi in grandi difficoltà ma la sensibilità all'incremento alla fatica maggiore del solito...

A sera il freddo iniziava a sentirsi pungente... l'indomani mattina un cielo azzurro faceva dimenticare le foschie che ad ogni tramonto piombavano sull'elevata vetta.

L'ultimo lavoro, un 2 x 2.000m + 3 x 1.000m + 4 x 500m (R.2') non ha prodotto quindi i risultati sperati.
In una giornata imperversata da un'area fredda ma tale da mantenere le maniche corte, l'impegno è stato subito presente ma scarsi i risultati: 6'21" - 6'26" - 3'08" - 3'10" - 3'08" - 1'30" - 1'29" - 1'29" - 1'29", segno che era inutile insistere fino all'ultimo metro (come puntualmente ho fatto!).
Niente da fare... gestire due giri e mezzo di pista era un vero e proprio impegno mentale prima ancora che fisico, nulla a che vedere con le solite sensazioni...

Un'esperienza differente da altre vissute: niente caos, rumori e, per scelta comune, niente divertimenti eccessivi ma giornate che passavano via molte volte uguali alle precedenti.
Ma una cosa è accaduta: passare da un allenamento giornaliero (forzato e stressato) a due leggeri non è cosa da poco: incrementare nuovamente e di botto tanti chilometri non è stato difficile.
Avevo con me la compagnia giusta e motivata durante i tanti chilometri corsi attorno i 4'00"/Km lassù e in certi pomeriggi la farfalla dell'acceleratore era aperta al massimo come non mi può dispiacere mai...
La serenità raggiunta in pochi giorni, lontano dallo stress della routine giornaliera mi ha riportato in una dimensione che temevo fosse persa.
La capacità di tornare a doppiare così bene mi ha subito fatto vedere che la luce della distanza di Maratona è accesa, sempre, come un faro nella notte...

I tanti percorsi scoperti in mezzo alle verdi vette, i pini tipicamente natalizi che ti facevano immaginare come d'inverno potesse essere popolato fino al "sold out" un posto che sopravvive quasi unicamente di turismo, i ruscelli onnipresenti, le funivie sopra le nostre teste, i percorsi di downhill in mountain bike assurdi quanto le piste da sci povere di neve e ricche di vegetazione, i campi da golf, il Villaggio Olimpico, il logo delle Olimpiadi del 2006 ancora campeggiante e tanto tanto altro ancora...

Chi può dire che preferisce correre in altura altrove perchè al Sestriere non ci sono percorsi si sbaglia e di grosso tanto che se il Signore mi assisterà un futuro vorrei tornarci per poter realizzare il doppio anello completo del Bordin: due ore (poco più, poco meno) di corsa lassù lungo percorsi indimenticabili ma duri quanto l'atleta cui sono stati dedicati...

NEW YORK CITY MARATHON 2010 (Foto Podisti.net)

NEW YORK CITY MARATHON 2010 (Foto Podisti.net)
PRONTI A PARTIRE...